L’anice

anice

La pianta dell’anice, il cui nome botanico è Pimpinella anisum, appartiene alla stessa famiglia del finocchio, dell’aneto e del cumino: i suoi piccoli semi dal sapore intenso e dolce sono usati nella preparazione dei cibi da moltissimi secoli.

Originario del Medio Oriente, si diffuse in tutto il Mediterraneo al tempo dei greci e dei romani e venne importato nelle Americhe poco dopo i viaggi di Cristoforo Colombo.

Oggi viene coltivata ovunque il clima caldo lo consenta, ma prevalentemente nell’area Mediterranea e in India. L’anice è noto fin dalle origini per le proprietà digestive: presso i latini si servivano infatti piccoli dolci profumati con questo aroma alla fine dei banchetti abbondanti.

La pianta è infine ingrediente fondamentale del famoso pastis francese, degustato come aperitivo in tutta la regione sudorientale del paese.

L’anice è un’elegante pianta annuale che può raggiungere l’altezza di 30-40 cm: ha piccole foglie verde chiaro e fiorellini banchi disposti in ombrelle.

I semi hanno forma ovale con nervature chiare: il colore può variare dal grigio-verde al marroncino e la forma ricorda quella dei semi di girasole; la lunghezza non supera i 3 mm.

I semi si raccolgono in estate e vengono fatti essiccare all’ombra.

In cucina

I semi dell’anice hanno un sapore dolce e intenso che ricorda quello della liquirizia. In Europa è usato soprattutto in pasticceria, per insaporire dolci, biscotti e caramelle.

In Oriente e in India è invece diffuso anche come condimento salato, per arricchire zuppe e minestre, stufati e pane speziato, ma anche carni e verdure.

Come altre spezie, i semi possono essere aggiunti agli impasti ridotti in polvere oppure sparsi interi sopra torte e biscotti per renderli più gustosi e digeribili.

 

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