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Piparelli Messinesi-ricetta originale

Piparelli Messinesi: Ero convinta che il nome indicasse che tra gli ingredienti principali ci fosse del pepe, e invece no, il nome deriva dalla lunga asciugatura in forno che originariamente avveniva nelle antiche stufe a legna che fumavano come pipe.

Come tante ricette antiche la loro elaborazione nasce da un riciclo di prodotti non più vendibili in pasticceria come biscotti o pan di spagna ormai diventati un po’ duri e poco appetibili che mescolati a spezie e tante mandorle danno luogo ad un fragrante biscotto da servire a fine pasto insieme ad un bicchierino di Malvasia o Passito che arrivavano dalle nostre vicine Isole Eolie o dalla lontana Pantelleria, anche un buon Marsala si sposa bene con i nostri buonissimi Piparelli Messinesi

I Piparelli Messinesi sono molto simili ai cantucci toscani, ma come potrete notare si differenziano per l’impasto, ma non per il modo di consumarli intingendoli nel vino liquoroso e per essere un modo di condividere chiacchere e ristate con i nostri amici.

I Piparelli Messinesi per essere davvero buoni devono essere ricchi di mandorle, profumati, ma, soprattutto, fragranti, devono proprio scrocchiare sotto i denti!

 Si conservano benissimo e a lungo in buste sottovuoto o nelle più classiche scatole di latta, e se nel tempo vi rendeste conto che abbiano perso fragranza o assorbito un po’ di umidità, basterà farli rinvenire per qualche minuto in forno caldo.

Sono perfetti da regalare a Natale o a Pasqua, in altre zone della Sicilia vengono chiamati Quaresimali, magari insieme ad una bella bottiglia di Malvasia delle nostre belle Isole. 

Ingredienti

  • 500 g di farina 0
  • 125 g di zucchero semolato
  • 125 di miele di acacia o millefiori
  • 125 di frollini al cacao tritati , o di pan di spagna raffermo già sbriciolato
  • buccia di 2 arance bio grattugiate
  • 300 g di mandorle non pelate ( lavate e sgocciolate al momento)
  • 1/2 cucchiaino di cannella in polvere
  • 30 g di arancia candita tritata finemente
  • 100 g di strutto
  • 15 g di bicarbonato
  • 100 ml circa di latte
  • 3 cucchiaini di acqua di chiodi di garofano o 3 chiodi pestati bene

Preparazione

Setacciate la farina e disponetela su una spianatoia a fontana, se lavorate a mano, ma nulla vieta di utilizzare una planetaria.

Aggiungete nel foro centrale che avrete fatto, lo zucchero, i biscotti o il pan di spagna ridotti in briciole fini, il miele, gli aromi, l’arancia candita e il bicarbonato.

Cominciate ad impastare, amalgamando la farina a poco a poco, raccogliendola dai bordi.

Vi renderete conto, mano che raccogliete la farina che sarà necessario del liquido e quindi vi regolerete di conseguenza per l’utilizzo del latte, tutto questo è variabile secondo le “briciole” che avete utilizzato.

Unite lo strutto solo a metà della lavorazione e fate amalgamare bene.

Se lavorate sulla spianatoia, dovrete “frollare”, cioè lavorare l’impasto con le punte delle dita e solo alla fine strofinarlo sulla spianatoia sempre utilizzando le punte delle dita, in modo da far amalgamare bene l’impasto.

Sgocciolate le mandorle ed unitele all’impasto, io ho utilizzato una parte con la pellicina e altre già pelate, ma la regola prevede che siano tutte non pelate.

A questo punto dovete suddividere l’impasto in piccoli panetti da circa 250 grammi e fate dei filoncini larghi 2,5/3 cm.

Disponete i filoncini di Piparelli Messinesi distanziati su una placca da forno, foderata con carta forno, spennellateli con l’uovo battuto con qualche goccio di latte ed infornate in forno già caldo a 160° per una quindicina di minuti. Dovranno dorarsi bene.

