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Frittura alla paprika

Frittura alla paprika
Frittura alla paprika

Frittura alla paprika

La frittura di calamari è un piatto sfizioso, amato da tutti, grandi e piccini; questa ricetta me l’ha suggerita la mia amica Federica, che l’ha preparata per una cena romantica con il suo boy-friend.

Io, invece, l’ho preparata per una cena in solitudine, o meglio, con una birretta bionda e una serie TV.

Una bella differenza, eh? Vabbè, l’importante è pensare positivo!

Per questa ricetta, io ho usato dei calamari freschi che il pescivendolo ha gentilmente pulito e tagliato a rotelle per la frittura, ma se voi avete deciso di cimentarvi nell’arduo compito, vi consiglio di seguire dei tutorial sul web o di farvi affiancare da qualcuno di esperto, tanto per evitare di ottenere un pessimo risultato finale.

Per la panatura ho usato una pastella a base di uova, farina e acqua, ma voi, se volete una frittura più leggera, potete usare anche la sola farina di semola di grano duro e, magari, cuocere gli anelli di calamaro al forno (20 minuti circa a 200 gradi), ottenendo così un piatto finale decisamente più light rispetto alla classica frittura di calamari.

 

 

Ingredienti per una porzione:

200 gr di calamari

1 uovo

100 ml di acqua ghiacciata

100 gr di farina

1 cucchiaio di paprika dolce

1 limone

Sale

 

 

Procedimento:

Lavare i calamari e asciugarli bene con un foglio di carta assorbente, in modo da evitare schizzi di olio bollente quando andrete ad immergere i calamari nella padella per la frittura.

Riempire una ciotola di acqua ghiacciata e aggiungervi il tuorlo e la farina, quindi mescolare per ottenere un composto omogeneo.

Passare gli anelli di calamaro nella pastella.

Riempire una padella di olio di semi e, quando sarà bollente, buttarvi i calamari e friggerli fino a doratura.

Scolare i calamari e adagiarli su un foglio di carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso, quindi salarli.

Servire la frittura accompagnata a spicchi di limone.

Hamburger e patatine

Hamburger e patatine
Hamburger e patatine

Hamburger e patatine

Quando mia nonna mi telefona e chiede “Cosa mangi stasera per cena?” e io rispondo: “Hamburger”, lei pensa sempre che si tratti di un piatto rimediato, cotto in pochi minuti e di scarsa qualità perché, per le persone di un’altra epoca, mangiare la “carne” vuol dire solamente mangiare pollo, bistecche e salsicce, tutto il resto sono robette!

Quanto mi piacerebbe dire a mia nonna che, se potessi, mangerei hamburger tutti i giorni, conditi con le verdure, con lo speck, con il formaggio (cheddar soprattutto), ripieni e con una montagna di salse (bbq, yogurt, senape, ketchup, ecc)… Gnammmm

Oggi vi presento la ricetta degli hamburger di Gordon Ramsey, una succulenta specialità della tradizione americana ma originaria di Amburgo dove, sul finire del XIX secolo, i marinai tedeschi sbarcavano e divoravano una polpetta di carne cotta infilata tra due fette di pane, che ribattezzarono “la polpetta di Amburgo”.

 

 

Ingredienti per 1 hamburger:

100 gr di carne di manzo tritata (un consiglio: usate carne di chianina per un risultato finale di prima qualità)
1/2 cipolla rossa
1 cucchiaio di senape
Sale, pepe

 

 

Procedimento:

Tritare finemente la cipolla.
In un recipiente, amalgamare la cipolla, la carne macinata, la senape, sale e pepe.
Impastare bene e dare all’impasto la forma dell’hamburger (l’ideale sarebbe usare l’apposito attrezzo ma personalmente non l’ho mai acquistato, visto che fare l’hamburger non è molto difficile).
Scaldare la piastra e, quando sarà rovente, cuocervi l’hamburger da entrambi i lati e poi servire.
Io ho accompagnato gli hamburger con una bella porzione di patatine fritte ma è possibile sostituirle con delle verdure grigliate (es. peperoni, zucchine, melanzane), una bella insalata mista o delle patate al forno.
Immancabile per la perfetta riuscita del piatto è la presenza delle salse: a mio parere, più ce ne sono meglio è, ma i “must have” sono sicuramente salsa barbecue e senape.
Buon appetito anzi… Have a nice dinner!

