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28 luglio 2015

Tartufi di formaggio

23 luglio 2015

Caronte non solo caldo

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8 luglio 2015

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Tartufi di formaggio

Ho preparato questi deliziosi tartufi di formaggio utilizzando il labneh, un quasi formaggio spalmabile diffuso in tutto il Medio Oriente

Tartufi di formaggio

Un quasi formaggio perchè prodotto semplicemente mettendo dello yogurt naturale a “colare”.

Il formaggio invece  si ottiene per coagulazione del latte o della crema di latte, infatti si aggiunge il caglio, (Sostanza acida estratta dall’abomaso dei ruminanti lattanti, impiegata per provocare la coagulazione del latte), i formaggi si differenziano tra loro per la consistenza, il tipo di latte utilizzato e il modo di caseificazione.

Labaneh, labnà o labna, tanti nomi che indicano lo stesso prodotto, un nome diverso per ogni paese dove esso viene prodotto e consumato, Libano, Turchia e tutto il Medio Oriente, vi stupirete di come il vostro yogurt preferito si possa trasformare in un morbida crema da spalmare. Questa preparazione mi piace moltissimo tant’è che lo sto utilizzando moltissimo, senza nessun additivo chimico è fantastico anche per preparare la cheese cake.

Ho preparato il labaneh semplicemente versando dello yogurt naturale, – io ne utilizzo diversi, mi piacciono molto quelli di produzione altoatesina o quello greco -, in un colino ricoperto di tela di cotone, vanno bene anche dei canovacci o fazzoletti, è fondamentale che non siano colorati o trattati con ammorbidenti, io uso della tela di cotone che poi lavo con semplice sapone di marsiglia e che utilizzo esclusivamente per la “produzione” del labaneh. Metto il colino sopra una ciotola e lascio il tutto a riposare una notte nel frigorifero.

Trascorso il tempo di riposo troverete del liquido nella ciotola e il vostro labaneh pronto per essere utilizzato così com’è (in questo caso basta aggiungere un pochino di sale)  o per trasformarsi in altre preparazioni, ad esempio i tartufi di formaggio

Caronte non solo caldo

Questa ondata di caldo eccezionale ha portato non solo i fastidi ormai noti ma anche – almeno, a casa mia è così – l’arrivo di ogni genere di insetto. Formiche di ogni misura, grandi, medie, piccole e poi le minuscole, le furbe,  che fai fatica anche a vederle.

formiche

Quest’ultime continuano ad apparire sul top della mia cucina e non riesco a capire da dove cavolo arrivino, non posso appoggiare nulla che loro già l’ hanno accerchiato, Napoleone a loro gli fa un baffo!

Di solito il mio rapporto con gli insetti è vivi e lascia vivere: se un ragno decide di metter su casa in qualche angolo del mio appartamento, lo sbatto delicatamente fuori dalla finestra, idem con le cimici, orribili e puzzolenti, quelle di solito spuntano a fine settembre, le serate si fanno fresche e in casa si sta meglio, l’estate non ti degnano nemmeno di una visita e poi arrivano ad inizio autunno, sperando di ottenere asilo,  e no belle mie, siete bruttine e puzzolenti e poi ronzate sempre sopra i piatti e immancabilmente ci finite dentro! Allora quando una signora cimice arriva, io la sbatto gentilmente fuori!

 

Ma le vespe no! Perchè decidere di mettere su casa sul bordo in ferro del tendone sul mio terrazzo?

vespa

 

Mi spiace ma ho dovuto farlo,  ho acquistato uno di quegli spray appositi e a malincuore ieri notte le ho sfrattate, lo so in modo cruento ma le vespe sul terrazzo dove d’estate mangi non è una convivenza possibile.

Adesso non mi resta che stanare le infide minuscole formiche,   perchè si sa che non mi piace condividere la cucina con nessuno e poi l’ ho detto  niente insetti nella mia padella!