Fate raffreddare e adesso dovete avere pazienza…

L’indomani tagliate i Piparelli Messinesi in senso trasversale  e disponeteli su placche da forno.

Infornate a 150° perché si asciughino e tostino bene, per almeno 45 minuti.

I biscotti che noi messinesi adoriamo a fine pasto o in qualunque momento di convivialità!

Torta Fedora come piace a me

Torta Fedora come piace a me: I compleanni quest’anno sono davvero particolari e il mio non poteva fare eccezione. Ho deciso di farmi un regalo davvero speciale!

Dovete sapere che amo moltissimo la ricotta, quella di pecora, quella buona e saporita.  Qui da noi è davvero difficile da trovare o troppo spessa, granulosa e forte o non sa proprio di niente. Credo però di aver trovato una buona via di mezzo e quindi ho deciso di prepararmi una meravigliosa torta Fedora, semplice ma ricca nello stesso tempo con tanta ricotta, ma senza gocce di cioccolato previste nella ricetta originale che io non amo in certe preparazioni.

Sostanzialmente è composta da dischi di pan di spagna farciti con la stessa crema di ricotta che usiamo per riempire i cannoli. Questa torta è tipica del catanese e per questo credo che usino anche le gocce di cioccolato, ma noi a Messina lasciamo la ricotta in purezza e forse perché non siamo abituati non la metterò nella crema di ricotta.

Nulla vi vieta di inserire le gocce di cioccolato all’interno della crema di farcitura.

E’ doveroso ricordare che la decorazione finale tradizionale  prevede un giro di ciliegie candite che io non amo particolarmente.

il pistacchi di Bronte e le mandorle di Avola trovano il giusto equilibrio nella torta Fedora comwe piace a me, donano quanto di meglio la Sicilia sa donare a chi riesce a carpirne la vera essenza…
Oggi la torta Fedora è poco presente nelle pasticcerie, ma sicuramente è sulle tavole di chi conosce e ama le tradizioni Siciliane.

Ingredienti per uno stampo di 26 cm

Per il pan di spagna
  • 420 g di uova intere ( circa 7 grandi)
  • 275 g di zucchero semolato
  • 215 g di farina 00
  • 100 g di fecola di patate o amido di mais
  • 80 g di acqua minerale naturale
  • buccia di limone bio grattugiata
  • semi di una bacca di vaniglia
  • 3 g di sale
Per la farcitura
  • 1 Kg di ricotta di pecora
  • 225 g di zucchero a velo
  • 90 g di cioccolato fondente in gocce se volete utilizzarle
Per la bagna
  • 450 ml di acqua minerale naturale
  • 225 g di zucchero
  • la scorza di una arancia biologica
  • 50 ml di rum
Per la decorazione
  • Q.B. di mandorle tostate in lamelle
  • Q.B. di pistacchi non salati
  • Q.B. di ciliegie candite

Preparazione

Vi consiglio di preparare per tempo il pan di spagna  per essere ben freddo e poterlo affettare con tranquillità.

Il procedimento potete trovarlo qui e seguirlo con facilità.

Passate a preparare la farcitura:

Vi consiglio di lasciare a scolare in un colapasta la ricotta perché possa perdere l’acqua in eccesso lasciandola in frigorifero per un paio di ore.

Lavorate la ricotta con lo zucchero a velo fino ad ottenere una crema liscia e omogenea, potete farlo solo con una forchetta o con le fruste elettriche, io ho usato una planetaria a bassa velocità.

Se credete che sia difficile ottenere una crema perfettamente liscia vi consiglio di utilizzare un setaccio per raffinare la ricotta.

Aggiungete a questo punto le gocce di cioccolato fondente se vi piacciono, sarebbe il top utilizzare cioccolato di Modica tritato, e conservare in frigorifero coperta a contatto da pellicola per alimenti.

