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Reflusso gastroesofageo: Diagnosi, prevenzione e complicanze

Buon pomeriggio ragazzi 👨🏼‍⚕️

In questo venerdì sul blog torniamo a parlare di prevenzione. L’articolo di oggi affronterà le tematiche di una delle patologie più diffuse, specialmente negli ultimi anni, complice il periodo storico che stiamo vivendo: La malattia da reflusso gastroesofageo.

La malattia da reflusso gastroesofageo si verifica quando i succhi gastrici in risalita, vengono in contatto con la parete dell’esofago, provocando l’irritazione della mucosa gastrica con conseguente bruciore retrosternale e rigurgito acido. Il passaggio dell’acido dallo stomaco all’esofago avviene fisiologicamente durante la giornata, soprattutto dopo un pasto. Tuttavia, se questi eventi superano una determinata soglia, in termini di frequenza e durata, si verifica una vera e propria forma morbosa e patologica. È una condizione che colpisce circa il 10-25% della popolazione in Europa, ma è meno frequente nelle popolazioni asiatiche.

La malattia da reflusso gastroesofageo si presenta con sintomi cosiddetti “tipici” (bruciore retrosternale e rigurgito acido in bocca) oppure con sintomi “atipici”. Il bruciore occasionale viene solitamente gestito con alcuni accorgimenti nello stile di vita, e trattato con farmaci da banco. Quando il disturbo diventa quotidiano e persistente, questo può influire decisamente sulla qualità di vita.

QUALI SONO LE CAUSE DEL REFLUSSO GASTROESOFAGEO?

La MRG è una patologia che è causata da diversi fattori, come quelli alimentari, umorali, anatomici, funzionali, ormonali e farmacologici. Il tono dello sfintere esofageo inferiore (zona di passaggio tra esofago e stomaco, chiamato cardias), costituisce una barriera pressoria contro il reflusso ed è il componente più importante del meccanismo “anti-reflusso”. Quando la pressione della zona si riduce e quindi possiamo avere una ridotta o assente chiusura totale del cardias, si instaura una delle principali cause che portano all’insorgenza della morbosità. Nei limiti, il reflusso gastroesofageo è un fenomeno fisiologico, quindi può essere considerato normale: la quantità di acido che risale nell’esofago, di solito dopo i pasti, è limitata, e quindi non causa particolari problemi. Tuttavia, quando diviene troppo intenso e frequente provoca tutta una serie di disturbi al paziente, sconfinando nel patologico. La pressione della giunzione tra esofago e stomaco prima citato, mostra considerevoli variazioni diurne ed è influenzata dalla dieta, dagli ormoni circolanti da alcuni farmaci e da variazioni anatomiche. Un aumento della pressione intra-addominale, come ad esempio nelle persone in sovrappeso e nelle donne in gravidanza, predispone maggiormente al reflusso.

Esempio di ridotta chiusura del cardias con conseguente risalita del materiale acido

I sintomi tipici sono:

Bruciore dietro lo sterno (cosiddetta pirosi retrosternale) che si irradia posteriormente fra le scapole o al collo fino alle orecchie.

Rigurgito acido (ovvero percezione di liquido amaro in bocca).

Laringite cronica, tosse, raucedine, abbassamento della voce e singhiozzo.

Dolore toracico e nausea.

Difficoltà digestive.

I sintomi si possono presentare in modo continuativo durante la giornata, oppure in modo intermittente. Ad esempio, il reflusso può verificarsi al risveglio, dopo i pasti e durante la notte (tipicamente da mezzanotte alle 3 del mattino) o solo in posizione sdraiata e mentre ci si piega in avanti (es. mentre si allacciano le scarpe). I sintomi tipici (bruciore dietro il petto e rigurgito acido in bocca) sono già sufficienti per fare una diagnosi di Malattia da Reflusso Gastroesofageo. Se dopo un breve periodo di terapia con gastroprotettori non si ottengono risultati, oppure se ci sono anche sintomi “di allarme” come dimagrimento, debolezza, anemia, è necessario eseguire alcuni test diagnostici come l’esame radiologico del tubo digerente, gastroscopia, manometria esofagea e in alcuni casi una pH-impedenziometria 24h, per avere un quadro clinico completo.