Copenhagen in 3 giorni

La Sirenetta

Copenhagen in 3 giorni

 

Chi avrebbe mai scelto una meta fredda come Copenhagen per una vacanza estiva di inizio luglio?

Noi abbiamo deciso di fare un tour “Stoccolma e Copenhagen”, raggiungendo prima Stoccolma (in aereo da Roma) e poi la capitale danese (in treno).

Ecco a voi quindi il racconto del nostro tour di Copenhagen in 3 giorni bellissimi, più qualche consiglio di viaggio che spero possa esservi utile. Have a nice trip!

 

 

ARRIVARE A COPENHAGEN:

 

Come anticipato in premessa, siamo arrivati a Copenhagen con un treno diretto DSB Danske Statsbaner.

Il treno è partito da Stoccolma e ha impiegato quasi 5 ore (i biglietti sono acquistabili al seguente link https://rail.cc/it/treni/stoccolma-a-Copenhagen).

Il treno ci ha lasciato alla Stazione centrale di Copenhagen e da lì ci siamo diretti subito in hotel con il taxi.

Per il viaggio di ritorno, dovendo recarci all’aeroporto di Copenaghen, abbiamo preso la metro dalla stazione di Kongens Nytorv.

Il tragitto in metro è durato circa 10 minuti.

 

 

CAMBIO VALUTA:

La moneta ufficiale in Danimarca è la corona danese (DKK).

Come già sperimentato a Stoccolma, abbiamo deciso di non cambiare contanti ma utilizzare le carte di credito, accettate in tutti gli esercizi e per pagamenti di qualsiasi importo.

 

 

PERNOTTAMENTO:

 

Per il pernottamento, abbiamo scelto l’Hotel Babette Guldsmeden, situato in centro.

L’hotel si trova vicino al Palazzo Reale (Amalienborg) e alla Sirenetta, a soli 10 minuti di taxi dalla stazione centrale di Copenhagen.

Le camere sono belle, pulite, luminose, silenziose e dotate di wifi.

Non abbiamo usufruito della colazione in hotel ma ci è bastato attraversare la strada e recarci da un supermercato dove, al prezzo di circa 40 dkk era possibile acquistare due caffè e 3 muffin/cornetti.

Un consiglio: i muffin ai mirtilli e il saccottino con le gocce di cioccolato sono strepitosi, provare per credere!

 

 

PASTI:

 

Copenhagen è una città ricca di ristoranti, brasserie e caffetterie dove fermarsi per uno spuntino o un pasto “sostanzioso”.

Per la pausa pranzo, volendo fare un po’ di economia, abbiamo deciso di recarci nei supermercati (presenti ovunque) e nelle food hall dei grandi magazzini (la food hall di Magasin du Nord è imperdibile!).

Se preferite lo street food, recatevi al mercato Papiroen (sulla Paper Island, di fronte al porto di Nyhavn) e immergetevi in un’esplosione di profumi e cibi provenienti da tutto il mondo: messicano, americano, greco, cinese, coreano, marocchino e persino le mitiche fettuccine del Belpaese!

I prezzi non sono proprio bassi (un piatto costa sui 10 euro) ma rimarrete sicuramente soddisfatti.

Per la cena, anche a Copenaghen come a Stoccolma, ci siamo recati in ristoranti scovati tramite l’applicazione The Fork, usufruendo di sconti variabili dal 30% al 50%.

Alcuni nomi? Il Ristorante Jacobsen a Kultorvet (che propone menu fissi a partire da 149 dkk) e il bistro Blod Hat, un locale piccolo, intimo e accogliente dove, se sarete fortunati, avrete anche la fortuna di ascoltare musica jazz dal vivo.