Per la bagna, mettete in un pentolino l’acqua, lo zucchero e la scorza di arancia senza la parte bianca. Portate a ebollizione e fate bollire per 5 minuti circa. A fuoco spento, aggiungete il rum se vi piace un pochino alcolica.

Quando il pan di spagna sarà ben freddo rifilarlo se i bordi non sono perfetti, tagliarlo a metà o in tre dischi come ho fatto io e bagnarli  abbondantemente con lo sciroppo.

Montate la torta:

Sistemate sulla base di servizio il primo strato di pan di spagna, io metto sul fondo sempre la parte superiore così la superficie finale sarà più uniforme utilizzando il fondo della torta.

Controllate che la base della torta Fedora sia abbastanza imbibita dallo sciroppo e ricoprite con abbonante crema di ricotta,

sovrapponete il secondo disco di pan di spagna e ripetete l’operazione tenendo da parte la quantità necessaria a ricoprire poi tutta la torta.

Sulla ricotta posizionate l’ultimo disco di pan di spagna già bagnato, pressando bene e se servisse bagnate ancora con lo sciroppo.

Ricoprite tutta la torta, superficie e lati, con la crema di ricotta lasciata da parte, utilizzando  una spatola  facendo uno strato sottile.

Tostate leggermente le mandorle e i pistacchi e farli raffreddare completamente. Cospargete il dolce con le mandorle e i pistacchi che avrete avuto cura di tritare, pressando dolcemente per farli aderire alla superficie.

Un altro tipo di decorazione con la frutta secca!

Vi consiglio di preparare il dolce il giorno prima così la ricotta lascerà la giusta  umidità e il pan di Spagna possa diventare molto  morbido.

Conservate la torta Fedora come piace a me in frigorifero e servirla fresca.

Panelle-ricetta originale-street food palermitano

Panelle-ricetta originale: Streed food d’eccellenza di Palermo e della Sicilia tutta, rettangoli di frittelle fatte con la farina di ceci che vengono servite sempre in un piccolo panino coperto di sesamo o con le famose mafalde, da mangiare passeggiando nelle zone tipiche della città, come il famoso mercato di Ballarò.

Pur essendo ottime le Panelle si preparano con pochissimi ingredienti e in modo semplice cominciando da una sorta di polenta fatta solo con farina di ceci e dopo aver spianato la massa ottenuta formando dei rettangolini da friggere in olio ben caldo.

Ingredienti per circa 40/45 panelle

  • 500 g di farina di ceci
  • 1,5 lt di acqua
  • mezzo cucchiaio di sale fino
  • un mazzetto di prezzemolo tritato o finocchietto selvatico
  • Q.B. di pepe
  • Q.B. di olio di semi di arachide

Preparazione

Sciogliete in una pentola la farina di ceci gradualmente con l’acqua fredda, aggiungete il sale e il pepe mescolando molto  bene con la frusta.

Mettete la pentola sul fuoco

e mescolate a lungo finché l’impasto sarà diventato compatto e si stacca dai bordi della pentola, ci vorrà circa mezz’ora, non dimenticate di raschiare bene sul fondo!

Tritare finemente il prezzemolo, ma in alternativa potete utilizzare anche del finochietto selvatico, e aggiungete all’impasto all’ultimo minuto

Togliete la pentola dal fuoco, versate il composto su della carta da forno o direttamente sul marmo della cucina se l’avete e coprite con un altro foglio di carta.

Questo procedimento vi faciliterà il compito per stendere bene il composto per le panelle  con l’aiuto di un matterello in uno strato molto sottile, non più di 3 al massimo 5 mm.

Dovete lavorare velocemente in questa fase altrimenti non riuscirete a stendere bene la massa.

Lasciate raffreddare completamente.

Una volta che il composto si sarà ben raffreddato, tagliate le panelle di ceci in rettangoli di circa 5 centimetri per 6.

