Mese: Settembre 2019

Francoforte in 3 giorni

Francoforte in 3 giorni
Francoforte in 3 giorni

Francoforte in 3 giorni

Francoforte è il cuore finanziario della Germania, oltre af ospitare la sede centrale della Banca Europea.

Attraversata dal fiume Meno e ricca di edifici gotici e grattacieli di cristallo, ricorda vagamente la Grande Mela e, proprio per questo, molti la chiamano “Mainhattan”.

Nonostante sia la quinta città più grande della Germania, si può visitare benissimo Francoforte in 3 giorni e a piedi, come abbiamo fatto noi.

 

 

Dall’aeroporto al centro:

L’aeroporto di Francoforte non è molto distante dal centro città, raggiungibile in taxi, treno, autobus o metropolitana.

Noi siamo scesi sotto il Terminal 1 e abbiamo preso la linea S8 per Frankfurt Hbf.Hanau, arrivando alla stazione centrale in 15 minuti al prezzo di 4,25€ a testa.. una meraviglia!

 

 

Hotel:

Abbiamo alloggiato all’hotel Le Meridién Frankfurt, situato a Bahnhofsviertel, a un centinaio di metri dalla stazione principale e dal centro storico.

Le camere sono accoglienti, pulite e spaziose, climatizzate, dotate di tv satellitare, connessione wi-fi, bagno privato e frigobar.

Al mattino viene servita una colazione a buffet che spazia dal dolce al salato, includendo formaggi misti, frutta, yogurt, uova e pancetta, pancakes e vari tipi di torte, una più buona dell’altra.

Lo staff è gentilissimo e molto disponibile a fornire indicazioni per aiutarvi ad ambientarvi facilmente nella città.

 

 

Francoforte in 3 giorni

 

Primo giorno: Riva Nord del Reno

Arrivati a Francoforte, ci lanciamo subito in un giro del centro storico e della Zeil, la Fifth Avenue tedesca.

Il Romerberg è la piazza centrale della città vecchia, abitata fin dal tempo dei romani, la casa in cui venivano festeggiati gli imperatori tedeschi del Sacro Romano Impero dopo l’incoronazione avvenuta nel Duomo di Francoforte (Duomo di San Bartolomeo o Kaiserdom).

Intorno alla piazza si trovano caffè, musei e piccole boutique di antiquari.

Nei dintorni, visitiamo la Paulskirche e la casa di Goethe, dove lo scrittore tedesco è nato.

La Paulskirche, un’ex chiesa luterana, è stata la sede del Primo Parlamento democratico tedesco dal 1846 al 1849.

Come avvenuto per molti edifici della città, anche la chiesa di San Paolo venne distrutta nel 1944 durante i bombardamenti e poi ricostruita nell’immediato dopoguerra, ad opera dell’architetto Schwanz.

La casa di Goethe, in Kaiser Platz, abitata dalla famiglia Goethe fino al 1795 e poi venduta a terzi, venne distrutta dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale e fu ricostruita totalmente negli anni ’50 del 1900.

Durante la visita (il biglietto di ingresso costa 7€), attraversiamo la stanza della musica (con il piano verticale e il ritratto della famiglia Goethe), la stanza dove nacque Goethe, il teatro delle marionette descritto nell’opera “La missione teatrale di Wilhelm Meister” e la stanza della scrittura (contenente la scrivania dove Goethe scrisse “I dolori del giovane Werther”).

Completato il giro, pranziamo in una bancarella lungo la strada.

Panino con wurstel a 2€ e un bicchiere di sidro a 1,50€! Supereconomico.

Con le pance piene, ci dirigiamo verso la zona “modaiola” della città, che si compone di due vie principali:

  • la Zeil, dove si trovano negozi di tutti i tipi come la Zeilgalerie (il centro commerciale di 10 piani più famoso di tutta la Germania);
  • la Goethestrasse, tappa fissa per i patiti dello shopping, dove passeggiamo tra le boutique di Armani, Valentino, Tiffany, Chanel, ecc.

Qui acquistiamo souvenirs (calamite, penne, ecc.) e prodotti tipici gastronomici, come i pretzel e dei biscottini speziati.

A cena andiamo da Romer Pils Brunnen, un pub che propone cucina tradizionale dal 1954. L’atmosfera è giovanile, l’ambiente accogliente, il servizio rapido e cortese, i prezzi medi.

Piatti consigliati: stinco di maiale con crauti e strudel di mele con panna montata, mmm.

 

Giorno 2: Riva suD del Meno o Museumsufer

La Museumsufer è letteralmente la “riva dei musei”, a sud del Meno.

Qui, avrete l’imbarazzo della scelta tra i musei da visitare:

  • il Museum for Communication,
  • il Museo di arte applicata (Museum Angewandte Kunste, ideale per gli amanti della moda e del design),
  • il Museum of World Cultures
  • il Museo d’arte moderna (Museum fur Modern Kunst),
  • il Museum for Komische Kuns,
  • il Museo storico di Francoforte (Historisches Museum),
  • il Frankfurt Archaeological Museum
  • il Museo Ebraico.

Noi abbiamo scelto il Museo d’arte moderna, che espone opere europee risalenti agli ultimi 700 anni, realizzate da artisti come Vermeer, Rembrandt, Monet, Degas, Picasso e Bacon.

Nel pomeriggio, decidiamo di fare una crociera sul Meno ma, prima di salpare, ci fermiamo alla caffetteria Naschmark Am Dom, vicino al Duomo, dove assaggiamo una fetta di torta al rabarbaro deliziosa e una tazza di the.

La crociera panoramica sul Meno dura 1 ora (il biglietto costa 10€) e ci permette di ammirare lo skyline della città tedesca dal fiume, scattando foto ai grattacieli e agli edifici in stile gotico che caratterizzano la città.

Per cena andiamo da Apfelwein Klaus, in centro, una brasserie dove assaggiamo i classici piatti tedeschi a base di salsicce, stinco di maiale, pancetta e wurstel.

L’ambiente è accogliente e arredato in stile medievale, il cibo squisito e i prezzi sono nella media.

Cosa si può volere di più?

 

Giorno 3: Maintower, Teatro dell’Opera

Il nostro giro turistico comincia da Neue Mainzer Street, il quartiere dei grattacieli, sentendoci quasi come a Manhattan.

Il più alto? La Maintower, ben 200 metri di altezza e due terrazze panoramiche da cui si gode di una vista mozzafiato della città.

Il biglietto di ingresso costa 5€ e ci fa accedere all’observation platform posto sulla cima della torre.

Proseguiamo la nostra passeggiata lungo Neue Mainzer Street e arriviamo all’Opera Frankfurt, il Teatro dell’Opera.

Costruito nel 1902 e distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, il Teatro fu poi ricostruito nel 1951.

Nel biennio 2005-2006 il teatro ha visto rappresentate 12 prime esecuzioni, un record in Europa!

Molti cantanti celebri hanno iniziato qui la loro carriera, come Franz Volker, Edda Moser e Diana Damrau.

Prima di andare in aeroporto per volare verso casa, concludiamo la nostra avventura tedesca con uno spuntino al Kunstverein Café, vicino al Dom, un locale luminoso, arredato con cura, propone una cucina di alta qualità con ingredienti freschi e genuini.

 

Francoforte in 3 giorni

Francoforte in 3 giorni

Francoforte in 3 giorni

Francoforte in 3 giorni

Amsterdam in 3 giorni

Amsterdam in 3 giorni
Amsterdam in 3 giorni

Amsterdam in 3 giorni

La capitale olandese, la patria di Van Gogh, Rembrandt e Anna Frank, del buon cibo e della vita notturna, degli zoccoli, dei mulini a vento e della Heineken.

Visitare Amsterdam in 3 giorni è possibile, ma solo se si rinuncia a qualcosa e ci si sveglia presto.

 

 

Dall’aeroporto al centro

Arriviamo all’aeroporto di Amsterdam Schiphol con un volo diretto da Roma. Ci sono tre modi per raggiungere il centro città:

  • treno. Comprare un biglietto per “Amsterdam CS” (prezzo 3€ circa) e salite sul treno che in meno di 20 minuti vi porterà alla Stazione Centrale (Amsterdam Centraal);
  • bus. Comprare un biglietto (prezzo 3,10€) e prendete il n. 370 nel piazzale all’esterno dell’aeroporto che in circa 30 minuti vi condurrà alla Stazione Centrale (Amsterdam Centraal);
  • taxi. Il costo della corsa fino al centro città può arrivare a costare anche 20 euro, a seconda del traffico.

Noi scegliamo di prendere il treno e scendiamo alla Stazione Centrale. Da qui, andiamo a piedi in hotel per fare il check-in.

 

 

 

Hotel

Abbiamo scelto l’hotel Ibis Style Amsterdam Central Station, a 2 minuti  a piedi dalla stazione centrale, comodissimo per visitare la città.

Le camere sono pulite, non molto grandi ma dotate  di tutti i comfort: bagno privato, tv, aria condizionata, letto comodo, minibar e wifi veloce.

Il personale e’ cortese, disponibile e sempre sorridente.

 

 

 

Muoversi a Amsterdam

Il centro di Amsterdam non è molto grande e può essere facilmente visitato a piedi, cartina alla mano. Altrimenti, se vi sentite stanchi, potete usare i tram e bus che fanno tutti capolinea alla Stazione Centrale.

Amsterdam è suddivisa in zone tariffarie: Il biglietto per una singola corsa per una zona costa 1,60€, 2,40€ per due zone.

Se avete intenzione di utilizzare spesso i tram, vi consiglio di acquistare la “Strippenkaart”, un carnet di 15 biglietti, ciascuno valido per 1 ora dalla convalida.

La Strippenkaart costa 6,50€ ed è valida per viaggi in bus, tram e metro.

Se volete usufruire anche dei Canal Bus, allora dovete acquistare l’ “All Amsterdam Travel Pass”, che costa 6,40€.

 

 

Amsterdam in bicicletta

Ad Amsterdam tutti si muovono bici o in tram.

