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Tortillas di farina di ceci farcite con radicchio e pere

Oggi una ricetta golosissima, da leccarsi i baffi

Ottimo piatto alternativo da gustare in allegria per colorare le nostre giornate autunnali

Le tortillas di farina di ceci farcite con radicchio e pere con salsa di Gorgonzola sono fantastiche, gustose e saporite alternano il gusto un po’ amaro del radicchio rosso alla dolcezza delle pere che con il Gorgonzola si sposano perfettamente.

I ceci non sono molto amati dai miei ragazzi, in questo modo però  li hanno gustati senza fare molte storie, le tortillas  di farina di ceci sono simili alle panelle siciliane, cambia il tipo di cottura, le panelle sono fritte mentre le nostre tortillas cuociono nel forno.

Questo è un piatto vegetariano adatto a chi non ama la carne ma non disdegna i formaggi, squisito!

tortillas di ceci

La parte più laboriosa di questo piatto è la preparazione delle tortillas ma con un pò di pazienza e una buona padella antiaderente otterrete delle tortillas perfette, si prparano come le crepes, man mano che sono pronto mettetele a riposare su un piatto coperte da un canovaccio, quando avrete terminato di prepararle tutte potete occuparvi della farcitura.

Potete preparare le tortillas di farina di ceci farcite con radicchio e pere con salsa di Gorgonzola in anticipo e metterle in forno 15 minuti prima di mettervi a tavola.

IL GORGONZOLA: TUTELATO E VIGILATO TUTTO L’ANNO

Il formaggio Gorgonzola è unico al mondo. Per questo deve essere sempre difeso.

Questo formaggio, dall’inconfondibile sapore dolce piccante, è tutelato e vigilato dal Consorzio per la Tutela del Formaggio Gorgonzola 365 giorni l’anno.
Il vero Gorgonzola è contraddistinto dal marchio identificativo CG e ogni forma porta impresso il numero che indica il caseificio che l’ha prodotta.

Così anche tu puoi sapere chi lo ha “fatto” e portare in tavola solo il Gorgonzola DOP. Una bella sicurezza, no? E pensare che tutti lo mangiano solo perché è buono.

IL GORGONZOLA: UN FORMAGGIO TRA I PIU’ DIGERIBILI

Quando assaggi il Gorgonzola ne apprezzi il sapore e la bontà.

Ma forse non conosci davvero le sue qualità. Per esempio, lo sai che il Gorgonzola, grazie all’attività proteolitica del suo Penicillium, è uno dei formaggi tra i più digeribili?
Provate uno spuntino veloce con pane e Gorgonzola, oppure spalmato sulle verdure fresche di stagione. Sarete sorpresi di come il Gorgonzola esalta i sapori.

E pensare che tutti lo mangiano solo perché è buono. E’ importante una dieta varia ed equilibrata e uno stile di vita sano.

Le informazioni sul Gorgonzola sono tratte dal sito: http://www.gorgonzola.it/

 

QUICHE DI BIETOLA ROSSA

Questa ricetta piacerà a grandi e piccoli gustosa e divertente la bietola rossa la rende allegra e colorata, buona da gustare e anche da guardare

Provate a preparare la quiche di bietola rossa un altro modo per fare apprezzare la verdura ai nostri ragazzi che spesso storcono il naso

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La bietola è una verdura molto benefica per la salute, dopo averla sbollentata le foglie vanno immerse immediatamente in acqua molto fredda, in questo modo conserveranno il loro colore, il gusto e le loro proprietà nutritive

E’ importante consumare le verdure di stagione, la ciclicità della natura va rispettata perchè essa ci fornisce attraverso la frutta e la verdura di tutti gli elementi utili per affrontare al meglio  le stagioni.

Barbabietola: una fonte di preziosi minerali
La barbabietola, appartenente alla famiglia delle Chenopodiacee, è una pianta del genere Beta e deve il suo nome ai filamenti (barbe) presenti sulla radice. Le parti commestibili sono le foglie (bieta o bietole) e le radici di colore rosso scuro. Possiede proprietà rinfrescanti, diuretiche, rimineralizzanti e antinfiammatorie per l’apparato gastrointestinale. La polpa della barbabietola trova impiego anche in cosmesi.

