Riso al vapore del film Ferro 3 – La casa vuota #Ciakfood

locandinaEcco la quarta puntata dedicata ai film e al cibo della raccolta Book&Film food.
Questa volta il film che mi ha ispirato nella scelta della ricetta, il Riso al vapore è Ferro 3 – La casa vuota, uno stupendo film coreano del 2004, diretto da Kim Ku Duk, premiato come miglior regista alla Mostra del Cinema di Venezia lo stesso anno.
Devo confessarvi una cosa.
Amo i film particolari.
Difficilmente guardo i blockbusters.
Quelli che hanno suscitato il plauso del grande pubblico, sbancato i botteghini, fatto furore sotto Natale.
O quelli densi di effetti speciali, nuove tecniche di elaborazione al computer e super-azione.
O meglio, li guardo anche, qualche volta.
Per esigenze di coppia, diciamo – io e il mio ragazzo siamo agli opposti in quanto a gusti cinematografici.
Ma quando riesco a ritagliarmi un quadratino di spazio tutto per me, quando “la casa è vuota”, o lui è impegnato in qualcos’altro, allora prediligo questo genere di film.
Che non definirei per forza impegnato.
Definirei poetico.
Dove la forza dell’immagine fa da padrone.
Storie stravaganti, spesso al limite del sogno, del surreale o dell’incredibile.
Ed è questo il caso di Ferro 3 – La casa vuota.

*SPOILER ALERT*
Se non avete visto il film, se avete intenzione di vederlo, o se semplicemente odiate sapere di che parla, sappiate che invece io adoro parlare dei film che ho visto, quindi saltate direttamente alla ricetta, grazie XD
*SPOILER ALERT*

La storia di un giovane, Tae-suk, che entra nella case momentaneamente disabitate, ogni mattina affigge pubblicità di ristoranti sulle porte delle case in modo che i proprietari debbano staccarle per rientrare in casa, se la sera le pubblicità sono ancora lì significa che nessuno è tornato.
Trascorre così la sua vita, vagabondando, spesso fuggendo ai padroni che tornano in anticipo da una vacanza o un impegno di lavoro più breve del previsto.
Ma è tutt’altro che un vandalo.
Tae-suk appena entra in casa si toglie le scarpe come gesto di rispetto, aggiusta gli oggetti rotti, annaffia le piante, fa il bucato e riconsegna la casa in perfetto ordine.
Vive la vita di altri per qualche ora, indossa i loro panni, mangia il loro cibo, si fa autoscatti ricordo con le foto incorniciate che trova in casa, e poi scompare per passare ad un’altra casa e ad un’altra ancora.

Riso cotto al vapore del film Ferro 3 - La casa vuota #Ciakfood
Riso al vapore del film Ferro 3 – La casa vuota #Ciakfood

Una vita di profonda solitudine, tristezza e bizzarra routine fatta di gesti ripetuti.
Una vita di alienazione e incapacità di integrazione.
Dove Tae-suk sembra trovare la pace solo in quei gesti semplici ma fatti con estremo amore e armonia.
Una pace interiore che forse egli non possiede, ma che sembra emanare all’esterno con le sue movenze delicate, il suo silenzio quasi ascetico, il suo sguardo pacato.
Fino a quando, un giorno, entra nella casa di un ricco uomo di affari, credendolo in viaggio. La moglie Sun-hwa maltrattata e picchiata è nascosta in un angolo buio della camera da letto, e lui non la nota.
Come di consueto inizia ad esplorare la casa e prenderne possesso, spiato dalla donna, che si innamora di ogni suo piccolo gesto di amore verso le cose, fino a quando non temendo da lui alcun male, si rivela.

Un dialogo di gesti, di parole non dette, di atti gentili ha inizio tra i due.
Un vestito rosa lasciato davanti alla porta del bagno.
Un gioco con la palla come tra bambini.
Un film dove le parole sono centellinate.
I due protagonisti sono figure silenziose per tutti i 90 minuti del film.
La donna parlerà solo 2 volte e solo alla fine, mentre Tae-suk rimarrà sempre figura silenziosa.
Un film che è come un dipinto in movimento.
Scene lente e aggraziate.
Movimenti calibrati. Quasi passi di danza.
Un film delicato, fatto di gesti delicati.
Il piede scalzo di lei che lentamente scivola sotto al tavolo per avvicinarsi a quello di lui, a rappresentare il loro lento diventare affini.
Un amore quasi platonico, irreale, sognante.
Il tutto accompagnato da una bellissima musica araba che è unica colonna sonora del film e torna costantemente nelle scene chiave, mi piacerebbe cliccaste play mentre leggete la storia per immergervi nelle atmosfere oniriche del film.