Se avete voglia di una cena sfiziosa, vi consiglio il ristorante greco Bakaliko, dove sarete accolti da camerieri simpaticissimi e molto disponibili, pronti a illustrarvi gli ingredienti di ogni piatto presente sul menu.

Una vera delizia! Fidatevi, ne basteranno 1 o 2 per saziarvi!

Se siete alla ricerca di una ghiotta merenda, vi suggerisco di fare tappa da Espresso House, una catena di caffetterie (simile alla più famosa Starbucks) diffusa in tutta Copenhagen, dove potrete gustare una tazza di caffè (americano, espresso, con latte, ecc) accompagnata da una fetta di torta, muffin o biscotti, nonché approfittarne per rilassarvi seduti comodamente sui divani.

Se invece siete alla ricerca di una merenda “di stampo danese”, fermatevi da Konditori La Glace, la pasticceria più famosa di tutta Copanhagen e deliziatevi con un danese o i mitici biscotti al burro.

Consigli per una serata di baldoria? Recatevi al pub Sam’s (Frederiksberggade 28) e riscaldate la voce per partecipare a uno dei karaoke più glamour della città!

Altri locali per gustare una birra dopo cena si trovano nei dintorni di Gammeltorv e di Kongens Nytorv, a voi la scelta!

Smorrebroad

 

MUOVERSI A COPENHAGEN:

 

Anche a Copenhagen, come a Stoccolma, abbiamo inizialmente deciso di girare la città a piedi.

Tuttavia, in seguito abbiamo deciso di acquistare il biglietto “Bus and Boat Hop on hop off” ( https://www.stromma.dk/en/copenhagen/sightseeing/combination-tours/ ) , valido per 48 ore.

Il biglietto comprende il Tour dei Canali (durata 1 ora circa), il Tour in bus di Christiania (la famosa “free town”, il Tour in bus alla fabbrica della birra Carlsberg.

Se invece preferite visitare la città muovendovi in metro o autobus, vi consiglio di acquistare la Copenaghen Card, disponibile nei formati 24/48/72 ore, che da diritto all’ingresso gratuito in circa 70 musei e attrazioni, nonché viaggi gratuiti in treno, autobus, metropolitana e battello.

 

 

COPENHAGEN IN BICI

A Copenaghen, come a Stoccolma, sono più i ciclisti che gli automobilisti in giro per la città.

Durante una visita guidata, lo speaker ha affermato che a Copenhagen ogni abitante ha 2 bici! Pazzesco!

Il nostro hotel dava la possibilità di noleggiare bici per 1 giorno al costo di 150 dkk (2 giorni = 200 dkk).

E’ possibile anche noleggiare bici a ore nei negozi sparsi in vari punti della città (3 ore = 90 dkk, prezzo medio) oppure usufruendo dell’app  Donkey Republic.

 

 

PRIMO GIORNO: Sirenetta, Kastellet, Palazzo Reale di Amalienborg e porto di Nyhavn

 

La visita di Copenaghen non può iniziare senza aver scattato una foto alla famosa Sirenetta.

Si tratta di una scultura in bronzo alta 1,25 metri e raffigurante la protagonista della celebre fiaba di Hans Christian Andersen.

Prima di arrivare alla Sirenetta, vi imbatterete sicuramente nella Fontana di Gefion, dedicata alla Dea Gefion e raffigurante la leggenda della nascita della Zelanda, e nella chiesa anglicana di St. Alban, l’unica chiesa anglicana della Danimarca.

Dalla Sirenetta, potete tornare verso il centro città attraversando il Kastellet, un’antica fortificazione militare del XVII secolo.

All’interno è possibile ammirare il Monumento allo Sforzo Danese del ’48, che esprime il riconoscimento verso tutti quei danesi che sono stati inviati nelle missioni internazionali dal 1948.

La scritta sulla parete “En tid. Et sted. Et menneske” (Un tempo. Un posto. Un umano) vuole proprio commemorare i soldati danesi caduti.

Prendendo Bredgade, non potrete fare a meno di notare le tre cupole dorate della chiesa ortodossa dedicata a Alexander Nevsky, l’unica chiesa russo-ortodossa presente a Copenaghen.