Tratto da:  www.riza.it/home.html

RUSTICI SVIZZERI

Rustici svizzeri, sono deliziosi bocconcini di pasta sfoglia con formaggio Emmentaler, speck e pere.

Questa è la seconda ricetta con la quale partecipo al  al contest #noiCHEESEamo

rustici svizzeri

 

#noiCHEESEamo

http://www.formaggisvizzeri.it/

#noiCHEESEamo

Girovagando nel web mi sono imbattuta nel blog “Peperoni e Patate”, ho deciso quindi di partecipare al contest  #noiCHEESEamo

Con il contest #noiCHEESEamo i miei involtini messinesi incontrano la Svizzera

Ho utilizzato il Gruyère Dop, uno dei più famosi formaggi svizzeri che ben si presta a molteplici utilizzi in cucina.

 

#noiCHEESEamo

Devo confessare che da piccola ho sempre creduto che il Gruviera – così lo chiamavo – fosse il formaggio coi buchi e quando bisognava acquistarlo alla drogheria sotto casa, bastava semplicemente chiamarlo formaggio svizzero.

involtini messinesi incontrano la Svizzera 2

Penso che il formaggio “coi buchi” sia per tutti il formaggio per eccellenza, se dobbiamo far disegnare ad un bambino una fetta di formaggio disegnerà senz’altro una fetta di Emmentaler.E poi come non pensare al mitico topo dei cartoons, Jerry che cerca sempre di rubarne una fetta dal frigorifero beffandosi del povero Tom! E aggiungo, come si chiama nella versione italiana del film, il topo amico degli Aristogatti? Groviera naturalmente! E come non ricordarsi della crema di crema alla Edgar che il topo goloso assaggia, intingendo un biscotto in quella che ho sempre immaginato come una deliziosa fonduta.

Ma crescendo e appassionandomi a tutto ciò che è cibo ho imparato a conoscere la differenza tra i due formaggi, quello con i buchi è l’Emmentaler, a mio giudizio, dal gusto più delicato, mi piace molto gustarlo con noci o con delle   nocciole tostate, squisito anche accompagnato a della marmellata di mele renette rosse allo zenzero.

L’altro quello senza i buchi, il Gruyère ha un gusto più deciso, ottimo per realizzare svariate ricette o per essere gustato da solo, lo trovo fantastico con le pere e una leggera spolverata di pepe nero.

Se volete saperne di più consultate il sito http://www.formaggisvizzeri.it/

troverete tutto quello che può soddisfare la vostra curiosità e anche molte ricette sfiziose semplici da realizzare.

 

 

 

 

COUS COUS CON VERDURE GRIGLIATE E CECI

Cous cous con verdure grigliate e ceci

Ricetta vegeteriana anzi vegana

Uno squisito mix di verdure grigliate, cous cous e ceci, reso unico dalle spezie che ricordano l’Africa del nord a cui si aggiungono semi di sesamo tostati, mandorle e uvette, tocco finale:  le zest di limone che conferiscono all’insieme una nota di freschezza.

Per tutti quelli che pensano che la cucina vegetariana o vegana siano delle cucine tristi

cous cous con verdure e ceci

Se volete rendere questo piatto ancora più ricco potete aggiungere dell’avocado e in alternativa sostituire il cous cous con della quinoa o del miglio.

 

Devo dire che sto sempre di più cucinando piatti completamente privi di alimenti di origine animale e posso affermare che questi  piatti sono  veramente squisiti, la scoperta poi,  di un posto fantastico, poco lontano da casa mia, dove acquistare delle verdure biologiche, mi ha messo ancor più voglia di sperimentare piatti  vegetariani. La verdura di stagione  a km 0 è una gran cosa, pensiamo alla possibilità di scelta che abbiamo quando acquistiamo il cibo da portare sulle nostre tavole.

