Cos’è l’Agroecologia?

Cos’è l’Agroecologia?

Cos’è l’Agroecologia?
Cos’è l’Agroecologia?

Cos’è l’Agroecologia?, L’agricoltura sta attraversando una fase di profonda e rapida trasformazione che ne mette a rischio la capacità di rispondere alle sfide globali. La crisi climatica, il progressivo degrado patito dal suolo, l’inquinamento ambientale, la crescente insicurezza alimentare, la scarsità d’acqua e la persistente e diffusa povertà richiedono una trasformazione profonda del settore agroalimentare. Siamo ben lontani dall’obiettivo fame-zero e, mentre il fenomeno della malnutrizione aumenta, viviamo una fase storica segnata dalla violenza nell’intero sistema alimentare: a livello familiare, contro le ragazze e le donne, nei confronti di chi difende i diritti umani, contro le comunità alle quali viene sottratta la terra. Al tempo stesso sono in aumento i conflitti all’interno (e tra) gli Stati.

A livello globale, l’80% della superficie destinata all’agricoltura (che è pari a 1,5 miliardi di ettari) è destinato a monocolture ad alto input esterno, cioè quelle coltivate grazie all’apporto di sostanze estranee al terreno. Pensate che la metà di questa superficie è piantata a cereali. Ciononostante, il numero di persone che soffrono la fame è in aumento: nel 2019, quelle malnutriti erano 690 milioni, quasi 60 milioni in più rispetto al 2014. Anche i casi di obesità sono in crescita: quasi il 30% degli adulti in Nord America, Europa e Oceania sono obesi.
In Europa, il settore agricolo fa fronte alla produzione alimentare interna (quella cioè destinata alle persone che ci vivono) e alle esportazioni. Circa 10,5 milioni di aziende agricole gestiscono il 38% (160 milioni di ettari) della superficie totale dell’Ue, due terzi dei quali sono di dimensioni inferiori a 5 ettari.
Le aziende agricole a conduzione familiare hanno già dimostrato di essere competitive e sostenibili quando si trovano nelle condizioni giuste per lavorare. Hanno perciò bisogno di politiche e soluzioni di investimento su misura. L’agroecologia può aiutare a migliorare la propria produttività.

Nel secondo dopoguerra, con la Green revolution e la trasformazione dell’agricoltura europea verso un approccio intensivo, sono emersi significativi problemi ambientali e sociali: perdita di biodiversità e di habitat naturali (a livello genetico, di specie e di paesaggio) e contaminazione di suolo, acqua e cibo dovuta ai pesticidi ed eutrofizzazione delle acque. Ancora oggi sperimentiamo una progressiva perdita di biodiversità (di habitat, di impollinatori, di insetti, di popolazioni di uccelli e altre specie in molti Paesi europei) che può essere collegata in larga misura all’agricoltura.
Il peggioramento della qualità dell’acqua è un processo iniziato nel corso degli anni ‘70 ed è dovuto all’aumento delle concentrazioni di nitrati e pesticidi. In particolare, è stata accertata un’elevata contaminazione da nitrati delle falde acquifere. In molte regioni europee – quasi tutti gli Stati membri dell’Ue – le concentrazioni di nitrati nelle acque superficiali e sotterranee sono ancora molto alte, anche se l’attuazione della direttiva sui nitrati (adottata nel 1991) ha assicurato alcuni miglioramenti. Un altro serio problema, sentito fortemente anche in Europa, riguarda l’elevato ricorso agli antibiotici nell’allevamento, che tende a generare resistenza antimicrobica e, conseguentemente, pericolosi effetti collaterali per la salute umana.

Come se ciò non bastasse, l’agricoltura industriale è responsabile di circa il 12-20% delle emissioni di gas serra: l’agribusiness, in altre parole, contribuisce all’alterazione dei modelli meteorologici e, quindi, compromette la capacità di produrre cibo in futuro. I cambiamenti nella temperatura e nelle precipitazioni, così come gli eventi meteorologici e climatici estremi, stanno già influenzando le rese dei raccolti e la produttività del bestiame in Europa.

“Le aziende agricole a conduzione familiare hanno già dimostrato di essere competitive e sostenibili quando si trovano nelle condizioni giuste per lavorare. Hanno perciò bisogno di politiche e soluzioni di investimento su misura”

Il numero di agricoltori, e quindi di aziende agricole, in Europa sta velocemente diminuendo: colpa, oltre che del naturale invecchiamento delle vecchie generazioni di produttori, dell’agribusiness e del sistema alimentare industriale.