Sulla sinistra troverete il Palazzo Reale di Amalienborg è stato costruito nel 1749 e dal 1794 è la residenza reale danese.

Il complesso è costituito da 4 edifici in stile rococò, che racchiudono una piazza al cui centro si erige il monumento equestre di Federico V.

Dal centro della piazza del Palazzo Reale, guardando verso destra si può ammirare la Chiesa Marmorea (Marmokirken), progettata nel 1740 dall’architetto Nicolai Eigtved per festeggiare il trecentesimo anniversario dell’incoronazione del primo membro del Casato degli Oldenburg.

La Chiesa ha la più grande cupola di tutta la Scandinavia (con un diametro di 31 metro) e richiama la famosa Cupola di San Pietro a Roma.

Continuando lungo Bredgade, arriverete al porto di Nyhavn, l’antico porto di Copenhagen, dove potrete scattare qualche foto agli stupendi edifici multicolor, sorseggiare un drink oppure approfittarne per fare un Tour in battello.

Il Tour in battello (della durata di 1 ora, più o meno), vi darà l’opportunità di vedere l’Opera, l’Isola della carta (Paper Island), la Sirenetta, i giardini di Amalienborg, la Concert Hall, Christianshavn e i principali edifici della città (come il Municipio, la Borsa, il Parlamento, la Biblioteca Reale denominata “Diamante nero”, ecc).

Dal porto, tornate verso la piazza di Kongens Nytorv per ammirare il Teatro Reale (creato nel 1748 e oggi ancora funzionante) e il Palazzo Charlottenborg (edificato nel 1672 come residenza per il figlio illegittimo del re Frederik II).

 

 

 

SECONDO GIORNO: Giardini reali di Rosenborg, Galleria d’Arte Nazionale (Statens Museum for Kunst) e quartiere dello shopping

 

Il Castello di Rosenborg è uno splendido edificio circondato da meravigliosi giardini curati, una vera e propria oasi di pace.

Il Castello fu costruito nel 1606 come residenza del re Cristiano IV di Danimarca ed è stato usato come dimora della famiglia reale fino al 1720.

Davanti l’ingresso dei Giardini di Rosenborg, troverete la Galleria d’Arte Nazionale (Statens Museum for Kunst), a pagamento, ospitante l’arte danese e internazionale fino al 1900.

Nel pomeriggio, divertitevi a fare shopping lungo Ostergade, Stroget, fino ad arrivare a Gammeltorv, una grande piazza che vi ricorderà molto il Quartiere Latino a Parigi.

Quali sono i negozi imperdibili? Magasin du Nord, Illum, COS, Lego Store (uno dei più grandi al mondo), Disney Store (il solo e unico della Scandinavia).

Se siete alla ricerca di souvenir (calamite, penne, tazze), troverete tantissimi negozi proprio lungo queste strade (i più economici si trovano su Frederiksberggade).

Passeggiando lungo le vie del centro, non mancate di ammirare il Palazzo della Borsa (costruito nei primi anni del 1600), il Palazzo di Christianborg (sede dei tre poteri supremi danesi: esecutivo, legislativo e giudiziario), il Municipio (edificato sul finire dell’800) e il Palazzo di Giustizia.

Questi edifici sono visibili anche durante il Tour in battello sui canali, quindi non preoccupatevi se sarete troppo stanchi per camminare: salite sul battello e preparate l’Iphone per scattare le foto 🙂

 

TERZO GIORNO: Visita alla fabbrica Carlsberg, Tour di Christiania, Papiroen, Tivoli Park

 

La fabbrica-museo Carlsberg è situata a Vesterbro, a 2,5 km dal centro di Copenaghen.

Essa è raggiungibile con i bus (che partono dal Municipio e/o dalla Stazione Centrale), con la metro o, come abbiamo fatto noi, salendo comodamente su un bus turistico incluso nel biglietto “Bus and Boat hop on hop off”.