Se volete immergervi nel mood olandese, potete noleggiare biciclette nei vari negozi presenti in città (come Macbike  o Orangebike).

Il prezzo medio è 7€ per 3 ore, 13€ per tutta la giornata.

Amsterdam in 3 giorni

 

Giorno 1: Piazza Dam e Giro dei Canali

Dopo aver fatto un’abbondante colazione in hotel con caffè, succhi di frutta, toast salati  brioche fragranti la cioccolato, usciamo diretti a Chinatown, il cuore orientale di Amsterdam, ricco di negozi, palazzi e ristoranti tra cui il famoso Sea Palace, il ristorante galleggiante simbolo dell’unione tra Europa a e Asia.

La maggior attrazione turistica all’interno di Chinatown di Amsterdam è il tempio Buddista Zeedijk, il più grande d’Europa, inaugurato dalla Regina nel 2000.

 

 

Proseguiamo la nostra passeggiata fino ad arrivare a Piazza Dam, il cuore di Amsterdam, piena zeppa di artisti di strada.

Attorno alla piazza, troviamo la Chiesa Nuova (De Nieuwe Kerk), il Palazzo Reale e il Museo delle cere “Madame Tussauds”.

Il Palazzo Reale è la residenza ufficiale della famiglia reale da oltre 200 anni; oggi è usato occasionalmente per le cerimonie ufficiali.

Il Palazzo è aperto ai turisti solo in estate e il biglietto d’ingresso costa 10€.

La Chiesa Nuova non è un edificio religioso bensì il luogo in cui si tiene la cerimonia di incoronazione dei reali d’Olanda e si celebrano le principali ricorrenze cittadine.

Il biglietto di ingresso alla Chiesa costa 8€ ma noi scegliamo di non visitarla.

Al centro di piazza Dam spicca il Nationaal Monument, realizzato alla fine della Seconda Guerra Mondiale per commemorare gli Olandesi deceduti sul campo di battaglia.

Questo obelisco, alto 22 metri, è fronteggiato da due leoni, simboli dei Paesi Bassi.

Nel retro, ci sono delle urne che contengono terra proveniente da tutte le province e le ex-colonie olandesi.

Il monumento rappresenta due leoni posti alla guardia di un pilone alto 22 metri

Ci fermiamo per un pranzo veloce  a la ‘T nieuwe cafe’, un piccolo bistrot affacciato proprio su piazza Dam, con tavolini all’esterno e camerieri molto simpatici e cordiali.

Il menu è molto ampio e scegliamo di assaggiare due piatti tipici olandesi: i kibbeling (una specie di filetti di merluzzo panati e fritti, serviti con limone e maionese) e il broodje haring (un sandwich farcito con aringhe, cetriolini sottaceto cipolla), entrambi buonissimi.

Conto totale: meno di 10€ a testa, aggiungendo una bottiglietta d’acqua e un the alla menta. Eccezionale!

 

 

Nel pomeriggio, ci concediamo un po’ di shopping nella zona compresa tra Muntplein, Dam e Kalvestraat, le vie dello shopping olandese, costellate di negozi di abbigliamento, pelletteria, souvenir, libri ecc.

Noi ci siamo fermati al Kalvertoren Shopping Center e abbiamo fatto incetta di calamite, penne e matite da regalare ai nostri cari come souvenir dall’Olanda.

Nel 2006 Kalvestraat era la ventunesima strada più costosa del mondo per quanto riguarda i prezzi degli affitti.

Nel tardo pomeriggio, acquistiamo i biglietti (15€ a testa) e facciamo la Gita dei Canali, della durata di 75 minuti.

La città di Amsterdam è costruita su una rete di canali lunga più di 100 km, e proprio per tale motivo è soprannominata la “Venezia del Nord”.

Nel 2010 l’UNESCO ha dichiarato i Canali Patrimonio dell’Umanità.

Il tour in battello ci mostra i tre canali principali della capitale: il Prinsengracht (Canale dei Principi), il Keizersgracht (Canale dell’Imperatore) e l’Herengracht (Canale dei Signori).

Durante la gita vediamo il Nemo (il palazzo progettato l’architetto italiano Renzo Piano e ospitante il più grande centro scientifico dei PAEsi Bassi), il Museo Marittimo, la fabbrica dei diamanti Gassan, il Municipio, il mercatino hippy Albert Cuyp.

 

Scendiamo alla fermata di Leidseplein, anche detta “piazza del guazzabuglio “, fulcro della movida olandese, e ceniamo da Cafe Reynders, un pub in stil seicentesco dove ordiniamo due birre Trappe, una porzione di fish and chips e una di bubble  squeak (un piatto tipico a base di salsicce affumicate servite con purea di patate e crauti).

Piatti buoni, birre fantastiche, servizio veloce, conto finale meno di 20 euro a testa: super soddisfatti!

 

 

 

Giorno 2: Museumplein

Iniziamo il nostro secondo giorno in città dirigendoci a Museumplein, la piazza principale del famoso quartiere dei musei, immersa nel verde e abbellita da sculture e fontane.

La Piazza è circondata dai musei più importanti della città: il Van Gogh Museum, il Rijksmueum (esponente opere di Rembrandt, Vermeer, Steene) e lo Stedelijk (ideale per gli amanti di Cezanne, Chagall, Matisse e Picasso).

Noi decidiamo di visitare il Van Gogh Museum (il biglietto costa 10€), esponente 230 dipinti, 500 disegni e le lettere scritte dal pittore al fratello Theo.

Il museo si articola su tre piani: il primo raccoglie i dipinti dell’800, il secondo suddivide i dipinti in 5 sezioni che spiegano lo sviluppo psicologico e artistico dell’autore, il terzo le opere di artisti contemporanei di Van Gogh come Monet, Gauguin e Pissarro.

 

 

Usciti dal Museo, attraversiamo il canale e ci spostiamo al De Pijp, il quartiere popolare e multietnico della città, ricco di bar e caffè.

Arriviamo all’Albert  Cuyp Market, uno dei piu’ famosi in citta’, circa 2 km di bancarelle che vendono di tutto: frutta, verdura, pesce, dolci, vestiti e souvenir.

 

 

Noi ci facciamo tentare da due stand: il primo vende zoccoli olandesi in miniatura stupendi, dipinti a mano, mentre il secondo vende stroop waffle, calde cialde ricoperte di miele a 1,50€ l’una!

Non avendo molta fame, pranziamo con un waffle a testa una porzione  mini pancakes spolverati con zucchero a velo. Buonissimo!!

 

Nel pomeriggio visitiamo il museo interattivo della Heineken (il biglietto costa 16€), la bionda più famosa d’Olanda.

Durante il tour guidato vediamo simulazioni in 4D, filmati storici e ne approfittiamo per degustare qualche birra, sempre gradita.

 

 

Poco prima di cena, torniamo in hotel per darci una rinfrescata e poi ci dirigiamo a Rembrandtplein, una delle piazze più affascinanti della città, famosa per la movida tra i giovani.

Ci fermiamo da De Bajes, un ristorante brasserie vicino Rembrandtplein molto carino, ben arredato e con un’atmosfera accogliente e vivace.

Ordiniamo  2 hamburger giganti accompagnati da patatje oorlog, le famose patatine fritte olandesi, dorate croccanti, ricopertecon salsa di maionese e burro di arachidi.

La carne è morbida, gustosa, cotta al punto giusto gnammmmmm

Conto finale: meno di 20€ a testa, aggiungendo 2 birre medie. Super consigliato!

 

 

 

Giorno 3: Casa Museo di Anna Frank e Hermitage

Iniziamo il nostro terzo e ultimo giorno in città dirigendoci nel quartiere Jordaan, ex zona residenziale per la classe operaia e oggi meta prediletta di studenti e artisti.. Un po’ come il Quartiere Latino a Parigi.

Passeggiando tra le graziose stradine ricche di negozi e botteghe, arriviamo alla Casa Museo di Anna Frank (il biglietto costa 9€ e dovete acquistarlo obbligatoriamente online, indicando l’orario della visita prescelto).

Durante i 2 anni di occupazione nazista, in questa casa si nascosero le famiglie ebree Frank e Van Daan, fino all’arresto.

Le stanze della Casa sono vuote e non contengono oggetti personali di Anna Frank, per questo decidiamo di scattare solamente qualche foto ma non entrare al Museo.

Saliamo sul tram e ci dirigiamo presso uno dei musei più belli al mondo, l’Hermitage (a pagamento, 17€), il museo di storia sito nel quartiere di Amstel.

Un’esposizione di capolavori artistici davvero degna di nota, soprattutto la mostra sulla famiglia reale Romanov, che mostra lo sviluppo artistico di San Pietroburgo durante il regno dello ad Nicola II e sua moglie  Alexandra.

 

Per il nostro ultimo pasto in città ci fermiamo da Omelegg, una catena di bistrot dove la specialità sono omelette servite con verdure, pesce, carne e pane tostato.

Conto finale: meno di 10 euro a testa per due omelette (una con salmone, l’altra con spinaci e funghi) e due bottiglie di acqua.

Locale carino e accogliente, cibi buoni e preparati con ingredienti freschi. Consigliatissimo!

3 macaron a Parigi

3 macaron a Parigi
3 macaron a Parigi

3 macaron a Parigi

Tutti pensano che i macaron siano nativi della cucina francese ma pochi sanno che in realtà queste prelibatezze nacquero a Venezia, nel XVI.

Fu Caterina de’ Medici a portarli in Francia nel 1533, come dolce di corte per il suo matrimonio con il Duca d’Orleans.

Nel tempo, la ricetta dei macaron venne perfezionata per accrescere il gusto e la fragranza di questi dolcetti.

Nel 1930, Pierre Desfontaines, nipote di Louis-Ernest Ladurée, mise a punto i macaron nella versione che oggi conosciamo: due meringhe farcite ripiene di crema.

