Per la rubrica “Cotto e buttato” la crostata senza glutine

Per la rubrica "Cotto e buttato" la crostata senza glutineCome nobilitare la marmellata di ramassin che hai preparato quest’estate con tanta cura? In una crostata ovviamente!
Essendo la prima crostata che ho cucinato mi sono subito imbattuta nel problema che solo noi celiaci conosciamo. Lo sbriciolamento!
Il vero sbriciolamento, non parlo delle due briciolette che si raccolgono nel tovagliolo, ma della vera disgregazione in crumble della pasta della crostata. Ho seguito la migliore ricetta trovata sul web, di un noto sito per non celiaci e, fidandomi del risultato ho sostituito semplicemente la farina di grano con un mix di farine di riso/mais ecc per celiaci. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Orrore, la crostata era ottima ma, lievemente sbruciacchiata e mangiabile con un cucchiaino solo da chi veramente ti ama. Il conferimento in umido è avvenuto parzialmente, in quanto durante l’operazione la maggior parte delle briciole sono scivolate sull’esterno del sacchetto  terminando la corsa sul pavimento. La paletta ha fatto il resto.

Per la rubrica “Cotto e buttato” la frittata di cipolle destrutturata

Per la rubrica "Cotto e buttato" la frittata di cipolle destrutturataSembra impossibile, ma le ricette per la rubrica “Cotto e buttato” non mi mancano mai.
L’azienda agricola di provenienza erogava all’ortaggio una quantità d’acqua superiore al suo fabbisogno sicché la cipolla trattenteva durante la cottura, una riserva idrica particolarmente significativa. Riserva che gelosamente cusodiva fino a quando, incontrando l’uovo sbattuto, a lei ostile, ne prendeva le distanze rifiutandosi di fondere in frittata. Che fare? Presi una forchetta e disfai ulteriormente il composto, aggiunsi dell’aceto di mele e della salvia e portai in tavola tiepida con il gran gusto dei commensali, ignari.
Grazie alla provvidenziale modifica non è stato necessario il conferimento in umido, con il grande dispiacere del sacchetto di carta che già avrebbe goduto per l’oleosità e l’olezzo.

Per la rubrica “Cotto e buttato”: Le quenelle di ricotta alla Alessandro Borghese

Per la rubrica "Cotto e buttato": Le quenelle di ricotta alla Alessandro BorgheseLa mannaggia ad Alessandro Borghese e alla sua nonchalance in cucina.
Ho seguito una sua ricetta ma qualche cosa non ha funzionato.
Ho amalgamato la ricotta con sale pepe e uovo, forse ho messo anche del pecorino, non ricodo… in fondo si cerca sempre di dimenticare le cose brutte. Ho formato delle quenelle con due cucchiaini (in questo sono bravissima) e ho infornato per creare una crosticina. Cos’è successo in quel dannato forno? Come mai le raffinate francesine di ricotta mi si sono spiattellate in questo modo? Alessandro, porca l’oca, che tipo di ricotta hai usato? Forse l’hai addizionata con del silicone o della malta cementizia? Come mai le tue rimangono a forma di quenelle e le mie sembrano ucite da un film horror?
Il gusto era buono ma anche questa volta la mia rubrica “Cotto e buttato” ha dovuto arricchirsi di una nuova ricetta.
Per quanto riguarda lo smaltimento nella raccolta differenziata dell’umido, non ci sono stati grandi problemi, ho inclinato la carta forno e la gravità ha fatto il resto.

Per la rubrica “Cotto e buttato” le zucchine ovaiole

Per la rubrica "Cotto e buttato" le zucchine ovaioleHo cotto delle zucchine in padella tagliandole a bastoncini.
Ho pensato quindi di fare una bella frittatona e lì…. ho fatto il grande sbaglio. Ho sbattutto due uova con un pizzico di sale e pepe, un po’ troppo latte e una manciata generosa di pecorino e ho versato il composto sulle zucchine haimé troppo umide.
Fino a quando la frittata è stata lasciata sola in padella, non si è lamentata e l’aspetto estetico è rimasto decoroso. Nell’atto, o forse solo nel pensiero di rigirarla, la creatura si è destrutturata e scissa, come per una reazione di rigetto. Le zucchine hanno ripreso la loro dignitosa autonomia e l’uovo è stato rassodato come in una carbonara troppo cotta. Il piatto è stato mangiato a occhi chiusi ed era tuttavia buonissimo. C’è chi l’ha definito una “Carbonara di zucchine”, mentre il mio ego culinario di distruggeva irrimediabilmente.
Il conferimento in umido non è stato fatto per il buon cuore dei commensali che hanno onorato fino in fondo il piatto.