Più l’impasto è sottile, più si gonfia in cottura e più diventa croccante, tutto qui il segreto!

Friggete le panelle in abbondante olio di semi.

Servite le panelle ancora calde, con qualche spicchio e succo di limone al naturale o mangiate dentro un buon panino al sesamo

 

Se volete preparare dei fantastici panini al sesamo date un’occhiata qui 

 

 

Caponata di melanzane-orgoglio siciliano

Caponata di melanzane-orgoglio siciliano da umili origini a piatto d’eccellenza.                                        Chi mi segue conosce le mie origini messinesi e sentire di una caponata preparata con peperoni e patate mi sembra quasi una blasfemia, ma in altre provincie siciliane ho scoperto che aggiungono questi ortaggi con naturalezza, a questo punto però io cambierei il nome…

Ma bando alle diatribe territoriali, è opinione comune che l’origine di questo piatto sia legata alla preparazione delle antiche famiglie più abbienti con il pesce capone  (lampuga), un pesce dalla carne pregiata ma piuttosto asciutta che veniva condito con la salsa agrodolce tipica delle preparazioni a base di pesce in quegli anni.

Il pesce venne  poi sostituito dalla gente del popolo con le melanzane, arrivate attraverso gli arabi, tagliate a cubetti.

Alcuni amano aggiungere sia pinoli che uvetta e bisogna ammettere che ci stanno bene, voi che ne pensate?

Ingredienti per 4 persone

  • 2 belle melanzane
  • 2 cipolle di Tropea
  • 350 m di passata di pomodoro o pelati schiacciati
  • 3 coste di sedano prelevate dal cuore
  • una bella manciata di olive verdi in salamoia
  • una manciata di capperi sotto sale
  • 50 ml di aceto di vino rosso
  • 2 cucchiai di zucchero semolato
  • QB di olio EVO
  • QB di sale
  • QB di pepe nero
  • QB di basilico fresco o olio aromatizzato

Preparazione

Cominciate la preparazione della caponata di melanzane spuntando gli ortaggi e, dopo averli affettati ad uno spessore di 1 cm, tagliarli a cubetti della stessa dimensione.

Ponete i cubetti di melanzane in un colapasta cospargendoli a strati di sale

Sistemate sulle melanzane un piatto capovolto su cui porrete  un peso, tipo una pentola piena d’acqua per facilitare l’acqua di vegetazione. Lasciate così per almeno un’ora.

Nello stesso tempo mettete i capperi, meglio se quelli piccolini di Pantelleria, a bagno in acqua fresca

Tagliate a fettine sottili le cipolle e fate  un pochino più spesse le fettine del cuore di sedano, mettetele in un tegame a soffriggere con un po’ di olio EVO, ma dopo qualche minuto aggiungete 3/ 4 cucchiaio di acqua per non far bruciare le verdure.

Quando le verdure saranno diventate quasi traslucide, serviranno una decina di minuti, potete aggiungere i capperi scolati e le olive denocciolate e tagliuzzate.

Una nota a parte va fatta per le olive in salamoia che sono molto diverse da quelle che si trovano su tutto il territorio nazionale, le nostre sono conservate in una salamoia particolare poiché oltre al sale contiene aglio, peperoncino e soprattutto finocchietto selvatico. Certo capisco che non sia facile reperire questo tipo di olive, ma per la regola della mia famiglia e della nostra tradizione servirebbero queste.

Fate cuocere le verdure ancora per circa 3 minuti e poi aggiungete il pomodoro continuando la cottura di questo sugo per una decina di minuti ancora, regolate di sale e pepe.

Nel frattempo fate sciogliere lo zucchero nell’aceto e poi versarlo nel sugo di pomodoro facendolo sfumare, significa che non dovete più avvertire l’aroma dell’aceto.