Per questo ho partecipato au corso di cucina vegetariana vegana, tenuto da Elena D’Alto, cuoca della scuola di cucina naturale “Baciami in cucina”.

Elena ha lavorato dallo chef stellato Pietro Leeman e successivamente dallo chef Pietro Salvini, successivamente si è dedicata all’insegnamento nelle scuole alberghiere, lavora per la televisione in Alice Cucina alcune sue ricette vengono pubblicate dalla rivista Alice Cucina magazine.

Attualmente si occupa di consulenze e del suo progetto la scuola di cucina naturale.

http://www.baciamincucina.com/

Grazie a Casalinghi Villa che ha dato modo a tutti i partecipanti di conoscere questa brava e simpatica cuoca che ha risposto a tutte le domande che le venivano poste con competenza e simpatia.

 

 

 

Tiramisù d’autunno

Tiramisù d’autunno

E’ tempo di cachi

Il tiramisù d’autunno è un ‘alternativa insolita che ben si sposa con i climi autunnali, da offrire agli amici  accompagnato ad un vino dolce, se domani prevedete di guardare X Factor a casa vostra questo dolce fa per voi, adatto per grandi e piccini

Tiramisù d'autunno

 

Per saperne di più:

I cachi sono un simbolo dell’autunno tardo, del momento dell’anno in cui il sole tende a stare più basso sull’orizzonte: il loro colore sembra dire che in quei frutti si sono materializzati gli ultimi raggi caldi del sole, prima del sopraggiungere dell’inverno. I cachi che si stagliano nel freddo paesaggio invernale, con il loro arancio acceso che si distingue sugli alberi ormai spogli, sono nutrienti e ricchi d’energia. A novembre possono essere d’aiuto a chi accusa astenia, alle persone debilitate o magre, ma anche a chi soffre di stitichezza o colite (il cachi è un ottimo regolatore intestinale), ai convalescenti, ai bambini e nella terza età. I piccoli e gli anziani, infatti, lo amano molto perché è facilmente masticabile. Non è consigliabile invece ai diabetici, a chi soffre di soprappeso e ai malati di ulcera gastroduodenale.

Il cachi ( Diospoyros kaki) è un frutto che vanta una tradizione millenaria. Grazie al suo delicato e particolare sapore, fu talmente apprezzato dai popoli antichi da essere definito il “cibo degli dei”. Il nome “ cachi”, declinato anche in “caco”, deriva dal nome giapponese, “kaki no ki”. La sua patria di origina è la Cina dove venne chiamato “Mela d’Oriente”; da qui si diffuse anche in Giappone ricoprendo, ancora oggi, un ruolo di primaria importanza nell’alimentazione del popolo nipponico. Nei giardini del nostro Paese il cachi venne coltivata già alla fine del XVIII secolo. L’albero di cachi appare alto fino a dieci metri, ha grandi foglie caduche e il frutto si presenta rotondeggiante con la buccia fine, gialla o arancione; la polpa, assai morbida, diviene quasi liquida quando giunge a piena maturazione. Il cachi è un’eccellente fonte di proteine, di vitamina A, vitamina C e di potassio. Quando è acerbo è ricco di tannino che gli conferisce un sapore fortemente astringente. Alla fine del processo di maturazione invece, il tannino si riduce mentre aumentano gli zuccheri, conferendo al cachi il suo tipico sapore dolcissimo.

Tratto da RIZA.it La via del benessere:

http://www.riza.it/dieta-e-salute/cibo/2987/disturbi-intestinali-ti-aiuta-il-cachi.html

TORTA PACIARELLA DI NONNA ERMINIA

Torta paciarella di nonna Erminia o torta di latte

Sono tante i nomi e le versioni di questa torta che in autunno, in  quasi tutti i paesi della Brianza, fa capolino durante le feste patronali, io stessa ne ho proposto una versione che metteva insieme le ricette raccolte nel corso degli anni  e poi una mia versione rivisitata, ma questa volta vi propongo quella di nonna Erminia la migliore in assoluto che abbia mai preparato, non ci sono le uova, ma tra gli ingredienti fanno la comparsa le caramelle alla menta e il pan d’anice!!!

