Insalata di tarassaco novello (dandagliui) e uova sode

Un’ insalata primaverile è proprio quello che ci vuole oggi. Inslata di tarassaco novello (dandagliui) e uova sode è il primo piatto per eccellenza, che dalle mie parti, in Valle Ossola, segna l’arrivo della primavera. La raccolta di erbe spontanee come il tarassaco, ci permette di riappropiarci del valore della natura e di interpretare il valore il loro valore benefico.

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Ricette con le erbe spontanee | Raccolta di ricette primaverili
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Insalata di tarassaco novello (dandagliui) e uova sode
  • Difficoltà:Molto Bassa
  • Preparazione:10 minuti
  • Cottura:5 minuti
  • Porzioni:4
  • Costo:Molto Basso

Ingredienti

  • 2 mazzi grandi di tarassaco novello
  • 6 Uova
  • 4 fette di pane nero casereccio
  • 1 spicchio d’aglio
  • q.b. Olio extravergine d’oliva
  • q.b. Aceto di vino bianco
  • q.b. Sale
  • q.b. Pepe

Preparazione

    1. Pulite e lavate il tarassaco, scegliendo i ciuffetti più piccoli, meglio ancora se ancora di colore rossastro, perché sono i più teneri e adatti ad esere consumati crudi in insalata. Ricordate di non tagliare via tutta la radice ma di lasciare i ciuffetti attaccati alla parte finale (la più buona).
    2. Cuocete le uova per 5 minuti e lasciatele raffreddare. Pelatele e tagliatele a metà.
    3. Sfregate le fette di pane nero cesereccio con lo spicchio d’aglio, poco olio e passatele velocemente sotto il grill del forno per renderle croccanti.
    4. Mettete il tarassaco novello in una ciotola e conditelo con olio evo, aceto di vino, sale e pepe.
    5. Unite le uova sode e servite con le fette di pane nero casereccio all’aglio.

Note

 

Tarassaco dalle mille proprietà

Conosciuto anche come “dente di leone“o “soffione” è una pianta erbacea commestibile utilizzata da millenni come antinfiammatorio e per i benefici che apporta al fegato.
Il suo sapore è amarognolo ma gradevole. Il tarassaco novello, o come chiamato qui da noi “dandagliui”, viene quasi sempre mangiato crudo, in insalata, solitamente con le uova sode. Con il passare del tempo, quando le sue foglie s’ingrandiscono viene consumato cotto o lessato, dove perderà parte del suo sapore amaro, ma manterrà comunque tutte le sue proprietà. La zia di Marco, per esempio, lo unisce alla minestra di trippa o semplicemente al classico minestrone, donandogli una marcia in più. Anche i suoi fiori, come accennato in precedenza, sono commestibili, sia crudi in insalata, che impanati e poi fritti.

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