I macaron sono il peccato di gola dei veri parigini: a merenda con una tazza di te, come dessert di fine pasto… mmm…

Oggi le pasticcerie francesi si divertono a realizzare macaron nelle varianti più insolite: alla liquirizia, al caramello al burro salato, al cocco, all’ananas, al cioccolato all’arancia e cointreau, al mojito, alla mora e violetta, ecc.

Ma dove dovete recarvi a Parigi per assaggiare i migliori macaron in circolazione?

Ecco la mia tripletta, 3 macaron a Parigi!

Le tre boutique che non manco mai di visitare ogni volta che passo in città…

e la vostra classifica?? Coincide con la mia??

 

 

3 macaron a Parigi

 

1) Ladurée (75, avenue des Champs Elysées – 75008 Paris)

Emblema dell’arte pasticcera francese dal 1862 e, dagli anni Trenta, ambasciatrice del macarons (li ha forniti anche per il set della Maria Antonietta di Sofia Coppola).

Biscotti sensazionali preparati con farina di mandorle, con un ripieno dolce e morbido che si scioglie in bocca.

Gli imperdibili?? Caramello al burro d’arachidi, pistacchio, petali di rosa.

Prezzi: 2,10€ per 1 macaron. La confezione da 6 pezzi costa 17,10€.

 

2) Pierre Hermé (39, avenue de l’Opéra – 75002 Paris)

Le sue leggendarie creazioni sono valse a Pierre Hermé il titolo di Cavaliere delle Arti e delle Lettere, l’unico pasticcere ad avere questo titolo.

I macaron da provare assolutamente una volta varcata la porta di questa boutique del gusto? Tartufo bianco e nocciola, e cioccolato e frutto della passione.

La confezione da 7 macaron costa 19€.

 

3) Jean-Paul Hévin (231, rue Saint-Honoré – 75001 Paris)

L’autore dei migliori macaron al cioccolato è proprio lui, Jean-Paul Hévin, che nella versione cioccolato venezuelano e lampone ha saputo creare un dolcetto irresistibile, ripieno di una crema ganache delicata e avvolgente.

Dai dolci al cioccolato per finire coi macaron tutto è eccellente e ben presentato.

Ci sono tantissime maison du chocolat a Parigi, ma c’é un solo dio del cioccolato e si chiama Jean-Paul Hévin! Gli altri fanno cioccolatini, lui crea dei capolavori…

La confezione da 5 macaron costa 8,20€.

 

 

Fuori dal podio delle più buone (ma anche più costose) boutique di macaron della città, si posizionano pasticcerie degne di nota ma a prezzi più “abbordabili”.

La prima è la Maison George Larnicolcon sede storica nel Quartiere Latino (ma ci sono 72 punti vendita in tutta Parigi).

Solitamente raccomandata per le tavolette di cioccolata artigianale, questa pasticceria realizza macaron deliziosi, fragranti, profumati, quasi all’altezza di quelli di Ladurée.

Qui i macaron costano meno di 1€ l’uno, e potrete fare merenda con una cioccolata calda al cacao del Madagascar e una spolverata di vanilla bourbon, e il vostro macaron preferito.

Se volete mangiare macaron sin dalle prime ore del mattino senza spendere una fortuna, allora recatevi da Paul’s, una catena di pasticcerie sparse in tutta Parigi.

Troverete di tutto e a prezzi ragionevoli: eclair, tarte au citron, viennoiserie, pain au chocolat, ecc.

Alcuni osannano i macaron eclettici e stravaganti di Sadaharu Aoki, frutto dell’utilizzo di ingredienti come il the matcha, il sesamo nero, il mandarino yuzu e il wasabi.

Un macaron costa 1,50€.

Io sono più tradizionalista e dunque non inserisco questa pasticceria nella mia top list.

 

 

 

Roma in 7 carbonara

Roma in 7 carbonara
Roma in 7 carbonara

Roma in 7 carbonara

Uno dei piatti più apprezzati della cucina romana a livello mondiale: la carbonara, un primo piatto semplice, condito con uova, guanciale, pecorino e pepe (opzionale).

Oltre alla versione classica, ultimamente molti chef della capitale si sono specializzati nelle cd. “carbonare rivisitate”: con panna acida, con carciofi, con una spolverata di zafferano o di tartufo nero, con pistacchi di Bronte, ecc.

Ma io mi chiedo: perché rivisitare un piatto che conquista i palati di tutti con la sua semplicità da quasi un secolo??

Ecco a voi il racconto di Roma in 7 carbonara, ovvero dove mangiare la migliore carbonara di Roma, preparata sempre e solo con uova, guanciale e pecorino.

 

 

Roma in 7 carbonara

 

Armando al Pantheon

Una storica trattoria romana nata nel 1961 e oggi gestita dal figlio del fondatore, a cui è dedicato il locale.

Nel menu sono presenti rigorosamente piatti della cucina romana, preparati con ingredienti freschi e di prima scelta: rigatoni con la pajata, cacio e pepe, saltimbocca alla romana, abbacchio allo scottadito, fiori di zucca, carciofi, ecc.

Il locale è piccolino, in stile casereccio, con cucina vista tavoli, accogliente, poco confusionario e i camerieri sono molto simpatici, cordiali e attenti alle esigenze della clientela.

I piatti serviti sono abbondanti e con un buon rapporto qualità-prezzo, che vi consentirà di mangiare ottima cucina romana senza svuotare il portafoglio.

La carbonara è divina, vellutata, non eccessivamente pesante né unta.. Una vera prelibatezza!

Il tocco in più? Servono solo pasta fresca!

Prezzo: 13€ per un piatto di carbonara.

 

 

 

Flavio al Velavovedetto

Famosa osteria romana alle pendici del Monte di Testaccio, di proprietà di Flavio De Maio, noto cuoco che si è fatto le ossa nella cucina di “Da Felice” a Testaccio.

Molti considerano la carbonara di Flavio la più buona della città, vellutata e cremosa,

La carbonara di Flavio è preparata con guanciale tagliato a pezzi e rosolato nell’olio extravergine di oliva, un’emulsione di uova fresche e acqua di Nepi, pecorino romano grattugiato.

Prezzo: 9€.

 

 

Pipero al Rex (Corso Vittorio Emanuele 246)

Segnalato anche dalla Guida Michelin, Pipero al Rex è un ristorante di altissima qualità, dove potrete assaggiare piatti della tradizione romana reinterpretati dal grande chef stellato Alessandro Pipero.

La location è bellissima, moderna, sofisticata ma al tempo stesso accogliente e intima.

I prezzi sono più alti della media ma giustificati dalle materie prime di alta qualità (Pasta Felicetti, uova fresche e guanciale, la fantasia e l’estro che caratterizzano i piatti serviti, e il servizio impeccabile.

Il ristorante perfetto per una cena romantica a base di piatti della tradizione capitolina.

 

 

 

L’Arcangelo (Prati)

Un osteria accogliente e intima aperta nel quartiere Prati, segnalata persino dalla Guida Michelin.

Nel suo locale, lo Chef Arcangelo Dandini rielabora piatti della tradizione culinaria romana e laziale aggiungendo una nota di estro e raffinatezza.

Il risultato? Un menu accattivante dove tutti i piatti sono preparati con ingredienti di prima qualità.

Il pezzo forte? La carbonara, cremosa, senza panna ma con solo tre ingredienti: uova, guanciale e pecorino. Una vera bontà!

Unica pecca: le porzioni non “abbondanti”.

Prezzo: 15€

 

 

 

Felice (Testaccio)

Trattoria testaccina aperta nel 1936 e da subito diventata la regina indiscussa del panorama gastronomico tradizionale romano.

Sebbene il piatto forte sia la cacio e pepe, anche la carbonara a mio avviso è una delle migliori di Roma: cremosa, vellutata, con un equilibrio perfetto di ingredienti.

I prezzi sono più alti della media ma rapportati alla qualità dei prodotti offerti, all’attenzione mostrata verso al cliente e alla bella location.

Non è raro trovare dei Vip a pranzo da Felice: non dimenticate lo smartphone a casa!

 

 

 

Checco Er Carrettiere (Trastevere)

La vera cucina romana nel cuore del quartiere da sempre simbolo di Roma: Trastevere.

L’ambiente è informale e accogliente, ben arredato, con camerieri gentili, simpatici e disponibili.

Da Checco il menu contempla esclusivamente piatti della tradizione culinaria romana, preparati con ingredienti freschi e serviti in porzioni abbondanti.

Un locale dove si respira un’atmosfera cordiale e informale, dove viene servita la cucina romanesca di una volta ad un rapporto qualità-prezzo eccellente.

Imperdibile!

 

 

 

Roscioli (Trastevere)

Uno dei forni più famosi del panorama romano, dal 2006 da Roscioli è possibile assaggiare anche primi piatti della tradizione culinaria romana.

Il più apprezzato? La carbonara, preparata con spaghettoni Verrigni trafilati al bronzo, guanciale di Valle Imperiale, pecorino romano DOP 24 mesi e uova fresche, di cui sono usati solo i tuorli) e pepe Sarawak.

Il tocco in più? La possibilità di acquistare il “Carbonara kit Roscioli” al costo di 23€.

Prezzo della carbonara: 15€.

 

 

Dublino in 3 giorni

Dublino in 3 giorniDublino in 3 giorni

La capitale della Repubblica d’Irlanda è una gemma tutta da scoprire, ideale per un week-end.

Cosa vedere a Dublino in 3 giorni ? Avrete l’imbarazzo della scelta!

Un consiglio: prima di partire, leggete un romanzo di Joyce, Beckett o Oscar Wilde, così da calarvi appieno nel vostro tour nell’Isola di Smeraldo.

 

Dublino in 3 giorni

Dublino in 3 giorni

 

Giorno 1: Temple Bar

Una volta atterrati all’aeroporto di Dublino, raggiungiamo il centro con il bus Airlin 747 al prezzo di 10€ a/r.

Abbiamo scelto l’hotel The Fleet Street Hotel a Temple Bar, uno dei quartieri più vivaci e giovanili della città.

Essendo a stomaco vuoto, andiamo da The Bakehouse, un locale famoso per i pancake, sia dolci che salati.