 

Se come me cercate un modo per liberarvi dalle formiche senza usare insetticidi chimici:

http://comefare.com/come-allontanare-le-formiche-da-casa/

 

N.Y. cheesecake

Non ho potuto resistere a questa N.Y. cheesecake

Ieri sfogliavo il bellissimo libro di California Bakery, un nome molto noto a Milano, dove gustare tutti i più famosi dolci made in U.S.A. e non ho saputo resistere alla tentazione di preparare la mitica the original N.Y. cheesecake!

Cheese cake ai frutti di bosco

Ho apportato qualche modifica alla ricetta diminuendo drasticamente la quantità di cannella, la ricetta originale indica 3 g, mi sono sembrati decisamente troppi, ho anche inviato una mail per chiedere se fosse un errore di stampa, mi hanno gentilmente risposto, spiegandomi che è proprio così, i dolci americani abbondano di cannella. Io trovo gradevole l’aroma della cannella ma non  qundo è troppo forte, a mio parere copre tutto il resto, per questo nella mia versione di N.Y. cheesecake ne ho aggiunta un pizzico. Non ho utilizzato il miele per il guscio di biscotti e utilizzo i biscotti digestive Mc Vitie’s, costano un po’ di più ma sono i migliori. Ho ridotto anche la quantità di zucchero, decisamente troppo per i miei gusti. L”uso della Robiola e la ricotta come sostituti del tipico formaggio americano trovo sia decisamente un’ ottima idea, si ottiene un risultato molto  più cremoso, decisamente di qualità superiore, se poi utilizziamo formaggi di ottima qualità il risultato è eccellente. Fragole, mirtilli e lamponi a fare da corona a questo fantastico dolce, io lo propongo oggi a pranzo,  toglietela dal frigorifero qualche minuto prima di servirla, è fresca, c’è il formaggio, la frutta, con un bel centrifugato di frutta e verdura: è perfetta!

La locusta teriyaki… non l’avevo considerata

Cibi del futuro. Dalle piaghe d’Egitto a un grande chef: la locusta teriyaki.

Questa frase  è l’oggetto di una e-mail ricevuta oggi e questa di seguito l’immagine che accompagnava l’invito ad un evento che si terrà questa sera a Milano.

 

ù

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

No, non sono ancora pronta a questo,  le locuste e tutti gli altri insetti mi fanno un pò senso, magari sono buonissime, non lo discuto ma non sono ancora pronta.

Si è vero ho mangiato rane, lumache persino testicoli di toro,  ma gli insetti no,  non fanno per me!

Ma che dite fanno crunch quando si masticano!?!?!

 

Siete pronti a esplorare insieme a noi tutti i segreti dell’entomofagia?

Main Kitcken della Milano Food Week
presso The Tank
Piazzale Lodi, 4 Milano (MM3 LODI TIBB)
Lunedì 20 luglio ore 20.00

locusta

http://www.tank015.com/

1 giugno > 10 novembre 2015<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
Ex Scalo Ferroviario di Porta Romana (MM Lodi TIBB)<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
Piazzale Lodi, 2 - Milano Lunedì - Venerdì: dalle 16.00 alle 24.00<br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br /><br />
Sabato e Domenica dalle 11.00 alle 24.00

 

 Facile parlarne in modo scandalistico, morboso o denigratorio. La questione degli insetti commestibili, valorizzati come cibo del futuro anche dalla FAO, e dei “nuovi” alimenti (che più che nuovi sono, in realtà, antichissimi), nei quali sono compresi alghe ed erbe selvatiche, è questione seria e studiata scientificamente, anche se le ricerche sono in effetti all’inizio. Di sicuro si sa già che esistono circa 1900 specie d’insetti commestibili, che costituiscono cibo per più di due miliardi di persone. Una fonte di proteine, che insieme alle piante selvatiche, può essere considerata un’alternativa alimentare sostenibile per la dieta umana.
Nei giorni scorsi una conferenza al Salone del Gusto e Terra Madre di Torino (www.salonedelgusto.com) ha affrontato, grazie alla partecipazione di esperti, il tema “Insetti ed erbacce nei nostri piatti” e le tante sfumature di questo argomento tabù. Tra gli interventi quello interessante ed entusiasta di Irad Santacruz Arciniega, cuoco messicano e fiduciario della condotta Slow Food Tlaxcalam, che ha mostrato al pubblico larve, uova e insetti che in Messico vengono normalmente utilizzati. Più a nord, negli U.S.A. Robert Nathan Allen ha fondato “Little Herds”, associazione no profit che si occupa di educare le persone al consumo di nuovi alimenti come gli insetti.