Un’adeguata educazione alimentare e dello stile di vita, volta a ridurre il peso corporeo (soprattutto la circonferenza addominale), evitando il fumo eccessivo e gli alimenti che potrebbero peggiorare l’acidità come cioccolata, menta, caffè, alcolici, pomodoro e agrumi, sono un primo passo per fare si che il problema non diventi ingravescente. Si consiglia di evitare di coricarsi subito dopo i pasti, soprattutto quando pesanti o abbondanti (sarebbe necessario attendere almeno 3 ore) e di consumare un pasto leggero alla sera.

Se i disturbi permangono nonostante le correzioni alimentari, possono essere prescritti dei farmaci dopo consulto medico-specialistico, che possono essere:

  1. Antiacidi: Neutralizzano l’acido nello stomaco. Hanno un’azione rapida ma sono utili solo come rimedio sintomatico temporaneo, non essendo in grado di lenire la mucosa esofagea da eventuali erosioni più importanti (esofagite).
  2. Farmaci che riducono la produzione di acido: Gli H2 antagonisti (famotidina, ranitidina) sono rapidi ed il loro effetto dura più a lungo rispetto agli antiacidi. Il limite del loro utilizzo è dettato dal fatto che, dopo un periodo di tempo variabile, possono smettere di funzionare.
  3. Farmaci che bloccano la produzione di acido: Gli inibitori della pompa protonica (omeprazolo, lansoprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo) hanno un’azione iniziale un po’ più lenta rispetto agli H2 antagonisti (comincia dopo 48 ore). Questa classe di farmaci, tuttavia, cura in maniera più efficace e prolungata le erosioni a livello dell’esofago.
  4. Farmaci procinetici:  Vengono utilizzati per migliorare lo svuotamento dell’esofago e dello stomaco, impedendo il reflusso di materiale, soprattutto dopo i pasti.

La chirurgia per il trattamento del reflusso gastroesofageo è considerata una misura “estrema” ed è riservata a pazienti che non rispondono ai farmaci e che presentano contemporanei problemi anatomici, come ernie iatali di grandi dimensioni.

Le misure preventive consistono nel mantenere o perseguire un peso corporeo idoneo e nel condurre una dieta equilibrata, evitando, se si è predisposti al reflusso, alimenti ricchi di grassi o “reflussogeni” (come cioccolata, menta, caffè, alcolici, pomodoro, agrumi, cibi fritti).

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Proprio uno degli aspetti della sintomatologia tipica (laringite, raucedine, abbassamento della voce e singhiozzo) andremo a comprenderlo meglio con il Dott. Luca Tribuzio. Un brillante e competente logopedista che si occupa di tutte le patologie annesse e connesse alla deglutizione e fonazione.

Luca in merito precisa:

<<Il reflusso faringo-laringeo è considerato uno dei fattori più importanti nella genesi dei disturbi vocali correlati a marcato reflusso gastroesofageo. A differenza del RGE, che si manifesta con pirosi e rigurgito, il RFL si manifesta con sintomi (tosse, reclage, sensazione di corpo estraneo, disfonia e disfagia) e segni laringei (edema sottoglottico, ipertrofia commissura posteriore e secrezioni) ricollegabili ad un rigurgito di materiale acido di provenienza gastrica, che noto spesso nei pazienti che si recano presso il mio studio. I sintomi più rappresentati sono la sensazione di corpo estraneo in gola e la disfonia. L’eziologia non é ancora ben nota anche se obesità, dieta ipercalorica, alcol e fumo sono considerati fattori di rischio.

I soggetti più a rischio sono le persone più anziane. La diagnosi segue un ordine rappresentato dai rilievi anamnestici (sintomi), esame obiettivo (videoendoscopia, esofago-gastroscopia, phmetria). La terapia si suddivide in comportamentale, medica, chirurgica.

La terapia comportamentale è fondamentale in tutti i casi ed è rappresentata, come accennato da Dott. Mirko in precedenza da:

• Una dieta in cui siano eliminati cibi grassi e fritti, dolci cherilasciano lo sfintere esofageo inferiore come la cioccolata, ipomodoro, bevande gassate, frutta secca.

• Posture adeguate nel post pasto, evitare di coricarsi nell’immediato.

• Essere informato sui farmaci antinfiammatori e non solo che possono determinare un aumento della secrezione acida>>.

Ringrazio di cuore il Dott. Tribuzio per aver fornito e condiviso con noi le precisazioni riguardo uno degli aspetti che noi medici riscrontriamo spesso, quando trattiamo questa patologia.

In basso vi linko il profilo social del Dott. Luca Tribuzio, dove potete trovare tutte le informazioni che possono servirvi al riguardo.

INSTAGRAM: @un_logopedista

Un medico ai fornelli.

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