C’è poi un altro aspetto rilevante, soprattutto nei Paesi ricchi come quelli europei, che riguarda il tema della sovranità alimentare e la relativa messa a punto di diete sostenibili: si tratta di questioni di primaria importanza.

Da queste premesse appare evidente come siano necessari grandi cambiamenti affinché si sviluppino sistemi agricoli e alimentari sostenibili, sia in Europa che nel resto del mondo. L’agroecologia potrebbe essere un approccio importante per raggiungere questo obiettivo poiché progetta, sviluppa e promuove la transizione verso la biodiversità e verso sistemi agricoli e alimentari sani e che non fanno ricorso a input esterni.

“…L’agroecologia potrebbe essere un approccio importante per raggiungere questo obiettivo poiché progetta, sviluppa e promuove la transizione verso la biodiversità e verso sistemi agricoli e alimentari sani e che non fanno ricorso a input esterni.”

IL compito che ci attende ora è chiaro: spiegare l’importanza dell’agroecologia all’interno del sistema alimentare. Il suo punto di forza è quello di considerare l’ecologia e la giustizia sociale in modo congiunto, invece che separatamente. Il modo in cui trattiamo la terra, l’acqua e l’ambiente rivela il modo in cui trattiamo gli altri e viceversa. Se sfruttiamo i lavoratori, siamo portati a sfruttare gli animali nel nostro sistema alimentare; se sfruttiamo gli animali, siamo portati a sfruttare la terra; se estraiamo risorse dalla terra, togliamo ricchezza alle comunità.

La storia del’’agroecologia

Il termine agroecologia ha una storia lunga quasi un secolo: fu usato per la prima volta dall’agronomo russo Basil Bensin (1928) che propose il termine agroecologia per descrivere l’uso di metodi ecologici nella ricerca sulle piante coltivate. Da quel momento, quanta strada si è fatta!

Più tardi, lo scienziato e docente di ecologia Girolamo Azzi definì l’ecologia agraria come lo studio delle caratteristiche fisiche dell’ambiente, principalmente clima e suolo, in relazione allo sviluppo delle colture agricole, guardando, per esempio, alla qualità e quantità delle rese (Azzi, 1928; 1956).

Pur non avendo mai usato direttamente il termine agroecologia, l’agronomo e professore dell’Università di Pisa Pietro Cuppari è identificato da molti come un pioniere dell’agroecologia in Italia. Cuppari evidenziò anche gli aspetti sociali in agricoltura, come l’importanza dell’educazione, coinvolgendo nel dibattito “Le cattedre ambulanti”. Si trattava di un’istituzione italiana rivolta principalmente ai piccoli agricoltori che, per decenni (1880-1930), ha rappresentato un interessante strumento di informazione, formazione e coinvolgimento degli agricoltori che univa questioni economiche, sociali e scientifiche.

Negli anni Cinquanta, poi, l’ecologista e zoologo tedesco Tischler scrisse diversi articoli in cui compariva il termine “agroecologia”, per poi pubblicare nel 1965 un libro intitolato proprio in questo modo, Agroecologia. Tischler analizzò le diverse componenti dell’ecosistema agricolo, le loro interazioni e l’impatto della gestione agricola di natura antropica su di esse.

Tra il 1970 e il 1990, l’agroecologia è stata definita come un metodo per proteggere le risorse naturali, un metodo cioè che fornisce linee guida per progettare e gestire agroecosistemi sostenibili (Altieri, 1989; Gliessman, 1990), con un orientamento sociale e politico (Sevilla Guzman e Woodgate, 1997) e un più ampio focus sull’intero sistema alimentare come Ecologia del sistema alimentare (Francis et al., 2003). Tuttavia, lo sviluppo del concetto di agroecologia è differente da un Paese all’altro, sia in termini di interpretazione sia per quanto riguarda gli ambiti sociali in cui il concetto è stato applicato. Tale flessibilità nell’interpretazione ha consentito agli stessi approcci agroecologici di svilupparsi secondo modelli adattati alle realtà locali.

