Crostata rustica alle pesche

Da tempo mi ero riproposta di provare la crostata galette che Giovanna racconta nel suo blog, Mangia senza pancia: lei l’ha preparata con ripieni differenti ed ogni volta, questo dolce rustico, mi aveva ingolosita tanto. Complici le splendide pesche che avevo in casa, ho deciso di preparare questa crostata rustica alle pesche, un dolce di origine francese, molto semplice da realizzare, senza nemmeno bisogno di una teglia.

Ve lo confesso: esteticamente, non è il genere di dolce che fa scaturire in me il colpo di fulmine. Sono la tipa che rimane folgorata dalla pasticceria che cura le geometrie, dall’equilibrio dei colori partendo dalle materie prime (e non dai coloranti!), dalle sculture eleganti e raffinate. Io cucino per passione e non sono nemmeno in grado di produrre quelle meravigliose opere d’arte… ma devo dirvi che la crostata rustica alle pesche è probabilmente il genere di dolce più lontano, visivamente parlando, dal mio ideale di pasticceria.

Eppure, se sono qui a raccontarvelo, è proprio perchè la crostata rustica alle pesche mi ha conquistata con il suo gusto: non troppo dolce, ma ricco di sapori. Non sarà forse il dolce che si prepara come torta di compleanno, nè quello sontuoso che si prepara per una festa. E’ il dolce che rincuora quando si torna a casa stanchi; quello che si condivide con le chiacchiere tra amici, tra tazze di tè e tazzine di caffè a tappezzare la tavola; è quello che ci coccola un boccone alla volta, mentre adagiamo, sorridendo, la guancia sulla spalla di una persona che amiamo.
Non è appariscente, nè vuole stupire: la crostata rustica alle pesche è la torta della porta accanto.

Ho apportato delle modifiche alla ricetta originale di Giovanna, scegliendo di usare la farina di grano saraceno: questa decisione ha reso la crostata rustica alle pesche un po’ più bruttina, poichè questa farina è più scura, ma il sapore è straordinario. Ecco quindi spiegato perchè non ho saputo fare a meno di raccontarvi questo dolce acqua e sapone: sono sicura che rapirà anche il vostro cuore! :-)

Crostata rustica alle pesche

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crostata rustica alle pesche

ingredienti | 6-8 porzioni

125 g di farina di grano saraceno
30 g di burro
30 g di olio extravergine d’oliva
3 pesche
3 cucchiai di zucchero di canna
3 amaretti
mezzo limone non trattato
un cucchiaio di latte
sale

procedimento

Lavare accuratamente le pesche e mondarle, privandole del picciolo e del nocciolo centrale, quindi tagliarle a fettine non troppo spesse e radunarle in una ciotola con il succo di limone ed un cucchiaio di zucchero. Mescolare e mettere da parte.

Nella ciotola della planetaria (o in una terrina), radunare la farina, il sale, la buccia grattugiata del limone ed il burro freddo a cubetti, quindi lavorare il composto con il gancio a foglia (o a mano), fino ad ottenere un composto granuloso. Unire gradualmente l’olio, continuando a lavorare l’impasto ed unire qualche cucchiaio d’acqua fredda, quel tanto che basta per ottenere un composto omogeneo che non si sbriciola. Raccogliere l’impasto in una palla, e trasferirlo su una leccarda foderata con carta da forno.

Con l’aiuto di un mattarello, stendere l’impasto in una sfoglia sottile, cercando di ottenere una forma circolare. Posizionare al centro le pesche a fettine, lasciando circa 3 centimetri liberi dal bordo, quindi, ripiegare il bordo sulla frutta, praticando una leggera pressione sui punti di sovrapposizione per far sì che i lembi aderiscano bene.

Spennellare l’impasto con il latte e spolverizzare la crostata rustica alle pesche con i due cucchiai di zucchero rimanenti, quindi sbriciolare gli amaretti sulle pesche, rompendoli con le mani.

Cuocere subito in forno elettrico ventilato preriscaldato a 200°C per circa 40 minuti e, al termine, lasciarla intiepidire sulla leccarda, poichè appena sfornata risulterà ancora troppo fragile. A raffreddamento completato, trasferire su un piatto da portata e servire.

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Crostata rustica alle pesche

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5 Commenti su Crostata rustica alle pesche “galette”

  1. Fantastica!! Fra l’altro, se gli amaretti contengono solo farina di mandorle, è anche gluten-free, come direbbero quelli che sanno l’inglese.
    La proverò sicuramente, magari cambiando frutto (le pesche ci hanno lasciato ormai). Ti farò sapere.

    Thank you Deborah
    alla prossima, Mario

    P.S. Anche se in questo periodo hai tutt’altro a cui pensare, ho trovato questo: http://www.dialettoreggiano.net/index_file/vocabolari.htm
    Il termine “Lifferìa” non c’è. La parola più simile, come suono e significato, è “Lifgnaréia” (leccornia).

    Tieni duro che potrebbe essere il primo bambino nato nell’autunno 2016. Perché pubblicizzare solo quelli del primo dell’anno?
    Auguri per tutto, di nuovo.

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