La cucina nordamericana riflette in senso stretto una grande varietà di stili alimentari.

L’America del Nord ha accolto un grande numero di etnie diverse, per cui è difficile parlare di una cucina nordamericana in senso stretto, perché è presente una grande varietà di stili alimentari. La disponibilità di ingredienti da tutto il mondo e la possibilità di provare cibi di altre etnie nei ristoranti tipici ha portato, già da tempo, al superamento della diffidenza verso il nuovo, all’abitudine al consumo e talora anche alla preparazione casalinga di piatti di origine diversa.

Questo processo, un tempo limitato a pochi cibi ritenuti tipici, a fronte di una notevole varietà, si è nel tempo esteso a un uso di più ingredienti diversi grazie anche a un accresciuto interesse per il cibo nei suoi molteplici aspetti e all’ulteriormente aumentata possibilità di scambi e contatti reali o virtuali a livello internazionale. Sono frequenti, per esempio, le fiere e i festival del cibo, dedicati a questa o a quella etnia.

cucina nordamericana

Il cibo italiano, un tempo identificato con la cucina del Mezzogiorno, in particolare del napoletano e della Sicilia, è oggi apprezzato nelle sue varietà regionali, con una ricerca attiva dei prodotti tipici anche di nicchia. In altri casi, i prodotti di molte cucine sono stati deformati dall’uso di ingredienti simili, ma non sovrapponibili agli originali, in un tentativo di adattamento al gusto locale e in un ottica di risparmio,. È il caso di certe pizze americanizzate, deprivate di alcuni ingredienti fondamentali, con la sostituzione, per esempio, della mozzarella con formaggi fusi e ricoperte da ingredienti in scatola. Altri esperimenti hanno avuto esito migliore, per esempio il lo main è un piatto, alla cinese a base di pasta fritta, nato in America, ma che conserva in genere una buona qualità, specie se gli ingredienti sono freschi e croccanti (germogli di soia, giovani piselli nel baccello e così via). L’America è il paese dove si sono particolarmente sviluppati i cibi cosiddetti “di convenienza” che hanno l’obiettivo di accorciare i processi di preparazione (cibi in scatola, miscele predosate, prodotti liofilizzati, surgelati e così via) e i fast food (cibi di rapida preparazione, venduti a prezzi contenuti, serviti in ambienti informali, spesso organizzati in catene di ristorazione diffuse poi al resto del mondo).

Accanto ai fast food sono presenti anche i venditori ambulanti, piazzati lungo le strade e nei parchi, dotati di carrelli metallici, in cui vengono tenuti caldi gli hot dog, wurstel infilati in un panino molle di forma allungata, irrorati, a richiesta, di senape o di ketchup. Esiste comunque anche una cucina tipica americana nel senso di utilizzo di ingredienti a forte valenza locale. Per esempio, nel New England sono caratteristiche alcune zuppe e piatti di pesce, e nella Pennsylvania sopravvive una cucina tipica elaborata dagli immigrati tedeschi. Originari prevalentemente della Svizzera, di religione cristiana anabattista (per esempio Amish e Mennoniti), perseguitati nel paese di origine, verso la fine del XVII secolo si spostarono prima in Germania, poi in Olanda e in Inghilterra e quindi in Nordamerica, dove si dedicarono soprattutto all’agricoltura. Ancora oggi gli Amish e alcuni gruppi dei Mennoniti seguono uno stile di vita particolare, rifiutando il lusso e molte tecnologie.

La cucina Pennsylvania Dutch è caratterizzata dall’impiego di prodotti freschi, con esclusione di quelli industriali, e non ammette sprechi. Sono parte integrante ingredienti di origine sia europea, sia americana, tra cui carni, pani scuri, mais (tipica la zuppa di pollo e mais) e il pretzel, verdure fresche e conservate in aceto, sale, spezie e erbe, fondamentale accompagnamento dei pasti. Il piatto più tipico è, probabilmente, il coleslaw, dal tedesco koolsalade, ovvero insalata di verze, crude grattugiate, condita con aceto si è diffuso a tutta l’America. Negli Stati del Sud sono presenti la cucina cajun (dei Francesi cacciati dagli Inglesi dall’Acadia in Canada, e immigrati soprattutto in Luisiana) che utilizza prodotti semplici locali e quella creola (i creoli erano i discendenti dei coloni, sia bianchi, sia neri), più articolata, che utilizza il mais come ingrediente di base ed elementi introdotti soprattutto dagli schiavi neri tra cui melanzane, okra, riso e arachidi. Un piatto tipico è il gumbo, uno stufato di carne di pollo e maiale oppure pesce, riso e verdure. Il termine cucina tex-mex fa riferimento ad alimenti composti da un ibrido di ingredienti locali e di altri tipici della cucina messicana, diffusi inizialmente in Texas. Esempi sono il chili con carne (uno stufato di carne, fagioli, cipolla, pomodoro e peperoncino) o le chips di farina di mais consumate con una salsa piccante. Il termine aspecifico di cucina fusion viene infine usato soprattutto in riferimento alla combinazione di ingredienti di cucine diverse nella creazione di piatti del tutto nuovi. Si è sviluppata soprattutto in California a partire dagli anni sessanta.

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