LA TRIPPA: FAMA, DECADENZA E RINASCITA.

La trippa che dalle sue origini di grande fama ha subito poi una decadenza quando si è cominciato a pensare fosse un piatto per i poveri, ad oggi che ha visto la sua rinascita.
Oggi non è più un piatto di scarto e rivive sulle nostre tavole donando nuova importanza a quello che era un piatto gustoso, tradizionale e ricco.

LA TRIPPA E LE SUE ORIGINI.

La trippa veniva, e fortunatamente viene, usata molto in gastronomia ed è ricavata dallo stomaco del bovino e non, come ancora pensano alcuni, dall’intestino.
E’ conosciuta già dai tempi dei greci che amavano consumarla cotta sulla brace; mentre i romani la utilizzavano molto per preparare le salsicce.

Se all’inizio della sua storia gode di grande importanza, nei secoli successivi la trippa, perde un po’ della sua fama.
I tagli migliori vengono destinati a quella parte della popolazione nobile, mentre alla gente meno abbiente viene lasciata la “merce secondaria”: il famoso quinto quarto.
Riacquista poi, giustamente e fortunatamente, la sua importanza andando avanti nei secoli.

Esisteva ai tempi anche la figura del TRIPPAROLO, importante non solo per la preparazione e la cottura del piatto ma anche e soprattutto per la vendita: viene posta su assi di legno e venduta per le strade della città.
Il tripparolo era solito urlare alle massaie dei ceti bassi per attirare l’attenzione verso la propria merce.

Questa pietanza è un piatto amato dal Nord al Sud e dall’Est all’Ovest dell’Italia: con il sugo, con i fagioli, con la cannella e chi più ne ha più ne metta!!!
Nasce nel ‘400 la famosa trippa alla Fiorentina, frattaglie e aromi che poi vede un’evoluzione nel’700 con l’aggiunta del pomodoro pelato (regalo arrivato dalle Americhe) e sempre da Firenze ecco che arriva il Lampredotto.
A Napoli esiste la zuppa ‘ecarnacotta, vale a dire una zuppa con trippa, pane raffermo, pepe e parmigiano.
A Milano, invece, prende il nome di busecca che viene preparata per festeggiare la vigilia di Natale.

…e da buona romana non potevo non menzionare la trippa alla romana.
Piatto ricco di storia, di tradizione e d’importanza grazie all’aggiunta del pecorino romano e a fine cottura di una spolverata di mentuccia fresca… una vera goduria.
Volevo spiegarvi io un po’ la sua ricetta millenaria ma ho pensato fosse più sensato passare la parola alla mitica Sora Lella.
Chi meglio di lei, simbolo della romanità, può spiegare la meglio questo piatto? Vi lascio qui di seguito un video di un po’ di tempo fa.

CURIOSITA’ SULLA TRIPPA.

La prima cosa che mi viene in mente da scrivere qui nelle curiosità è: avete mai sentito il detto NON C’E’ TRIPPA PER GATTI? Immagino proprio di si…
Beh, questo risale ad un passato non troppo lontano.
Ci troviamo intorno al ‘900, dove il Sindaco di Roma (il primo sindaco straniero di Roma), un certo Ernesto Nathan mentre redigeva il bilancio della città eterna, eliminò dalle voci delle spese (ritenute per lui superflue) proprio quella che prevedeva la trippa come sostentamento di una colonia felina; colonia che aiutava il Campidoglio a liberarsi dei topi…
Da qui la famosissima frase che ad oggi usiamo un po’ tutti quando si vuole indicare che non c’è nessuna speranza di avere un qualcosa, una sorta di “non ce n’è per nessuno”.

Vi lascio riportandovi qui il link alla mia versione della ricetta della “Finta trippa…”
Come spiego nell’articolo che vi “linko” qui di seguito, ho trovato questa idea dalla mitica Benedetta e l’ho subito sposata perché le mie bimbe ancora non amano molto il gusto della trippa, a differenza mia che la amo da impazzire.

…anche se per un po’ di tempo non sapevo cosa stessi mangiando!
Le mamme a volte devono mentire per farci “ingurgitare” cose nuove 😁

Vi lascio quindi a trovare la ricetta più adatta a voi e ad assaporare questo piatto umile ma ricco di gusto e di storia.