Chianti Docg: vino più classico dei classici

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Uno scorcio della mia cantina, zona dei Chianti e dei vini Toscani

Circa 70 mila ettari di colline formano il cuore verde della Toscana e tra questi oltre 10 mila sono di vigneti destinati alle uve per il Chianti Docg, il vino rosso più conosciuto e più apprezzato in Italia e nel mondo. Il più famoso di tutti, il portacolori del vino italiano nel mondo. Il Chianti è il vino rosso che ha fatto conoscere il nostro Paese, e la Toscana prima di tutto, agli stranieri.

La storia del Chianti e del Chianti Classico

Le prime tracce del Chianti si hanno nel 1398 con una testimonianza secondo la quale il vino toscano più famoso era bianco. Del Chianti rosso se ne parla solo dal 1427 in poi, anno in cui comincia a viaggiare dalla Toscana a Roma, fino a finire, nel 1550, sulla tavola di Papa Paolo III. Altre notizie sul Chianti si hanno dopo il 1700, quando tutto il mondo agricolo si sviluppò a tal punto, da modificare l’intera geografia del territorio Italiano ed Europeo. C’è da dire che la storia di questo vino va a pari passo con l’uva, che, in percentuale maggiore, gli dà sostanza, cioè il Sangiovese. Anche di questo vitigno si fa cenno oltre quattro secoli fa. In un trattato della coltivazione delle viti del 1590 viene citato il “Sangiogheto o “Sangioveto, che pare derivi da “Sanguis Jovis, sangue di Giove, modo in cui i popoli latini indicavano, generalmente, il vino rosso. Nella seconda metà dell’ 800, Firenze divenne capitale d’Italia, quindi molto frequentata da politici e diplomatici stranieri. Per il Chianti fu un modo per farsi conoscere, ma al contrario, qualcuno cominciò a commercializzare in Europa vino di bassa qualità, spacciandolo per Chianti. Fu così che, grazie ad un gruppo di viticoltori di Arezzo, Firenze e Siena, si unirono per dare vita al Consorzio del Chianti. Nel 1932 un decreto ministeriale fissò l’area di produzione stabilendo un territorio “classico”, quello considerato storico, proprio nell’intera area del Chianti. Quello che la gente individua tramite il Gallo Nero stampato sulle etichette. Il Gallo Nero in sostanza, è un consorzio di produttori che fanno Chianti Classico e che agisce all’interno del Consorzio del Classico. In sintesi: un consorzio nel consorzio.

La sua scalata al successo

Difficile stabilire se e quanto sia il vino più buono, dato che questo è un fattore di gusti e di mode, certo è che all’estero è quello più conosciuto. Noto e riconoscibile, almeno per tanto tempo, quando il Chianti veniva venduto nel fiasco, la bottiglia panciuta con il rivestimento in paglia. Così semplice da essere imitato nel modo più semplice e brutale, copiando il nome, come ancora si fa in California, dove producono finto Chianti.
In passato veniva fatto sono in una zona della Toscana compresa tra Firenze e Siena. Poi la produzione si è estesa ai territori confinanti e così sono nati diversi Chianti, con i nomi di Colli dove nasce, oppure con i nomi di alcuni paesi, come Montalbano, Montespertoli o Rufina. Il fulcro di tutta questa zona ha preso il nome di Chianti Classico. Un patrimonio viticolo e di vignaioli, da conservare e mostrare con orgoglio, tra boschi e colline disegnate dai filari  e dai cipressi. Un felice connubio tra vino e territorio.

Il vino del Barone di Ferro

A dare identità al vitigno Sangiovese e la vino Chianti fu, nella prima metà dell’800, Bettino Ricasoli, barone, uomo politico importante (fu 2 volte ministro dopo la morte di Cavour), agricoltore ed enologo. Ruoli e doti che gli permisero di sperimentare nei vigneti intorno al suo Castello di Brolio e di avere anche canali aperti per commercializzare e dunque di far conoscere il buon vino che ne aveva ottenuto.
Bettino Ricasoli era chiamato Barone di Ferro per la severità e il rigore con cui svolgeva le sue imprese. Quelle politiche (favorì l’ingresso della Toscana al Regno Sabaudo e sostenne l’Unità d’Italia, soatenuto da Mazzini e Garibaldi) e quelle enologiche, dedicando tempo e denaro allo studio di coltivazioni alla selezione di uve migliori.
Firenze, dal 1865 al 1870, fu anche capitale d’Italia e i saloni del suo castello ospitavano spesso ambasciatori, politici, notabili, industriali e commercianti internazionali.
Ricasoli approfittò del periodo e dell’occasione per far conoscere questo eccellente vino locale, proprio nel periodo in cui le etichette di Bordeaux e di Borgogna spopolavano sui tavoli delle mense più importanti.

Là dove nasce il Chianti Classico

Il Chianti Classico nasce  in un territorio ben delimitato che confina a nord con l’ultimo appezzamento della periferia meridionale di Firenze, fino ad arrivare a Siena, 40 km circa più a sud. Tutta la zona si trova tra i monti del Chianti, e comprende i comuni di Castellina, Radda, Gaiole e Greve tutte seguite dal nome “in Chianti”, nonché una parte dei territori  comunali di San Casciano in Val di Pesa, Barberino Val d’Elsa, Tavarnelle Val di Pesa, Castelnuovo Berardenga e Poggibonsi. Circa 70 mila ettari di territorio, in gran parte ricoperti da boschi di querce e castagni, dove la vite, specialmente la varietà Sangiovese, ha dato prova nei secoli di trovare un ambiente ideale alla realizzazione di vini di qualità.

