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La memoria del gusto, il gusto della memoria

Simonetta Agnello Hornby e la tuma all’argentiera

Dopo lo show cooking di Alessandro Borghese, la mia esperienza all’interno di  ” Cibo a regola d’arte” in corso alla Triennale di Milano , prosegue con l’ incontro nel salone d’onore con  una delle mie scrittrici preferite: Simonetta Agnello Horby.

Nata e cresciuta a Palermo, dopo la laurea in legge si trasferisce all’estero, Stati Uniti, Zambia e infine Londra, esercita la professione di avvocato, nello specifico si occupa di  diritto di famiglia ma dall’anno 2000 scrive anche romanzi e libri di cucina.

La sua è una cucina di famiglia, della sua terra, la sua è cucina della memoria,  per questo è stata invitata  a cucinare la “Tuma all’argentiera” e presentare il suo libro “Il pranzo di Mosè”.

Il gusto della  memoria della signora Agnello Hornby odora di zagara e limoni, mentre cucina e racconta con il suo spiccato accento siciliano,  ti sembra di udire il frinire delle cicale delle caldi estati siciliane.

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Nel  libro “Un filo d’olio” scritto insieme alla sorella Chiara, racconta della sua infanzia trascorsa in questo luogo dove si coltivano i tipici prodotti siciliani, olio, arance, limoni, pistacchi, mandorle. I racconti si intrecciano alle  ricette di famiglia, gello di melone,  biancomangiare,  cotolette di melanzane, macco di fave…

Scusate ma sono di parte…  se conoscete il mio blog sapete che ho già parlato delle sue ricette e sapete anche che amo la Sicilia profondamente. Martedì ero così intenta a gustarmi il “Tè con l’autore” che non ho fatto nemmeno una fotografia e stupidamente non ho portato con me  nemmeno uno dei suoi libri per farmelo autografare!

… Mi rifarò domani con Davide Oldani…

Ecco la ricetta della tuma all’argentiera:

INGREDIENTI PER 4 PERSONE

8 fette di tuma fresca
1 cipolletta tritata finemente
2 cucchiai di aceto di vino bianco
una manciata di origano
2 cucchiai di olio d’oliva
sale e pepe

PROCEDIMENTO

Versare in una padella antiaderente l’olio e fare soffriggere la cipolla, quando è pronta aggiungere le fette di tuma e farle friggere.
Girare dall’altra parte le fette, salare leggermente e sfumare con l’aceto.
Infine aggiungere sale, pepe e origano.
Servire caldo.

 

Fattoria Mosè: http://www.fattoriamose.com/italian/home/ da cui ho tratto la ricetta della tuma all’argentiera

Corriere Cucina: http://cucina.corriere.it/

Cibo a regola d’arte: http://www.ciboaregoladarte.it/

Simonetta Agnello Hornby: http://www.agnellohornby.it/ da cui ho tratto la copertina del libro “Il pranzo di Mosè”

Cibo a regola d’arte

Questo è per Milano un periodo ricco di avvenimenti per tutto ciò che ruota intorno al cibo e per chi come me adora questo argomento, ha solo l’imbarazzo della scelta.

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E io che abito nelle sue vicinanze intendo per quanto mi sarà possibile godere di questa opportunità

Ieri ho partecipato a due degli eventi previsti per la manifestazione organizzata dal “Corriere della Sera”, “Cibo a regola d’arte”, per una settimana intera le sale della  Triennale ospiteranno cuochi, scrittori, esperti che parleranno di cucina attraverso la loro esperienza infatti il titolo dato a questa edizione  è

“La memoria del gusto, il gusto della memoria”

CIBO

 

Alessandro Borghese ha presentato il suo live cooking presso il Teatro dell’ Arte preparando la sua ricetta sotto gli occhi di tutti:

Scottato di scampi con vignarola e soffice di patate al profumo di limone

Personaggio televisivo molto amato dalle signore, ( trovo che sia molto più bello e più magro  dal vivo di quanto non appaia in televisione), è uno showman nato, capace di intrattenere il pubblico, chiaro nelle spiegazioni, affabile, non si è sottratto alle tante foto richieste dal pubblico, in lui traspare la passione per quello che fa.

