Giorno 2: l’arrivo a Tokyo, il quartiere di Shibuya

Giorno 2: l’arrivo a Tokyo, il quartiere di Shibuya

Volo lungo. Pasto senza glutine, cena e colazione, atterraggio in orario. “British Airways” è sempre una garanzia…

Dall’aeroporto di Narita abbiamo raggiunto il nostro hotel “Act Shibuya” con la monorail prima e con la metropolitana poi (2 cambi), alla cifra di circa 16 euro a testa. L’alternativa era il “Limousine bus” che però sarebbe costato di più (circa 25 euro), da escludere il taxi decisamente troppo caro!

Dopo un comprensibile primo impatto da panico con la metropolitana di Tokyo (siamo anche molto stanchi avendo dormito solo 2 ore…), siamo riusciti poi ad orientarci. La difficoltà sta nel fatto che sono più compagnie a gestire la rete metropolitana e perciò non tutti i biglietti sono validi nelle diverse tratte e ad ogni cambio occorre fare un adeguamento di tariffa attraverso le apposite macchinette, motivo per cui abbiamo acquistato una “Suica Welcome Card”, carta trasporti ricaricabile adatta per ogni mezzo e ogni linea metropolita (escluso Haneda Express), questa differisce dalla “Suica regular” perché studiata per il turista e perciò senza deposito cauzionale. La si può ricaricare fino a 5000 yen. La si acquista in aeroporto o a Shibuya, ufficio JR accanto al famoso incrocio. E proprio a Shibuya abbiamo trascorso la nostra prima giornata a Tokyo.

L’hotel, giovanile, funzionale, con una piccola camera purtroppo senza armadio, si trova a circa 10 minuti a piedi dall’incrocio più trafficato del mondo e dalla piccola statua di Haciko, ed è accanto alla fermata metro “Meiji-jingumae”,  perciò estremamente comodo per muoversi.

Shibuya è uno dei centri nevralgici della città proprio grazie al suo famoso incrocio che vagamente ricorda Time Square per l’architettura dei palazzi, ma ben poco nella struttura, perché molto più piccolo. Vie luminose, ricche di negozi e centri commerciali, ma soprattutto di ristoranti e locali di ogni sorta. Ogni via è bella, ordinata e ben tenuta. Con una passeggiata di mezz’ora ci siamo diretti più a nord e abbiamo pranzato al “Sakura tei” dove quasi mi sono commossa mangiando (e fisicamente cucinando su una grande piastra disposta su ogni tavolata) l’okonomyaki, le famose polpette (malamente tradotte perché non si tratta di carne, ma di verdure!) di Marrabbio, papà di Licia nel noto cartone animato. Per Stefano Sakura Yaki, ovvero con uova bacon cipolla funghi e gamberi, per me Mix Yaki con gamberi, calamari e maiale. Locale frequentato da giovani, un po’ caotico, ma decisamente originale e tipico. Menomale che avevamo prenotato, altrimenti ci sarebbe toccata una lunga coda!

VAI A:  Soba

Okonomiaky al Sakura Tei

 

Cosa ci ha colpito di più per ora di Tokyo ?

– Il monte Fuji che svetta durante la discesa aerea;

– i bagni, con milioni di tasti per scaldare il vater, pulirlo, fare il bidet etc 😲

– Le code, i giapponesi si mettono in coda per qualsiasi cosa,  dal ristorante alla tazza di the!

– Abbondante uso delle mascherine (per motivi igenici, approfondimento QUI) ;

– i giapponesi attraversano solo con il semaforo verde.

Aperitivo in un locale semi interrato stile pub molto piccolo dal nome “Lad’s” a Shibuya con Happy Hour, e cena a base di kake soba (ovvero tagliolini di grano saraceno in brodo tsuyu, che è una salsa o brodo concentrato a base di katsuobushi, alghe kombu e salsa di soia,  con verdurine in tempura, kamaboko e uovo) in un locale che più tipico di così è impossibile: “Sagatani,” ovvero a self service con ordinazione e pagamento attraverso delle macchinette all’ingresso e ritiro al bancone. Ristorante con insegna in giapponese, lo si riconosce solo dal piccolo mulino in pietra in vetrina, centro di Shibuya segnalato dalla “Lonely Planet”, speso pochissimo (8,00 euro in due con the e birra!) , siamo usciti soddisfatti!!

Kake soba

Domani trasferta Disneyana e ora finalmente si va a dormire!! 😴😴

 

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