In Italia, a partire dai primi anni Ottanta, sono stati avviati programmi accademici di ricerca e formazione grazie al lavoro dei professori Maurizio Paoletti (dell’Università di Padova), Fabio Caporali (dell’Università della Tuscia, Viterbo), e Concetta Vazzana (dell’Università di Firenze). Recentemente, in tutto il mondo ma in particolare in Sud America, negli Stati Uniti e in Europa, sono stati avviati programmi di istruzione superiore in agroecologia. Nel 2020, poi, in Italia è stato lanciato il primo Master in Agroecologia e Sovranità Alimentare.

Oggi l’agroecologia viene interpretata come scienza, come movimento sociale e come insieme di pratiche (Wezel et al., 2009). Da questo punto di vista, la transizione verso sistemi alimentari più sostenibili dovrebbe includere questioni ambientali, economiche, sociali, culturali e politiche. A questo proposito, l’agroecologia riflette un cambiamento di paradigma che sfida le dinamiche di potere culturali e strutturali esistenti nel sistema alimentare di oggi, insostenibile e iniquo, ponendo l’auto-organizzazione dei produttori e dei consumatori di cibo come mezzo e fine dell’agroecologia (De Molina, 2013). L’agroecologia, nella sua versione più trasformativa e politica, rappresenta un quadro di riferimento incentrato sul rapporto sinergico tra persone e natura, sulla conoscenza e sui diritti dei produttori di cibo e degli altri attori del sistema alimentare, e sul de-centramento del profitto, del mercato, del trasferimento tecnologico e di elementi tipici dello «sviluppo mainstream» (Anderson et al., 2019).

Manca ancora accordo sul rapporto tra agroecologia e gli altri approcci agricoli alternativi che ne condividono molti princìpi, come la gestione integrata dei parassiti, l’agricoltura conservativa, l’agricoltura biologica, l’agricoltura biodinamica, l’agricoltura rigenerativa, l’agroforesteria, la permacultura. Questa fluidità concettuale talvolta crea tensioni nei dibattiti, ma rende anche l’agroecologia attraente per decision maker e scienziati che possono essere meno a loro agio con approcci più rigidamente definiti.

 

Ormai il termine è istituzionalizzato e viene comunemente utilizzato dalla FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), dall’IFOAM (la Federazione internazionale dei movimenti per l’agricoltura biologica) e dall’Unione europea.

I principi internazionali dell’agroecologia

Fin dal 2014 la FAO ha giocato un ruolo importante nel facilitare il dialogo globale e regionale sull’agroecologia attraverso nove incontri multi-stakeholder regionali e internazionali, culminati nel 2° Simposio Internazionale di Agroecologia, svoltosi a Roma nel 2018, che ha messo assieme quanto emerso negli incontri regionali. Nel 2018 è stato pubblicato il Ten Elements of Agroecology, il primo rapporto della FAO a dare risalto all’agroecologia in cui vengono descritti i dieci elementi dell’agroecologia: si tratta di diversità, co-creazione e condivisione delle conoscenze, sinergie, efficienza, riciclaggio, resilienza, valori umani e sociali, cultura e tradizione gastronomica, economia circolare e solidale e governance responsabile.

Nel 2019, i membri del Panel di alto livello sulla sicurezza alimentare e la nutrizione incaricato di occuparsi degli Approcci agroecologici e altre innovazioni per un’agricoltura e sistemi alimentari sostenibili che migliorino la sicurezza alimentare e la nutrizione hanno messo per stilato 13 princìpi agroecologici all’interno di tre pilastri:

– Migliorare l’efficienza delle risorse. I due princìpi sono riciclaggio e riduzione degli input esterni.

– Rafforzare la resilienza. I cinque princìpi sono: salute del suolo; salute degli animali; biodiversità; sinergia; diversificazione economica.

– Assicurare l’equità/responsabilità sociale. I princìpi sono: co-creazione della conoscenza; valori sociali e diete; equità; connettività; governance della terra e delle risorse naturali; partecipazione.

Il rapporto pone in primo piano l’agroecologia e nel testo si fa esplicito riferimento a tematiche come l’intensificazione sostenibile e l’agricoltura climate-smart. Il riconoscimento dell’agroecologia come uno dei percorsi e delle alternative per sviluppare un’agricoltura e sistemi alimentari sostenibili è diventato evidente al momento della pubblicazione del rapporto IAASTD.

In diversi Paesi del mondo, in particolare in America Centrale e Latina e nei Caraibi, così come in alcuni Paesi africani (ad esempio il Senegal), oggi esistono frame legali e politici che riguardano l’agroecologia. In Europa, invece, solo la Francia ha predisposto un programma politico specifico. Tra il 2012 e il 2017, il ministro socialista dell’Agricoltura Stéphane Le Foll ha portato avanti una politica pubblica volta a cambiare significativamente la produzione agricola in Francia.