Con circa 10€ a testa prendiamo una porzione di pancake a testa (io con la frutta, il mio compagno con bacon e uova) e 2 caffè large. Ottimo!

A pancia piena torniamo a Temple Bar, il centro nevralgico del divertimento irlandese.

Superiamo il Millenium Bridge (inaugurato nel 2000) e arriviamo a Essex Gate, l’antica porta della città, dove vediamo i resti dell’ Isolde’s Tower.

Arriviamo alla Christ Church Cathedral, la prima chiesa cristiana la città nel cui parco ci sono i resti di un antico convento medievale.

Proseguiamo verso il Castello, in Dame Street.

Il Castello è stato la dimora della Signoria dei Normanni dal 1171 fino al 1541.

Successivamente il Castello ha ospitato il Regno d’Irlanda e infine il Parlamento irlandese.

Il biglietto costa 4,50€.

La parte più affascinante della visita è stata la Record Tower, l’unico edificio rimasto dalla fortezza normanna risalente al XIII secolo.

Dopo la visita, passiamo davanti la Chester Betty Library, una collezione di opere donate alla città dal magnate irlandese Chester Betty.

Arriviamo alla Cattedrale di San Patrick, la chiesa con il campanile più alto della città (85 metri).

Ci fermiamo a prendere due caffè da Starbuck’s e li sorseggiamo seduti su una panchina del parco San Patrick.

Nel pomeriggio andiamo al Trinity College, la più prestigiosa università del Paese,fondata nel 1592 da Elisabetta I.

Il Trinity ha ospitato menti eccelse, come Jonathan Swift, autore dei “Viaggi di Gulliver”, Oscar Wilde, Bram Stoker, l’autore di “Dracula” e il premio Nobel Samuel Beckett.

La Old Library e la Long Room raccolgono 250 mila volumi antichi.

Il libro più prezioso – da non perdere – è il Book of Kells, un manoscritto miniato dei quattro Vangeli scritto in latino.

Molto probabilmente il libro fu realizzato nei primi anni del IX secoli dai monaci scozzesi di Iona.

Dopo l’arrivo dei vichinghi, i monaci  si trasferirono nel monastero di Kells, dove il libro fu ritrovato nel 1661.

L’ingresso al Trinity College è gratuito ma la visita alla Old Library costa 10€.

Per cena ci fermiamo in un pub vicino la Statua di Molly Malone, la prostituta e pescivendola morta a causa di una febbre, il cui fantasma pare si aggiri tra i vicoli della città, nelle notti nebbiose.

Il pub si chiama O’Neills, un tipico locale irlandese con birre ottime, buon cibo e prezzi medi.

Prendiamo 2 Guinness, uno stufato irlandese e un cosciotto di agnello spendendo circa 20€ a testa.

 

 

Giorno 2: Abbey Theatre, shopping e Irish coffee

Iniziamo il nostro secondo giorno irlandese con una colazione da Caffè Nero.

La nostra prima meta è l’ Abbey Theatre, il teatro ufficiale di Dublino, fondato nel 1903 da William Butter Yeats e Lady Augusta Gregory.

Proseguendo lungo O’Connell Street, arriviamo all’incrocio con Earl Street, dove scattiamo qualche foto alla statua di bronzo di James Joyce, l’autore di Dubliners e L’Ulisse, due capolavori della letteratura irlandese.

Continuiamo a passeggiare su Parnell Street e arriviamo al Museo degli scrittori di Dublino.

Il Museo raccoglie la storia della letteratura irlandese con ritratti, manoscritti, lettere e oggetti personali dei letterati irlandesi.

L’ingresso al museo è a pagamento (7,50€).

Imperdibili il telefono nero di Samuel Beckett, il piano di James Joyce, due esemplari di Ulysse pubblicati nel 1930.

Pranziamo in un fast food all’interno del Moore Street Mall.

Nel pomeriggio ci dedichiamo allo shopping nel quadrilatero compreso tra Parnell Street, Henry Street, Mary Street e Capel Street.

Per i souvenir, da Caroll’s avrete troverete calamite, berretti, penne e altri gadget.

Per cena ci rechiamo al pub The Temple Bar, uno dei più antichi della città.

I prezzi sono sopra la media (circa 30€ a testa per 2 piatti di sandwich grandi, 2 birre e 2 Irish coffee buonissimi) ma non si può lasciare Dublino senza essere passati dal Temple Bar!

 

 

Giorno 3: Guinness Storehouse

Il terzo e ultimo giorno, facciamo colazione da Starbucks poi andiamo al Guinness Storehouse.

Il biglietto per la visita al museo costa 18€ ma, prenotandolo online, pagherete 14€!

La fabbrica è articolata su 7 piani in cui viene spiegata la lavorazione della birra, la storia del marchio, e sono offerte degustazioni.

La parte cool? Il Gravity Bar all’ultimo piano, che regala una vista bellissima su Dublino.

Arriviamo a piedi alla Statua di Molly Malone e ci tuffiamo nel fiume di gente che affolla la via dello shopping della città: Grafton Street.

Il cuore pulsante di Dublino, pieno di negozi tipici, caffetterie, artisti di strada che animano la città.

Pranziamo da Bunsen, un fast food dove per 10€ a testa mangiamo hamburger e patatine sticky.

Nel tardo pomeriggio, andiamo in aeroporto per ripartire in direzione Roma.

 

Dublino in 3 giorni

Londra in 6 pizzerie

Londra in 6 pizzerie
Londra in 6 pizzerie

Londra in 6 pizzerie

Londra è piena di italiani che, emigrando, hanno portato nella capitale inglese i prodotti tipici della gastronomia italiana: pizza, pasta e caffè.

E’ facile girovagare per Londra e imbattersi in una bella pizzeria italiana.

Tralasciando le catene italiane che hanno filiali a Londra (Rosso Pomodoro, 50 Kalò e l’Antica Pizzeria da Michele), voglio raccontarvi Londra in 6 pizzerie.

 

Londra in 6 pizzerie

 

1. Franco Manca

Una catena di pizzerie di stampo inglese dove il pizzaiolo Antonino Esposito propone l’autentica pizza napoletana, a lievitazione naturale, morbida e saporita.

Il menu propone 6 tipi di pizza realizzabili anche in versione gluten free, tutte a prezzi “quasi italiani”.

Per antipasto burrata pugliese, olive di nocellara, bruschette e mini parmigiana di melanzane.

In un ambiente familiare e accogliente, Franco Manca è l’indirizzo giusto per coloro che, dopo tanti pasti a base di hamburger e hot dog, vogliono tornare alla buona cucina italiana.

 

Prezzi: £ 6,55 la margherita.

 

Londra in 6 pizzerie

 

2. Donna Margherita

Nel 2003 Gabriele Vitale decide di aprire a Clapham un ristorante che porti in Inghilterra i sapori veri e genuini della cucina tradizionale campana.

Il risultato? Donna Margherita, uno dei migliori ristorante italiani di Londra.

Il segreto sta nella bontà degli ingredienti usati: farina tipo 1 macinata a pietra, olio extra vergine di oliva siciliano, sale rosa dell’Himalaya, lievito madre, prodotti bio e carni pregiate.

Il menu, scritto in napoletano, contempla i piatti della cucina partenopea.

Alcuni esempi? Mpepat e cozze, frittura, scialatielli e tante pizze.

Quanto ai prezzi, le pizze vanno dai £ 7,50 per la marinara a £ 12,90 per la pizza “del golfo” con calamari e pomodori di pachino.

La più buona? La pizza “Donna Margherita“, con pomodori pachino e mozzarella di bufala campana (£ 10,90).

Ottimi anche i dolci fatti in casa come la torta caprese, il tiramisù o i cannoli siciliani.

Un angolo di Italia a Londra, provare per credere!

 

Londra in 6 pizzerie

 

3. Sud Italia Pizza

Al mercato di Spitafield, riconoscerete Sud Italia dal colore azzurro del furgoncino e dal profumo di pizza che si espande in tutto il circondario.

Una pizza take away, preparata con materie prime importate dall’Italia.

Pomodori dell’ Agro Sarnese-Nocerino, olio extra vergine di oliva DOP, mozzarella di bufala DOP e alici di Cetara.

La pizza è fantastica, morbida, ben lievitata e digeribile, sapientemente condita e a prezzi “italiani”: la marinara costa £ 4 e la margherita £ 5.

Se siete a Spitafield, non perdetevi questo simpatico furgoncino azzurro e le sue prelibatezze.

 

Londra in 6 pizzerie

 

4. Sartori

Uno dei migliori ristoranti italiani di Londra, nei pressi di Leicester Square, dove la qualità e la genuinità degli ingredienti si accompagnano alla simpatia dello staff.

Nel menu, oltre a primi e secondi piatti tipici della cucina italiana, trovate pizze preparate con farine italiane, ben lievitate e cotte in forno a legna.

Oltre alle classiche pizze tonde, da Sartori potrete assaggiare anche la pizza arrotolata, la pizza al metro (4 gusti per 1 metro di pizza) e i panuozzi.

Prezzi: £ 7,95 la margherita.

 

Londra in 6 pizzerie

 

5. Santa Maria

Nata nel 2010 a Ealing dall’amore per la cucina di due pizzaioli italiani, Pasquale e Angelo, da Santa Maria potrete mangiare la stessa pizza che trovereste nei vicoli di Napoli, preparata con gli stessi ingredienti, lievitata 24 ore e cotta al forno a legna.

Il motto del locale? “Qualità e quantità a prezzi onesti” perché qui la margherita costa £ 8,50, come in Italia!

La Margherita è condita con olio extra vergine di oliva DOP, pomodori di San Marzano, mozzarella fiordilatte campana e foglie di basilico fresco.

Oltre alle pizze, da Santa Maria trovate anche i calzoni (con ricotta, prosciutto cotto, salame, mozzarella e pomodoro) e pizze vegan.

Che dire? Una cena da Santa Maria val bene tutte le fermate di Tube che dovrete fare per raggiungerla!