Per la rubrica “Cotto e buttato” ecco il cavolfiore…. in umido

Per la rubrica "Cotto e buttato"... Il cavolfiore in umidoAncora adesso questa ricetta è piena di contraddizioni: il sapore non è malvagio ma l’aspetto lo penalizza parecchio.
E’ un piatto che certo non servirei agli ospiti ma, alla fine, zitti zitti, ce lo siamo sbaffati senza neanche tanti commenti.
Ho frullato un cavolfiore cotto al vapore con una mozarella, un pezzetto di formaggio di capra, sale e pepe, ottenendo un mousse morbidissima che ho infornato nel solito fornetto nel tentativo mancato di creare una crosticina. Il risultato è stata una cocotte a temperature di fusione con l’interno freddo ed una semi sbruciacchiatura dal dubbio valore estetico.
In tutta onestà non ho finito la mia porzione per difficoltà di deglutizione e questo mi ha causato non pochi problemi durante la fase finale del conferimento nell’umido: la preparazione era troppo pacioccosa per il sacchetto di carta, dato in scrupolosa dotazione dall’Ufficio Ambiente del Comune, troppo densa per il lavandino e troppo appiccicosa per il water. Alla fine ho optato furtiva per la borsa della spazzatura indifferenziata, facendo staccare il puré di cavolo dalla cocotte con l’aiuto di un foglio di carta casa.
E’ innegabile che in quel momento ho ringraziato di aver conservato una borsa della vecchia, resistente e inquinante plastica, che mi ha permesso di contenere con dovizia il mal riuscito piatto della cena.

Per la rubrica “Cotto e buttato” ecco la Pasta…. in umido

Pasta.... in umidoLa mia sfoglia fatta in casa senza glutine  è perfetta per la rubrica “Cotto e buttato”.
Ho preso la farina senza glutine e l’ho impastata con le uova e un pochino di olio. Ho seguito le dosi indicate in un libretto guida per celiaci ed il risultato è stata una palla bianchiccia appiccicosa e invasiva.
L’ulteriore aggiunta di farina non è servita ad evitarmi una lotta impari contro l’infame materia molliccia che mi ha imbrattato impunemente dalla testa ai piedi. Ho seguito i consigli di Giallo Zafferano e ho quindi coperto la palla con della pellicola trasparente lasciando riposare lei in frigo ed io, stremata, sulla sedia della cucina. Dopo mezz’ora ho estratto dal frigo “la cosa” e ho cercato di togliere la pellicola che, nel frattempo, aveva preso troppa confidenza ostruendo con tignosità le pieghe della pasta.
Ho passato la sfoglia, imbrigliandola di farina, nella macchinetta a manovella sbagliando lo spessore dei rulli e causando l’intasamento dell’attrezzo. Dopo essermi sfogata con tutti i coloriti termini, di cui la lingua italiana dispone, ha ripreso in mano la situazione e sono riuscita a tirare la sfoglia….. non troppo sottile.
Sono riuscita finalmente a creare dei ravioloni che poi ho farcito con una squisitezza a base di salmone e olive e ho riposto le sfoglie rimanenti in frigorifero, per non abusare troppo della mia già provata pazienza e cucinarle in un secondo tempo.
Il giorno dopo ho aperto ignara il frigo e, pur sfiorandole con femminili dita, le sfoglie secche si sono crepate, tritate, destrutturate, come accade nei film quando vengono violate le tombe egizie e le mummie, al contatto con l’aria, si polverizzano lanciando il presagio di una tremenda maledizione…
Ho infine preso le sfoglie e le ho conferite, sconfitta, nel sacchetto della raccolta differenziata dell’umido, poi ho scopato il pavimento per raccogliere tutto lo sbriciolamento derivante da questo gesto di grande senso civico e ambientale.