“Non si intraprende il lavoro di cuoco se non ti diverti”, ha spiegato ad un bimbo che gli ha chiesto se il lavoro del cuoco fosse faticoso, “Il mestiere del cuoco è faticoso soprattutto agli inizi…e se non ti appassiona…”

“Non si crea nulla di nuovo se non si ha conoscenza delle basi e della materia prima…”, ai ragazzi presenti ha dato questo consiglio, prepararsi e soprattutto girare il mondo, la conoscenza di altre culture apre la mente ed è fondamentale per aprirsi all’innovazione.

SCAMPI

La sua ricetta prevede l’accostamento insolito di due ingredienti: gli scampi e la carne di maiale di cui però si usano solo i succhi (con il quale ha preparato una sorta di caramello salato) agli scampi ha aggiunto la vignarola, rubata alla tradizione laziale, un insieme di ortaggi primaverili conditi con una marinatura composta da zucchero aceto e acqua che Alessandro ha chiamato 1,2,3 per via delle dosi: 1 parte di zucchero, 2 di aceto, 3 di acqua, in ultimo una patata lessata, schiacciata e condita con ottimo olio evo e zeste di limone:  il live cooking s’intitolava “Il lusso della semplicità (in cucina)”

“Cibo a regola d’arte”:http://www.ciboaregoladarte.it/programma

Corriere cucina: http://cucina.corriere.it/

La foto grande sotto il titolo  è tratta dalla pagina Facebook di Alessandro Borghese: https://it-it.facebook.com/AlessandroBorgheseOfficialPage

Alessandro Borghese ” Il lusso della semplicità”  sito Internet. http://www.alessandroborghese.com/index.php/it/

L’importanza dell’igiene in cucina

A volte sottovalutiamo l’importanza dell’igiene in cucina

Tutti noi prepariamo i nostri piatti in ambienti puliti e di conseguenza utilizziamo strumenti che rispettano le normali regole igieniche, ma a volte senza rendercene conto assumiamo comportamenti scorretti che potrebbero essere la causa di infezioni alimentari.

Humanitas salute, magazine di benessere e prevenzione segnala molti comportamenti scorretti  che possono trasformare la cucina in un rifugio di batteri.strofinacci

Usare in maniera impropria gli strofinacci o picchiettare su tasti e schermo del cellulare mentre si “spadella” possono far salire il rischio di intossicazioni alimentari.

Alcuni  ricercatori hanno osservato in videochat più di 120 persone durante la preparazione di un pasto: molti passavano indistintamente da cibi, forchette e coltelli ai dispositivi tecnologici sottoponendo le preparazioni ad alto rischio contaminazione.

A finire in cima alla lista nera degli utensili più contaminati sono  gli strofinacci, naturalmente se usati scorrettamente Per evitare che gli strofinacci divengano una spugna di batteri, gli scienziati dell’università Kansas State University, negli Stati Uniti specializzati in sicurezza alimentare consigliano di cambiare gli strofinacci ogni giorno e di usarne di diversi per diversi scopi. Usare male gli strofinacci è sicuramente un comportamento a rischio perché ci si lava le mani detergendole opportunamente e poi le si asciuga su uno strofinaccio già adoperato su una superficie contaminata. Così si neutralizza l’effetto positivo del lavaggio. Ciò va evitato avendo a disposizione uno strofinaccio pulito e un altro per le diverse incombenze.

Quindi attenzione, utilizziamo strofinacci sempre puliti e diversi a seconda dell’uso che dobbiamo farne, scegliamoli di colore diverso in modo da non confonderli ed ogni volta che rispondiamo al telefono o abbiamo cercato gli ingredienti di una ricetta sul tablet, laviamoci le mani prima di toccare nuovamente il cibo.