 

Londra in 6 pizzerie

 

6. Pappagone

Aperto nel 1998 come pizzeria e ristorante, Pappagone è un “angolo d’Italia” nel cuore di Finsbury Park.

Oltre all’accoglienza calorosa del personale in sala, potrete degustare i piatti tipici di varie regioni italiane.

Alcuni esempi? Burrata d’Andria, pane carasau, risotto alla milanese, bistecca alla fiorentina, ecc.

Quanto alle pizze, ampia scelta nel menu, tutte preparate con ingredienti freschi, ben lievitate, cotte in forno a legna.

Morbide e con il bordo alto, le pizze sono come da tradizione napoletana.

La nota in più è la presenza anche di pizze senza glutine, molto buone e ben condite.

Imperdibili il calzone alla partenopea (£ 8.90) ripieno con ricotta, mozzarella, salame e peperoncino, e la pizza calzone (£ 9.50) simile alla pizza “arrotolata” e farcita con pomdoro, mozzarella, salame, funghi, prosciutto cotto e olive nere.

Prezzi: £ 7.50 la margherita, £ 11.20 la pizza Pappagone (pomodoro, mozzarella, rucola, carciofi, speck).

 

Londra in 6 pizzerie

 

Budapest in 4 giorni

Budapest in 4 giorni
Budapest in 4 giorni

Budapest in 4 giorni

Un tour di 4 giorni immersi nello splendore della capitale ungherese, delle cittadine barocche poste sulle rive del Danubio, dei castelli imperiali e dei bagni termali.

Visitrae Budapest in 4 giorni è possibile, ma solo se ci si arma di scarpe comode!

 

 

Budapest in 4 giorni
Budapest in 4 giorni

Budapest in 4 giorni 

 

Giorno 1: Budapest

Arriviamo all’aeroporto Budapest Ferenc Liszt con un volo diretto da Roma in tarda mattinata.

L’aeroporto dista 16 km dal centro città, che raggiungiamo prendendo prima l’autobus 200E e poi la metropolitana fino all’hotel (il biglietto per l’autobus 200E costa 1,50€ ed è acquistabile direttamente a bordo).

L’hotel scelto è il Carat Boutique Hotel, nel quartiere di Pest. L’hotel è bello, moderno, in ottima posizione per visitare comodamente la città, a piedi o con i mezzi pubblici.

Le camere sono spaziose, pulite, silenziose, con bagno privato e dotate di tutti i comfort (tv, aria condizionata, frigobar).

La colazione è servita a buffet e c’è di tutto: caffè, latte, cioccolata calda, the, cappuccino, succhi dolci, yogurt, frutta, salumi, pane, frutta fresca, ecc.

Dopo aver fatto il check-in e lasciato i bagagli, usciamo per visitare la città.

Budapest è una delle più affascinanti capitali europee, divisa in due parti dal Danubio: Buda (la parte vecchia della città) situata sulle colline della riva destra, e Pest (la parte nuova) situata sulla pianura della riva sinistra.

Le due rive sono collegate da una decina di ponti, tra cui il Ponte delle Catene, costruito ai piedi della collina su cui sorge Buda.

Decidiamo di visitare il quartiere di Buda, il primo nucleo della città di Budapest, la collina sulla quale si rifugiarono gli abitanti di Pest per fuggire dagli attacchi dei mongoli.

L’arrivo dei turchi nel 1541 trasformò Buda: le chiese divennero moschee e sorsero minareti e bagni turchi.

Nel 1686 gli austriaci liberarono Buda, che venne ricostruita mantenendo il vecchio aspetto.

Il quartiere venne di nuovo distrutto nel 1945 e oggi ospita il Castello di Buda (noto anche come Palazzo Reale), la Chiesa di Mattia, il Bastione dei Pescatori (un fantastico belvedere da cui si gode di una spettacolare vista su Pest), e la piazza della Trinità con la colonna omonima eretta nel 1713 come ex-voto per la fine della pestilenza.

Il Castello di Buda nasce come fortezza nel Medioevo e, durante il regno di Mattia Corvino, viene trasformato in un palazzo rinascimentale.

I turchi distrussero il Castello e, infine, gli Asburgo lo ricostruirono in stile neobarocco.

Per oltre 700 anni, il Castello è stato la residenza dei reali ungheresi, mentre oggi è sede di musei (la Galleria Nazionale Ungherese e il Museo Storico di Budapest) e istituzioni ed è Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO.

Il biglietto di ingresso al Castello costa 3.200 Huf (quasi 8€) ma noi non entriamo a continuiamo il nostro tour.

La Chiesa di Mattia è l’edificio sacro più importante della città, location di numerose incoronazioni e matrimoni reali.

Trasformata in moschea con l’avvento dei turchi, la Chiesa fu poi riportata al suo splendore originario nel XIX secolo.

Ciò che caratterizza questa Chiesa è sicuramente il suo tetto ricoperto da maioliche colorate Zsolnay.

Il biglietto di ingresso alla Chiesa costa 1.500 Huf (quasi 5€) e per la salita al campanile è necessario pagare altri 1.500 Huf.

Il Bastione dei Pescatori è un fantastico belvedere da cui si gode di una spettacolare vista su Pest, costruito su un tratto delle mura del castello.

Il Bastione ha 7 torri di avvistamento che simboleggiano le 7 tribù ungheresi che conquistarono quello che sarebbe diventato il regno d’Ungheria.

Dietro il Bastione si trova la statua equestre di Santo Stefano, primo re ungherese.

Essendo quasi l’ora della merenda, ci fermiamo in una delle pasticcerie storiche di Buda, Ruszwurm, aperta dal 1827 e molto amata anche dalla Principessa Sissi.

Il locale è molto piccolo ma accogliente e ben arredato; ci accomodiamo ai tavolini esterni e ordiniamo due fette di torta e due caffè pagando 2.500 Huf (circa 8,50€).

Io ho assaggiato una fetta di torta Dobos mentre il mio compagno una fetta di torta Esterhazy, entrambe super deliziose!

La torta Dobos è il dessert della cucina austroungarica per eccellenza: sei strati di pan di spagna farciti con una crema di cioccolato e burro, e ricoperta da uno strato di caramello… un dolce raffinato, elegante e sofisticato, per veri golosi!

La Dobos deve il suo nome al pasticcere che la inventò, Jozsef C Dobos.

La torta Esterhazy è un dolce composto da 5 strati di dacquoise alle mandorle e noci, intervallati da una crema al burro aromatizzata al Kirsch e alla vaniglia, ricoperti da glassa di zucchero; la torta deve il suo nome al Ministro degli Esteri per la quale fu creata, il principe Pal Antal III Esterhazy.

Trascorriamo il resto del pomeriggio passeggiando per le vie medioevali del quartiere, attraversando la ex “via Giudaica” con i resti della Sinagoga medioevale, la Porta antica di Buda (chiamata Portone di Vienna), Piazza Kapisztran (ex piazza del mercato).

 

 

Giorno 2: Budapest

Dopo aver fatto colazione in hotel, usciamo per visitare Pest, la città nuova.

Il quartiere di Pest ospita atelier di giovani stilisti, boutique di artigianato e negozietti.

Passeggiando nel quartiere, vediamo il Palazzo del Parlamento, il Duomo di Santo Stefano, la Sinagoga e il Museo etnografico.

Il Palazzo del Parlamento fu costruito tra 1884-1892 in stile neogotico, su progetto di Imre Steindl.

Gli interni sono decorati dagli affreschi e dalle statue realizzate dai più famosi artisti ungheresi del XIX secolo.

Il Duomo di Santo Stefano è la più grande Cattedrale cattolica della città, in stile neo-barocco, ospitante al suo interno la reliquia della Sacra Mano destra di Santo Stefano.

La Sinagoga è la più grande d’Europa (può ospitare fino a 3.000 persone), costruita nel 1859 in stile neo-moresco. Il biglietto di ingresso costa 1.600 Huf (circa 7€).

All’interno, la sinagoga è suddivisa in tre navate, illuminata naturalmente grazie alle grandi finestre poste lungo il secondo ordine del matroneo e ai lucernari posti nel soffitto.

Le pareti e il soffitto sono riccamente decorate.

Vi è una suddivisione tra i posti per gli uomini (nella parte bassa) e per le donne (nella parte alta).

Nel giardino della Sinagoga c’è un monumento in ricordo degli ebrei uccisi dai nazisti: è un albero di salice chiamato “Albero della vita”, con foglie di metallo su cui è inciso il nome dei martiri.

Usciti dalla Sinagoga, a sinistra, si erge un’altra sinagoga più piccola, il Tempio degli Eroi, costruito nel 1931 e dedicato agli ebrei morti durante la prima guerra mondiale.

Per il pranzo, andiamo ai Mercati Generali vicino a Piazza della Dogana, aperti dal 1897 e collocati in un edificio in ferro stupendo.

Le botteghe del mercato vendono meravigliosi souvenir e prodotti tipici ungheresi, come il famoso salame, (che approfittiamo per assaggiare), il gulash e i langos.

I Langos sono frittelle calde ricoperte di formaggio, una vera prelibatezza che non potete non assaggiare!!

Nel pomeriggio facciamo un po’ di shopping lungo il Viale Andrassy e Vaci Utca (che unisce Piazza Vorosmarty a Piazza della Dogana), acquistando prodotti tipici ungheresi.

Negozi imperdibili:

  • la Casa dell’artigianato Folkart, dove troverete oggetti d’arte popolare e d’artigianato;
  • Folkart Centrum;
  • Millennium Antik;
  • Porcellane Herendi, Hoiidhazi e Zsolnay.

Concludiamo la nostra giornata nel Quartiere delle Librerie, vicino al Museo Nazionale, ricco di librerie antiche, moderne, piccole, grandi, che vendono libri, romanzi attuali, manoscritti e stampe d’autore.

Non perdete assolutamente il Book Store Alexandra, una lussuosa libreria originariamente progettata per ospitare un casinò: sembra quasi di essere in una stanza reale, con affreschi e decori.