“I bambini non hanno tabù. Un insetto messo in un piatto per loro è semplicemente cibo” racconta Robert Nathan Allen “noi cerchiamo di agire sui piccoli, così da grandi non avranno problemi e blocchi di fronte a questo tipo di alimento. Di fatto gli insetti hanno proteine, grassi insaturi, fibra e moltissimi sali minerali. Non è necessario poi cambiare abitudini alimentari: se chiediamo di mangiare un piatto di cavallette a degli adulti otteniamo nella quasi totalità dei casi un rifiuto, ma basta pensare che gli insetti possono diventare farina e ingredienti di tantissime preparazioni: biscotti, pasta, spezie, zuppe”. Il risultato? Qualcosa che fa meglio all’ambiente, di fatto gli insetti sono l’alimento proteico più sostenibile, e alla nostra salute.

Lucia Decastelli dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta però ha parlato anche delle leggi: in Europa la normativa in merito alla commercializzazione e alla somministrazione di insetti non è chiara e visto che gli insetti rientrano nella denominazione di “Novel Food” ogni nazione applica un regolamento interno. L’Italia definisce gli insetti “prodotti senza storia significativa di consumo” e perciò il ministero della Salute con una circolare ne ha vietato l’immissione sul mercato. La soluzione, un po’ farraginosa, è chiedere un’autorizzazione in deroga.

Insetti, cibo del futuro?

Roberto Flore (foto Afton Halloran)

Perciò alla fine “Insetti”, il workshop sugli insetti edibili, organizzato con Josh Evans e Ben Reade da Roberto Flore, cuoco sardo (proprio in Sardegna si produce il Casu Marzu, formaggio con mosca casearia tutelato dalla Regione e al vaglio al parlamento europeo per la denominazione DOP) oggi head chef del prestigioso Nordic Food Lab, è saltato. Eppure si sarebbe svolto fra persone consenzienti e paganti, pronte ad assaggiare insetti tracciati, acquistati da aziende europee specializzate nella produzione di questi alimenti.