Il museo non è sensazionale poiché si tratta del vecchio birrificio riadattato ad attrazione turistica, ma offre una vasta collezione di bottiglie di birra.

Nel prezzo del biglietto è inclusa una birra in omaggio e un grazioso gadget.

Dopo la visita alla fabbrica Carlsberg, sarete sicuramente affamati e, per questo, vi consiglio di tornare verso il porto di Nyhavn e dirigervi a piedi sulla Paper Island, per mangiare un boccone al mercato coperto.

Approfittatene per scrivere il vostro desiderio e appenderlo su uno dei rami degli alberi che fanno parte del giardino dei desideri di Yoko Ono. Sarà un momento veramente suggestivo, provare per credere!

Nel pomeriggio potete optare tra una passeggiata al quartiere di Christianshavn o un giro alle giostre del Tivoli Park.

Christianshavn è un quartiere alla moda situato ad est di Copenhagen, fondato da Cristiano I nei primi anni del XVII secolo, nato inizialmente come quartiere operaio ma oggi diventato una delle aree più trendy della città.

A Christianshavn avrete la possibilità di visitare la Chiesa di San Nicola (un edificio religioso risalente ai secoli XVI e XVII) e il quartiere di Christiania, noto anche come “Città libera” (free town), un quartiere autogovernato fondato nel 1971, quando un gruppo di hippie occupò una base navale dismessa.

Il Tivoli Park è un parco di divertimenti aperto nel 1843, il più antico al mondo, ricco di giardini e giostre che faranno felici grandi e piccini.

 

 

Copenhagen: GLI IMPERDIBILI

  • i biscotti danesi di Konditori La Glace;
  • gli hot dog in vendita ai food truck;
  • le infinite bontà presenti al mercato Papiroen;
  • gli smorrebroad,  una sorta di bruschetta (fatta con pan carrè o pane di segale) farcita con insalata, pomodori, pesce (gamberetti, tonno, salmone) o carne (straccetti di pollo o di maiale);
  • per gli amanti dello shopping, le mete imperdibili sono Magasin du Nord e Illum, entrambi a Indre By;
  • il porto di Nyhavn, un luogo magico pieno di colori e felicità;
  • il giro in battello.

 

 

 

Info utili per predisporre un piccolo budget per visitare Copenhagen in 3 giorni:

Palazzo Reale (Amalienborg): 95 dkk

Castello di Rosenborg: 110 dkk

Biglietto Bus & Boat Hop on hop off: 221 dkk per 48 ore https://www.stromma.dk/en/copenhagen/sightseeing/combination-tours/hop-on-bus-boat/

Visita alla fabbrica Carlsberg: 100 dkk (il biglietto comprende la visita alla storica fabbrica, una birra in omaggio e un gadget)

Sirenetta: gratis

Kastellet: gratis

Tivoli Park: 120 dkk

Statens Museum for Kunst: 110 dkk

Focaccia pomodorini e olive

Focaccia pomodorini e olive
Focaccia pomodorini e olive

Focaccia pomodorini e olive

Una ricetta facile e sfiziosa da servire come finger food agli ospiti, oppure da mangiare durante la pausa pranzo in ufficio.

Questa focaccia è legata a un periodo per me molto particolare: nel 2011, mia madre è stata ricoverata per quasi un mese in un ospedale a Milano.

Mio padre ed io, per starle vicini, avevamo affittato un appartamento vicino l’ospedale e, tutte le sere, quando tornavamo a casa, ci fermavamo dal fornaio in piazza per comprare una baguette.

Poi, una sera, siamo andati più tardi del solito e abbiamo trovato solo panini integrali e una focaccia con pomodorini e olive.

Inutile dirvi come è andata a finire la storia: da quel giorno, la baguette è stata bandita dal nostro appartamento e sostituita con questa deliziosa focaccia!

 


Ingredienti per una focaccia:

150 gr di farina 00

1/2 panetto di lievito di birra

1/2 tazza di acqua calda

Sale q.b.

Pomodori pachino q.b.

Olive nere q.b.

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

Sale

 

 

Procedimento:

In un recipiente, versare la farina e scavare un buco al centro.

