Zuppa bianca del dottor Pampuri

La zuppa bianca del dottor Pampuri è una minestra legata a San Riccardo Pampuri, il santo che ho “pescato” a Capodanno come protettore dell’anno. Gli anni scorsi pescavo il santino fisicamente presso i sacerdoti dai quali andavamo a Messa ma, dato che negli ultimi mesi abbiamo cambiato chiesa, ho fatto la “pesca” attraverso un sito internet e mi è capitato San Riccardo Pampuri.

Non conoscevo molto questo personaggio, se non per averlo sentito nominare. Inoltre, come oramai saprete, io seguo il calendario tradizionale e, di conseguenza, mi occupo principalmente di santi preconciliari. Invece, San Riccardo è stato canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1989, anche se il processo di beatificazione cominciò nel 1949. Così, mi sono informata e ho concluso che valesse la pena occuparmi di lui (come avevo fatto con san Charbel, il santo che mi capitò l’anno scorso, anche lui canonizzato nel post concilio), anche perché ho visto come un segno il fatto che proprio quest’anno, che ho dovuto affrontare la mia fobia più grande legata ai denti (chi mi segue sui social sa che ho messo l’apparecchio e che, in vista di questo, ho dovuto fare delle cose che non avrei mai pensato di superare così brillantemente), mi sia capitato un santo medico come protettore. Ma le sorprese non finiscono qui: non potete immaginare il mio stupore quando, cercando informazioni su di lui, ho scoperto che quando prese servizio presso l’ospedale S. Orsola di Brescia, gli fu affidato l’ambulatorio dentistico…

San Riccardo era un dottore d’altri tempi, un medico che trascorreva le sue giornate visitando i malati e le sue notti pregando in chiesa. Riccardo Pampuri, al secolo Erminio Filippo, era nato il 2 agosto 1897 a Trivolzio, in provincia di Pavia, e a soli ventiquattro anni divenne medico condotto a Morimondo (Milano), un paesino di 1800 abitanti sparsi in cascinali di campagna su strade malagevoli della bassa pianura lombarda. San Riccardo si prodigò per i malati con grande dedizione, spesso gratuitamente. Inoltre, ogni mattina assisteva alla S. Messa e la sera pregava davanti al Santissimo. Ebbe anche una vita molto attiva. Infatti, già durante gli studi universitari a Pavia faceva parte del Circolo cattolico Severino Boezio. A Morimondo si occupò di tanti giovani, che vivevano in un ambiente povero e privo di stimoli culturali. Così, cominciò a radunarli e ad istruirli nella fede. Nel giugno 1927, a trent’anni, il dottor Pampuri chiese di entrare a far parte dei Fatebenefratelli, l’ordine ospedaliero fondato da San Giovanni di Dio per l’assistenza agli infermi. Preso il nome di fra’ Riccardo, in onore del suo direttore spirituale don Riccardo Beretta, cominciò il noviziato a Brescia, alternando professione medica e servizio umile ai malati. Il 28 ottobre 1928, fra’ Riccardo si offrì a Dio tramite i voti di povertà, castità e obbedienza e scrisse: “Voglio servirti mio Dio, per l’avvenire, con perseveranza e amore sommo: nei miei superiori, nei confratelli, nei malati tuoi prediletti; dammi grazia di servirli come servissi Te”. Presto i disturbi respiratori, che si erano manifestati mentre combatteva durante la I guerra mondiale, si aggravarono e, dato che i parenti lo volevano vicino, venne trasferito a Milano, dove morì il 1° maggio 1930 a trentatré anni, stringendo tra le mani il crocifisso. I suoi funerali furono celebrati da quel don Riccardo di cui aveva scelto il nome.

San Riccardo Pampuri, durante la sua vita, aveva affrontato anche il rapporto fra scienza e fede, tra le quali non c’è contraddizione. A sostegno della compatibilità fra le due, portava come esempio la vicenda di Pasteur, il quale veniva attaccato dai sostenitori della “generazione spontanea”: Pasteur, per difendere la fede dall’accusa dei materialisti, scoprì il mondo dei microrganismi.

Riguardo al cibo, San Riccardo seguiva una dieta semplice ed essenziale, costituita perlopiù da verdure. Preparava spesso minestre, che a volte mangiava fredde, e la zuppa bianca, una minestra di cipolle che doveva essere molto simile ai piatti consumati, con latte e polenta, nelle povere cascine di Morimondo.

La ricetta della zuppa bianca del dottor Pampuri è tratta dal libro “In cucina con i santi, i piatti di grandi uomini e donne” di Andrea Ciucci e Paolo Sartor.

Provate anche la zuppa del Sabato Santo.

  • DifficoltàFacile
  • CostoEconomico
  • Tempo di preparazione30 Minuti
  • Tempo di cottura35 Minuti
  • Porzioni4 persone
  • Metodo di cotturaFornello
  • CucinaItaliana

Ingredienti

3 patate (medie)
1 cipolla (grande)
70 g burro
200 ml latte
600 ml brodo vegetale
q.b. parmigiano grattugiato
332,14 Kcal
calorie per porzione
Info Chiudi
  • Energia 332,14 (Kcal)
  • Carboidrati 27,97 (g) di cui Zuccheri 6,26 (g)
  • Proteine 9,80 (g)
  • Grassi 20,63 (g) di cui saturi 13,34 (g)di cui insaturi 7,23 (g)
  • Fibre 3,16 (g)
  • Sodio 542,89 (mg)

Valori indicativi per una porzione di 287 g elaborati in modo automatizzato a partire dalle informazioni nutrizionali disponibili sui database CREA* e FoodData Central**. Non è un consiglio alimentare e/o nutrizionale.

* CREA Centro di ricerca Alimenti e Nutrizione: https://www.crea.gov.it/alimenti-e-nutrizione https://www.alimentinutrizione.it ** U.S. Department of Agriculture, Agricultural Research Service. FoodData Central, 2019. https://fdc.nal.usda.gov

Strumenti

1 Coltello
1 Tagliere
1 Casseruola
1 Cucchiaio di legno
1 Pelapatate

Passaggi

Per preparare la zuppa bianca del dottor Pampuri, per prima cosa mondate e tagliate finemente la cipolla, dopodiché fatela soffriggere in una casseruola con il burro.

Nel frattempo, pelate le patate e tagliatele a tocchetti.

Quando la cipolla sarà appassita, aggiungete le patate e fatele insaporire per qualche minuto, mescolando spesso con un cucchiaio di legno.

Poi unite il latte ed il brodo e portate ad ebollizione, dopodiché abbassate il fuoco e fate cuocere per 20 minuti.

Infine, servite la zuppa spolverizzata con abbondante parmigiano grattugiato.

NOTE

La zuppa bianca del dottor Pampuri può essere arricchita con della pasta corta o, per rimanere in Lomellina, patria di San Riccardo, con del riso: basterà aumentare leggermente la dose di brodo per facilitare la cottura.

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