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Torta Guglielmo Tell (ricetta rossiniana)







Dopo la Torta alle ciliegie nere (che trovate QUI) e gli Asparagi al parmigiano (che trovate QUI), ecco un’altra ricetta rossiniana: la Torta Guglielmo Tell. Si tratta di una torta di mele composta da un guscio di pasta frolla ed un ripieno di mele. La particolarità di questa frolla è che ha l’acqua al posto delle uova. A coronare il tutto, una mela trafitta da una freccia. QUI trovate la ricetta delle mele al cioccolato ed il racconto dell’imprevisto che mi ha portato a ricoprirla di cioccolato fuso invece che di caramello: avevo perso il termometro, che ovviamente ho ritrovato dopo aver fatto la ricetta.
Come per le altre ricette rossiniane fatte in precedenza, anche questa è tratta dal libro “A tavola con Rossini. Musica per il palato” di Thierry Beauvert. Questo libro parla del Rossini buongustaio e sottolinea il rapporto tra il musicista ed il cibo, presentando una serie di ricette a lui legate.
Gioachino Rossini è uno dei miei compositori preferiti e ascolto quasi quotidianamente le sue Opere. Quindi, ovviamente, ho fatto questa torta con in sottofondo (mica tanto sotto) il Guglielmo Tell.
Rossini aveva trentasette anni quando andò in scena “Guillaume Tell”, la sua ultima opera lirica. In questa occasione, ed in suo onore, fu creata la Torta Guglielmo Tell. Rossini da quel momento passò molto tempo nella sua residenza parigina, nella quale gli venivano spediti maccheroni, salumi, formaggi, soprattutto il Gorgonzola, che faceva arrivare dall’omonima città, e il panettone, tutti cibi di cui era particolarmente ghiotto. Non mancavano, inoltre, gli zamponi, la mortadella e i tartufi, per i quali il maestro aveva una vera a propria predilezione. Ecco, la passione di Rossini per i tartufi non riesco proprio a condividerla, dato che sono una delle poche persone al mondo a non apprezzarli. Invece, Rossini li amava così tanto che confessò di aver pianto soltanto tre volte nel corso della sua vita: dopo i fischi alla sua prima opera, quando ascoltò il violino di Paganini e dopo la caduta nel lago di un tacchino farcito con i tartufi, mentre si trovava in gita in barca.
Il Guglielmo Tell fu composto nel 1828 e rappresentato per la prima volta al Teatro dell’Opéra di Parigi nel 1829, mentre la prima italiana avvenne al Teatro del Giglio di Lucca nel 1831, tradotto in italiano. Da questo momento, Rossini si dedicherà solo alla musica da camera, alla musica sacra o, comunque, a composizioni musicali non destinate al Teatro. Rossini raccontava la nascita della sua ultima Opera in questi termini: “Cinque mesi impiegai a comporre il Guglielmo Tell, e mi parve assai. Lo scrissi in campagna al Petit- Bourg nella villa dell’amico Aguado. Vi si faceva vita assai gaia: io avevo preso una gran passione per la pesca alla lenza e perciò mandavo avanti il mio lavoro con poca regolarità. Ricordo di aver abbozzato la scena della congiura una mattina, stando seduto sulla riva dello stagno, in attesa che il pesce abboccasse all’amo. Ad un tratto mi accorsi che la canna da pesca era sparita, trascinata da un grosso carpione, mentre ero tutto infervorato ad occuparmi di Arnoldo e Gessler”.
Il libretto del Guglielmo Tell fu tratto dal dramma omonimo del 1804 di Friedrich Schiller. Il filo conduttore della trama è costituito dal processo di liberazione del popolo svizzero dalla dominazione austriaca. Protagonista dell’Opera è il leggendario Guglielmo Tell, che guiderà il suo popolo verso la libertà. Il Guglielmo Tell, capolavoro a cavallo tra classicismo e romanticismo, è un lavoro imponente. Con quattro atti, coreografie e scene spettacolari, rappresenta la nascita del genere tipicamente francese del Grand Opéra. Secondo alcuni critici, il precoce ritiro di Rossini dalle scene teatrali fu dovuto all’incompatibilità fra il compositore e l’estetica romantica: infatti all’esaltazione del sentimento e all’identificazione con i personaggi, Rossini contrapponeva un distacco razionale tipico del Settecento. Comunque, sono stati messi in evidenza numerosi elementi romantici nel Guglielmo Tell, come il soggetto storico-patriottico, l’utilizzo di elementi folcloristici e la grande importanza affidata al coro. E’ come se Rossini, prima di dare l’addio alle scene, avesse voluto dimostrare che, se solo avesse voluto, avrebbe potuto eccellere anche nel nuovo stile romantico.
A ulteriore conferma della popolarità di quest’opera, basti ricordare che il segnale acustico degli autopostali svizzeri richiama le prime note del Guglielmo Tell. Inoltre, le parti iniziale e finale dell’ouverture sono state utilizzate nella colonna sonora di “Arancia meccanica” di Kubrick. Infine, fino al 1986, la parte orchestrale del finale di Guglielmo Tell è stata la sigla di apertura delle trasmissioni televisive della RAI.
 
Ma ora veniamo alla ricetta e, mi raccomando, mentre la preparate ascoltate il Guglielmo Tell!

  • DifficoltàBassa
  • CostoEconomico
  • Tempo di preparazione40 Minuti
  • Tempo di riposo30 Minuti
  • Tempo di cottura30 Minuti
  • Porzioni6 persone
  • Metodo di cotturaForno

Ingredienti

  • 800 gMele renette
  • 150 gZucchero
  • 200 gBurro (più qualche fiocchetto per la superficie)
  • 200 gFarina 00
  • 1 pizzicoSale

Preparazione


  1. Per prima cosa, tirate fuori dal frigo il burro per farlo ammorbidire. Poi, su una spianatoia, disponete la farina a fontana e aggiungete 2 cucchiai di zucchero (presi dal totale) e 1 pizzico di sale. Mescolate, unite il burro a pezzettini e un po’ d’acqua fredda e impastate velocemente fino a creare un composto liscio e omogeneo. Se la frolla dovesse risultare troppo appiccicosa, aggiungete della farina. Poi formate un panetto e mettetelo in frigorifero per 30 minuti.
    Passato questo tempo, tirate la frolla fuori dal frigo e stendetela con un mattarello ad uno spessore di circa 1 cm. Poi rivestite con la frolla uno stampo per crostate, di circa 23 cm di diametro, imburrato ed infarinato (io ho usato una tortiera in carta da forno e questa operazione non è stata necessaria). A questo punto, bucherellate il fondo della frolla con una forchetta e cospargetelo con qualche cucchiaio di zucchero (sempre preso dal totale).
    Lavate, asciugate e sbucciate le mele, tagliandole a spicchi sottili, e disponetele a raggiera sulla frolla. Poi coprite con lo zucchero rimasto e con qualche fiocchetto di burro e cuocete in forno statico preriscaldato a 210° per circa 30 minuti.
    Infine, decorate con la mela trafitta da una freccia (trovate QUI la ricetta). Per la freccia, ho ritagliato del cartoncino rosso che poi ho incollato su due stuzzicadenti, con i quali ho infilzato la mela.

NOTE


La ricetta originale prevedeva 1 kg di mele ma ho diminuito la dose, che era un po’ eccessiva per la tortiera che ho usato. Se usate uno stampo più grande di 23 cm, potete provare ad usare più mele.

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