Sciogliere 1/2 cubetto di lievito e un pizzico di sale in 100 ml di acqua calda.

Versare l’acqua calda nel buco fatto nella farina e cominciare a impastare.

L’obiettivo è quello di ottenere una bella palla elastica.

Sistemare l’impasto in una ciotola coperta con uno strofinaccio e metterla a lievitare in un luogo caldo (io di solito la metto nel forno spento o vicino al termosifone, in inverno).

Nel frattempo, lavare e tagliare i pomodorini a metà.

Quando l’impasto sarà lievitato, stenderlo su una teglia precedentemente unta.

Distribuire sulla superficie i pomodorini tagliati a metà, le olive nere, un filo d’olio di oliva ed un pizzico di sale.

Lasciare riposare 20 minuti e poi infornare a 200 gradi per circa 30 minuti.

Sfornare e servire calda, oppure farla raffreddare e mangiarla il giorno dopo.

Panelle

Panelle
Panelle

Panelle

Le panelle sono delle frittelle di ceci originarie della Sicilia, Palermo per la precisione, dove si mangiano in mezzo ai panini con sesamo (molto simile ai panini degli hamburger) o insieme ai “cazzilli” (le più note crocchette di patate e prezzemolo) o condite con sale e limone.

Le panelle affondano le loro radici nella notte dei tempi, diffuse già dai tempi degli antichi romani, quando i ceci venivano usati per preparare la polenta. Gli arabi, successivamente, introdussero un metodo per macinare i semi di ceci e ricavarne una farina, da mescolare poi con l’acqua e cuocere sul fuoco: in sostanza, si trattava di una versione “grezza” di panelle, cotte nei forni di pietra. La cottura in olio bollente arrivò successivamente, probabilmente con l’arrivo dei francesi nella penisola sicula, nel tardo medioevo.
Una ricetta povera perché richiede pochi ingredienti, di facile realizzazione, perfetta da servire ai vostri ospiti come aperitivo finger food o da consumare in ufficio per la pausa pranzo.

 

 

Ingredienti per 15-20 panelle:

750 ml di acqua naturale fredda di frigorifero

250 gr di farina di ceci

Olio di semi per friggere q.b.

Prezzemolo tritato q.b.

Sale, pepe

 


Procedimento:

Riempire una pentola con l’acqua fredda e versarvi la farina di ceci setacciata, mescolando bene per evitare la formazione di grumi.

Accendere il fornello a fiamma media e, continuando a mescolare, aggiungere sale e pepe all’impasto.

Portare a ebollizione poi abbassare la fiamma e cuocere per altri 10 minuti, mescolando di continuo.

Aggiungere il prezzemolo al composto e mescolare.

Rivestire una teglia di carta forno e stendervi l’impasto, poi coprire con un altro strato di carta forno e stendere con il matterello in modo da ottenere uno strato sottile.

Con un taglia biscotti quadrato, ricavare tanti quadrati di impasto.

Scaldare una pentola piena di olio e poi friggervi le panelle fino a doratura.

Scolare le panelle e adagiarle su carta assorbente, quindi salare.

Servire calde.

Supplì al telefono

Supplì al telefono
Supplì al telefono

Supplì al telefono

I supplì sono un piatto tipico della cucina romana, una polpetta di riso fritta, di forma allungata, condita con ragù e mozzarella, rotolata nel pangrattato e fritta in abbondante olio bollente.
Il nome “supplì al telefono” deriva dal fatto che, per mangiare il supplì caldo, è necessario aprirlo in due e di conseguenza la mozzarella si scioglierà creando “un filo” tra le due parti di riso, dando così al supplì la fisionomia di un telefono.
Questi supplì rappresentano un simpatico aperitivo da servire ai vostri ospiti, o un’alternativa per una cena sfiziosa, magari accompagnata da un’insalata mista, tanto per alleggerire il fritto. Per restare fedele alla ricetta originaria, ho condito il riso solo con ragù di carne macinata e cubetti di mozzarella, ma voi potete aggiungere piselli novelli, cubetti di prosciutto cotto o di pancetta, ecc. in base alle vostre preferenze.