Roberto Flore, che a Copenaghen al Nordic Food Lab (www.nordicfoodlab.org) si destreggia fra fermentazioni, foraging e insetti racconta “l’evento è stato annullato, dopo ben circa sei mesi di planning, solo due ore prima dell’inzio. Quando sono arrivato in cucina ci hanno detto che non potevamo servire gli insetti senza rischiare denunce. Ci hanno chiesto allora di fare la lezione senza assaggi, ma non avrebbe avuto senso: il workshop era proprio sui sapori. Così abbiamo preferito fare una conferenza aperta a tutti in cui è stato fatto il punto della situazione e poi in una degustazione privata i nostri ospiti hanno potuto provare i piatti”.
Questo era il menu: per iniziare su due cucchiai due varietà differenti di formica. La formica “rufa” dal gusto acido e la “lasius fuliginosa” con note di lime, coriandolo e arancio, servite con un tocco di peperoncino, foglie di sedano e un goccio di sciroppo d’agave. Questo piatto è stato accompagnato a un gin prodotto con ginepro e distillazione di formica rufa in collaborazione con Cambridge Distillery (www.cambridgedistillery.co.uk/antygin), in edizione limitata di 99 bottiglie.
Secondo assaggio, una insalta di radice di prezzemolo e rafano condita con aceto di Kombucha, con larve di api fritte croccanti salate con sale alla betulla.
Poi brodo chiaro di grillo, locuste e funghi che crescono sui termitai in Uganda, un brodo che ha note che vanno dalla nocciola al fiore di castagno delicato. Il salato e umami è dato dal garum prodotto con fermentazione di cavallette, un mix tra la colatura di alici e la salsa di soia.
Dopo un inedito Mont Blanc, con panna emulsionata con larve di api che danno note di polline, miele e frutta secca.
Infine il Casu Marzu, servito in modo tradizionale con pane Pistoccu e un bicchiere di Cannonau.
Il team del Nordic Food Lab ha ricevuto il sostegno della rete di Slow Food, che si impegna al prossimo Salone del Gusto a portare e difendere la cultura degli insetti come alimento, “abbiamo avuto modo di confrontarci e scambiare pareri con persone del calibro di Alice Waters. In Italia è semplicemente mancato il coraggio per andare fino in fondo. La legge è vaga, siamo in una zona grigia e qui si è preferito non rischiare” conclude Roberto Flore, che continua le sue ricerche. Fra pochi giorni partirà per il Giappone per andare a fare una raccolta di nidi di vespe selvatiche sulle montagne della prefettura di Nagano. Qui, dove è normale mangiare le larve di vespa, verrà girato anche parte del documentario internazionale sull’entomofagia e sulle culture che si nutrono anche di insetti.

http://d.repubblica.it/cucina/2014/10/28/news/mangiare_insetti_commestibili_salone_gusto_torino_roberto_flore-2350896/?refresh_ce

“Nella mia cucina”

 

“Nella mia cucina” è il titolo di un libro che ho trovato curiosando in biblioteca.

Copertina Nella mia cucina

I  100 strumenti di un cuoco curioso.

Mi sono divertita a leggere quanto una passione può indurti all’insana mania di munirti di attrezzi che userai una sola volta nella vita e “invidiato”,  la possibilità di attrezzare una cucina con moltissimi strumenti che io mi posso solo sognare.

Altri, come il carrello per bolliti, li ho trovati davverro inutili, ma chi non ha mai ceduto ad un acquisto incauto, di quelli che ripensi ai tuoi soldini andati in fumo per quell’oggetto, che appena varcata la soglia di casa, anzi a dire il vero, spesso e volentieri capita che il fascino che ti aveva avvolto in un delirante “lo voglio”, sparisca già uscendo dal negozi, lo so che almeno una volta nella vita ci siamo cascati tutti. Oggetti curiosi che mai avrei pensato si potessero tenere in casa, come la botticella per l’aceto, si, si il signor Bay non compera l’aceto da anni perchè se lo produce da sè.

S’innamorò della botticella vista nell’antica casa di un’amico lombardo e ovviamente ne acquistò subito una

L’amico gli portò un barattolo della sua antichissima madre, (così ho scoperto che l’aceto ha un procedimento a grandi linee simile alla lievitazione del pane o alla fermentazione dello yogurt)  e per iniziare versò nella botticella due bottiglie di vino e poi ogni volta che avanza del vino lo aggiunge.

Inoltre ho scoperto che che mio papà aveva ragione quando diceva che il vino che aveva lasciato senza tappo  non era da buttare ma era diventato aceto,  ma quella  specie di spugna che vedevo sul fondo non mi sembrava per niente affidabile.

Se volete preparare l’aceto a casa potete consultare il sito:

Alimentipedia

http://www.alimentipedia.it/come-fare-aceto-in-casa.html

Se dopo aver prodotto il vostro primo aceto volete utilizzarlo andate qui http://blog.giallozafferano.it/verdesalvia/sarde-in-saor-e-il-ghetto-ebraico-di-venezia/  e preparate le sarde in saor

“Nella mia cucina” I 100 strumenti di un cuoco curioso

di Allan Bay

Mondadori editore

Merluzzo con crema di cannellini

Il caldo afoso persiste e preparare il pranzo e la cena sono diventate incombenze poco piacevoli, ma se dopo aver provato tutte le versioni possibili di insalate, panzanelle e simili avete voglia di qualcosa di più consistente preparate il merluzzo con crema di cannellini, da servire appena tiepido, accompagnatelo con del pane appena tostato.