Mentre la salsa di pomodoro cuoce dovete spremere le melanzane e friggerle in una padella larga, anche in più volte,

mettendole a colare per perdere l’olio in eccesso in un colapasta.

Versate nell’intingolo di pomodoro le melanzane fritte e lasciate amalgamare ancora sul fuoco per due minuti.

Ultimate con foglie di basilico fresco o con dell’olio aromatizzato se fuori stagione

Lasciate riposare la Caponata di melanzane-orgoglio siciliano in un contenitore idoneo, meglio se di coccio, e ricordate va assolutamente mangiata a temperatura ambiente, meglio il giorno dopo per permettere agli ingredienti di amalgamarsi perfettamente.

La Caponata di melanzane-orgoglio siciliano si serve di solito come antipasto, ma anche per accompagnare secondi piatti sia di pesce che di carne.

Per esempio a me piace  molto associare la Caponata di melanzane-orgoglio siciliano con le braciole di pesce spada o braciolettine di carne

Torretta alla crema di arancia

Torretta alla crema di arancia: Gli agrumi spesso presenti nelle mie ricette hanno un suo perché sono siciliana di origine anche se vivo fuori dalla mia isola da molti anni e la Sicilia rimane sempre nel mio cuore e nella mia essenza. La Torretta alla crema di arancia ha una base di pan d’arancio e una crema vellutata con succo d’arancia, un dolce ricco di sicilianità che vi porterà il sole nel piatto.

Tempo fa mi capitò di leggere questi versi dedicati all’arancia dal fantastico Pablo Neruda tanto belli quanto  quelli dedicati al limone già citati in un altro mio post.

A somiglianza tua,

 a tua immagine,

arancia,

si fece il mondo:

rotondo il sole, circondato

 per spaccarsi di fuoco:

la notte costellò con zagare

 la sua rotta e la sua nave.

Così fu e così fummo,

oh terra, scoprendoti,

pianeta arancione.

Siamo i raggi di una sola ruota

divisi

 come lingotti d’oro

e raggiungiamo con treni e con fiumi

l’insolita unità dell’arancia.

Pablo Neruda

Ingredienti

per il pan d’arancio

  • 100 gr di farina di mandorla
  • 200 gr di farina 00 bio
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 150 gr di burro fuso
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 180 gr di uova intere (circa 3)
  • 1 arancia media bio con tutta la buccia.

per la crema

  • 2 arance succose grandi
  • 200 g di zucchero semolato
  • 2 uova grandi
  • 60 g di farina 00
  • acqua Q.B.
  • 1/2 lt di panna

Se vi piace un dolce un po’ umido preparate uno sciroppo con le bucce delle arance utilizzando 200 ml di acqua e 100 ml di acqua con cui bagnare i vari strati del dolce.

Un tocco in più può essere qualche cucchiaio di liquore all’arancia per dare forza alla bagna.

Procedimento:

Tagliate a pezzetti un’arancia con tutta la scorza e frullarla fino a ricavarne una purea,

unite alla purea sempre frullando le uova, uno alla volta, lo zucchero e il burro fuso a temperatura ambiente. Continuate a frullare inserendo gradualmente dal foro del mixer la farina e il lievito già setacciati  fino a ottenere un composto liscio e omogeneo.

Dividete l’impasto ottenuto in due stampi a cerniera già imburrati e rivestiti con carta forno, uno di 20 cm di diametro e uno di 14/16 cm

Infornate in forno già caldo a 180°per circa 30 – 35 minuti. Fate la prova stecchino prima di sfornare.

Preparate adesso la crema per farcire la vostra Torretta alla crema di arancia:

Sbattete le uova intere con lo zucchero e unite la scorza grattugiata delle arance

Premete le arance  e ricavate il succo filtrato che metterete in una brocca graduata

A questo punto si deve aggiungere tanta acqua fino ad ottenere 250 ml di liquido totale    (di acqua e succo di arancia)

Inserite il liquido ottenuto nelle uova con lo zucchero a cui avrete già aggiunto  la farina. Ponete sul fuoco e fate addensare. Conservate la crema in frigo fino all’utilizzo coperta con pellicola a contatto.