Una poesia unica pervade tutto il film, una poesia che forse solo in altri film orientali può essere ritrovata.
A partire dai piccoli dettagli.
Quando Tae-suk  aggiusta la bilancia in casa di Sun-hwa, i due si pesano, 65 chili lui, 47 chili lei, 112 kg se si fa una rapida somma.
Un numero significativo.
Alla fine sarà un dettaglio che tornerà e chiuderà il film e ci lascerà con il respiro strozzato e i pensieri che ronzano nella testa per ore.
Più tardi il marito della donna torna a casa, Tae-suk nascosto la vede maltrattare di nuovo e allora, impugnando una mazza da golf FERRO 3, di qui il titolo alquanto originale del film, lo prende di mira con una scarica di palline e lo manda al tappeto.
Il ferro 3 è infatti la mazza meno usata dai golfisti, destinata a rimanere da sola nella sacca vuota.
Diventa così metafora della vita del ragazzo.
Dispensatrice sia di amore che di violenza.
I due infine fuggono in moto e iniziano a vagabondare insieme.
Mano mano tra i due la complicità cresce e Sun-hwa comincia a partecipare a pieno alla routine di Tae-suk,  lava i panni, cucina, ed entra timidamente nelle foto con lui.

Riso cotto al vapore del film Ferro 3 - La casa vuota #Ciakfood
Riso al vapore del film Ferro 3 – La casa vuota #Ciakfood
Riso al vapore del film Ferro 3 - La casa vuota #Ciakfood
Riso al vapore del film Ferro 3 – La casa vuota #Ciakfood

In una delle case che visitano vengono scoperti in fragrante, e il padrone domanda a Tae-suk:
“Perchè indossi il mio pigiama? E se non siete ladri, si può sapere cosa siete?”
I due sembrano non riuscire a trovare un collocamento nel mondo reale, ma vivere in una dimensione sospesa che appartiene a loro due soltanto.
Infine giungono nella casa di un vecchio uomo, che trovano morto in camera, con amorevole cura lo fasciano in un lenzuolo funebre e lo seppelliscono in giardino.
Il giorno seguente i figli arrivano e trovano i ragazzi in casa e nessuna traccia del padre, chiamano la polizia che li arresta immediatamente.
Tae-suk finisce in prigione, mentre Sun-hwa è costretta a tornare da un marito violento e che non ama.
In carcere Tae-suk comincia ad allenarsi per diventare invisibile e scomparire dal mondo.
Più volte è sul punto di riuscirci, prima nascondendosi sopra la porta della cella e provocando l’ira del secondino:
“Perché continui a nasconderti? Vuoi scomparire dalla faccia della terra?”
Poi seguendo il carceriere alle spalle, muovendosi sinuosamente per ricalcare i suoi passi, ma viene scoperto a causa della sua ombra:
“Sei dietro di me vero? L’occhio umano vede 180 gradi, quindi ti stia nascondendo negli altri 180. Ma è impossibile! Bastardo! Hai bisogno di più pratica, e considera l’ombra idiota… E la mente umana”.
Ha così luogo una danza leggiadra, un incrocio tra un valzer solitario e un’arte marziale, con cui Tae-suk cerca di allenarsi per perfezionare la sua tecnica, ogni singolo passo, ogni piccolissimo movimento può fare la differenza.
Si allena al silenzio, alla grazia, all’armonia, alla perfezione dei gesti.
Di nuovo solo, in una cella vuota invece che in una casa vuota, un unico scopo, riunirsi con la sua amata.
Ha capito che il solo modo per starle vicino senza che nessuno possa separarli è in segreto, in un modo che solo lei possa percepire.
Infine l’ultimo giorno di prigione riesce a risultare invisibile perfino al suo carceriere che lo chiama “maledetto fantasma”.

Quando esce di prigione Tae-suk visita di nuovo, indisturbato, tutte le case in cui è stato con Sun-hwa, e in ogni casa i padroni hanno come l’impressione di essere osservati, ma nessuno riesce a vederlo.
Infine giunge a casa dell’amata, durante la notte.
Finalmente i due si ricongiungono, di fronte a uno specchio, specchio in cui solo Sun-hwa riesce a vederlo riflesso.
Il marito si sveglia, non vedendo Tae-suk e si frappone tra i due, e per la prima volta in tutto il film 2 parole escono dalla bocca di Sun-hwa “TI AMO”, dice guardando il marito.
Anzi oltre il marito, rivolta verso Tae-suk.
Il marito si guarda alle spalle – incredulo – e chiede “Cosa?” non vedendo nessuno.
Poi la abbraccia.
Sun-hwa allunga la mano e Tae-suk rientra nella scena, prendendole le mano e baciandola.
Probabilmente il triangolo amoroso più sublime e sognante di sempre.


