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Integrazione e attivismo politico attraverso il cibo: la storia di Igor Stojanovic

Integrazione e attivismo politico attraverso il cibo: la storia di Igor Stojanovic

Integrazione e attivismo politico attraverso il cibo: la storia di Igor Stojanovic
Integrazione e attivismo politico attraverso il cibo: la storia di Igor Stojanovic

Le storie che celebrano i 30 anni di Slow Food

Slow Food non è solo un modo di intendere il cibo: è un vero e proprio movimento internazionale che sostiene gli sforzi di produttori, agricoltori, attivisti, cuochi, organizzazioni e singoli individui in tutto il mondo per la tutela del cibo buono, pulito e giusto. Al centro del suo mandato fin dalla fondazione del suo manifesto nel 1989, Slow Food si dedica alla salvaguardia e al rafforzamento dei legami tra le diverse tradizioni culinarie, la loro storia e le persone che ci stanno dietro.

© Mauro La Martina

Con l’obiettivo di avviare una serie di attività volte a facilitare l’interazione tra diversi gruppi di persone arrivate nel nostro Paese da ogni parte del mondo, nel 2018 Slow Food ha lanciato il progetto Le Ricette del dialogo: Cibi e storie per l’intercultura e l’integrazione, promosso dall’associazione LVIA con Slow Food, Renken onlus, le associazioni delle comunità africane Panafricando e Asbarl, la Cooperativa Colibrì, la Città di Torino, la Regione Piemonte e il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Novanta partecipanti provenienti da 30 Paesi diversi hanno partecipato, condividendo tecniche e conoscenze gastronomiche, nonché le loro storie personali di migrazione e mettendo in luce le potenzialità del cibo come strumento per cambiare la società in cui viviamo.

È solo un esempio di come il cibo possa portare un forte messaggio politico e di come cibo e integrazione siano due facce di una stessa medaglia: il cibo ha viaggiato per centinaia di anni in tutto il mondo e molti prodotti che oggi riteniamo caratteristici di un determinato luogo sono stati infatti trasportati dall’uomo da una latitudine all’altra. Una delle storie più emblematiche tra le testimonianze raccolte nell’ambito di questo progetto è senza dubbio quella di Igor Stojanovic: un cuoco rom di origine serba con sede in Italia, la cui vita è un esempio tangibile di come il cibo possa essere utilizzato come efficace strumento politico per abbattere le barriere culturali e costruire ponti verso l’integrazione.

«La mia famiglia è venuta in Italia per motivi politici quando avevo sei anni; inizialmente vivevamo in un campo rom, ma grazie alla rete di contatti di mio padre siamo riusciti ad andarcene. Se l’attivismo politico di mio padre in Jugoslavia mi ha permesso di approfondire la comprensione della realtà legata ai flussi migratori degli stranieri, le capacità culinarie di mia madre e di mia nonna hanno innescato la mia creatività in cucina. Questa doppia via è probabilmente ciò che mi ha fatto diventare cuoco e mediatore culturale di un’associazione benefica locale che tutela i diritti dei Rom e dei Sinti».

Integrazione e attivismo politico attraverso il cibo: la storia di Igor Stojanovic

Come capita spesso, anche la cucina rom evoca un viaggio: è l’espressione culinaria di un popolo nomade che si è formato attraverso l’India, poi il Medio Oriente e infine l’Europa, arricchendosi lungo il cammino. Difficile definirne l’essenza primaria, che nel tempo è stata rielaborata a partire da molte tradizioni gastronomiche diverse. Data la dispersione geografica e la suddivisione della popolazione Rom in diversi gruppi, non possiamo riferirci a una cucina singolare, ma piuttosto a diversi approcci al cibo da parte dei Rom, ognuno con le proprie tradizioni culinarie e piatti tipici.

Alla quarta edizione del Festival Internazionale della Cucina Mediterranea di Torino lo scorso settembre, Igor ha spiegato che sarebbe stato impossibile per la sua storia personale non essere influenzato dagli ideali interconnessi di Slow Food, che riuniscono i diversi aspetti del cibo – politico, sociale, ambientale – e le loro implicazioni.

«Come molti altri giovani, prima di conoscere veramente Slow Food, prestavo meno attenzione all’origine dei prodotti che mettevo in tavola, così come alle etichette e alla provenienza dei cibi che sceglievo. Grazie ad alcuni professori delle scuole superiori, ho iniziato a focalizzarmi sulla qualità del cibo che veniva fornito in mensa e da quel momento mi è apparso più chiaro che il contesto culinario a cui appartenevo era naturalmente legato all’importanza del cibo buono, pulito e giusto».

Igor ha così cominciato a mettere in pratica i princìpi di Slow Food nella sua vita quotidiana, sia nel rapporto con i produttori che con la sua comunità: «A livello locale, sostengo il lavoro di  agricoltori e artigiani locali, scegliendo di pagare il cibo il suo giusto prezzo per il bene collettivo, la nostra salute e l’ambiente. Oltre alla mia famiglia, cerco di trasmettere la filosofia del cibo buono, pulito e giusto alla mia comunità Rom serba, tramandando ricette tradizionali della nostra gastronomia. Il mio obiettivo è quello di organizzare laboratori culinari proprio all’interno dei campi Rom, per condividere l’importanza di un cibo buono e sano».

La storia e le ricette di Igor si trovano all’interno del ricettario Le Ricette del Dialogo. Storie e cibi di una società inclusivaPer maggiori informazioni sul progetto “Le Ricette del dialogo”, visita >>

Fonte slowFood foto Mauro La Martina

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