Bocconcini di pollo con salsa di mele e kiwi profumata al curry

Bocconcini di pollo con salsa di mele e kiwi profumata al curry cotti al forno da portare in tavola per una cena informale o un ricco aperitivo

bocconcini di pollo e zucchine - Copia

Servite la salsa in mini ciotole e i bocconcini infilzati in stecchi di legno, io li ho serviti così i per gustarli davanti alla tv , quando nessuno voleva perdersi la nuova puntata di “House of cards”!

Muffins gorgonzola e pere

Preparare un gustoso spuntino salato è facile ecco come preparare questi deliziosi muffins salati, gorgonzola e pere

Come sfamare un gruppo di adolescenti affamati durante le loro sedute di play station sorpendendoli con un mix di  dolce salato.

Nel frigorifero pochi ingredienti: gorgonzola e parmigiano oltre a quelli base che non devono mancare mai, uova, farina, burro, latte,  lievito, se non li avete chiamate la pizzeria più vicina, difficile che riusciate altrimenti a preparare qualcosa, aggiungete una bella grossa pera e il gioco è fatto!

Dieci minuti per la preparazione,  una quindicina per la cottura e voilà serviteli tiepidi, spariranno in un attimo

Ho utilizzato dei simpatici contenitori per muffins arancioni con dei pois bianchi, ho utilizzato dei bei tovaglioli di carta a righe bianche e arancioni e da bere ho servito un centrifugato  di carota e mela, un successone!

Imparate a tenere sempre gli ingredienti base in dispensa,  farina, di ceci, castagne, mais, uova, latte e burro con pochi ingredienti di base si possono preparare svariate ricette, piccole crepes, pan cakes, muffins, tortillas e mentre i ragazzi giocano potete preparare in poco tempo un delizioso spuntino, per dire basta ai cibi confezionati e proporre ai giovani gusti un po’ insoliti.

muffins gorgonzola e pere

LA VERA AMATRICIANA

Imperversa la polemica  ” la vera amatriciana”… aglio, si o no?

A quanto pare Carlo Cracco ospite in una trasmissione  di Maria De Filippi, che io non ho visto,  ha menzionato l’aglio tra gli ingredienti per preparare gli spaghetti all’amatriciana e apriti cielo gli abitanti di Amatrice, con in capo il Sindaco hanno subito reclamato, il bel cuoco televisivo ha commesso un grave errore, la vera amatriciana, ricetta con marchio De.co. (Denominazione comunale controllata) va preparata esclusivamente con guanciale, pecorino, vino bianco, pomodoro San Marzano, pepe e peperoncino, altrimenti trattasi di altra ricetta.

Cracco intervistato successivamente dal Corriere della Sera si dichiara dispiaciuto ma afferma anche che le ricette si evolvono e che se a uno piace nell’ amatriciana l’aglio ci sta, in camicia magari,  la ricetta originale la conoscono tutti e non voleva assolutamente dare una ricetta errata.

Per farla breve Carlo si scusa ma aggiunge, le ricette si interpretano e si fanno vivere, quelle tradizionali si reinterpretano, insomma in cucina c’è la massima libertà

Così mi è tornata in mente l’amatriciana preparata da William un mio compagno di corso di cucina e oggi ve la ripropongo

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http://blog.giallozafferano.it/verdesalvia/la-grande-bellezza/

Gnocchi rosa con cavolo nero e pinoli

Squisita ricetta che ben si presta a comporre un menù romantico per la giornata di San Valentino Gnocchi rosa con cavolo nero e pinoli

Piatto bello da vedere e sorprendente al palato, il cavolo nero che solitamente si usa nelle minestre e nella famosa Ribollita toscana in questa ricetta assume una veste diversa, spadellato semplicemente con dell’ottimo olio extravergine d’oliva, pinoli tritati sale e pepe dona un deliziosp contrasto all’insieme sia di gusto che di colore.