 


Ingredienti per 5 supplì grandi:

150 g di riso
100 ml di ragù di carne macinata (di maiale o di manzo, come preferite)
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
100 g di mozzarella fiordilatte
1 uovo
100 g di pangrattato
Olio di semi
Sale

 


Procedimento
:
Lessare il riso in una pentola poi scolarlo e farlo raffreddare a temperatura ambiente (o sotto il getto dell’acqua corrente fredda, se andate di fretta).
In una ciotola sbattere l’uovo con il sale.
Tagliare la mozzarella a cubetti non troppo piccoli.
Condire il riso con il ragù facendolo diventare rosso.
Mescolare al riso il parmigiano e cominciare a formare i supplì, raccogliendone un mucchietto nella mano, inserendo la mozzarella e richiudendo l’impasto.
Passare i supplì prima nel l’uovo sbattuto poi nel pangrattato, poi di nuovo nell’uovo e nel pangrattato.
Scaldare una padella con abbondante olio e friggere i supplì.
Scolare i supplì e adagiarli su carta assorbente.
Servire caldi oppure, se li preparate in anticipo, scaldarli 30 secondi al microonde prima di servirli, in modo da creare l’effetto “telefono”.

Calzone

Calzone
Calzone

Calzone

Mia nonna, ogni volta che fa la pizza, mette sempre da parte una piccola palla di impasto per prepararmi il calzone con prosciutto cotto e mozzarella, una vera goduria!! Tuttavia, quando vado a cena in pizzeria, non mi piace mai ordinare il calzone perché sono piuttosto titubante dell’impasto (chi lo fa troppo spesso, chi troppo sottile, chi poco croccante) e quindi mi butto sempre su una classica pizza o, se disponibile, la mitica Pinsa. E voi?


Ingredienti per un calzone:

150 gr di farina
1/2 panetto di lievito
1/2 tazza di acqua calda
Sale q.b.
4 fette di prosciutto cotto
1/2 mozzarella
4-5 cucchiai di salsa di pomodoro

 

Procedimento:
In un recipiente, versare la farina e scavare un buco al centro.
Sciogliere 1/2 cubetto di lievito di birra e un pizzico di sale in 100 ml di acqua calda, poi versarlo nel buco fatto nella farina e cominciare a impastare.
L’obiettivo è quello di ottenere una bella palla elastica.
Sistemare l’impasto in una ciotola coperta con uno strofinaccio e metterla a lievitare in un luogo caldo (io di solito la metto nel forno spento o vicino al termosifone, in inverno).
Dopo 3-4 ore l’impasto sarà lievitato quindi lavorarlo su una spianatoia infarinata e stenderlo a forma di cerchio.
Al centro del cerchio disporre il prosciutto cotto a strisce, la mozzarella e un cucchiaio di salsa di pomodoro.
Richiudere formando una mezzaluna e adagiarla su una teglia da forno precedentemente unta con un filo di olio.
Chiudere bene il calzone aiutandovi con la forchetta, in modo che non si apra durante la cottura facendo fuoriuscire il gustoso ripieno.
Preriscaldare il forno a 220 gradi.
Spennellare la superficie del calzone con un cucchiaio di salsa di pomodoro, quindi infornare e cuocere in forno caldo a 220 gradi per 30 minuti, girando il calzone a metà cottura per una doratura uniforme.
Sfornare e servire ben caldo.

Panzerotti pugliesi

Panzerotti pugliesi
Panzerotti pugliesi
Panzerotti pugliesi

I panzerotti sono dei tipici finger food pugliesi, ideali da servire ai vostri ospiti come aperitivo. Non sono altro che dei calzoni fritti preparati con l’impasto della pizza, farciti con mozzarella e pomodori.
Delle autentiche bontà che sono “uno tira l’altro”, una vera droga, al pari di tutti gli altri finger food fritti come la panelle, i supplì, gli arancini ecc.