A livello comunitario, l’Unione europea ha inserito l’agroecologia e gli approcci agroecologici nella Strategia per la biodiversità, nella Strategia Farm to Fork e nel Green Deal.

In ogni caso, una transizione sostenibile del sistema alimentare attraverso l’agroecologia non dipenderà solo dalle politiche agricole, ma anche da altre politiche che sostengano la creazione di catene alimentari basate sul valore, da un cambiamento nei sistemi di produzione sostenuto da modifiche nelle diete alimentari dei consumatori, e dalla protezione delle risorse naturali, nonché dalla possibilità che le giovani generazioni possano accedere alla terra. Una tale combinazione sinergica di azioni e politiche a sostegno delle transizioni agroecologiche risponderebbe alla necessità di ridurre la perdita e lo spreco di cibo e di migliorare la resilienza e la solidità del sistema alimentare, in particolare attraverso la diversificazione coerente con le ambizioni del nuovo Green Deal dell’Ue.

Ricerca e innovazione stanno assicurando un buon supporto all’agroecologia. Il progetto europeo AE4EU, in collaborazione con l’Università di Scienze Gastronomiche, getterà le basi per una rete europea di “laboratori agroecologici viventi”, infrastrutture di ricerca e altre realtà correlate. Mapperà inoltre le innovazioni e le iniziative a livello locale, regionale e nazionale in vari Paesi europei, fornendo una panoramica completa e precisa dell’agroecologia e facilitando il confronto e la connessione tra i meccanismi di finanziamento e le politiche sviluppate. Il progetto si occuperà anche di individuare e rendere disponibili alcune raccomandazioni per migliorare il finanziamento della ricerca pubblica e privata sull’agroecologia.

Conclusioni

Il dibattito contemporaneo sull’agroecologia si concentra su due diverse prospettive: un’agenda “trasformativa” o una “conformativa” (Levidow et al., 2014).

La duttilità dell’agroecologia, infatti, rivela un aspetto rischioso: può essere evocata come un tentativo di conciliare la sostenibilità con l’agricoltura intensiva, senza l’esclusione di alcuna tecnica o tecnologia pregiudizievole, piegandola così agli interessi del regime agroindustriale dominante; oppure può essere letta nella sua accezione più radicale come un agente di cambiamento volto a riformare radicalmente quello stesso regime appellandosi a una metamorfosi più profonda dell’agricoltura e del sistema alimentare, che, a mio avviso, è indissolubile con il principio di sovranità alimentare.

Tuttavia, qualunque sia l’interpretazione, l’agroecologia, così come l’agricoltura biologica e altri approcci correlati, è un potente motore di riflessione ed è un nuovo modo di “riconnettere” agricoltura, scienza, ambiente e società.

Fonte SlowFood.it by Paola Migliorini

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Pubblicato da peperonciniedintorni

Calogero Rifici nato a Mirto (ME) nel lontano 13 aprile 1958, sono Perito Meccanico e studio cucina, fotografia, elettronica, informatica, ec, ec. Nel 1982 mi sono trasferito a Firenze, per lavorare nel primo impianto di smistamento d’Italia, nel 1984 mi sono sposato con Marina e ci siamo trasferiti a Livorno, sul mare, perché ci nasce sul mare difficilmente ci rinuncia. Per circa 6 anni ho insegnato Office automation in una scuola superiore, ho tenuto diversi corsi di informatica in diverse aziende. Per tanti Anni ho lavorato come specialista infrastrutture per una grande azienda di servizi, mi occupo di sicurezza. Dal gennaio 2019 sono libero professionista, nel campo enogastronomico Dal 2002 sono membro dell’accademia del peperoncino, dal 2008 sono Sommelier Fisar delegazione Livorno. Da 2013 ho un blog, www.peperonciniedintorni.it dove pubblico notizie enogastronomiche e ricette. Quando nelle ricette uso ingredienti particolari, prima spiego gli ingredienti che uso e poi illustro le ricette. Le mie ricette sono o tradizionali o di mia creazione, cerco di valorizzare i prodotti che uso. Faccio parte della delegazione Slow Food di Livorno, e cerchiamo di far conoscere la natura, specialmente ai bambini.

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