Il giorno dopo vedremo un Sun-hwa totalmente diversa, felice, che prepara la colazione, sorride ed è raggiante.
Il marito, a tavola, le chiede: “Cosa ti rende così felice? smettila di ridere e mangia” e poi aggiunge ” Che strano è come se da ieri sera qui ci fosse qualcuno”.
Mentre Tae-suk alle sue spalle, in piedi, partecipa nel suo modo silenzioso e invisibile alla colazione.
Il film si chiude con un frase e un’immagine…
” Difficile dire se il mondo in cui viviamo sia una realtà o un sogno”, e i due innamorati, abbracciati, sulla stessa bilancia che Tae-suk aveva aggiustato verso metà film, mentre l’immagine si fa evanescente e sfuma…
Esseri sublimati dal loro amore, ormai entità incorporee, il loro peso annullato contro la forza di gravità che ci spinge verso terra e verso istinti più bassi, la materia di cui sono fatti quella dei sogni.
L’ago della bilancia segna esattamente lo zero e non 112 kg, come dovrebbe essere la somma dei loro corpi terreni.
Zero.
Il numero perfetto.
In equilibrio perfetto?
O forse annullati a vicenda?
Il film ci lascia con molti quesiti, storditi, con le lacrime agli occhi e i brividi sulle braccia.
Neppure noi sappiamo cosa abbiamo appena visto.
Se la storia di amore a cui abbiamo assistito sia “sogno o realtà” e ce ne restiamo lì, imbambolati ad osservare i titoli di coda – che siamo soliti saltare – e ad ascoltare la magnifica canzone di Natacha Atlas.

Un film leggero – nel senso di lieve e delicato – come è leggero il riso al vapore che ho vi presentato nelle foto, e che troverete nella ricetta qua sotto.
Un piatto che si vede spesso mangiare nel film, servito in ciotoline, mangiato con le bacchette, e accompagnato da altri piatti tipici coreani di cui ignoro ingredienti e nome.
Per questo tra tutte le pietanze che si intravedono nel film ho scelto proprio questo.
Leggero, bianco, puro.

Ingredienti per il Riso al vapore di Ferro 3 – La casa vuota #Ciakfood:

  • riso per risotti q.b.
  • acqua q.b.
  • un pentola dal fondo spesso

*nota bene: le dosi non sono indicate perchè è una ricetta che si fa ad occhio, considerate che una porzione di riso al vapore è circa 100 gr.

Procedimento:

Piccola precisazione: I coreani e giapponesi usano una pentola apposita per la cottura al vapore, chiamata cuociriso.
Questa tecnica è ciò che più vi si avvicina utilizzando una pentola classica che possediamo tutti nelle nostre case. Il riso infatti non è cotto usando il solo vapore, come possiamo invece fare per le verdure o il pesce in vaporiera, perché ha necessariamente bisogno di liquido per essere cotto.

Pesare la quantità di riso necessaria.
Porla in una ciotola capiente e ricoprirla di acqua fredda.
Scolare il riso con un colino a maglie sottili e buttare l’acqua.
Riporre di nuovo il riso nella ciotola e continuare con i risciacqui fino a quando l’acqua non risulta limpida.
Io avevo letto di 3-4 risciacqui, ma a me ne sono serviti circa 7-8.
Quando l’acqua è trasparente – questo serve a togliere l’amido dal riso  – ponete il riso in una pentola dal fondo spesso e copritelo con acqua fredda.
Per capire quanta acqua serve schiacciare il riso con il palmo e versare acqua fino a quando questa non ricopre il vostro mignolo.
Accendere quindi il fuoco, coprire con un coperchio e far bollire con fiamma alta.
Quando raggiunge il bollore abbassare il fornello e calcolare 8-10 minuti.
Io prediligo il riso piuttosto al dente, quindi l’ho lasciato circa 8 minuti ed era ancora bello croccante.
Spengere quindi il fornello, e senza mai aprire il coperchio, far riposare per 3-4 minuti.
Scoperchiare e granare con un cucchiaio o una forchetta.
Noterete che il riso si è compattato tutto sul fondo della pentola ed ha assorbito tutta l’acqua, ma è facilmente separabile con una forchetta.
Il riso al vapore è pronto.
Potete mangiarlo così al naturale, accompagnato da un buon tacchino allo zenzero.
Oppure anche semplicemente in bianco, condito con un pizzico di sale, olio, e pepe.
E’ ottimo perchè tutto l’aroma e il gusto del riso non va perduto, infatti quando scoperchierete la pentola verrete avvolti dal suo profumo.

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