La ricetta è tratta dal libro di Csaba Dalla Zorza “Csaba Bon Marchè”

Gnocchi rosa con cavolo nero e pinoli
La preparazione non ha nulla di complicato si preparano gli gnocchi aggiungendo all’impasto di patate della barbabietola per dare il colore rosso, dovete avere solo un po’ di buona volontà e un paio di ore a disposizione, ma vi garantisco che ne vale la pena e se a festeggiare ci saranno anche i bambini con questi gnocchi dal color rubino li concquisterete. Se non avete mai provato a fare gli gnocchi in casa vi consiglio di provare, non hanno nulla a che vedere con quelli industriali, comperate delle patate a pasta bianca o quelle dalla buccia rossa più adatte per la preparazione degli gnocchi, se volete potete preparare una dose doppia e congelarli, sfruttate un pomeriggio in cui vi sentite particolarmente in vena vi torneranno utili in quelle sere in cui non avete fatto in tempo a fare la spesa, basta semplicemente condirli con del burro e Parmigiano o dell’ottimo olio extravergine d’oliva.

Verdesalvia e la fotografia

Sono passati tre anni da quando ho iniziato ad occuparmi del blog Verdesalvia

Ripensando a Verdesalvia e la fotografia

Riguardando i primi articoli postati su Verdesalvia, mi rendo conto che ho migliorato molto l’aspetto del blog ma aimè la fotografia resta un nodo cruciale, è la parte che mi crea maggiori difficoltà.

Lo scopo principale che mi ha spinto alla creazione di Verdesalvia  è il divertimento,  adoro cucinare da sempre, compero giornali che si occupano di cucina da quando ero una ragazzina, ciò che non vedevo cucinare da mia mamma lo andavo a cercare nei libri di cucina, a 12 anni comprai  il primo vero libro sui dolci, mia grande passione,  a 20 mi hanno regalato il mio primo “Artusi” (prestato e mai restituito, ho dovuto acquistarne un’altra copia, sigh!).

Non so più dove mettere le ricette che trovo su libri e riviste o passate  da amici e parenti, ho un raccoglitore pieno di  “pizzini” scritti a mano perché mentre aspetto il figlio che esca da scuola o sono in attesa da qualche parte mi viene in mente un’idea e devo assolutamente scriverla per non perderla per sempre.

E’  questa, per me una passione antica, nata in tempi insospettabili quando il cibo non era così trendy e quando la professione del cuoco era considerata faticosa e pochi erano quelli famosi: Veronelli, Marchesi e pochi altri, tempi in cui le ricette  che andavano per la maggiore erano quelle di suor Germana…

fotografia

 

Ma riuscire a fotografare un piatto che ho preparato, in modo che possa risultare appetibile, no questa cosa no, non mi riesce per niente facile!I cibi che fotografo sono quelli che finiscono sulla mia tavola e quasi mai o meglio  mai ho molto tempo per allestire un bel set fotografico, per non parlare poi di piatti e posate, sono sempre gli stessi a casa mia! Mica cambio servizio ogni settimana!Come si fa a competere con grandi testate che hanno a disposizione grandi fotografi, ditte che si occupano di fornire piatti e bicchieri di tendenza, mica  come il mio servizio che risale al 1986! Si cerca di arrangiarsi, facendosi prestare piatti particolari dalle amiche o frugando nella cantina di mamma o in qualche vecchio mercatino.

Ma vi posso assicurare che ciò che propongo sul mio blog è davvero cucinato da me  e magari la foto non è bellissima ma nel cibo fotografato non c’è del colorante per sembrare più bello e non è nemmeno  gonfiato dalla plastica per apparire appetibile è quello che sono, una non cuoca e una non fotografa, semplicemente una persona che nel tempo libero si diverte a cucinare e a scrivere di cucina e mai e poi mai ha pensato di competere con siti come  “Corriere Cucina” o “Giallo Zafferano”  per citarne solo alcuni.

Sicuramente le mie fotografie dovranno migliorare, si possono rendere più belle anche senza usare trucchi sofisticati, nel web ci sono molti blog che ne hanno di bellissime, cercherò di farlo nel modo migliore possibile, intanto ho cambiato macchina fotografica  mi resta solo di studiare un po’  e provare, provare, provare, come diceva Amanda Sandrelli nel famoso film “Non ci resta che piangere”  di due grandi del cinema italiano Massimo Troisi e Roberto Benigni.

