Il ministero della Salute:troppe amniocentesi,test solo a chi rischia.

LA STAMPA.it
MARIA CORBI

ROMA
Un giro di vite sugli esami prenatali, e soprattutto sull’amniocentesi, indagine che fino ad oggi era caldamente consigliata (e pagata dal servizio sanitario nazionale) alle donne sopra i 35 anni, considerate «primipare attempate» e quindi a rischio. No anche alla villocentesi eseguita a tappeto. Le nuove linee guida sulla gravidanza fisiologica, redatte da un gruppo multidisciplinare di professionisti coordinati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dal Centro per la valutazione dell’efficacia dell’assistenza sanitaria (Ceveas) su mandato del ministero della Salute, fissano infatti dei paletti precisi, offrendo l’amniocentesi e la villocentesi alle donne di tutte le età (e non più dai 35 anni in su) ma se positive al test combinato usato come strumento di screening per la sindrome di Down. Per le altre non rimarranno che i centri privati dove questi esami sono fatti pagare a caro prezzo.

L’amniocentesi è un prelievo di liquido amniotico, che si esegue dopo la sedicesima settimana di gestazione per via transaddominale, sotto controllo ecografico continuo, con un rischio di aborto dell’1 per cento (secondo gli ultimi dati a livello nazionale alle madri con più di 40 anni il prelievo del liquido amniotico è stato effettuato nel 43,43% dei parti). Mentre la villocentesi è un prelievo dalla placenta, che si esegue dopo la decima settimana di gestazione per via transaddominale, sotto controllo ecografico continuo e che comporta ugualmente un rischio di aborto dell’1 per cento.

«Si tratta di introdurre una diversa pratica clinica per individuare le donne a rischio, Vittorio Basevi del Ceveas facendo dell’amniocentesi e villocentesi delle indagini di secondo livello». Il test combinato si basa sull’età materna, la ricerca della translucenza nucale e la determinazione di alcuni valori nel sangue come la frazione beta libera di hcg e della proteina plasmatica A associata alla gravidanza. Attualmente l’amniocentesi e la villocentesi sono a carico del Ssn per le donne dai 35 anni in su e sono gli esami che consentono con certezza di diagnosticare un feto affetto da sindrome di Down. «Ma c’è un rischio di perdite fetali di circa il 2 per cento». «Stabilire invece prima, con il test combinato, chi è a rischio – continua Basevi – riduce il numero di interventi diagnostici invasivi e dei nati con sindrome di Down».

Una novità che riguarderà moltissime donne visto che nell’ambito delle tecniche diagnostiche prenatali invasive, l’amniocentesi è la più usata, seguita dall’esame dei villi coriali (3,39%) e dalla funicolocentesi(0,6%). In media ogni 100 parti sono state effettuate 15,4 amniocentesi. Meno diffusa al sud (nelle regioni meridionali si registra una percentuale al di sotto del 12% ad eccezione della Sardegna), di più al nord dove i valori più alti si hanno in Valle d’Aosta (37,1%) e Liguria (27,6%).

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