 Merluzzo con crema di cannelini

Il merluzzo con crema di cannellini necessita di soli 10-15 minuti di cottura e se ancora non vi siete convertiti al crudismo affrontate con coraggio l’accensione del forno… solo dieci minuti.

Ho preparato un trito di capperi di Pantelleria, prezzemolo, pinoli e uva passa alla maniera delle sarde a beccafico, ho mescolato il trito con del pane grattugiato, ho aggiunto dell’olio evo, un pochino di concentrato di pomodoro per dare colore, sale e pepe. Con questo impasto ho farcito i filetti di merluzzo, li ho rigirati su sé stessi formando  una spirale che ho poi infilzato con gli appositi stecchi di legno.

In un tegame ho fatto aprire le cozze ed utilizzato il brodetto per diluire la crema di cannellini, non bisogna aggiungere sale perché il brodetto di cozze è molto salato.

Per portare in tavola questa ricetta utilizzate delle scodelle rustiche, se avete dei piatti in stile “mare”  vanno benissimo, porteranno una “ventata”!?! di allegria alla tavola di città, se invece al mare già ci siete non potete che ritenervi fortunati, il caldo si affronta meglio tra un tuffo e l’altro

ombrellone

Il merluzzo è uno dei pesci più pescati del mondo, è presente nel Mediterraneo nella sua varietà meno pregiata, il “nasello”. È pescato anche in altre parti del mondo, in grandi quantità in Nord Europa. È famoso soprattutto il merluzzo norvegese, trattato e conservato con il metodo dell’essiccazione o con la tecnica della copertura al sale. Le sue carni, caratterizzate da un colore tendente al bianco, sono adatte a qualsiasi regime alimentare, data la loro ricchezza in termini di valori nutrizionali. Nutrizionisti e dietologi esperti consigliano l’inserimento del merluzzo in una dieta corretta e sana, specialmente se si ha la necessità di seguire un regime alimentare ipocalorico. Le sue carni infatti hanno un bassissimo contenuto di grassi.

Contenuto tratto dal sito Esser sani:

http://esseresani.pianetadonna.it/merluzzo-proprieta-e-benefici-213832.html#steps_2

Octopus sandwich

Octopus sandwich o semplicemente panino con il polpo

Panino con il polipo

Il panino del momento è senza dubbio il Lobster roll sandwich, un morbido panino ripieno di astice condito con maionese, sedano, capperi e limone: una vera leccornìa

la ricetta la potete trovare sul blog Un’americana in cucina: http://unamericanaincucina.com/2015/06/lobster-roll/

Se penso agli astici penso al Maine, al suo mare dalle acque gelide, i suoi caratteristici paesaggi, il Faro di Portland, la Signora in Giallo e come non pensare ai racconti di Stephen King, ambientati proprio nel Maine, da ragazza ho divorato i suoi libri…

ll lobster roll sandwich è davvero godurioso e per una come me, che adora crostacei, molluschi e tutto ciò che proviene dal mare addentare questo panino è “un’ esperienza sensoriale pura!”. Mentre gustavo il mio sandwich americano, in un nuovo locale di Milano,  mi è venuto in mente un altro momento altrettanto godurioso relativo ad un panino: Puglia estate 2007, Cisternino e “u panin cu pulp arsteut”. Panino che a mio parere, non ha nulla da invidiare al cugino d’ America,  – che, diciamolo, un pò se la tira  – in fatto di gusto, un sapore unico, il top dello street food pugliese, è stata una vera  rivelazione, del resto non riesco a pensare a del  cibo che ho mangiato durante la mia vacanza in Puglia che non mi sia piaciuto. La Puglia mi ha conquistato, i suoi paesaggi, i colori, i profumi, il suo cibo, spero di tornarci presto ma spero anche di poter visitare il Maine e assaggiare un lobster roll sandwich nei tipici locali e magari scrivere un post da laggiù!

