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Dal latino ai volgari: storia della lingua

Scopriamo insieme in quale modo il latino è andato in crisi ed è sorta la lingua volgare.

Fonte: Web

Crisi del latino e formazione dei volgari

La trasformazione linguistica tra il V e X secolo

Fino a tutto il V secolo d.C la civiltà occidentale si è espressa soprattutto in latino. Il latino era la lingua ufficiale dell’Impero Romano ed era quindi conosciuto e usato ovunque, anche presso quei popoli che di fatto avevano conservato la propria lingua d’origine. Solo quando l’unità politica creata da Roma venne meno, si avviò in tutte le aree dell’ex Impero un processo di diversificazione linguistica, che si protrasse per ben cinque secoli: il latino lentamente perse la sua dimensione di lingua universale fino a non essere più, nel X secolo, la lingua d’uso delle masse. In alcuni casi le popolazioni recuperarono la propria lingua; in altri cominciarono a utilizzare lingue nuove, strettamente connesse al latino e comunemente designate con il nome di volgari.

L’origine delle lingue nazionali

I volgari si configurarono dapprima come parlate locali, utilizzate, come dice il nome stesso, dal popolo non dotto. In seguito conquistarono progressivamente la dimensione scritta, comparendo in testi sempre più ampi e articolari, fino ad assumere la dignità di lingue compiute e autonome. Esse sono dette lingue neolatine in quanto continuatrici della lingua latina, oppure romanze, in riferimento alla Romanìa, l’area geografica su cui si esercitò il dominio politico e socio-culturale di Roma. Alcune di esse, col tempo, sono diventate vere e proprie lingue nazionali, come l’italiano, francese, spagnolo, portoghese, rumeno. Altre sono state declassate al livello di dialetti, mentre altre ancora hanno assunto una posizione intermedia: non dialetti perché diffuse su aree relativamente ampie ed espressione di determinate culture, ma neppure lingue nazionali. E’ il caso del provenzale, oppure del franco-provenzale, catalano, ladino, sacro…Il perché di questo destino diverso è legato a complesse ragioni economico-politiche, storiche e culturali.

Dal latino classico al latino volgare

Il latino che ci è stato consegnato dalla tradizione e che si studia a scuola è una forma particolare del latino storico. E’ il latino classico ovvero la lingua utilizzata sia dagli autori più importanti della cultura di Roma (auctores classici) sia dalla fascia più elevata della società (cives classici). Il modello linguistico cui fa riferimento fu fissato a partire dal III secolo a.C. e rimase nell’uso vivo fin verso il II secolo d.C.

Le differenze tra latino classico e latino volgare sono enormi anche se purtroppo non ci è pervenuta abbastanza documentazione. Ciononostante alcune delle più importanti indicazioni ci sono pervenute da:

  • iscrizioni murali, come ad esempio quelle presenti a Pompei;
  • opere letterarie;
  • testi di grammatica.

Un fattore non trascurabile nell’analisi della cause della trasformazione della lingua latina è sicuramente la penetrazione e la diffusione della religione cristiana. Nel corso della sua espansione politico-militare la cultura latina era venuta a contatto con numerose e diverse religioni che, di volta in volta, aveva o assimilato o tollerato: esse, comunque, non avevano mai costituito un serio problema. Per il Cristianesimo, invece, il discorso fu diverso dall’inizio: esso non solo non si prestava alla consueta assimilazione, ma neppure poteva essere tollerato, in quanto tendeva a corrodere i princìpi stessi su cui si fondavano la società e lo Stato romano. Lo scontro si protrasse per alcuni secoli, alternando fasi di tensione acute (scontri fisici) con fasi di avvicinamento, che vedevano però ogni volta lo Stato romano cedere qualcosa e il Cristianesimo avanzare un poco, finchè, proclamato religione di Stato da Teodosio (380 d.C.), il Cristianesimo fu all’origine delle persecuzioni contro i pagani.

L’indovinello veronese

Su un foglio di un codice liturgico di origine spagnola rinvenuto nella Biblioteca Capitolare di Verona, una mano diversa da quella del copista, secondo un’usanza assai diffusa, ha aggiunto un indovinello, seguito da una formula di ringraziamento in latino. L’annotazione è databile tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del IX.

Se pareba boves            Spingeva davanti a sé i buoi
alba pratalia araba        arava prati bianchi
et albo versorio teneba    reggeva un aratro bianco
et negro semen seminaba.   e seminava un seme nero.
Gratias tibi agimus omnipotens sempiterne Deus. Ti rendiamo grazie onnipotente sempiterno Iddio.