Sangiovese e Chianti Classico

Cartina Chianti Classico Docg e Chianti DocgE’ il Sangiovese l’uva regina del Chianti Classico. In questo territorio esistono anche altre uve, soprattutto nere, e anche altri vini, come quei rossi chiamati “Supertuscans” e prodotti spesso con l’aiuto di vini internazionali. Ma per chiamarsi Chianti Classico il vino deve essere prodotto soprattutto con il Sangiovese, quell’uva che, con nomi diversi, è alla base anche della produzione del Brunello di Montalcino, del Morellino di Scansano, del Nobile di Montepulciano, del Carmignano, oltre che degli altri Chianti.
Il Sangiovese è un vino particolarmente sensibile al terreno e al clima, infatti la sua maturazione avviene piuttosto tardi e in modo discontinuo. Ecco che così le uve provenienti da terreni arenari assumono toni floreali, quelle dei terreni calcarei assumono toni di frutti di bosco e quelle dei terreni a base di tufo assumono toni di tabacco. Resta un unico e “d’obbligo” profumo, segnalato perfino dal disciplinare come caratteristico e cioè quello di viola mammola.

Chianti Colli Fiorentini

Si produce nell’area a ridosso di Firenze, nel territorio di 18 comuni, capoluogo compreso, affacciati sull’Arno e la Val di Pesa. E’ forse la zona più antica e il nome stesso si riallaccia a una remota tradizione che identificava come “Vinum Florentinum” il vino delle colline di Firenze  ancor prima che la denominazione Chianti si diffondesse. Il vino di questa zona in quantità a circa il 5% dell’intero territorio del Chianti. Un vino rosso porpora intenso, facile da bere, asciutto e profumato. Adatto al pasto quotidiano, semplice e schietto, un vino vecchio stile e per questo molto apprezzato. E’ fatto con l’80% di Sangiovese e il resto con Canaiolo, Malvasia Rossa.

Chianti Colli Senesi

Viene fatto in una zona piuttosto ampia, 3500 ettari circa, partendo da nord a Monteriggioni e San Gimignano, arrivando a sud a Montalcino e a Montepulciano. Differenza di terre e climi  danno vini diversi: meno alcolici e più corposi quelli a settentrione, più carichi e con una maturazione più lenta quelli a meridione. Vini che nel complesso si dimostrano molto piacevoli, da abbinare ai piatti con sugo di carne e alle carni cucinate alla griglia.

Chianti Colli Aretini

E’ un altro protagonista della viticoltura toscana, perché prodotto in un’area famosa già 600 anni fa, in particolare nelle zone di Montecarlo e Montevarchi.
Il Chianti dei Colli Aretini può essere messo in commercio dal 1° marzo successivo alla vendemmia. Dunque un rosso profumato e fresco. Un vino da lasciare in cantina anche qualche mese. Bel compagno tutto pasto.

Chianti Colli Pisani

Si produce sui colli che scivolano verso il Tirreno, nel territorio di diversi comuni come Terricciola, faglia, Cascina Terme. Una zona di produzione storica anche se meno conosciuta. Il Chianti di questa zona è indubbiamente influenzato dal mare e comprende vigne relativamente ridotte, circa 250 ettari in tutto.
Nel bicchiere è morbido, elegante e va bevuto giovane. Si abbina bene anche a piatti di pesce.

Chianti Montalbano

Deriva da vigne con un’estensione un po’ più ampia, 500 ettari in tutto, distribuite in alcuni comuni di forte tradizione vinicola, come ad esempio, Carmignano, Artimino, Vinci, Bacchereto, Larciano e Lamporecchio.
La zona di Montalbano produceva vini “buoni” già nel 1200 ed era la maggiore “fonte” vinicola dei Vescovi di Pistoia. I vini della zona furono sempre molto apprezzati anche nei secoli successivi. Vino semplice, rubino carico, di facile beva, profumato di frutta ed equilibrato. Da bere subito anche tutto pasto.

Chianti Montespertoli

E’ entrato a fare parte del “gruppo” solo nel 1998. Un’area piccola, 3 comuni in tutto, ma di grande produzione vinicola. In questa zona a sud-ovest di Firenze, infatti, si contano 1600 ettari di vigne. Anche questo Chianti è un tutto pasto e si esprime alla grande con primi e carni bianche.

Chianti Rufina

E’ di fatto un’area vinicola importante, oltre 12 mila ettari, di cui poco meno di 600 ettari di vigne molto selezionate e destinate al Chianti Docg. Un vino, quest’ultimo, di grande qualità, tra i Chianti ad essere esportati negli Stati Uniti. Qui infatti si concentrò l’attenzione dei produttori e dei commercianti, anche perché questo Chianti era quello che più si avvicinava al Chianti Classico, per aromi e sapori, ma anche per la conservazione nel tempo.Oltre che nel comune di Rufina,  questo vino è prodotto anche nei territori di Pontassieve, Pelago, Londa e Dicomano. Un vino che si differenzia da quello più blasonato, anche per il prezzo, che è davvero contenuto. Grande carattere nel bicchiere, rosso carico, intensi i profumi di viola mammola e frutta rossa, equilibrato in bocca.

 

Fonti: Chianti.com, borghiditoscana.net

Photo Courtesy: chianti.com, lionellomarchesi.com

 

 

 

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