Quando la crema d’arance sarà completamente fredda aggiungete la panna montata.

Dividete ogni pan d’arancio in tre  e cominciate a montare laTorretta alla crema di arancia

Su ogni strato distribuite un po’ di bagna all’arancia se avete deciso di farlo e poi utilizzando una sac a poche farcite e decorate la Torretta alla crema di arancia.

Consiglio di inserire degli stecchi lunghi per non far scivolare i vari strati della Torretta alla crema di arancia.

Gelo di arance siciliane

Gelo di arance siciliane: Chi mi segue da tempo sa che gli agrumi sono tra i miei frutti preferiti e come ho già fatto con i limoni  ho deciso di preparare anche il gelo di arance siciliane DOC, non per campanilismo, ma perché oggettivamente sono le più buone e profumate. Dopo un ricco pasto questo semplice dessert regala una freschezza unica pulendo il palato, lasciando in bocca un buon sapore di frutta.

Ingredienti per sei persone

  • 5 arance fresche non trattate
  • 45 g amido di frumento,
  • 175 g di zucchero
  • 60 ml di succo filtrato di arance
  • 500 ml di acqua minerale naturale

Procedimento

Lavare, spazzolare e asciugare bene le arance.

Aiutandosi con l’apposito utensile, o con un semplice pelapatate, staccare la parte gialla della buccia, facendo attenzione a non prendere la parte bianca perché è un po’ amara.

Mettere la buccia ottenuta in una pentola capace a contenere sia le scorzette che il liquido, aggiungere il mezzo  litro d’acqua minerale e portare a bollore continuando per poco più di cinque minuti.

Coprire e lasciare riposare l’infusione fino a raffreddamento. Se ne avete la possibilità lasciare in infusione anche 6/12 ore.

Trascorso il tempo necessario, filtrare il liquido eliminando le bucce.

Rimettere il liquido ottenuto nella pentola, aggiungere lo zucchero e l’amido e mescolare bene, in modo che si sciolga perfettamente.

Unire il succo filtrato delle arance.

Mettere su fuoco moderato e cuocere il gelo di arance siciliane, mescolando continuamente, per evitare che si formino grumi. Quando il gelo inizierà ad addensarsi continuare a mescolare, sarà pronto non appena cominceranno a vedersi le prime bolle.

Togliere dal fuoco e fare raffreddare un po’ mescolando con la frusta, versare il gelo di arance siciliane negli stampi, aiutandosi con  un mestolino.

Lasciare almeno un’ora in frigorifero e poi servire sformano il gelo di arance siciliane su un piattino,

se vi piace, decorare con scorzette di arancia candite

o come ho fatto io con zucchero aromatizzato alle arance.

 

 

Gelatina di fichi d’India

Gelatina di fichi d’India : Chi mi segue conosce le mie origini e quelle sono talmente radicate che nonostante viva lontano dalla  Sicilia da quasi quaranta anni continuo ad essere legata a tutti quei sapori che hanno fatto parte della mia infanzia prima e della prima giovinezza. Ricordo ancora con quanto amore la mia dolcissima nonna Giovanna me li sbucciava dopo averli lasciati per un po’ in acqua fredda a perdere le spine. Poi con una praticità unica li prendeva uno alla volta e me li sbucciava. << Nonna ma non ti pungi? >>  chiedevo ogni volta << No Irenuccia, basta saperli prendere >> rispondeva con il suo  sorriso sempre pronto per me…. Irenuccia… solo lei mi chiamava così!

