Come fare vino in casa: degustazione vino

Se vuoi sapere come si fa il vino in casa, in modo semplice ma accurato, segui i consigli base e potrai organizzare una degustazione vino.. delle tue bottiglie

Se vuoi fare in modo che la prossima degustazione vini sia quella delle tue bottiglie… dovrai scoprire come si fa il vino di produzione propria.

Non è semplice, certo, ma neanche impossibile visto che per secoli molti contadini ma anche appassionati hanno curato la propria vigna per fare il vino in casa e poi degustarlo.

Vediamo come si predispone ogni cosa per creare una propria riserva di vino!

 

Produrre vino in proprio: poche semplici azioni

Farsi il vino in casa può essere uno sfizio, un’esigenza o una sfida per chi pensa che il proprio vigneto possa diventare un celebre Cru.

Scherzi a parte, al di là delle motivazioni, in modo chiaro e ben lontano dall’arte più sofisticata dei viticoltori, spiegheremo quali sono le mosse da effettuare per arrivare alla degustazione del vino proprio.

Conoscere i sistemi di vinificazione è la base, magari dopo aver seguito un corso di avvicinamento al vino oppure un corso da sommelier . Di certo se fino al giorno prima si è stati degli esperti della distillazione del rum, non si possono confondere pratiche e stili differenti di coltivazione e trasformazione degli alcolici.

 

E per chi vuole sapere come fare il vino in casa partendo dalle uve altrui, caso di certo tra i più frequenti, conoscere le tante sfumature di gusto tra le uve è fondamentale. Per un buon vino, infatti, c’è bisogno di uva di buona qualità.

Uve e lavorazioni del mosto per creare il tuo vino

Si parte dalla scelta dell’uva, selezionata in base alle tue esigenze di vino rosso, bianco, con una base fruttata, dolce, etc. etc. Di regola le uve disponibili sono quelle del proprio territorio, ed è bene sapere poi come effettuare la vinificazione in casa, sì, ma sempre secondo le regole base per esaltarne i sapori…

Il periodo migliore per la raccolta delle uve è anche in base al tipo di vitigno e secondo degli accorgimenti antichi: non va raccolta umida, dato che l’acqua potrebbe diluire il mosto, né troppo calda, perché potrebbe fermentare ben prima del dovuto.

Inoltre, è bene sapere che per ogni quintale di uva si producono circa 70 litri di vino tramite torchio, altrimenti la resa delle uve diminuisce.

Dopo aver scelto l’uva, si puliscono i grappoli dai chicchi ammuffiti o rovinati, che possono invalidare il risultato del vino in casa. Non vanno lavati però: i chicchi perderebbero i lieviti, senza perdere gli antiparassitari già spruzzativi sopra.

A questo punto, subito dopo raccolta e pulita, si inizia con la pigiatura dei chicchi di uva, che li rompe e ne toglie i raspi tramite l’azione di diraspare (la pigiadiraspatrice sarà utile se non volete separare manualmente i raspi dalla polpa e dalle bucce).

Ciò che rimane è il cosiddetto mosto, formato da succo di uva e bucce, che andrà raccolto in un contenitore molto grande – un tempo le tinozze di mosto erano le unità di misura utilizzate.

Lieviti e fermentazione nella vinificazione in casa

Questo primo processo di vinificazione si deve svolgere in un locale ben pulito e areato, libero da odori e vibrazioni, dato che la fermentazione sviluppa anidride carbonica, che si sa come sia nociva per la nostra salute.

Il passaggio in questione rappresenta un momento di scelta, dato che a questo punto sarai costretto a selezionare dei lieviti artificiali oppure attendere la fermentazione naturale, che avviene tramite i lieviti del vino stesso.

 

Per fare il vino in casa ottenendo ottimi risultati è possibile, anche senza attrezzature sofisticate, perché la natura ci dà una mano svolgendo la maggior parte del lavoro, mediante la fermentazione. Questo processo è attuato da microrganismi chiamati lieviti presenti sulle bucce degli acini, che scompongono lo zucchero presente nell’uva trasformandolo in alcol.

Per svegliare i lieviti dal proprio “sonno” sono necessarie delle sostanze ricche di azoto, e se non sei in grado di padroneggiare del tutto la materia, ti conviene utilizzare il vecchio metodo della fermentazione naturale per almeno 2 settimane.