Torta Paciarella di Nonna Erminia

Preparate allora questa buonissima torta paciarella di nonna Erminia, la migliore, a mio giudizio, tra le versioni di  torta di latte, morbida e gustosa, in bocca, grazie al pan d’anice e alle caramelle alla menta, permane un gusto fresco, ed è risaputo che la menta si sposa molto bene con il cioccolato.

Facoltativi due ingredienti: il cedro candito e l’uva passa, i pinoli potete metterli nell’impasto o solo sopra come decorazione.

Io personalmente ho messo tutto, tranne il burro che nonna Erminia consiglia di mettere sulla superficie, poco poco, qualche scaglietta…

Assaggiate l’impasto quando lo mescolate, se vi piace più dolce potete aggiungere dello zucchero, l’impasto deve essere morbido, usate una teglia di media grandezza in modo che la torta non risulti nè troppo alta nè troppo bassa.

Con questa ricetta utilizziamo il pane avanzato e realizziamo un dolce molto sostanzioso adatto per la colazione del mattino o una merenda pomeridiana, preparate tutti gli ingredienti alla sera prima di andare a dormire, lasciate l’impasto a riposare tutta la notte nel frigorifero e l’indomani potete cuocere la vostra paciarella.

Grazie a nonna Erminia per  la sua ricetta

P.S.

La signora Erminia è la nonna della fidanzata di mio figlio

VAI A VEDERE  LA MIA VERSIONE RIVISITATA DELLA TORTA DI LATTE: http://blog.giallozafferano.it/verdesalvia/tortino-al-cioccolato-quenelle-mascarpone/

SUCCHIETTI CON PEPERONI E PESTO DI MANDORLE

Questo formato di pasta ha un nome curioso ecco i succhietti con peperoni e pesto di mandorle

Un piatto di pasta allegro e colorato, saporito, il passaggio più lungo nella preparazione  è la cottura dei peperoni, una volta pronti il piatto è semplicissimo da preparare.succhietti con peperoni e pesto di mandorle



Le mandorle sono un ingrediente molto utilizzato in diverse cucine tradizionali nell’area del mediterraneo, in particolare nella cucina siciliana e nella cucina pugliese. Sia nel dolce che nel salato. Si raccolgono a mano e con delle verghe (bastoni flessibili lunghi dai 3 ai 5 metri) nel periodo agosto-settembre e sono molto usate sia in cucina in piatti come il pesto alla trapanese che in pasticceria, ottimi i confetti alla mandorla, golosi sono i pasticcini di pasta di mandorla e non dimentichiamo i frutti di marzapane, la frutta Martorana che riproduce in maniera perfetta frutti di vario genere. Con le mandorle si prepara anche un’ottima bevanda rinfrescante, il latte di mandorle, molto utilizzata in Sicilia e in Puglia, una  bevanda molto energetica cntiene proteine e vitamine , ricca di magnesio, ferro e calcio, ottima per i bambini e per tutti quelli che seguono una dieta vegan.

Spettacolari sono gli alberi di mandorlo in fiore, ad Agrigento, in Sicilia a febbraio si festeggia la fioritura con un grande evento, la Sagra del Mandorlo in Fiore, molto folcloristica.

Ma la regina di tutte le mandorle, famosa in tutto il mondo è quella d’Avola in provincia di Siracusa, mandorla di qualità utilizzata per preparare superlativi confetti e svariati prodotti di pasticceria.
 
 Per saperne di più: http://www.consorziomandorlaavola.it/


 

FESTIVALETTURA MANTOVA 2014: LIBRI CHE PARLANO DI CUCINA

Per chi è appassionato di cucina leggere le storie raccontate dai grandi chef è sempre interessante, ognuno propone la sua idea di cucina, oggi più che mai sono molteplici le proposte dei cuochi che oltre a stare dietro ai fornelli sono diventati delle vere e proprie star dello show business: cucina molecolare, multietnica, fusion, tradizionale, ognuno può scegliere ciò che preferisce.