Ingredienti per 4 vasetti da 250 g circa

  • 2 kg di fichi d’India  già sbucciati
  • 800 g di zucchero semolato
  • 2 limoni bio (succo e scorza)
  • 1 stecca di cannella

Preparazione

Tagliare i fichi d’India già sbucciati a pezzetti e  frullarli velocemente  con un robot.
Mettere la polpa ottenuta in una ciotola capace con lo zucchero e il succo dei limoni coprire con con un coperchio o pellicola.
Sistemare la ciotola in frigorifero e lasciarla tutta la notte.
Il giorno dopo passare la polpa dei fichi d’India allo chinois o comunque utilizzando un colino a maglie piuttosto fitte. Premere con un  pestello o un cucchiaio di legno, per estrarre la polpa separandola dai semi.
Versare il succo ottenuto nella pentola che deve essere abbastanza capace da contenere tutto .
Con il pelapatate ricavare la scorza dai limoni (solo la parte gialla) e metterla nella pentola. Aggiungervi anche la stecca di cannella.
Accendere la fiamma e portare ad ebollizione a fuoco moderato.

Nel frattempo pensiamo alla sterilizzazione dei vasetti che faremo in forno:
Mettere i vasetti già puliti, asciutti e scoperchiati insieme ai loro coperchi sulla placca del forno che non è ancora stato acceso. Per non confondersi al momento di invasare  è preferibile sistemare ogni coperchio davanti al suo vasetto.
Accendere il forno a 120 °C e lasciarli sterilizzare fino al momento delll’ utilizzo. Spegnere il forno
Lasciare cuocere la gelatina rimestando spesso, fino a quando non si sarà concentrata controllare la consistenza con la classica prova piattino.
Togliere la stecca di cannella e le scorze di limone, che a questo punto si saranno candite e potranno essere utilizzate per altre preparazioni.
Invasare e mettere il coperchio sui vasetti, sistemarli nuovamente sulla placca del forno che sarà ancora tiepido, capovolgendoli.
Lasciare i vasetti in forno  fino al raffreddamento.
La gelatina di fichi d’India può essere consumata nel modo più classico, ma secondo me dà il meglio di sé su formaggi a media stagionatura di vario genere.

Marmellata di limoni

La marmellata di limoni è molto buona  e apprezzata da chi ama questi fantastici agrumi, io li adoro da buona siciliana e quindi quale modo migliore per catturare tutto il loro sapore e profumo.

 

Ingredienti:

  • 1 kg di polpa di limoni biologici
  • 200 g di buccia dei limoni sbucciati
  • 1 kg di zucchero semolato

Procedimento

Fare a fettine la scorza dei limoni  e farle bollire per quattro volte cambiando l’acqua ogni volta che prende il bollore, è questo il metodo per togliere l’amaro della buccia.

Mettere nel frattempo in una terrina i limoni tagliati a pezzetti con lo zucchero

Una volta conclusi questi passaggi  mettere la polpa dei limoni con  lo zucchero e la buccia appena sbianchita in una pentola.

Cuocere  la marmellata di limoni per circa 20/30 minuti dopo che ha raggiunto il punto di ebollizione. Potete sempre fare la prova su un piattino inclinato.

Invasare la marmellata ancora calda, utilizzando barattoli già sterilizzati,  e capovolgere i barattoli fino al raffreddamento.

Conservare in dispensa anche per un anno.

Gelo di caffè

La Sicilia è famosa per la sua granita caffè con panna, ma il gelo di caffè non è da meno.  Un occhio poco attento e non allenato può scambiare queste immagini per la più fredda granita della quale trovate qui la ricetta. Questo gelo di caffè ha invece una consistenza morbida e quasi voluttuosa e mescolato alla panna montata, consiglio di affondare il cucchiaino per prenderli insieme, crea un dolce davvero piacevole al palato e con forte aroma di caffè. E’ chiaramente dedicato a chi ama fortemente il caffè e invece del solito caffè in tazza può dar vita ad una pausa ancora più golosa e piacevole.

