Cocktail Hugo

 

Cocktail Hugo

Già in alcuni precedenti articoli vi ho parlato della ormai sempre più diffusa “moda o rituale” di bere un cocktail o aperitivo seduti comodamente in una sedia di un bar di una bella piazza d’Italia in modo tale da poter lasciar scivolare via lo stress della giornata

La cosa è assai diffusa anche in Veneto e non c’è weekend (ma non solo) che non si gusti un buon aperitivo soprattutto in questo periodo dell’anno in cui l’afa rende insopportabile le ore della giornata.

Di solito, personalmente, gradisco uno spritz ma ultimamente sono attratta dal sapore delicato e dal grado poco alcoolico del cocktail chiamato “Hugo”.

Mi sono chiesta e per l’occasione ampiamente documentata sul motivo che fa chiamare questo cocktail con il nome di una persona e come sempre accade, mi sono accorta che vi è una sua ragione.

Ora ve la spiego.

A Milano di solito siprende un Campari, a Padova un aperol spritz, a Torino un Martini e a Bolzano un Hugo.

Quindi le origini di questo cocktail  sono da ricercare nel bellissimo Trentino Alto Adige e, a quanto pare, sarebbe nato in un rifigio della Val di Fassa ad oltre 2000 metri verso la fine degli anni ’90, dall’incontro tra Filippo Debertol, figlio della famiglia che gestisce il rifugio, e un cliente del rifugio che ogni anno portava in dono uno sciroppo fatto con i fiori di sambuco da lui stesso raccolti.

L’anziano signore si chiamava Hugo, ed è in suo onore che Filippo avrebbe deciso di chiamare il cocktail creato con il suo sciroppo.

La ricetta dell’Hugo prevede l’utilizzo del prosecco, dello sciroppo ai fiori di Sambuco, di menta e ghiaccio.

La bassa gradazione alcolica esalta il profumo fresco dei fiori di Sambuco, mentre la menta conferisce tutta la freschezza.

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