Al piano superiore della libreria c’è una caffetteria raffinata, con tanto di pianista che allieta l’atmosfera e ci riporta con la mente a un’altra epoca.

Per cena, decidiamo di recarci da Csulok Csard, un ristorante tipico nella zona nord di Pest, allestito nei locali di una cantina.

Il ristorante offre i piatti tipi ungheresi e così assaggiamo il mitico gulash, la cotoletta ungherese (molto simile alla viennese) e l’insalata di patate al prezzemolo.

I piatti sono buoni e abbondanti, il servizio cortese e rapido, i prezzi nella media.

Assolutamente consigliato!

 

 

Giorno 3: Gita Castello di Godollo + Terme Rudas

Oggi decidiamo di visitare il Palazzo di Godollo, a circa 30 km da Budapest.

Dalla stazione ferroviaria Budapest Keleti prendiamo un treno che ci porta a Godollo in circa 30 km (costo del biglietto circa 3 euro), e da lì andiamo a piedi fino al Palazzo.

Il biglietto di ingresso al Palazzo costa 2.500 Huf (circa 8,50€).

Il Palazzo di Godollo è uno dei castelli barocchi più belli di Ungheria, costruito nei primi anni del XVIII secolo dalla famiglia Grassalkovich.

Il Palazzo era il preferito della Principessa Sissi: infatti, nella seconda metà del XIX secolo, Godollo divenne la residenza estiva della famiglia reale.

Dopo la morte della Principessa, l’Imperatore Francesco Giuseppe non fece più visita a Godollo e, nel 1920, il Palazzo tornò nelle mani dello stato ungherese.

Il Palazzo fu gravemente danneggiato dai saccheggiamenti e dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e, in seguito, occupato dall’esercito sovietico fino al 1990.

Dall’uscita dei sovietici dal Palazzo, sono cominciati i restauri degli appartamenti di Sissi e Francesco Giuseppe, della Cappella, del Teatro barocco, del Parco, le stalle e i maneggi, oggi tutti aperti al pubblico.

Il Palazzo è grazioso, i giardini curati e ricchi di fiori; gli arredi non sono originali dell’epoca ma in piccola parte sono stati riacquistati alle aste.

Poco prima di pranzo, riprendiamo il treno per tornare in città e facciamo uno spuntino leggero con un tramezzino. Il motivo? Stiamo per andare alle Terme!

I romani, consci delle proprietà benefiche delle sorgenti della città di Budapest, fondarono “Aquiuncum”, dei bagni termali.

Noi ci rechiamo alle Terme Rudas, risalenti alla metà del ‘400, site nelle vicinanze del ponte Erzsébet hid.

L’ingresso costa circa 15€ e, con nostra sorpresa, scopriamo che ci sono orari differenziati per l’ingresso di uomini e donne (solo nei giorni feriali).

Fortunatamente, noi siamo andati di sabato e era consentito l’accesso a entrambi i sessi.

Paghiamo l’ingresso alla cassa e ci danno l’asciugamano, la chiave per la cassetta di sicurezza e le ciabattine.

Nella zona termale ci sono diverse vasche: a parte la principale (con una temperatura di circa 36°), tutte le altre le piscine hanno dimensioni ridotte e ognuna ha una temperatura diversa dell’acqua, da 28° a 42°.. stupendo!

In un’altra piccola sala c’è una vasca piccola con acqua fredda (circa 14°), per provocare il famoso shock termico dopo essere usciti dalle vasche con l’acqua calda.

Dopo un pomeriggio di relax e beatitudine, concludiamo la giornata con una cena da Tukory Etterem, un piccolo ma accogliente ristorante che serve cucina tipica ungherese.

Il menu è ampio, i piatti buoni e abbondanti, i prezzi bassi (abbiamo speso circa 35€ in due, pochissimo!).

Piatti consigliati: crepes ripiene di carne e formaggio fritto con marmellata di mirtilli.

Ristorante consigliato!

 

 

 

Giorno 4: Ansa del Danubio

Oggi facciamo una crociera a Szentendre, una cittadina barocca sulle rive del Danubio.

L’escursione costa 11€ e dura tutta la giornata.

Il tragitto per andare a Szentendre dura due ore, nel corso delle quali ammiriamo i bellissimi villaggi lungo la riva del Danubio, i paesini di Esztergom (una volta capitale ungherese) e Visegrad.

Szentendre è chiamata la “città degli artisti” per via della nutrita colonia di artisti che vi risiedono, ma anche di musei ed esposizioni.

Arrivati a Szentendre, scendiamo dal battello e passeggiamo nelle viuzze del centro storico, un piccolo gioiello dell’ansa del Danubio, un intrico di vicoli ricoperti di sampietrini e ricchi di negozi di souvenir e prodotti tipici.

Il centro storico di Szentendre è costituito dalla piazza centrale, Fo Ter, attorniata da case barocche e rococò, musei, gallerie d’arte, caffetterie e bar.

La piazza è dominata dalla chiesa barocca Blagovestenska, in stile barocco, con un alto campanile.

Visitiamo il Museo della Ceramica Margit Kovacs, una collezione ospitata in una casa del 1750.

Il Museo raccoglie le opere della ceramista Margit Kovacs, una delle prime donne che fissarono la propria dimora a Szentendre.

Nelle sue opere, l’artista ha unito temi della tradizione popolare ungherese e religiosi, lanciando così messaggi molto profondi.

Le sue opere sono il risultato di una ricerca che comprende un numero ampio di motivi e tecniche; le forme sono vive, i colori delicati eppure decisi.

Una vera chicca questo museo!

Leggermente affamati, ci fermiamo per pranzo da Arany Sarkany, un piccolo ristorante in una viuzza che conduce alla piazza principale.

L’ambiente è accogliente e familiare.

Noi prendiamo due goulash di manzo e una bottiglia d’acqua, spendendo circa 12€ in due. Fantastico!

Nel pomeriggio, visitiamo alcune delle botteghe di artigianato presenti nel centro storico, poi ci fermiamo al Museo del Marzapane.

Il Museo espone creazioni create con i dolci: presepi, fiori, scene di film, personaggi Disney, personaggi famosi (come Lady D., MIchael Jackson), ecc.

Un piccolo museo allestito in una pasticceria che sforna dolci buonissimi, perfetti per la merenda.

Rientriamo a Budapest poco prima delle 19 e, per la nostra ultima cena ungherese, ci rechiamo da Frici Papa Kifozdeje, nel quartiere di Pest.

Una trattoria tradizionale scovata su Tripadvisor che propone propone piatti tipici di buona qualità, serviti in porzioni abbondanti e a prezzi medi.

Il menu è scritto sulla lavagna e l’atmosfera nel locale è molto giovale, il personale è cordiale e ben disposto a spiegare i piatti proposti.

Noi abbiamo speso circa 10€ a testa ordinando un secondo (io pollo alla paprika con patate e il mio compagno manzo al vino rosso) e 2 birre.

Tutto molto buono e servizio rapido. Consigliatissimo!

Week-end a Verona

Week-end a VeronaWeek-end a Verona

Famosa per aver fatto da sfondo ad una delle storie d’amore più belle e tragiche della letteratura europea, Romeo e Giulietta di W. Shakespeare, Verona è non solo la città degli innamorati, ma anche degli amanti della storia e dell’arte medievale e rinascimentale.

Raggiungibile in macchina, treno, aereo, è perfetta per un fine settimana all’insegna della cultura, del relax e del buon cibo.

 

Week-end a Verona

Week-end a Verona

Giorno 1: Arena, Ponte di Castelvecchio, Ponte della Vittoria, Piazza delle Erbe, Casa di Giulietta, Casa di Romeo

Arriviamo a Verona poco prima delle 10 del mattino con un treno Italo partito da Roma.

Dalla Stazione Centrale di Porta Nuova prendiamo il bus 73 per andare a Piazza Brà, la piazza principale di Verona ed una delle piazze più grandi d´Europa, nonché sede dell’Arena di Verona, prima tappa del Week-end a Verona.

Week-end a Verona

Visitare l’Arena costa 10€ ma noi, non essendo interessati, ci limitiamo a scattare qualche foto e andiamo a fare colazione al Bar Pasticceria Pradaval.

In un’ambiente intimo e conviviale, ci accomodiamo a facciamo colazione con due cappuccini schiumati, una sfogliatina alle mele (divina) e un bignè alla crema chantilly, tutto buono e accompagnato dal sorriso inestimabile dello staff.

Imboccando Via Roma, passiamo davanti al Museo Lapidario Maffeiano, uno dei musei pubblici più antichi d’Europa, e ci dirigiamo verso il fiume per vedere il Museo di Castelvecchio e, alle sue spalle, il famoso ponte di Castelvecchio, un esempio spettacolare di architettura militare medievale.

Il ponte è pedonale e decidiamo di percorrerlo interamente per godere degli scorci sul fiume e le vedute tra i merli.

Camminando lungo Riva San Lorenzo, arriviamo al Ponte della Vittoria, realizzato in ricordo della vittoria di Vittorio Veneto grazie alla quale fu sconfitto dell’Impero austro-ungarico nella Prima guerra mondiale, poi distrutto dai tedeschi in ritirata nella seconda guerra mondiale e ricostruito su progetto del Fagiuoli con completamento nel 1955.

Prendiamo Via Armando Diaz poi entriamo da Porta Borsari e imbocchiamo Corso Cavour, una delle vie dello shopping della città con negozi e boutique firmate.

Week-end a Verona

Arrivati in Piazza delle Erbe, fulcro del borgo antico di Verona e meravigliosa con la sua Fontana della Madonna Verona, il Leone Marciano, le Case Mazzanti, la Casa dei Giudici e la Domus Mercatorum, pranziamo con un maxi cono gelato da Venchi e ce lo gustiamo in piazza.

Su tutto svetta con i suoi 80 metri d’altezza la Torre dei Lamberti, da cui è possibile ammirare una panoramica mozzafiato dell’intera città.