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Ingredienti per 6 porzioni 

  • 200 ml di acqua minerale naturale
  • 300 ml di caffè
  • 100 gr di zucchero
  • 50 gr di maizena (amido di mais)
  • 250 ml di panna fresca da montare
  • 25 g di zucchero a velo vanigliato
  • polvere di caffè per decorare q.b.

Preparazione:

Preparare tanto caffè con la caffettiera fino alla quantità richiesta.
Mescolare l’acqua, il caffè e lo zucchero fino a quando quest’ultimo non si sarà ben sciolto.

Versare la maizena in un pentolino e aggiungere un po’ del liquido già preparato, fare sciogliere bene l’amido e poi incorporare anche il restante liquido.

gelo caf3

Mettere sul fuoco a fiamma media e mescolare continuamente con una frusta o un cucchiaio di legno finché la crema al primo bollore non si sarà addensata.
gelo caf2Trasferire il gelo nei bicchieri o in degli stampini e lasciare in frigorifero per almeno 2-3 ore.
gelo caf1Se si utilizzano degli stampini, tenerli per 30 minuti in freezer prima di sformare i geli, poi lasciare 10 minuti a temperatura ambiente prima di  servire.
DSCN5526Montare la panna con lo zucchero a velo, mi raccomando che sia ben fredda,

gelo caffè

DSCN6080aggiungerla ai geli e servire guarnendo con qualche pizzico di caffè in polvere.

Gelo di limone tipico siciliano

 

Il gelo di limone è tutto ciò che può definire la Sicilia e i siciliani : morbido, dolce e appena acidulo. Una lunga infusione per cogliere al meglio tutto il profumo e l’essenza dei nostri magnifici limoni e che siano assolutamente biologici, meglio non farlo se non li trovate avreste solo una brutta copia. Il gelo di limone è un dessert direi quasi magico e sensuale, pulisce la bocca dopo un pasto abbondante senza appesantire donando freschezza e una leggera dolcezza con quella punta acidula che piace a tutti.

I geli siciliani sono golosi e semplici budini a base di frutta fresca, famosissimo “u gelu i muluni” quello di anguria che si prepara solitamente a ferragosto. Ci sono anche quelli con acqua aromatizzata con spezie o caffè.

Il gelo di limone è perfetto  anche per un piacevole intermezzo pomeridiano durante un caldo e assolato pomeriggio estivo. E’ una ricetta di famiglia che piace molto, nella  classica forma da budino da sformare oppure lascio il gelo di limone, senza sformarlo, in coppe singole decorato magari con polvere di pistacchi o fettine di limone caramellate.

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Ingredienti per 6 porzioni

  • 5 limoni freschi non trattati
  • 45 g amido di frumento
  • 175 g di zucchero
  • 60 ml di succo filtrato di limone
  • 500 ml di acqua minerale naturale

Preparazione

Lavare, spazzolare e asciugare bene i limoni.

Aiutandosi con l’apposito utensile, o con un semplice pelapatate, staccare la parte gialla della buccia, facendo attenzione a non prendere la parte bianca perché è molto amara.

Mettere la buccia ottenuta in una pentola capace a contenere sia le scorzette che il liquido, aggiungere mezzo  litro d’acqua e portare a bollore continuando per poco più di cinque minuti.

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Coprire e lasciare riposare l’infusione per circa 6 ore o meglio tutta la notte.

Trascorso il tempo necessario, filtrare il liquido eliminando le bucce.

DSCN6060Rimettere il liquido ottenuto nella pentola, aggiungere lo zucchero e l’amido e mescolare bene, in modo che si sciolga perfettamente.

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Unire il di succo filtrato di limone.

Mettere su fuoco moderato e cuocere il gelo di limone, mescolando continuamente, per evitare che si formino grumi. Quando il gelo inizierà ad addensarsi continuare a mescolare, sarà pronto non appena cominceranno a vedersi le prime bolle.

Togliere dal fuoco e versare nelle forme prescelte.

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