Torta nicolotta

E’ un dolce “povero”; praticamente un riciclo del pane raffermo. Prende il nome dalla Parrocchia di San Nicolò dei Mendicoli (mendicanti) di Venezia nella cui antica comunità, fatta per lo più di gente umile (pescatori e artigiani), era usanza fare questo dolce. Si dice anche che, nei tempi passati, la Nicolotta veniva distribuita, al venerdì mattina, ai poveri della città, presso tutti i conventi di Venezia. Dolce povero si, ma ricco di sapore grazie agli aromi, ai semi di finocchio e alla grappa che mai manca nei dolci tradizionali veneti.

Ingredienti:

300 gr. di pane raffermo senza crosta
mezzo litro abbondante di latte
100 gr. di farina 00
30 gr. di burro
100 gr. di zucchero
100 gr. di uvetta sultanina
1-2 cucchiai di pinoli
2 uova
un pzzico di sale
buccia grattugiata di arancia e limone grattugiata
1 bicchierino di grappa
un pizzico di vanillina
semi di finocchio

Lavare e ammorbidire in acqua e grappa l’uvetta.
Tagliare il pane a dadini e lasciarlo in ammollo nel latte per circa mezz’ora.
Aggiungere la farina setacciata, lo zucchero, il burro morbido, l’uvetta scolata, strizzata e infarinata, i pinoli, la buccia grattugiata degli agrumi, le uova (già battute a parte), il sale e la vanillina.
Mescolare e amalgamare bene.
Imburrare e cospargere di pangrattato una tortiera di 24-26 cm. di diametro, versarvi il composto, livellare la superficie e cospargere di semi di finocchio.
Cuocere al forno a 180° per circa un’ora. (Prova stecchino)
Far raffreddare il dolce nello stampo e servire freddo con vino dolce.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Giallo zafferano:

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10 commenti su “Torta nicolotta

  1. le ricette di tina il said:

    molto utile anche questa ricetta!!a casa mia avanza sempre il pane!!grazie Elena

  2. alma il said:

    Benissimo ,gli avanzi di pane ci sono sempre e di solito non si sa cosa fare…

  3. elisa il said:

    complimenti per le tue ricette, questa poi per me che sono nicolota è il massimo…grazie

  4. Ciao Barbara e benvenuta! Beh, anche questa è una pinza o pincia che dir si voglia! Si fa in 1000 versioni. Questa è proprio classica veneziana! Grazie e a presto!

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