Risottino con champignon al profumo di rosmarino

Champignon e riso: Ecco a voi un primo vegetariano che spesso arriva sulla mia tavola. Un primo che faccio spesso perché è buono, semplice da preparare e non dispiace nemmeno a mio figlio. Una valida alternativa alla pasta ma non solo: presentato in questo elegante formato, non potrebbe essere una valida idea per il pranzo di Natale? O per altre occasioni in cui ricevete qualcuno?

Risottino con champignon al profumo di rosmarino

Risottino con champignon al profumo di rosmarino

Ingredienti:

  • 250 gr di riso
  • 4/5 funghi champignon di media grandezza
  • una cipolla
  • un litro di brodo
  • mezzo bicchiere di vino
  • un ciuffetto di rosmarino
  • zafferano
  • una noce di burro
  • parmigiano

Procedimento:

Per prima cosa sbucciate e affettate la cipolla. Fatela rosolare con un filo d’olio extravergine d’oliva. Nel frattempo pulite i funghi eliminando le parti di terra e strofinandoli con un pezzetto di carta da cucina umida. Affettateli grossolanamente. Versate i funghi in padella e girate. Inizieranno subito a cacciare acqua: appena questa inizierà ad asciugarsi versate mezzo bicchiere di vino e lasciate sfumare. Quindi versate il riso e un mestolo di brodo caldo. L’ideale sarebbe avere del brodo vegetale, ma se non avete tempo di prepararlo usate il dado da brodo. Tenete scoperto a fuoco vivo, continuate a girare, dopo un minuto chiudete con il coperchio ed abbassate la fiamma. Nel frattempo lavate e sminuzzate un rametto di rosmarino: potete scegliere se farlo a pezzettini, oppure fare come ho scelto io, che ho messo un pezzo grande tutto intero per insaporire il riso e per poi eliminarlo (scelta dettata dall’età dei piccoli… commensali). Continuate per circa 15/18 minuti. Sul finire sciogliete la bustina di zafferano in mezzo bicchiere di brodo e versatelo nel risotto. Io ho usato uno zafferano particolare, di colore arancione, ma quello che trovate in commercio al supermercato andrà benissimo. In ultimo, poco prima di spegnere, mettete una noce di burro e un po’ di parmigiano per far mantecare. Servite caldo.

Quando ho fatto la scuola di cucina del Gambero Rosso, lo chef Giuseppe Fulgidezza che teneva le lezioni diceva tre cose del riso:

  1. Il riso è come un bambino piccolo: non potete lasciarlo da solo. Significa che non potete mettere il riso sul fuoco e poi lasciarvi distrarre da qualcos’altro, magari uscendo dalla cucina: si attacca in un niente!
  2. Il riso deve andare sull’altalena, altrimenti si “annoia”. Significa che per arrivare ad un buon punto di cottura non potete tenere la fiamma sempre allo stesso livello, ma dovete alternare: fiamma alta e senza coperchio quando aggiungete liquido, fiamma bassa con  coperchio quando il liquido inizia ad asciugarsi. Poi ricominciare.
  3. Per il riso è inutile guardare l’orologio. Significa che nonostante sulle scatole sia indicato il tempo di cottura, l’unico modo di verificare il punto di cottura è assaggiare.

Pochi semplici consigli che seguo ogni volta che faccio un risotto.

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