Carne di cavallo: Nestlé ritira alcuni prodotti. Il Ministero faccia chiarezza

da Altroconsumo del 20/02/2013

carne di cavalloNestlé ha ritirato alcuni lotti di ravioli e tortellini in commercio in Italia e Spagna. Perché sulle tavole dei consumatori è finita la carne di cavallo, senza un’esplicita indicazione in etichetta? Il Ministero faccia chiarezza e dia esito delle analisi attualmente in corso.

Carne di cavallo: Nestlé ritira alcuni prodotti.

In merito alle recenti vicende riguardanti la carne di cavallo non dichiarata in alcuni cibi, Nestlé ha sospeso le consegne di tutti i prodotti finiti contenenti carne rifornita dall’azienda tedesca H.J. Schypke. Stando a quanto dichiarato da Nestlé, le percentuali di carne di cavallo non dichiarata nei cibi in oggetto sono di poco superiori all’1%. Il ritiro riguarda alcuni lotti di prodotti con scadenza fino all’8 aprile 2013, che verranno sostituiti da nuove produzioni contenenti carne di manzo al 100%, confermata dai test del DNA.

Ecco l’elenco dei prodotti ritirati:

  • Buitoni ravioli brasato 230 g
  • Buitoni ravioli brasato 230 g promo
  • Buitoni ravioli brasato 450 g
  • Buitoni tortellini alla carne 450 g
  • Buitoni tortellini alla carne 230 g
  • Buitoni tortellini carne 230 g pacco doppio
  • Buitoni tortellini carne 230 g promo

Carne di cavallo
“I ravioli di brasato Buitoni” e “I tortellini di carne”, oggetto del ritiro volontario da parte di Nestlé

Necessaria maggiore trasparenza
Quello di lasagne, hamburger e pasta ripiena con carne di cavallo è solo l’ultimo passaggio di un processo che necessita e deve esigere maggiore chiarezza. Di per sé la carne di cavallo ha grandi proprietà nutrizionali: contiene pochi grassi ed è ricca di proteine. Allora perché preoccuparsi se questa viene utilizzata nella preparazione di cibi, senza che venga dichiarata?

I dubbi sulla provenienza dei cavalli macellati
Il dubbio è che la carne equina che viene mischiata a quella di manzo sia in gran parte proveniente da animali che, in realtà, non sono destinati alla macellazione. Il settore delle corse dei cavalli, profondamente in crisi, sta procedendo con l’abbattimento progressivo degli esemplari che, evidentemente, non hanno più un grosso seguito negli ippodromi. Non sono più in grado di smuovere grosse quantità di denaro a meno che, ovviamente, questi non vengano introdotti nella filiera alimentare. Peccato che gli animali destinati alle corse seguano un’alimentazione specifica e vengano trattati con antinfiammatori e antibiotici che risultano nocivi per l’uomo. La ricerca, nei macelli equini, di una sostanza chiamata fenilbetazone, utilizzata per curare le patologie tipiche da sforzo dei cavalli, sembra confermare questa ipotesi.

Se la carne è pregiata, perché non viene dichiarata?
Irlanda, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Germania, Austria, Svizzera, Norvegia, Danimarca e Russia sono i paesi che, al momento, sono direttamente coinvolti nell’ultimo scandalo alimentare. Ciò che è inaccettabile è che, all’insaputa del consumatore, vengano introdotti nei cibi ingredienti non dichiarati. E se, come in questo caso, una carne pregiata come quella di cavallo viene utilizzata nelle preparazioni alimentari, senza che questa venga indicata in etichetta, lascia ampi margini per pensare che dietro ci sia qualcosa di cui dubitare. Il caso delle lasagne Findus commercializzate in Gran Bretagna, preparate con un quantitativo di carne trita di cavallo non dichiarata che superava il 60%, ha messo in luce quanto sia sempre più complesso ricostuire da dove arrivano le carni che portiamo a tavola. Questo perché la filera alimentare impone incarichi a ditte diverse, lavorazioni che rendono effettivamente difficile ricostruire quali passaggi ha affrontato la carne prima di finire a tavola. In questo senso la tracciabilità, del tutto parziale, rivela così i suoi pesanti limiti.

Chiediamo risposte chiare dal Ministero della Salute
Un altro anello debole che è emerso da questa catena è anche quello dell’autocontrollo. La linea verso la quale l’Europa spinge da anni, certamente più sostenibile a livello economico nel breve periodo, rivela la sua fragilità. L’autocontrollo non è in grado di fornire sufficienti garanzie al consumatore che, sempre più spesso, si ritrova a dover dubitare di indicazioni poco chiare. Per chi acquista, l’etichetta alimentare sui prodotti è l’unica possibilità per sapere cosa metterà in tavola. La mancanza di trasparenza non aiuta nessuno, anzi pesa su tutta la filiera alimentare. L’origine della carne non è di certo un sinonimo di qualità né, tanto meno, di maggior sicurezza. Certo, potrebbe funzionare come deterrente, come pressione indiretta sui produttori. L’etichetta con l’indicazione dell’origine delle carni bovine è obbligatoria solo quando queste vengono vendute fresche, congelate o tritate. Questo criterio non viene applicato se la carne è utilizzata per preparazioni diverse (per esempio le salsicce) o all’interno di cibi pronti (come le lasagne o la pasta ripiena). Chiediamo che l’etichettatura di origine venga estesa a tutte le carni, anche quando utilizzate come ingrediente di preparazioni e prodotti alimentari. A rispondere, immediatamente, dovrebbe essere il Ministero della Salute italiano, con un gesto di trasparenza nei confronti dei consumatori. Comunichi quindi immediatamente i risultati dei controlli in corso in Italia.

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