Risultati immagini per maine lobster

Ma torniamo alla versione verace del panino che ho preparato, decisamente più abbordabile in fatto di costo, semplice da preparare infatti il polpo non è stato cotto sulla brace ma lessato, non saprei proprio come arrostire un polpo nel mio appartamento! Ma vi assicuro che il risultato è strepitoso, qualcuno ha chiesto il bis!

Da bere insieme a questo panino? Una bella birra Moretti Siciliana gelata!Il connubio Puglia, Sicilia è perfetto, in fondo sempre di Regno delle Due Sicilie si tratta!!!

 

P.S.

Attenzione l’ astice non è il maschio dell’aragosta come  sosteneva qualcuno di mia conoscenza!?!?!

Potete trovare un’ esaustiente spiegazione delle differenze sul sito La cucina italiana

http://www.lacucinaitaliana.it/lcipro/index.php/2013/11/aragosta-e-astice/

ARAGOSTA

ASTICE

Panzanella mon amour

 

L’estate continua all’insegna del gran caldo, la voglia di stare ai fornelli è ridotta ai minimi termini, per questo oggi vi propongo la panzanella mon amour.

Panzanella

Panzanella mon amour perché è un piatto che adoro, perché è un piatto povero ma ricco di sapore, antispreco perché si utilizza il pane raffermo avanzato, perché si presta ad infinite varianti

Non solo la classica panzanella toscana con pomodoro, cipolla, cetriolo e l’immancabile basilico ma infinite versioni dove l’ingrediente di base il pane, rimane lo stesso, uguale anche il procedimento, cambiano gli abbinamenti, utilizziamo le verdure che di volta in volta troviamo al mercato.

Facciamo ricorso alla nostra fantasia abbinando colori e sapori tra loro, io in questa versione ho utilizzato il cavolo cappuccio viola che mi piace moltissimo, sia per il suo colore che per la sua croccantezza, la carota, il rapanello, il pomodoro, il peperone rosso, del peperoncino verde piccante, e il basilico.

L’effetto cromatico è garantito, la panzanella mon amour è un piatto fresco che si prepara senza bisogno di utilizzare fornelli, piace a tutti, si può preparare sempre, in città al mare o in montagna.

Non manca mai il pomodoro,  che io definisco il re dell’estate

dal sito Riza.it. La via del benessere

http://www.riza.it/dieta-e-salute/cibo/2789/tutti-i-pregi-del-pomodoro.html

Il pomodoro drena e previene le smagliature

Il pomodoro è ricco di vitamina A e C (quest’ultima contribuisce anche al suo gusto un po’ acidulo) e ha una buona dose di potassio e di sodio. Negli ultimi anni poi, il già amato pomodoro sta vivendo una sorta di seconda giovinezza grazie all’attenzione che i nutrizionisti hanno riservato a una sostanza, il licopene, concentrato soprattutto nella buccia: questo elemento è un carotenoide che sembra utile nella prevenzione di alcuni tumori, come quello alle ovaie. In particolare, questa sostanza avrebbe un effetto protettivo sulle donne che non sono ancora in menopausa. Il licopene è un valido alleato anche per combattere gli effetti dell’invecchiamento e la perdita di elasticità dei tessuti (che si verifica, per esempio, dopo una dieta con la comparsa delle smagliature), perché è un potente antiossidante. Stando ad alcuni esperti, non esisterebbe addirittura un farmaco efficace quanto il pomodoro contro i radicali liberi, responsabili del danneggiamento delle membrane cellulari. Per metterli in condizione di non nuocere all’organismo, esistono meccanismi fisiologici, i quali però per attivarsi hanno bisogno degli antiossidanti di cui il pomodoro è ricco.

