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Beatine di Ghemme





 
In questo primo anno di blog, vi ho proposto tante ricette legate al culto dei santi. Quella di oggi, invece, è legata ad una beata, Panacea De’ Muzzi.
Panacea era una pastorella nata a Quarona, in Valsesia, nel 1368, che fu uccisa dalla sua matrigna perché pregava invece di lavorare. La matrigna la costringeva continuamente a fare lavori molto pesanti ed umili ma Panacea trascorreva il proprio tempo in preghiera e in atti di carità, come la cura dei malati, mentre gli angeli portavano a termine i lavori al suo posto (vorrei anch’io degli angeli così), a riprova del fatto che la Chiesa ha sempre considerato superiore la vita contemplativa rispetto alla vita attiva. Una sera primaverile, quando Panacea aveva quindici anni, la donna, vedendo il gregge tornare all’ovile senza la figliastra, si mise alla sua ricerca e la trovò in preghiera sul monte Tucri. La matrigna si incollerì e la uccise con il fuso che la ragazza usava per filare. Il corpo di Panacea fu portato a Ghemme (NO), dove fu sepolto, e la pastorella divenne presto oggetto di devozione.
Il culto per Panacea ebbe larga diffusione sin dall’inizio del Quattrocento, principalmente in ambito locale, ottenendo conferma da parte della Chiesa solo nel 1867 (non era ancora l’epoca dei “Santo subito”), quando fu beatificata da Papa Pio IX. All’inizio del XV secolo sorsero a Quarona già due oratori dedicati alla beata: uno sul luogo del martirio, Beata al Monte, l’altro nel paese dove sono collocate le sue reliquie, Beata al Piano. Il corpo oggi è deposto in una teca di vetro all’interno della chiesa di Ghemme; esso è ancora meta di pellegrinaggio, soprattutto da parte della popolazione piemontese. La data di ricorrenza della beata Panacea è stata fissata al 5 maggio dalla diocesi di Novara, mentre cade il primo venerdì dello stesso mese nel vicariato della Valsesia.
In occasione della sua festa, a Ghemme vengono infornati dei biscottoni di pasta frolla friabile alle mandorle, molto burrosi: le Beatine di Ghemme. Questi biscotti hanno un bel colore dorato, dovuto ad una spennellatura superficiale di uovo fatta prima della cottura e si mangiano da soli o inzuppati a colazione. Le Beatine di Ghemme hanno una forma che ricorda Panacea in preghiera, con le mani giunte in preghiera, oppure in posizione distesa con tre fusi in testa, simbolo del martirio. Un tempo era usanza calarli nel sepolcro della beata per benedirli. A volte, questi biscotti vengono decorati con codette di zucchero rosse per simboleggiare il sangue versato.
La ricetta è tratta dal libro “Santa Pietanza” di Lydia Capasso e Giovanna Esposito.

Un’amica stamattina mi ha scritto che le mie avventure culinarie sembrano una serie TV. In effetti, mentre preparavo questa ricetta, ne ho combinata un’altra delle mie: ho messo i biscotti a raffreddare su una gratella e intanto mi sono messa a guardare le scadenze di alcuni prodotti in dispensa; ad un certo punto mi sono caduti dei pacchi di farina proprio sui biscotti, che si sono frantumati in mille pezzi… Meno male che me n’è rimasto qualcuno per fare le foto.


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  • DifficoltàMedia
  • CostoEconomico
  • Tempo di preparazione1 Ora
  • Tempo di riposo2 Ore
  • Tempo di cottura15 Minuti
  • Porzioni15 pezzi circa
  • Metodo di cotturaForno
  • CucinaItaliana

Ingredienti

  • 300 gFarina 00
  • 225 gFarina di mandorle
  • 150 gZucchero a velo
  • 200 gBurro
  • 90 gUova (circa 2 uova medie)
  • 2Limoni (scorza grattugiata)
  • 1 pizzicoSale
  • 1Uovo (per spennellare)

Strumenti

  • 1 Ciotola Capiente
  • 1 Forchetta
  • 1 Setaccio
  • Pellicola per alimenti
  • Carta forno
  • 1 Stampino o sagoma di carta
  • 1 Pennello

Preparazione

  1. Per prima cosa, in una ciotola capiente mescolate la farina di mandorle con lo zucchero, il sale e la scorza grattugiata dei limoni, dopodiché aggiungetevi le uova sbattute con una forchetta e amalgamate bene con la forchetta. Quando l’impasto sarà omogeneo, unitevi la farina 00 setacciata ed il burro a pezzetti, che dovrà essere freddo ma lavorabile (quindi, toglietelo dal frigo qualche minuto prima) e impastate velocemente con i polpastrelli, fino a rendere il composto omogeneo ma facendo attenzione a non scaldarlo.

    A questo punto, formate una palla, schiacciatela un po’, avvolgetela nella pellicola trasparente e fatela riposare in frigorifero per due ore.

    Passato questo tempo, stendete l’impasto col mattarello tra due fogli di carta da forno, allo spessore di circa ½ cm. Poi ritagliate dei biscotti piuttosto grandi. Nel libro da cui ho tratto la ricetta c’è scritto di farli della forma desiderata: io ho ritagliato una sagoma su un foglio di carta raffigurante la beata dell’altezza di circa 10 cm, l’ho appoggiata sulla frolla e l’ho ritagliata con la punta di un coltello.

    Ora, sistemateli su una teglia ricoperta di carta da forno, spennellateli leggermente con un uovo sbattuto e cuoceteli in forno (io ho usato la funzione statica) preriscaldato a 180° per circa 15 minuti, fino a quando saranno dorati.

    Infine, sfornateli e fateli raffreddare su una gratella.

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