Carnevale di Ivrea

Fra pochissimo e’ Carnevale e dolci e dolcetti non possono mancare !

Carnevale , qui da noi, in realta’ e’ gia’ iniziato dal 6 gennaio .

Ivrea le manifestazioni legate al carnevale storico iniziano proprio il 6 gennaio e proseguono nelle domeniche precedenti al carnevale vero e proprio.


 

 

L’ evento  iniziera’ il giovedi’ grasso fino al martedi” successivo e coinvolgera’ letteralmente tutta la citta’, chiusa al traffico nei 3 giorni della battaglia, fra un tripudio di bandiere, feste nei vari quartieri, banchetti di panini e dolciumi di ogni tipo..

Anche se la fine del carnevale e’ segnata il martedi’ sera dal saluto ‘Ardveze a giobia ‘n bot” , in realta’ ci si ritrova il giorno dopo  a pranzo  per la classica ‘Polenta e Merluzzo”  in piazza La Marmora, con gia’ la nostalgia per i giorni precedenti.

Ogni anno mi dico che non partecipero’ , che questo carnevale ha perso la sua magia, che c’e’ troppa confusione, che..

 

Ma appena sento le prime note suonate dai pifferi.. qualcosa si smuove dentro, lo stomaco si prepara all’ adrenalina, al coinvolgimento, alla voglia di infilarsi in testa il cappello ‘frigio’ e buttarsi nelle strade a respirare l’ odore delle arance..

Non si puo’ rimanere indifferenti alla musica del gruppo storico ‘Pifferi e Tamburi‘, che accompagna tutte le manifestazioni, e al tintinnio dei campanellini dei carri di cavalli e delle divise degli aranceri..

Ogni negozio, via o piazza e’ addobbato con riferimenti alle varie squadre , e con i simboli del Carnevale .

Al di la’ della battaglia, che si svolge da domenica a martedi’, vi sono un sacco di manifestazioni storiche da scoprire, girando a piedi e seguendo il programma, riscaldandosi poi con un ‘bombardino’ nei bar del centro storico , un bicchiere di vin brule’ , un panino con la salamella, una ciotola dei ‘fagioli grassi’ alle fagiolate dei vari rioni, una frittella dolce alla nutella preparata al momento dai banchetti ..

Senza parlare della sensazione del mercoledi’ delle ceneri, quando ormai il carnevale e’ terminato , e per le strade a cubetti della citta’ passano i mezzi delle pulizie a lavare e a togliere il residuo delle arance.

I negozi tolgono le assi e le protezioni delle vetrine, si smontano le bandiere , i palchetti,  e la citta’ si prepara a rientrare nella realta’.

L’ odore forte e acre, in mancanza di pioggia, durera’ un bel po’, a ricordare che per 3 giorni il centro ha chiuso fuori il traffico, i problemi , la crisi, per recuperare il senso del carnevale cosi’ come si viveva una volta, senza pensare alle tasse, ai problemi o al lavoro, ma solo a divertirsi, a festeggiare , a ritrovarsi con gli amici e fare i ‘badola’ ( gli sciocchini ) .

Io sono arrivata a Ivrea nel 1986, per lavorare all’ Ollivetti ,ed ero  stupita dal fatto che  in quei giorni si bloccasse tutto ad Ivrea, lavoro, trasporti, tutto! Ho avuto la fortuna di conoscere persone che mi hanno portata in giro, nei retroscena del carnevale, nei vicoletti, nelle cascine dove si preparano i carri, le bardature, nei circoli dove si ritrovano gli aranceri , e dove  i ‘vecchi’ insegnano ai giovani le regole del tiro.

Mi sono innamorata delllo spirito di questo carnevale, dove ognuno si immedesima nel ruolo che ricopre, aranceri, ufficiali, pifferi e tamburi ..QUALCUNO FORSE UN PO’ TROPPO..

Anche qui qualcuno pensa di essere piu’ uguale degli altri..

Ma poi la battaglia arriva e sovrasta ogni elite, ogni differenza sociale, annulla l’individualita’ e riconduce al gioco di squadra.

La scena di un arancere che dal carro da tiro si toglie la maschera ormai intasata di arance, e ingaggia un testa a testa con un arancere a piedi, per poi terminare con una stretta di mano la ‘battaglia’ , infiamma il pubblico e strappa applausi .