Week-end a Verona

La tappa successiva è, senza ombre di dubbio, la Casa di Giulietta, in Via Cappello, un edificio del XIII secolo proprietà della famiglia Cappelletti: proprio loro potrebbero aver ispirato i “Capuleti” tanto famosi per mano di Shakespeare.

Famossisimo è il balcone, sul quale ancora oggi si può salire, e la statua di Giulietta, alla quale turisti di tutto il mondo lasciano lettere per consigli d’amore.

Tornando indietro e prendendo Vicolo Cavalletto, arriviamo alla Casa di Romeo, oggi abitazione privata, riconoscibile dall’iscrizione sulla facciata recitante: “Oh! Dov’è Romeo?… Taci, ho perduto me stesso: io non son qui e non son Romeo, Romeo è altrove“.

Questo penso sia stato proprio il momento più romantico del nostro Week-end a Verona.

Alla ricerca di souvenir, torniamo a Piazza delle Erbe e facciamo scorta di calamite, dolcetti e cioccolatini artigianali in vendita alla bancarelle.

Concludiamo la giornata con una cena all’Osteria al Duca, vicino alla Casa di Giulietta.

Una tipica trattoria alla vecchia maniera con menu ampio e piatti tipici veneti e, in particolare, veronesi.

Noi abbiamo optato per il menu a 20€ che comprende un primo e un secondo a scelta.

Tra questi, vi consiglio i bigoli col ragù d’asino, le pappardelle al ragù d’anatra e lo spezzatino con la polenta.

 

Giorno 2: Duomo di Verona, Ponte pietra

Il nostro Week-end a Verona inizia con una colazione “stellata” da Dolce Locanda, premiata pasticceria dello chef Perbellini, famosa in tutta la città per la sua torta millefoglie.

Al bancone, c’è l’imbarazzo della scelta: brioches e croissant farciti al momento con marmellata, crema pasticcera, crema al cioccolato o al pistacchio; sfogliatine e biscotti, pasticceria con mignon e torte.

Buon caffè, servizio ottimo, buon rapporto qualità-prezzo (1 caffè e una millefoglie 4,50€).

Prendiamo Lungadige Pavinio e, passato Ponte Garibaldi, arriviamo a Piazza Duomo, la piazza antistante il meraviglioso Duomo di Verona.

Week-end a Verona

Il pezzo più celebre è probabilmente “l’Assunzione” di Tiziano, che da sola varrebbe la visita, ma gli stucchi, i lavori lignei, i mosaici e le sculture affascinano anche i non appassionati di storia dell’arte.

In realtà, non si tratta di un’unica chiesa ma di un complesso articolato con più chiese e cappelle distinte e collegate, che si visitano con un unico biglietto di accesso (3€).

Pagando il biglietto, visitiamo anche la Chiesa Rettoria di Sant’Elena e la Chiesa di San Giovanni in Fonte e poi ritorniamo lungadige e arriviamo al meraviglioso Ponte pietra, ponte romano ad archi completato nel 100 a.C. e ricostruito dopo la seconda guerra mondiale.

Essendo quasi ora di pranzo e dovendo riprendere il treno alle 15.00, ci fermiamo per pranzo da Santa Felicita, un ristorante adibito in una chiesa sconsacrata del 1100, una location assolutamente unica!

Il menu propone piatti di carne, pesce e pizze. Noi abbiamo preso un risotto all’Amarone e gli gnocchi al burro e tartufo, entrambi buonissimi e serviti in porzioni abbondanti. Conto totale meno di 40€ in due, con due caffè e una bottiglia d’acqua.

A pancia piena e soddisfatti, ci avviamo alla stazione per riprendere il treno verso Roma.

Il nostro Week-end a Verona è ufficialmente terminato.

Week-end a Torino

Week-end a Torino
Week-end a Torino

Week-end a Torino

Con l’arrivo dell’autunno, vengono abbandonate le calde spiagge e le mete preferite per i week-end fuori porta diventano le città d’arte.

In questo articolo voglio raccontarvi cosa fare, vedere e mangiare in due giorni nella splendida Torino, città ricca di cultura, arte, storia e natura, grazie allo stupendo Parco del Valentino.

 

Week-end a Torino

Week-end a Torino
Week-end a Torino

Week-end a Torino

 

Giorno 1: Museo Egizio, Mole Antonelliana, Piazza Vittorio

Arriviamo a Torino con un treno Italo da Roma: il viaggio è durato 4 ore e mezzo e siamo partiti all’alba (poco prima delle 6 del mattino) ma abbiamo dormito in treno e siamo arrivati in città a metà mattina.

Lasciamo gli zaini in hotel (abbiamo scelto un b&b vicino la stazione per il nostro Week-end a Torino, molto carino e pulito) e usciamo subito alla scoperta della città.

Un caffè è d’obbligo e pertanto ci fermiamo da Roma già Talmone, in Piazza Carlo Felice, storico bar pasticceria famoso per la produzione dei dolci della tradizione torinese, praline, cioccolatini e i classici Gianduiotti.

Caffè e cornetto stracolmo di cioccolata 2,50€, ottimo direi!

Carichi di energia, partiamo in direzione del Museo Egizio, fermandoci però prima in Piazza San Carlo, una delle piazze principali di Torino, caratterizzata dai portici, le le sue 2 chiese gemelle (la chiesa di Santa Cristina e la chiesa di San Carlo Borromeo) e la statua equestre di Emanuele Filiberto, Duca di Savoia.

Il tempo di scattare i selfie di rito e ripariamo alla volta del Museo Egizio, prima tappa del nostro week-end torinese, un museo tra i più grandi e importanti del mondo e secondo solo a quello del Cairo.

Il biglietto di ingresso costa 15€ + 2€ per la prevendita (in caso di acquisto online, come abbiamo fatto noi per evitare file).

Articolato su 4 piani, il museo conserva innumerevoli reperti ritrovati e portati in Italia da Schiapparelli, tombe, statue e templi che conquisteranno l’attenzione anche dei non appassionati alla cultura egiziana.

Usciti dal museo, passiamo davanti Palazzo Carignano (palazzo barocco del XVII secolo, oggi sede del Museo del Risorgimento) e troviamo a destra il Teatro Regio di Torino e, a sinistra, Palazzo Madama e poi Piazza Castello.

Proprio dietro il Palazzo Carignano, è possibile vedere la piazza Carlo Alberto, con la statua equestre di Carlo Alberto di Sardegna.

Essendo ora di pranzo, acquistiamo due piadine vicino Piazza Castello e le mangiamo camminando verso il Palazzo Reale di Torino.

Tornati in Piazza Castello, ci concediamo una lenta passeggiata sotto i portici, lungo via Po, tra caffè, bistrot e boutique di lusso, con una piccola deviazione su Via Montebello per andare alla Mole Antonelliana, da sempre il simbolo della città per eccellenza.

La Mole ospita il Museo Nazionale del Cinemail paradiso per gli amanti della macchina da presa come me.

Il biglietto costa 11€ + 1,50€ per la prevendita (per acquisti online) e fidatevi, non rimarrete delusi.

Visitare il Museo è una full immersion tra ricostruzioni di set famosi, cimeli, attrezzature di ogni epoca, ed esperienze interattive.

Come al solito quando ci si diverte, il tempo vola e, essendo quasi ora di cena, riprendiamo Via Po e arrivando fino a Piazza Vittorio, una piazza suggestiva perchè illuminata con lampioni impero con braccio a cornucopia progettati da Guido Ghidelli.

Attraversiamo il ponte per ammirare la chiesa della Gran Madre di Dio, costruita in onore di Vittorio Emanuele I, per la sua vittoria su Napoleone nel 1814.

In stile neoclassico, la chiesa ricorda il Pantheon di Roma e, secondo una leggenda, il Santo Graal sarebbe stato sepolto fuori dalla chiesa, tra le due statue che rappresentano la Fede e la Religione.

Torniamo in dietro e ci fermiamo per cena nei dintorni di Piazza Vittorio.

Innamorati della stupenda Piazza, ceniamo da Poormanger (Via Maria Vittoria 36/B), un locale unico nel suo genere, incentrato su politiche rivolte al consumo, ben arredato e con cucina a vista.

Il menu è incentrato sulle britanniche jacked potato, ovvero patate ripiene da accompagnare con antipasti, zuppe e dolci fatti in casa.

Non si può prenotare e non si paga il coperto.

Le patate ripiene costano dai 5€ ai 9,50€ l’una, a seconda del ripieno scelto, e per saziarvi ne basta una, magari da accompagnare con un tagliere di salumi e formaggi, o con un dolce di fine pasto.

Noi abbiamo speso meno di 15€ a testa e vi consiglio di assaggiare la patata con burrata, valeriana e pomodorini, molto buona e non troppo pesante.

 

 

Week-end a Torino

Giorno 2: Palazzo Reale, Cattedrale di San Giovanni Battista, Castello del Valentino

Iniziamo l’ultimo giorno del nostro Week-end a Torino con una ghiotta colazione da Farmacia del Cambio, in piazza Carignano, ex bottega di speziali aperta nel 1833 e diventata, nel 2014, pasticceria e ristorante stellato.

All’interno l’arredamento è rimasto quello dell’epoca con vetrine e scaffali in legno dove vengono esposti dolci freschi e di prima qualità.

Trovandoci in un luogo rinomato, non possiamo fare colazione con cornetto e cappuccino ma ci lasciamo tentare da un Bonet (il classico budino piemontese a base di cacao, liquore e amaretti) e una fetta di torta di nocciole.

Certo, la colazione non è stata proprio economica (quasi 15€) ma abbondamente superiore alle aspettative.

La nostra prima tappa della giornata è la visita al Palazzo Reale, in Piazza Castello (biglietto 6€).