Waffle

Domenica di luglio ci si sveglia un pò tardi e si ha poca voglia di pranzare, allora che ne dite di preparare i waffle? Succo di frutta caffè, latte freddo: è la colazione perfetta!

Waffle

Mi hanno regalato una piastra per preparare i waffle, divertimento puro, bastano solo 15 minuti per preparare l’impasto, altri 15 per cuocerli con l’apposita piastra e voilà colazione super, sciroppo d’acero, marmellata, salsa al cioccolato, potete mangiarli accompagnandoli con quello che vi pare, anche salato… perchè no?

Per la ricetta, visto che non li avevo mai preparati mi sono affidata alla ricetta di Giallo Zafferano, seguendola alla lettera ho ottenuto un ottimo risultato, il mio sito di cucina preferito non mi delude mai, ogni ricetta è perfetta!

http://ricette.giallozafferano.it/Waffle.html

I waffle o gaufre sono dei dolci a cialda morbidi, cotti tra due piastre roventi. Per poter preparare i waffle occorre munirsi dell’apposita cialdiera che è disponibile in commercio in diverse forme e misure: noi abbiamo usato quella a forma di cuore con il tipico disegno a nido d’ape, da cui deriva il nome gaufre (dal francese antico “nido d’ape”).
I waffle vantano origini antichissime, infatti  i waffle venivano preparati già nell’antica Grecia in piastre di ghisa per poi diffondersi nel Medioevo, soprattutto nella zona del Belgio, dove sono ancora oggi un dolce tipico.
I waffle sono ottimi mangiati caldi accompagnati da frutta fresca, sciroppo d’acero, cioccolata, panna o gelato.

Con questa dose ho preparato 8 cialde, ovviamente dipende dal tipo di piastra utilizzata.

La salsa al cioccolato invece l’ho preparata sciogliendo a bagnomaria 150 g di cioccolato fondente a cui ho aggiunto 20 g di burro morbido e infine 100 g di latte, ho trasferito il tutto sul fuoco dolce  e ho mescolato per circa 5 minuti.

Il Giappone a Milano

Il Giappone a Milano: ho iniziato a seguire gli eventi che la città sta dedicando al Giappone, in Triennale, con i food lab di Makiko Sano, durante la manifestazione “Cibo a Regola d’arte”, a cura del “Corriere della Sera”

Makiko Sano

http://blog.giallozafferano.it/verdesalvia/sushi-homemade/

Ho proseguito partecipando all’intervento di Banana Yoshimoto  a Expò Milano, dove ha intrattenuto la platea con una conversazione sul tema del cibo come nutrimento per il corpo e per la mente e con una lettura in lingua originale del suo racconto, ” Nutrimento per l’anima” scritto in esclusiva per il Novel of the World, il libro di Women for Expo.

http://blog.giallozafferano.it/verdesalvia/zuppa-di-borlotti-e-radicchio/

BananaYoshimoto ad Expò 2015

 “Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina. Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.”

 da “Kitchen”

E sicuramente parteciperò ad uno dei tanti eventi previsti in questi giorni di luglio, dedicati al Giappone, fuori e dentro Expò: show cooking, conferenze, degustazioni tutto all’insegna della cucina del  Sol Levante.

Interessante Il Salone del Giappone,  organizzato dal governo giapponese, sarà possibile visitarlo a Palazzo delle Stelline, sino al 13 luglio non tutti gli eventi sono aperti al pubblico ma sarà possibile scoprirlo consultando il sito ufficiale dell’evento:

http://www.stelline.it/it/centro-congressi/home/calendario-eventi/japan-salon.html

Mentre in Expò, domani 11 luglio è in programma il Japan Day per saperne di più:

https://www.expo2015.jp/it/about/japanday/

Insomma per i cultori del paese del Sol Levante non c’è che l’imbarazzo della scelta