Frittelle di novellame o “neonata” ( Biancomangiare )

Con il termine ” biancomangiare ” s’ intendeva nell’ antichita’ una preparazione bianca,
quando il bianco era considerato il colore simbolo di purezza e di castita’.
Era un cibo nobile destinato ai re ed alle corti e tutti gli ingredienti usati per l’ elaborazione (petto di pollo, pesce, riso, zucchero, mandorle, lardo, zenzero bianco, ecc. ) dovevano essere rigorosamente bianchi.
Il ” biancomangiare” poteva essere dolce o salato a seconda delle diverse aree geografiche e si pensa che abbia avuto origine in Francia per la frequente presenza negli antichi ricettari

di termini come ” blanche mangieri, balmagier, bramagére. ”
In Italia si diffuse intorno all’ XI secolo, ma era già presente nel 1077

Ecco la "neonata"  calabrese!

Ecco la “neonata” calabrese!

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tra i piatti del celebre banchetto organizzato da Matilde di Canossa per la rappacificazione fra il Papa Gregorio VII e l’Imperatore Enrico IV.
Altre varianti si incontrano nei ricettari del Messisbugo, dello Scappi, fino ai trattati seicenteschi, in particolare dello Stefani, dai quali si deduce che il biancomangiare era concepito come minestra, secondo piatto o salsa da versare su carni o pesce lessati.
Oggi i ” biancomangiare ” sono delle preparazioni ricercate ed ancora diffuse in alcuni comuni pugliesi, calabresi, siciliani, valdostani e sardi.
La ricetta che segue è tipica della Calabria jonica, e consiste in una deliziosa frittura di novellame ( pesciolini appena nati ) passati in pastella. Naturalmente pur essendo molto diversa dalle complicate ed elaboratissime preparazioni medievali, conserva ancora il fascino del passato e soprattutto è di una bontà imparagonabile !

 

Frittelle di novellame o “neonata” (Biancomangiare)
Ingredienti:

Gr. 300 novellame
N. 1 uovo
Gr. 150 farina
Sale, pepe e acqua minerale gasata q.b.
Uno spicchio di aglio
Prezzemolo sminuzzato
Olio evo per friggere ( circa 300 gr.)
Procedimento:

Per lavare il novellame ed evitare che i pesciolini piccolissimi si disperdano, poneteli in una ciotola capiente sotto un filino di acqua corrente e con la santa pazienza raccoglieteli con una forchetta un po’ per volta ( i rebbi della forchetta infatti, permettono il passaggio di eventuali residui di sabbia o filamenti di alghe mentre i pesciolini restano intrappolati ) e versateli in un passino per liberarli dall’ acqua rimasta.
Amalgamare bene un po’ di acqua minerale gasata e freddissima con la farina condita con sale, pepe, aglio sminuzzato o in polvere e prezzemolo. Quando l’ impasto diverra’ liscio unire l’ uovo e mescolare ancora. Dovrà risultare una pastella morbida, ma assolutamente NON liquida, nella quale tufferete i pesciolini ben scolati.
Friggete le frittele a cucchiate irregolari in olio evo caldo e se pensate di usarle come secondo piatto abbiate cura di preservarle da figli e marito ghiottoni, altrimenti non riuscirete a portarle in tavola e le deliziose frittelle rientreranno abusivamente nella categoria degli antipasti caldi !