Il mosto andrà lasciato nel suo contenitore chiuso non ermeticamente, per il tempo necessario affinché la temperatura esterna e i processi chimici naturali non inneschino la fermentazione. Il freddo rischia di bloccare i lieviti mentre il caldo li risveglia, quindi fai bene attenzione a quale temperatura possieda il tuo ambiente di lievitazione del mosto – l’ideale è tra i 21 e i 25 gradi centigradi. Attenzione a non riempire troppo il recipiente, perché nel ribollire il mosto potrebbe straripare!

Ogni giorno, comunque, dovrai controllare la tua lavorazione: il vino non va abbandonato certo e dovrai per 2 volte al giorno smuovere il cosiddetto cappello di bucce che tendono a salire e otturare la superficie sottostante, impedendo al mosto di ricevere ossigeno. Inoltre, le bucce asciutte in superficie non saranno più in grado di rilasciare le sostanze chimiche che rendono aromatico e colorato il vino fatto in casa.

Se il cappello è molto fitto, puoi aiutarti con un gommoso stura-lavandino, ovviamente nuovo!

 

Inoltre, gli zuccheri contenuti nel mosto vanno misurati con un mostimetro che potrà decretare quando tutto lo zucchero nel mosto si è trasformato in puro alcol e la fermentazione dei lieviti sarà, quindi, terminata.

 

Come usare la pressa per il mosto

A questo punto, il mosto dovrà essere versato nella pressa per il vino. Sembra facile ma è bene ricordare che nel capire come fare il vino in casa, si deve acquisire anche la base delle nozioni chimiche legate ai processi di vinificazione.

In questo caso, per esempio, il vino troppo pressato sarà amaro e pieno di tannini e, quindi, sarà bene calibrare come estrarre il succo del mosto in modo morbido, senza strizzare del tutto le bucce e rendere il vino imbevibile.

 

Affinamento e e tannini

La fase che arriva ora è per intenditori, e va studiata per bene: delle grandi damigiane di vetro, prive di polvere e residui, saranno utilizzate per completare il processo di affinamento e chiarificare il vino fatto in casa. Deve avvenire prima dell’imbottigliamento, in una fase che consente anche di aggiungere dei tannini.

E qui casca l’asino, che non sa come dosare i tannini! Bisogna sapere che gli enologi ne discutono molto su come maneggiarli per l’aggiunta al vino e, forse, se non sei un esperto sommelier oppure un produttore di vino scaltro, puoi evitare l’aggiunta dei tannini – dannosa per il tuo vino casalingo.

 

Il riposo: dormire fa bene anche al vino

Per alcuni mesi le damigiane andranno fatte riposare, dopo di che potrai travasare il vino da una damigiana all’altra per riuscire a scrollarne i sedimenti sul fondo.

Questo passaggio va fatto con attenzione, dato che i sedimenti non vanno “scossi” e ogni travaso fa effettuato senza agitarli, lentamente e con l’obiettivo di rendere pulito il tuo vino fatto in casa: la chiarificazione.

Per capire quale sia il risultato che stai per ottenere, a questo punto puoi assaggiare il vino per capire che non sia già aceto. Una degustazione vini fatta in casa nel vero senso della parola e per la quale potrai giudicare… te stesso!
A questo punto della vinificazione potresti aggiungere delle sostanze per evitare l’acidificazione e già al tempo degli antichi romani si utilizzavano le tavolette di zolfo (solfiti), anche per scongiurare una nuova fermentazione. È necessario che tu sappia bene quali siano le dosi da utilizzare, pena la puzza di tanfo del tuo vino!

 

L’imbottigliamento

procurati bottiglie da vino ben pulite, travasa con massima attenzione dalla damigiana e controlla che i sedimenti non siano compresi nel tuo travaso.

È ora di tappare – prima di stappare bisogna sigillarlo questo vino fatto in casa. Scegli i tappi più adeguati al tuo vinello casalingo, per esempio quelli in silicone dato che probabilmente il tuo vino non rimarrà per anni a maturare, necessitando di una tappatura in sughero.

 

Nel caso tu decida che sarà a riposo per molto tempo, accertati con la tua sapienza di degustatore di vini, che non diventi aceto!

La degustazione del vino proprio: critiche e correzioni

Di certo non è semplice giudicare la propria “creatura” e, come accade per i bimbi sempre belli agli occhi dei genitori,  anche il tuo vino potrebbe sembrarti di gran pregio per il solo fatto di esserti così impegnato a studiare come fare il vino in casa.

Se arriverà un amico che, magari, ha seguito un corso per diventare sommelier a criticare il tuo prodotto, beh allora dovrai ripassare il tutto per la prossima vendemmia… non senza aver appuntato perché e percome il tuo vino fatto in casa sia stato ottimo oppure cattivo – un’annata da ripetere o da eliminare!

 

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