Pesce spatola infarinato e fritto: è una squisitezza della cucina casereccia messinese; un secondo di pesce dalla carne morbida e vellutata
Il pesce spatola o sciabola oppure pesce bandiera, viene pescato e degustato con frequenza nella città di Messina.
Il pesce sciabola è quasi sempre infestato dal parassita Anisakis, per cui è importantissimo cuocerne le carni molto bene, prima di consumarlo, per evitare eventuali passaggi del parassita vivo nel corpo umano e il possibile sviluppo di anisakidosi umana.
Ingredienti:
- 1 pesce spatola
- farina
- succo di limone di Siracusa i.g.p.
- olio extravergine d’oliva per friggere
Il pesce spatola (o sciabola) e’ un pesce povero, poco conosciuto, sicuramente da rivalutare, dalla consistenza tenera (si scioglie in bocca); si presenta con un corpo molto allungato, può raggiungere e superare i 200 cm di lunghezza, per un peso massimo di 8 kg.
Preparazione del pesce spatola infarinato e fritto!
…innanzitutto tagliare a pezzi il pesce spatola…
…lavare i i pezzi di pesce e asciugarli bene nella carta assorbente…
…infarinare i pezzi di pesce spatola…
…in una padella antiaderente versare un filo di olio extravergine di oliva e friggere i pezzi di pesce da entrambi i lati…
…fare dorare il pesce…
…asciugare il pesce spatola fritto nella carta assorbente,
…servire ben caldo con fette di limone da spremere (a piacere)…
…eliminare la spina centrale…
…eliminare la spina sul dorso…
…buon appetito!
L’Anisakis simplex è un nematode normalmente presente come parassita intestinale in numerosi mammiferi marini (balene, delfini, foche, etc.) le uova non fecondate di Anisakis vengono rilasciate in mare tramite le feci. Nell’acqua le uova di Anisakis maturano (vengono fecondate); successivamente, escono dall’uovo e si diffondono le larve. Le larve vengono ingerite da un ospite intermedio (es. crostaceo planctonico), ospite intermedio perché mediante la predazione, le larve passano da pesce a pesce, tra cui tonno, pesce sciabola, salmone, triglie, ricciola, pesce spada, rana pescatrice, aringa, sardina, acciuga, lampuga, merluzzo, nasello e sgombro. L’anisakis è estremamente diffuso, poiché è presente in più dell’85% delle aringhe, nell’80% delle triglie e nel 70% dei merluzzi.
Questi nematodi migrano dalle viscere del pesce alle sue carni se, quando catturato, non viene prontamente eviscerato. Quando l’uomo mangia pesce infetto crudo, non completamente cotto o in salamoia, le larve possono impiantarsi sulla parete dell’apparato gastrointestinale, dallo stomaco fino al colon. Per difendersi dai succhi gastrici, attaccano le mucose con grande capacità perforante, determinando una parassitosi acuta o cronica. La parassitosi acuta da anisakis insorge già dopo poche ore dall’ingestione di pesce crudo e si manifesta con intenso dolore addominale, nausea e vomito. Semplici accorgimenti sono necessari per consumare il pesce in totale sicurezza: il trattamento termico (congelamento oppure la cottura) per un tempo sufficientemente lungo, è indispensabile per prevenire le anisakiasi.
Si raccomanda sempre di congelare molluschi e pesce destinati al consumo, alla temperatura di (almeno) –35°C per 15 ore, oppure di -18°C per 7 giorni. Anche una buona cottura garantisce l’uccisione del parassita dal pesce. (la temperatura all’interno del pesce deve raggiungere i 60°C per almeno un minuto)