 

San Biagio

Oggi è il 3 febbraio San Biagio.

A Milano è tradizione festeggiare questo Santo protettore della gola e del naso, in dialetto milanese “benedis la gola e él nas‘”.

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Non c’è festeggiamento senza qualcosa da mangiare, per noi italiani ogni occasione è buona per gustare qualcosa di buono.

Ma cosa si mangia oggi a Milano per festeggiare San Biagio?  ” El panetun”

Il panettone deve essere “posso”, cioè stantio, che sa di credenza, il pane posso per intenderci è il pane raffermo.

A Natale si  mette da parte un po’ di panettone benedetto durante la messa e si conserva proprio per essere mangiato il giorno di San Biagio, per questo non sarà morbido e soffice come appena tolto dalla confezione.

San Biagio era un medico armeno, si racconta che una madre disperata gli portò il figlio morente per una lisca conficcata in gola, egli diede al ragazzo una grossa mollica di pane da deglutire. Il pane scendendo in gola, rimosse la lisca salvando il ragazzo. Dopo dopo aver subito il martirio, Biagio venne fatto santo e dichiarato protettore della gola.

Ma in questo racconto si parla di pane e non di panettone…

una donna portò prima di Natale un panettone a benedire da  un frate goloso che dopo averlo benedetto iniziò a  mangiarlo boccone dopo boccone, la donna  se ne dimenticò e si presentò per chiedere la restituzione del suo panettone il 3  febbraio, il frate imbarazzato pensando di restituire un involucro vuoto si stupì quando nel riconsegnarlo si accorse che all’ interno c’era un panettone grande il doppio rispetto a quello che gli aveva portato la donna. Era stato un miracolo di San Biagio e così prese inizio la tradizione di portare un panettone avanzato a benedire ogni 3 febbraio e poi mangiarlo a colazione  per proteggere la gola.

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                                                        E voi oggi lo avete mangiato?

 

Crepes esotiche

Squisite crepes esotiche, farcite con un delizioso ripieno di avocado e gamberetti, da leccarsi i baffi!

Ho assaggiato le mie prime crepes ben trent’ anni fa, durante un mio viaggio in Corsica,  le trovavo eccezionali, squisite in tutti le loro varianti dolci al Gran Marnier, alla Nutella o come piccolo spuntino farcite di prosciutto e formaggio, ne avrei mangiate sino a scoppiare!

Certo che altro non erano che le crespelle che Zia Santina preparava da anni in Abruzzo, ne faceva tante e le farciva con la carne al sugo, una sorta di lasagne che lei chiamava timballo. Quelle di zia erano altrettanto squisite ma non avevano il fascino di quelle gustate nel barettino a picco sul mare di Bonifacio!

Tornata a casa volevo assolutamente rifare quelle deliziose frittatine per gustarle alla domenica mattina, non mi piaceva proprio svegliarmi alla domenica mattina e sedermi ad una tavola dove si pranzava con lasagne e arrosto di vitello! Andata a vivere per conto mio, preparavo delle colazioni “rinforzate” e senza saperlo preparavo quello che oggi va tanto di moda e si chiama brunch.

Mi stupii di quanto fosse semplice preparare quelle deliziose frittatine, basta procurarsi una buona padella antiaderente, latte, farina e uova, preparare una pastella, lasciarla riposare per 1 ora e poi con un mestolino alla volta preparare le crepes.

La mia ricetta è scritta su di un foglio a quadretti, con i pennarelli colorati, c’è anche un rudimentale disegno che vorrebbe rappresentare le crepes,  ha circa una trentina d’anni, non ho mai più cambiato io le crepes le preparo cosi’, se uso la padella piccola ne vengono di più se uso quella più grande ne vengono di meno, da allora ho cambiato tante padelle ma la ricetta no, è sempre la stessa.

Per le mie crepes esotiche ho cambiato la farcitura avocado, lime, arancia e gamberetti, profumate e delicate, una sorpresa per il palato.avocado

 

 

 

 

 

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