Ogni anno giornali danno risalto ai feriti, agli occhi neri, ma se ci si ferma a pensare alla quantita’ di gente che ogni anno viene a visitare il carnevale, a come si ammassa tra le viuzze strette dove passa il corteo storico, a volte sfiorando addirittura i cavalli che sfilano , con le strade ricoperta di ‘palta’ , ci si rende conto che in realta’  non e’ mai successo niente di grave, nessun incidente . Il problema piu’ grande e’ il rispetto delle regole, il buon senso ( fare attenzione alle arance durante il tiro se non sei dietro alle reti di protezione, non intralciare il passaggio del corteo storico e dei cavalli , e se attraversi una piazza durante il tiro non puoi pretendere di uscirne con i vestiti e le scarpe pulite) . Certo, occhi neri ce ne sono, ma fra gli aranceri, che scelgono consapevolmente di partecipare . Il primo anno anch’io ho ricevuto un arancia di rimbalzo in faccia, e da li’ ho imparato ad avere sempre un braccio alzato e guardare per aria.  Ma ho sempre visto piu’ violenza in certi campi da calcio o in alcune sedute in parlamento che al carnevale di Ivrea, sinceramente.

Ora i tempi sono un po’ cambiati, pochi ormai si assentano dal lavoro per partecipare all’ evento, e un po’ di malinconia mi assale, pensando a quanti carnevali ho trascorso ospitando amici che arrivavano dal Veneto , dalla Toscana, dalla Campania e facendo da cicerone a questo strano e unico carnevale…

Nei primi anni, il lunedi’ e il martedi’ lasciavo il lavoro a mezzogiorno, correvo in macchina a infilarmi gli stivali da ‘ battaglia’ ( i piu’ brutti e impermeabili possibile, per camminare in mezzo al pantano delle arance..) e il cappello rosso, per poi sedermi sulle panchine a gustarmi un panino ripieno di ogni cosa, e alla fine una meritata frittella o bombolone fritto ( alla faccia dell’alimentazione sana ! E’ Carnevale!!), in attesa dell’ inizio , con i carri che entravano nelle piazze, il pubblico che correva a ripararsi dietro le reti di protezione, approfittando delle pause per passare da una piazza all’ altra. Non si puo’ raccontare, si deve vivere.

Quest’anno poi sono presenti anche eventi ‘collaterali’ fra cui segnalo la mostra fotografica, presente negli esercizi commerciali del centro “ E’ Carnevale, la donna vale “ http://www.storicocarnevaleivrea.it/edizione-2018/calendario-collaterale/giovedi-11-gennaio-2018. 

Attenzione pero’: se decidete di percorrere le vie dove si svolge la battaglia, ricordatevi di indossare il lasciapassare: il ‘cappello frigio‘ , il cappellino rosso “a calza” se non volete ricevere qualche arancia anche voi .

Nel caso, non arrabbiatevi: e’ carnevale!!

Se vi ho un po’ incuriosito, visitate la pagina FB e il sito ufficiale del carnevale di Ivrea, ci sono tutte le informazioni per conoscere questo splendido carnevale.

Queste invece le foto dei vari rioni , delle vetrine dei negozi , e della citta’ , in attesa della battaglia .

A Ivrea i dolcetti tipici di Carnevale non mancano : a partire dalle bancarelle presenti un po’ ovunque, e’ un tripudio di dolcetti, frutta secca caramellata, frittelle,  fino ad arrivare alle pasticcerie dove sono presenti , oltre le bugie ripiene, al forno, fritte, anche la ‘Polentina d’Ivrea’ ( dolcetto tipico di Ivrea, a base di farina di mais e aromatizzata all’ arancia), cioccolatini e dolci inventati dai maestri pasticceri per l’ occasione.

Seguitemi in questa passeggiata gastronomica e , se verrete ad Ivrea al Carnevale, provate uno dei posticini che vi faro’ scoprire questa settimana!

E allora, nascondendo la bilancia in un angolino, mi preparo a rimandare ogni tentativo di tornare in linea a dopo Carnevale !! Ora vado all’ assaggio e poi vi racconto!!

Carnevale Ivrea, Varie , ,

Informazioni su mangiareunidea

Da sempre attraverso il cibo associo nei miei ricordi viaggi, luoghi, persone, emozioni :e' l'indice per i miei ricordi.. in ogni viaggio ho associato un odore, un gusto , un colore ai posti che ho visitato .. attraverso il cibo si puo' conoscere la cultura e le tradizioni di un popolo.. per questo ho iniziato con i miei figli un giro del mondo, non solo quando andiamo a fare un viaggio,ma anche a tavola : un giro del mondo alla scoperta di tradizioni diverse dalle nostre, raccontate attraverso e con il cibo, e un" giro del tempo" , mantenendo viva la memoria delle nostre radici, con le ricette delle persone che non ci sono piu' ma che sono ancora con noi, in noi, perche' senza di loro noi non saremmo qui: la polenta concia della nonna fatta su stufa a legna, le ricette di mia mamma, i confort food di quando ero piccola io.. e mangiando si racconta, si parla , ci si emoziona e si emoziona.. ecco perche' da me la televisione in cucina non c'e': le notizie piu' importanti siamo noi e quello che noi facciamo , e i pasti sono un momento solo nostro . Venite a scoprire com'e' facile ...

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