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Il Porro

Il Porro   Porri

(Allium porrum), fa parte delle Liliacee, una famiglia di vegetali i cui componenti sono caratterizzati da profumi intensi come il giglio, il gladiolo, il mughetto, il giacinto, oppure da sostanze fortemente aromatiche come il porro, l’aglio, la cipolla, e ancora da sostanze velenose come il colchico, l’aloe, il veratro. Quasi tutte le specie di questa famiglia hanno proprietà medicinali come, appunto, il porro, l’aglio, la cipolla, l’asparago. Il porro, in particolare, è un ortaggio ricco di acqua (più del 90%), poco calorico e quindi utilissimo in questa stagione, per una dieta detossinante. Inoltre è ricco di vitamina A, vitamina C, vitamine del gruppo B, oltre a ferro, magnesio e acido fosforico (utili al sistema nervoso), sodio, zolfo e silice (quest’ultima favorisce l’elasticità delle articolazioni e della pelle), manganese, potassio e calcio.

Il gusto del porro è molto simile a quello della cipolla, ma più delicato. Si ritiene che provenga dai territori celtici, dove veniva coltivato già tremila anni fa. L’ipotesi più accreditata dice che  provenga dai territori celtici, ma lo conoscevano ed usavano anche gli Egiziani, mentre in Europa fu importato dai Romani. Plinio tesseva le lodi del porro affermando che “preso in una crema d’orzo, oppure mangiato crudo senza pane, un giorno si e uno no, giova anche alla voce ed al sonno”. Lo storico latino raccontava aneddoti sull’imperatore Nerone che, ogni mese, in determinati giorni, mangiava solo porri conditi con olio di oliva per conservare una bella voce.

Oggi le coltivazioni del porro sono estese in quasi tutt’Europa e la Francia ne è il primo produttore; si trova in commercio tutto l’anno, ma il picco della sua stagione è tra novembre e febbraio. Disinfettante, anti anemico e digestivo, abbassa il colesterolo, irrobustisce le articolazioni e ringiovanisce la pelle: e dissolve la stanchezza d’inverno.

Un’ultima raccomandazione: la parte bianca del fusto del porro contiene fibre molto delicate che possono essere consumate da tutti, mentre la parte verde è più dura: una volta lessata, costituisce un’ottima “zavorra” per favorire il transito intestinale in modo non aggressivo ed è quindi adatto anche agli organismi più sensibili.

Il porro è una vera e propria pianta medicamentosa per uso alimentare. In cucina impiegatelo crudo, per dare sapore ai soffritti al posto della più “invadente” cipolla, come “base” per i risotti o nelle minestre che, consumate a cena, sono un’ottima cura contro l’insonnia: si affettano due piccoli porri a rondelle (si usa anche la parte verde) e si fa sobbollire con qualche dadino di zucca e un po’ di sedano, aggiungendo sul finale una manciata di orzo biologico, utile a chi ha problemi di evacuazione mattutina. Il porro può essere consumato anche crudo in pinzimonio o in insalata, ma attenzione: va tagliato al momento dell’uso, altrimenti si ossida e si scurisce.In zuppa cura l’insonnia e combatte la stitichezza.

In Italia la zona dove si coltiva il porro più famoso è Cervere, dove cresce favorito da un terreno speciale e da un microclima favorevole, ha molteplici qualità e giova per tanti aspetti alla salute.

Ecco cosa dicono a Cervere del loro ortaggio:

“Il consumo equilibrato del porro provoca l’urina, facilita le mestruazioni… stimola Venere; cotto con le mele pulisce i polmoni, riduce l’asma … cotto sotto la cenere risolve il mal di testa; toglie l’ubriachezza, … migliora la voce e fa feconde le donne”. Così indicava il medico Castor Durante, nel “Tesoro della sanità” edito a Roma nel 1586, riguardo alle virtù attribuite a questo particolare ortaggio.

E’ inoltre indicato per chi soffre di dispepsie, anemie, reumatismi, artrite e per chi è in sovrappeso; fantastico per  migliorare o mantenere la freschezza della pelle del viso, e  anche quando si ha necessità di abbassare il livello di colesterolo nel sangue ma soprattutto per stimolare il sistema immunitario. Infatti una delle sue maggiori virtù è quella di pulire a fondo l’intestino, sede della maggior parte delle difese immunitarie, tanto che nella tradizione popolare è conosciuto come la “scopa dell’intestino”!

Ma un aspetto che pochi conoscono è il beneficio che porta alla voce. Pensate che  Plinio ne tesseva le lodi  affermando che “preso in una crema d’orzo, oppure mangiato crudo senza pane, un giorno si ed uno no, giova anche alla voce, al piacere sessuale ed al sonno”. Lo storico latino raccontava tra l’altro un aneddoto singolare riguardo l’imperatore Nerone, che pareva esserne molto ghiotto. Infatti per schiarire la sua voce, ogni mese in giorni stabiliti, era solito mangiare solo porri conditi con olio, e  proprio per questo fu soprannominato il “porrofago”.

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un prodotto dell’orto che nella sua eccellenza parla in piemontese: il notissimo Porro lungo d’inverno. Dalla silhouette sottile e slanciata e dal sapore particolarmente dolce, questa varietà può rimanere nel terreno anche durante i mesi più freddi ed ha trovato il suo habitat migliore nei terreni di Cervere, in provincia di Cuneo. In questa valle d’oro la  sua coltivazione produce un prodotto sublime perché i terreni hanno caratteristiche pedologiche particolari, cioè sono composti da limo, sabbia fine e calcare e proprio questa combinazione è abbastanza rara in natura ed è quella che fa la differenza. Il porro, in questi luoghi, acquista un sapore eccezionalmente dolce, gradevole al palato ed è più digeribile. Inoltre in questa zona vi è un clima particolare (microclima), cioè una luminosità buona ma non violenta che determina appunto la produzione di porri  lunghi e teneri con un basso contenuto di lignina e cellulosa (sostanze difficilmente digeribili). Il soffio leggero e costante del vento determina condizioni sfavorevoli allo sviluppo delle malattie fungine, per cui non vi è la necessità di effettuare trattamenti con prodotti anticrittogamici. E aggiungo ancora che la particolarità della coltivazione del porro di Cervere non consente la meccanizzazione della coltura, quindi ne limita la produzione. Questo è proprio uno di quei casi in ci si può dire “poco ma buono”!

Dal 7 al 22 novembre Cervere, com’è nella sua tradizione, apre le  sue celestiali porte a tutti quei visitatori che attirati da tanta fama hanno piacere di avvicinarsi a uno dei prodotti più prelibati della terra piemontese, un sapore paradisiaco unito ad un patrimonio di principi attivi medicamentosi basilari nella medicina popolare. Voglio aggiungere un’indicazione a mio avviso necessaria  per evitare spiacevoli effetti collaterali, visto che, essendo una delizia del palato e della tradizionale cucina piemontese, si potrebbe facilmente abusarne. E’ importante sapere che la parte bianca del fusto contiene fibre molto delicate che possono essere consumate da tutti, mentre la parte verde contiene fibre più dure, che costituiscono sicuramente un’ottima zavorra per favorire il transito intestinale, ma occhio per chi soffre di colite, meglio non esagerare!

Ed infine la chicca della naturopata: provate ad usare il Porro come “cartoccio naturale”, al posto della carta forno o ancor peggio della carta stagnola per avvolgere i cibi, soprattutto il pesce durante la cottura, e constaterete che migliora notevolmente la digeribilità della preparazione. Appuntamento alla prossima settimana: sarà di scena l’aglio, il prodigioso bulbo cardine della medicina popolare.

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