Attenendomi alla versione originale, ho fritto i panzerotti in abbondante olio bollente ma, per un risultato più leggero, potete optare per la cottura in forno caldo a 200 gradi per 15-20 minuti.

 

 

Ingredienti per 10 panzerotti:
150 gr di farina 00
70 ml di acqua
1 cucchiaio di latte
1 cubetto di lievito di birra
Un pizzico di sale
1 mozzarella
100 ml di salsa di pomodoro

 

Procedimento:
Versare la farina in una ciotola e fare un buco al centro.
In una ciotola, versare l’acqua calda e un cucchiaino di latte, e sciogliervi il lievito e un pizzico di sale.
Versare l’acqua nel buco al centro della farina e cominciare a impastare, cercando di creare una palla morbida e elastica.
Far lievitare l’impasto per almeno 3 ore, in un luogo caldo e coperto con un canovaccio.
Quando l’impasto sarà raddoppiato di volume, ricavare 10 palline dall’impasto, disporle su una spianatoia e farle lievitare per almeno 1 ora, coperte da un canovaccio.
Dopo 1 ora, stendere ogni pallina dandogli una forma rotonda.
Tagliare la mozzarella a cubetti.
Al centro di ogni dischetto disporre una manciata di mozzarella e qualche cucchiaio di salsa di pomodoro,
Chiudere i dischetti a mezzaluna, sigillando bene i bordi per evitare che il ripieno fuoriesca durante la cottura.
Friggere i panzerotti in una pentola con olio bollente fino a doratura (in caso preferiate la cottura in forno, potete cuocere i panzerotti in forno caldo a 200 gradi per 15-20 minuti, fino a doratura).
Scolare i panzerotti e adagiarli su carta assorbente.
Servire caldi.

Arancini piselli e prosciutto

Arancini piselli e prosciutto
Arancini piselli e prosciutto

Arancini piselli e prosciutto

Adoro gli arancini! Vicino casa mia c’è una delle migliori gastronomie siciliane presenti a Roma e prepara arancini di tutti i tipi: al ragù, bianchi, al salmone, con funghi, ai quattro formaggi, ecc. un vero tripudio di sapori! Sono irresistibili, anche se i miei preferiti, tra tanti gusti, rimangono quelli semplici, ai piselli e prosciutto cotto, che ho voluto riproporvi in questa ricetta.
Tutti sanno che gli arancini sono uno street food tipico della Sicilia ma forse non tutti sanno che queste prelibatezze hanno origini arabe: eh si, durante il periodo della dominazione saracena in Sicilia, la tradizione voleva che, durante i banchetti, al centro della tavola venisse disposto un vassoio di riso profumato allo zafferano e condito con carne e verdure. L’avreste mai detto? Successivamente, il re Federico II, perdutamente innamorato di questa ricetta, chiese ai suoi cuochi di studiare un modo per portarsi dietro il piatto durante le battute di caccia, e così nacque la versione “da asporto” del piatto: palle di riso condite, panate e fritte in abbondante olio bollente. Come vedete, l’arancino, ieri come oggi, è apprezzato da tutti, grandi e piccini, nobili e borghesi.

Questi arancini sono ideali da servire ai vostri amici come antipasto o come aperitivo finger food e fidatevi, non ne avanzerà neanche uno!

 

Ingredienti:

100 gr di riso
40 gr di piselli
40 gr di cubetti di prosciutto cotto
1 uovo
1 bustina di zafferano
Pane grattugiato q.b.
Olio di semi q.b.

 

 

Procedimento:
Riempire una pentola di acqua, portarla a ebollizione e sciogliervi una bustina di zafferano.
Versare il riso e i piselli insieme, nella pentola, cuocere e poi scolare e far raffreddare.
In una ciotola, amalgamare il riso, i piselli, i cubetti di prosciutto cotto e l’uovo sbattuto.
Con le mani, formare una sorta di arancini (o delle polpette giganti) e passar nel pane grattugiato.
Riempire una padella di olio e, quando sarà caldo, friggervi gli arancini.
Scolare gli arancini e adagiarli su un foglio di carta assorbente.
Servire tiepidi.