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Jericoacoara: 3.9 inizio del lungo viaggio di rientro

Ore 8: partenza da Jeri, indossando mascherina e guanti. Un viaggio in auto perfetto, io e Andrea, (proprietario ristorante Acqua Salata anche lui bloccato a Jeri come me), che viaggerà con me per l’intero tragitto, siamo arrivati a Fortaleza in quattro ore. Solitamente molto trafficata, la città è chiaramente più tranquilla, sebbene siano tutti in giro e non tutti con mascherina. Però dopo due mesi di sabbia e 24 giorni di lockdown mi è sembrato come di tornare improvvisamente a far parte alla civiltà.

Aeroporto spettrale. Solo tre voli in partenza, tutti verso San Paolo, in un aeroporto internazionale che solitamente ha un movimento giornaliero di centinai di voli. Metal detector con tre persone, sembrava di imbarcarsi su un volo privato.

Tutto chiuso, a parte un piccolo chiosco che dava da bere. Porta numero 12, partenza con Goal ore 15,25. Arrivo a San Paolo in perfetto orario, sul volo non si poteva nemmeno acquistare cibo confezionato a causa del Covid-19. Poco dopo lo sbarco, dopo aver ritirato le valigie, ho avuto due brevi momenti di commozione, il primo passando attraverso un aeroporto dove tutto è aperto, il secondo entrando nella mia stanza, la numero 1029 dell’hotel Hampton by Hilton a pochi kilometri dall’aeroporto (servizio navetta gratuito ad orari prestabiliti dall’uscita est del terminal 2),  dove tutto profumava di pulito e non di umido, o di cacca di gatto, o era invaso dai moschini, scarafaggi o dalla sabbia. Ho amato la selvaggia Jeri, ma sentivo il bisogno di un po’ di civiltà …

Caipirinha.

Si, il bar dell’hotel è aperto 24 ore su 24. Adesso. Nonostante tutto. Anche io non ci credevo. Ma è così.

VAI A:  Jericoacoara 3.7: "poeticamente" confinata dentro il mio viaggio - COVID-19

Me la sono meritata e l’ho bevuta.

Poi ho cenato al ristorante “Rick’s” dell’hotel e dopo tre settimane di cibo “fai da te” con quello che c’era, mi sono scatena in una Virada paulista, ovvero una piccola grigliata con calabresa, cicoria, riso e braciola di maiale, e una picanha con patate fritte accomoagnata da un’ottima farofa di calabresa. Carne piena di aglio e un po’ dura, ma con la fame che avevo, dopo aver anche saltato il pranzo, avrei mangiato qualsiasi cosa fosse composta da proteina!

 

 

Hotel moderno, pulito, in posizione strategica rispetto all’aeroporto, di catena e funzionale. Scoprirò la colazione domani mattina.

Domani scatterà  la seconda parte del viaggio, quella che ci riporterà in Europa. Confesso  che indossare mascherina e guanti non è proprio comodo, e teme che se non ho contratto il virus a Jeri, probabilmente lo prenderò durante questo tour tra gli aeroporti…salita a bordo dell’aereo ho avuto un attimo di smarrimento…troppe persone e troppo vicine, ma tenere le distanze su un aeroplano è abbastanza difficile. Non so se riuscirò a volare per 11 ore di seguito con una mascherina sul volto. Posso provarci. Devo anch’io imparare a convivere con questo virus. Una volta per tutte!

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato da viaggiandomangiando

Classe 1980, ligure, ha pubblicato tre romanzi e altrettante raccolte di poesia, diplomata al Centro Sperimentabile di Cinematografia in sceneggiatura e produzione fiction televisiva, si occupa dell'organizzazione degli eventi artistico/culturali dell'associazione di cui è presidente.