Diario di un lavapiatti di campagna

Festivalettura Mantova 2014: libri che parlano di cucina

Lo chef Romano Tamani racconta la sua cucina,  – il libro è stato presentato al Festivalettura venerdì scorso da Vittorio Sgarbi: ” Diario di un lavapiatti di campagna” edito da Bompiani -,  una cucina tradizionale imperniata , come lui stesso definisce sulle tre T: ” Tradizione, territorio, tempo “.

Fedele alle tradizioni del suo territorio la bassa mantovana, quella dei tortelli di zucca per intenderci, e contrario alla presenza del  cuoco in televisione, lo chef per considerarsi tale deve stare tutto il giorno dietro ai fornelli altrimenti è qualcos’altro..

Ha iniziato dalla gavetta nei ristoranti della Riviera Adriatica per poi trasferirsi a Londra dove svolgeva il compito oiù ingrato: quello del lavapiatti. Ma da una richiesta particolare di un cliente importante è incominciata la sua carriera di chef, tutto grazie a quella richiesta del minestrone italiano, lui era l’unico a sapere come prepararlo.

Le carriere nascono da occasioni che alimentate dalla passione, dal sacrificio e dalla determinazione danno grandi soddisfazioni, comme quelle raccolte da Romano Tamani che nel suo ristorante l’Ambasciata ha portato i piatti della sua tradizione familiare all’eccelenza sino a raggiungere la tanto agognata stella Michelin.

“Il futuro è tenere la tradizione” al passo coi tempi”, questo è il suo pensiero e di tradizione culinaria in Italia ne abbiamo da vendere,  chi non pensa alle lasagne alla bolognese o ad un bel piatto di spaghetti alle vongole quando si parla di cucina italiana, poi certo ogni chef ha la sua interpretazione, il suo modo di presentarli, ma tutto parte da una conoscenza profonda della storia della cucina italiana e dalla scelta di prodotti di altissima qualità.

www.ristoranteambasciata.com

 

FESTIVALETTERATURA MANTOVA 2014

FESTIVALETTERATURA MANTOVA 2014

Ogni occasione è buona per parlare di cibo: Roberta Corradin, giornalista specializzata in enogastronomia e viaggi con il suo libro ” La Repubblica del maiale. Sessant’anni di storia d’Italia tra scandali e ossessioni culinarie” ripercorre la storia della nostra Repubblica attraverso il cibo.

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  • “Guerra fredda e insalate russe”
  • “Strategia dell’ipertensione agli anni di panna”
  • “Dall’aceto al risveglio delle coscienze”

In questi tre incontri la scrittrice ripercorre le mode e le tendenze culinarie degli ultimi decenni, il cibo come la moda,  il cinema e la letteratura sono influenzati dagli accadimenti: il dopoguerra, il boom economico, gli anni di piombo, i favolosi anni ottanta sino ai giorni nostri.

Negli anni settanta vanno per la maggiore tutti i piatti flambè, gli anni ottanta sono sommersi dalla panna, gli anni novanta  risvegliano le coscienze, si sviluppa la consapevolezza che è necessario il consumo di un cibo più sano: attraverso le ricette possiamo comprendere i mutamenti sociali e antropologici del nostro paese.

Mi ha colpito il titolo del libro della stessa autrice “Le cuoche che volevo diventare”, un viaggio nella cucina delle donne, donne normali, come me, come le nostre madri e le nostre nonne. (Per questo libro riceve un premio internazionale per la letteratura enogastronomica)

Riceve un premio anche per la traduzione di “Spezie” di Jack Turner (2007), mentre il suo primo libro “Ho fatto un pan pepato” è pubblicato nel 1995.

Penso che acquisterò questi libri, trovo sia interessante approfondire l’aspetto culturale del cibo che nel nostro paese ha un’importanza rilevante,  la curiosità e la voglia di capire sono per me, alla base della passione per la cucina.

Sono andata a curiosare il blog di Roberta Corradin e ho scoperto che è mia coetanea e che ha una faccia sorridente e simpatica e  che ha anche un ristorante a Donnalucata, in provincia di Ragusa!

http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/rcorradin/