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Frati fritti – para frittus, ricetta sarda

Frati fritti, si frati fritti  e non fatti fritti, non mi stancherò mai di dirlo, questi buonissimi dolci sardi tipici del periodo carnevalesco che in sardo si chiamano para frittus sono spesso erroneamente chiamati “fatti fritti”, ma la parola “para” in sardo significa frate non fatto quindi mi sembra evidente che la traduzione corretta sia frati, il nome deriverebbe dalla caratteristica striscia più chiara che presentano a metà, che ricorda il cordone dei frati o, secondo alcuni, la chierica. Comunque a parte la precisazione sul nome ecco la ricetta di questi soffici dolci carnevaleschi, questa è di mia zia, i suoi sono quelli che preferisco in assoluto, domenica li ho fatti con mia madre e anche se la riga non è perfetta sono abbastanza soddisfatta del risultato.

Frati fritti – para frittus

Ingredienti
1 kg farina (0,35 €)
4 uova (0,48 €)
1/2 l latte tiepido (0,35 €)
100 g strutto (0,63 €)

100 g zucchero (0,09 €)
1 o 2 arance (succo e buccia) (0,38 €)
1 bicchierino liquore secco (0,40 €)
50 g lievito di birra (0,22 €)
1 bustina lievito istantaneo (0,20 €)
olio per friggere

Il costo per poco meno di 2 kg di frati fritti è di circa 3 euro e 10 centesimi frati fritti para frittus morti di fame

Procedimento

Preparare tutti gli ingredienti: grattare la buccia delle arance e spremerle, intiepidire il latte e sciogliere il lievito in circa la metà latte stesso, setacciare la farina, lasciare lo strutto a temperatura ambiente.
Se si impasta a mano: fare la fontana, mettere al centro le uova lo strutto e iniziare ad impastare, trasferire in una ciotola capiente e aggiungere il resto degli ingredienti tranne il lievito istantaneo e i 250 ml di latte (quello senza il lievito), impastare molto bene per circa 20 minuti aggiungere il latte rimasto fino ad ottenere la giusta consistenza, il latte potrebbe non servire tutto, ma potrebbe servirne anche un po’ di più, continuare ad impastare fino all’assorbimento del latte, aggiungere il lievito istantaneo e impastare ancora per circa 15 minuti, i tempi sono indicativi: l’impasto deve avere preso corda ed essere liscio ed omogeneo.

Con l’impastatrice: mettere tutto insieme nell’impastatrice  tranne il lievito istantaneo e i 250 ml di latte (quello senza il lievito), impastare per circa 15 minuti col gancio e poi aggiungere il latte man mano fino ad ottenere la giusta consistenza,quando il latte sarà assorbito bene aggiungere il lievito istantaneo e continuare ad impastare a velocità bassa fino all’incordatura dell’impasto. Impastare abbastanza a lungo la pasta deve risultare morbida ma elastica e uniforme, più morbida di quella della pizza. Mettere a lievitare coperto in un posto tiepido, noi abbiamo avvolto la ciotola (scivedda) in una copertina e lo abbiamo messo vicino alla stufa quando l’impasto sarà raddoppiato (circa due ore), dividetelo in palline da circa 60 g l’una, io sono andata ad occhio, diciamo circa 6/7 cm di diametro, cercate di farle abbastanza regolari,

fatti fritti morti di fame
per staccare la pasta dalla massa e darle la forma bisogna inumidirsi le mani, alcuni le bagnano col latte o con il liquore, mia zia solo e soltanto con l’acqua e io così ho fatto, il metodo ideale è quello che si usa per le mozzarelle: fate scorrere delicatamente la pasta tra pollice ed indice ad anello e “mozzate” la pallina chiudendo le dita al di sotto della pallina quando ne è passata una quantità sufficiente. Se l’impasto era ben lievitato e se avete formato le palline con delicatezza, quando avrete finito di fare le ultime palline, le prime saranno pronte a friggere, soprattutto se state lavorando in un ambiente tiepido, in caso contrario lasciatele “puntare” per una ventina di minuti finché non si gonfiano un po’. Mettere a scaldare l’olio, che deve essere abbondante, l’olio è pronto quando buttandoci dentro un pezzetto di pane questo torna subito a galla e si dora velocemente, durante la frittura stare attenti a che l’olio non diventi troppo caldo, se i frati fritti si colorano troppo in fretta non cuoce bene l’interno, regolate un po’ la fiamma a seconda delle necessità. Prendere ogni pallina e con delicatezza formare un buco al centro col pollice, e dare una forma a ciambella, fare questa operazione con delicatezza e velocità inumidendosi le mani, calare la ciambella nell’olio ben caldo, quando sarà ben dorata aiutandosi con un mestolo di legno rivoltarla perché cuocia pure dall’altro lato, se la lievitazione è giusta una volta cotte dovrebbero presentare la caratteristica striscia longitudinale. Di solito dopo aver calato la prima ne formo e ne calo altre due poi giro la prima, ne metto al massimo 5 nella padella per non abbassare troppo la temperatura dell’olio e non farle attaccare fra di loro (regolatevi sulla vostra padella)

parafrittus morti di fame

Servite ben caldi e cosparsi di zucchero semolato o miele. Si conservano in un sacchetto per alimenti ben chiuso anche una settimana, ma io preferisco surgelarli, si tengono benissimo, e scongelarli quando mi servono.

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La prossima volta li provo senza lievito istantaneo, l’ho messo solo perché la ricetta di mia zia è ottima, ma non ne capisco l’utilità

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3 Risposte a “Frati fritti – para frittus, ricetta sarda”

  1. Che buoni! Grazie per aver messo la traduzione giusta! Ovviamente è “frati fritti” e non “fatti fritti” che non significa assolutamente nulla in nessuna lingua! Anche in paese (in Marmilla) ho sempre sentito la spiegazione per cui il nome del dolce deriva dalla somiglianza con la tipica chierica dei frati. D’altronde per capire la bontà della traduzione (al di là delle parole in sè, se si conosce il sardo) basta la logica: essendo un dolce di Carnevale, era normale irridere la Chiesa e il potere, e così tanti dolci carnevaleschi in Sardegna sono associati a frati, suore, i potenti del tempo…

    Bellos meda! Gratzias pro su de àere postu sa bortadura sketa! A didu tentu in italianu est “frati fritti” e no “fatti fritti”, ca in tamen non bolet narrer nudda in linguagiu perunu! In bidda puru (in Marmidda) apo istètidu intendidu semper ca su nòmene nde benit de is paras, ca is durches assimigiant a sa tundidura issoro. Essende ca pro cumprender sa bonidade de sa bortadura (kentza de arresonare a subra de is faeddos etotu, ki si connoschet su sardu) bastat sa lògica: essende durche de Carrasegare, fiat avesu a nde ponner a cantzone sa Cresia e su podere, e tandu unos cantos durches de Carrasegare funt acumonados cun paras, mongias, is arricos de su tempus de antigòriu.

  2. Ieri in classe ho fatto presente che il nome e’ frati e non fatti, forse nessuno mi ha creduto. Cmq ho visto la ricetta che eseguiro’ quanto prima. Grazie 1000

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