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Non ci sta! Ovvero come litigare con un branzino ed averla vinta

 

Non per voler infierire sulla pelle del povero branzino Diego, ormai al sicuro negli stomaci della redazione di Giallozafferano, ma siccome sto cucinando come una dannata per il libro, prima di mangiarlo abbiamo dovuto fotografarlo.

La pirofila nella quale l’ho cotto non era particolarmente bella da vedere, così, mentre lui sfrigolava in forno, Mauro e Carolina si sono gentilmente offerti di andare a cercare un piatto da portata degno di cotanta bestia e del supremo scopo di farlo risaltare al suo meglio nelle foto. Anche i branzini, si sa, sono vanitosi.

Sono tornati trascinandosi dietro un oggetto che, per diametro, avrebbe potuto tranquillamente essere scambiato per lo scudo di uno spartano, se non fosse che è di ceramica bianca e non forgiato nel metallo da Efesto. Ma questi sono dettagli.

Estratto Diego dal forno, l’abbiamo impiattato meravigliosamente, con tutto un contorno di erbe aromatiche e limoni: un trionfo. Felice di aver sgobbato ore e ore in palestra, prendo l’immensa creatura e la trasporto delicatamente nella stanza dove Mauro allestisce i set fotografici e cominciamo a immaginare come potrebbe essere il set di Diego. La folla rumoreggia, ha la bava alla bocca (e anche noi) ma non ci facciamo tentare e continuiamo imperterriti a scegliere tovaglie color del mare e oggetti “Sorrento style” per ricreare l’atmosfera giusta.

Dopo un quarto d’ora finalmente ci siamo. Mauro impugna la macchina fotografica e comincia a scattare. Vedo che ci gira intorno, che si ferma, è perplesso, verifica le anteprime, ne scarica qualcuna sul computer. «Mauro, che c’è?» Niente, tace. Prende una seconda macchina, cambia obiettivo, cambia le luci, gira gli ombrellini, ruota il piatto, guarda le anteprime di nuovo, fa una smorfia. E tace.

Passa un altro quarto d’ora, la folla ormai è inferocita e urla: «Si fredda!» Al che Mauro cede e dice: «Non ci sta». Ecco. Tutta questa fatica e lui non ci sta. Se preso troppo da vicino non rende, se preso troppo da lontano non rende. Non ho tempo per cucinarlo di nuovo, quindi decidiamo di tentare il tutto per tutto: fotografarlo dall’alto. Scatta una scenetta modello Paperissima nella quale Francesco issa una scala, Deborah sposta il set fotografico sul pavimento con Julien e Arianna, Carolina e Anna tengono la scala e Mauro, finalmente, sale e scatta. «Ci sta?»

«Ci sta».

Senza por ulteriore tempo in mezzo divoriamo Diego per scoprire poi che il «ci sta» era riferito solo all’enorme piatto e all’animale, non al prezioso set creato con tanta cura.

Proprio vero che i branzini sono vendicativi…

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4 Responses to “Non ci sta! Ovvero come litigare con un branzino ed averla vinta”

  1. Andrea
    15 novembre 2011 at 16:43 #

    Ormai il branzino Diego è uno di famiglia anche per me. Chissà che buono sarà stato!!

  2. Mimì
    15 novembre 2011 at 16:44 #

    E’ bellissimo leggere che tutte le meraviglie che fotografate poi c’è qualcuno che se le gode!
    A proposito…non è che posso passare a pranzo una volta? :P

  3. Lucrezia
    15 novembre 2011 at 16:46 #

    Che fame!!! Sonia sei bravissima, le tue ricette sono una garanzia!
    P.S. ho già prenotato il tuo libro, aspetto con ansia il corriere!

  4. Manuela
    15 novembre 2011 at 16:49 #

    Oltre ad essere fenomenale in cucina sei anche simpaticissima. Vai avanti così!!

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