Costruito nel 1646, il Palazzo fu residenza reale fino al 1865; oggi è possibile visitare le varie sezioni del palazzo:

  • Gli appartamenti del re, con decorazioni lussuose dorate ovunque.
  • La Libreria Reale e i suoi 200,000 libri, tra cui figurano capolavori come l’autoritratto o il Codice sul volo degli uccelli di Leonardo da Vinci.
  • L’Armeria Reale e la sua impressionante collezione di cavalli imbalsamati con i loro cavalieri armati.
  • La galleria Sabauda, ​​che espone dipinti dal 14° al 20° secolo
  • I giardini reali (ingresso gratuito)

Il Palazzo è meraviglioso, talmente bello da lasciare a bocca aperta: per godersi tutto con calma servirebbero circa 2/3 ore ma noi, restando in città solo per due giorni, ci accontentiamo di una visita di poco più di 1 ora.

Usciti dal Palazzo, a lato, troviamo la Cattedrale di San Giovanni Battista, la chiesa principale di Torino, famosa per ospitare la sacra Sindone, la quale si dice abbia avvolto il corpo di Cristo.

La reliquia riposa sotto un sigillo a tenuta stagna ed è coperta da un lenzuolo, quindi non possiamo ammirarla.

Prendiamo un autobus che conduce fino alla zona dei Murazzi, il posto più vivace e giovanile della città, patria degli studenti piemontesi. Passeggiamo lungo Po e arriviamo all’Arco Monumentale dell’Arma di Artiglieria e poi, addentrandoci nel Parco, al famoso Castello del Valentino, oggi sede della facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.

Immerso nel verde del Parco del Valentino, per gli studenti di Architettura deve essere un piacere ogni volta recarsi in facoltà per seguire le lezioni.

Essendo domenica, non possiamo visitare il Castello ma ci limitiamo a scattare qualche foto e rilassarci nel Parco circostante mangiando due panini in un chiosco all’interno del parco.

Il Parco è bellissimo e ben tenuto, un polmone verde importante per la città, pieno di ragazzi, famiglie con bambini e persino scoiattoli che scorrazzano in cerca di cibo. Sembra quasi Central Park!

Arriviamo fino al Borgo medioevale, proprio all’interno del Parco e poi, a metà pomeriggio, riprendiamo il treno per tornare a Roma in serata.

 

 

Week-end a Monaco di Baviera

Week-end a Monaco di BavieraWeek-end a Monaco di Baviera

Arriva l’autunno e la festa più famosa a livello internazionale è sicuramente l’Oktoberfest a Monaco di Baviera, un’occasione per gustare litri di ottima birra bavarese e, perchè no?

Visitare la carinissima cittadina di Monaco, piccola ma molto elegante e affascinante, molto simile all’austriaca Vienna ma meno raffinata.

Dunque, ecco a voi cosa fare in un Week-end a Monaco di Baviera.

Giorno 1: Centro storico e Residenza Reale

Cominciamo la visita della città partendo da Marienplatz, la piazza più famosa di Monaco, cuore pulsante dell’intera città.

Al centro della piazza si erge la Mariensäule, una colonna con l’immagine dorata della Vergine Maria, patrona della Baviera.

La piazza è dominata dall’edficio del Neues Rathaus, il municipio nuovo, un magnifico edificio neogotico decorato con diverse statue dei reali bavaresi, pinnacoli e, al centro, una torre con un carillon alto oltre 80 metri.

Il carillon suona ogni giorno tra le 11.00 e le 12.00 e 32 figuranti ballano sulle sue note.

Guardando verso est si vede il vecchio municipio, l’Altes Rathaus, costruito agli inizi del ‘300 e famoso perché fu il luogo in cui i nazisti perseguitarono le famiglie ebree di Monaco durante la notte dei cristalli.

Accanto al Neues Rathaus si erge la Peterskirche, famosa per la sua torre dalla cui cima potrete goedere di una vista panoramisa sulla città. Unico difetto: per arrivare in cima dovrete salire più di 300 scalini!

Dall’altro lato della piazza c’è Frauenkirche, la Cattedrale cattolica della città, eretta alla fine del ‘400 per volere della famiglia Wittelsbach, la più antica dinastia tedesca tutt’oggi esistente.

Allontanandovi da Marienplatz e proseguendo dietro la Frauenkirche, trovate la Chiesa di San Michele, una delle chiese più belle di Monaco, costruita dall’Ordine dei Gesuiti tra 1500 e 1600 in pieno stile rinascimentale.

La Chiesa di San Michele è famosa per 2 motivi: il primo è che ospita la cripta della famiglia Wittelsbach, il secondo perché durante la Seconda Guerra Mondiale il padre gesuita Rupert Mayer vi predicò contro le decisioni del governo nazista.

Week-end a Monaco di Baviera

Dalla Chiesa di San Michele proseguiamo fino a Odeonsplatz, un’elegante piazza attigua alla Residenza Reale di Monaco.

Da qui si vedono la Theatinerkirche (la Chiesa di San Gaetano) e la Feldherrnhalle (Loggia tedesca), costruita nell’Ottocento dall’imperatore Ludwig I per omaggiare gli eroi dell’esercito bavarese che sconfissero gli svedesi durante la Guerra dei trent’anni, molto simile alla Loggia dei Lanzi di Piazza della Signoria a Firenze, costruita nell’Ottocento da Ludwig I.

Al lato di Odeonsplatz svetta la Residenza Reale, casa dei duchi di baviera, imponente e maestosa. La Residenza è composta da 3 edifici: il palazzo, il museo degli oggetti in oro e il teatro.

Noi scegliamo di visitare solo la Residenza (il biglietto costa 7€) e trascorriamo almeno 2 ore a passeggiare tra le lussuosissime 140 stanze del palazzo, sognando ad occhi aperti un mondo fatto di lustrini e feste danzanti.

Usciti dalla Residenza, essendo affamati, facciamo tappa al Virtualienmarkt, un mercato molto apprezzato dagli amanti della cucina bavarese.

Qui infatti troviamo i formaggi, salumi e prodotti enogastronomici di prima scelta, e quindi è perfetto per un pranzo veloce e low-cost.

Week-end a Monaco di Baviera

Nel pomeriggio passeggiamo lungo Kaufingerstrasse, la Fifth Avenue di Monaco, un intera strada dedicata allo shopping, ricca di centri commerciali, negozi di abbigliamento, negozi di souvenir ecc.

Se siete alla ricerca di souvenir e articoli da regalo prettamente bavaresi, non potete perdere il negozio Max Krug, riconoscibile dagli orologi a cucù esposti in vetrina.

Week-end a Monaco di Baviera

Per cena ci concediamo un pasto sostanzioso da Hofbräuhaus, l’ex birrificio dell’omonima birra, oggi diventato la birreria più famosa della città.

Qui si respira l’autentica atmosfera bavarese, con tavoli e arredi in legno, botti e lo staff vestito con i costumi tradizionali.

Noi abbiamo ordinato un preztel gigantesco (abbiamo fatto fatica a finirlo in due), uno stinco di maiale (croccante all’esterno e succoso all’interno), un piatto di salsicce con crauti e due birre, pagando circa 20 euro a testa!

 

 

Giorno 2: Deutsches Museum e Castello delle ninfee

Il secondo giorno, dopo un abbondante colazione, decidiamo di recarci al Deutsches Museum (a Museumsinsel), il più grande museo al mondo dedicato alla scienza e alla tecnologia, costruito nel 1903 sulla piccola isola Kohleinsel (Isola del carbone), in mezzo al fiume Isar.

Week-end a Monaco di Baviera

Il Museo espone più di 28.000 oggetti, dalla prima automobile a motore di Benzi al primo motore diesel, passando per le apparecchiature usate per la fissione nucleare.

Il museo è immenso, interessante e vale ampiamente i 14€ pagati per l’ingresso!

Pranziamo con un paio di bretzel e nel frattempo prendiamo la metropolitana per andare al Castello delle ninfee, la residenza estiva dei reali di Baviera, con un grande parco con giardini francesi.

L’ingresso al castello costa 6€ e vale la pena visitarlo soprattutto perché all’interno c’è il salone in cui venne battezzato Ludwig I e in cui si esibì per la prima volta Mozart all’età di 6 anni!

Un’esperienza davvero da pelle d’oca.

Il castello si rivela non solo uno dei posti più incantevoli della Baviera, ma anche dei più tranquilli e rilassanti, grazie al parco e ai giardini circostanti.

Week-end a Monaco di Baviera

Concludiamo il nostro secondo giorno in città con una cena da Schneider Bräuhaus München, un ristorante storico, carino e ben arredato dove, oltre a dell’ ottima birra, servono anche dei piatti tipici davvero buoni.

Nota positiva: è disponibile il menu in italiano ed i prezzi sono giusti per quello che viene offerto.

Se avete molta fame, vi consiglio il “piatto del macellaio”, con 5 tipi di salsicce (una più buona dell’altra) e crauti, veramente pericoloso per la linea e il colesterolo!

 

 

Giorno 3: Giardino inglese e rientro

L’ultimo giorno della nostra piccola vacanza a Monaco, essendo una bella giornata di ottobre, visitiamo il Giardino Inglese, il polmone verde della città, uno dei parchi più grandi del mondo (quasi 4 km).

Inizialmente usato come giardino per i militari, il Giardino Inglese è poi diventato il primo parco pubblico della Germania, tutt’oggi uno dei più frequentati e amati dai locali.

Infatti, il parco pullula di turisti e locali, giovani che fanno surf nella cascata sulla Prinzregentenstraße, runners, bikers, persone stesi sul prato a prendere il sole, ecc.

Week-end a Monaco di Baviera

Imperdibili sono la Chinesischer Turm (torre cinese), che ospita uno dei più grandi biergarten della città, il Monopteros, un tempietto in stile greco realizzato dall’architetto Leo von Klenze, dal quale si gode un’ottima vista sul centro di Monaco, e la Japanische Teehaus (casa del te giapponese), donata alla città dal governo di Tokyo in occasione delle Olimpiadi del ’72, che accoglie i visitatori all’entrata del parco.

Week-end a Monaco di Baviera

Pranziamo al volo con bretzel e un boccale di birra e ci dirigiamo verso l’aeroporto per il rientro a Roma.

Si conclude così il nostro Week-end a Monaco di Baviera.