Perchè amo la cucina? Perchè è arte, creazione, passione. È tante cose tutte insieme, è sempre uguale, è sempre diversa. Mi fa sentir bene. Il cibo è la metafora della vita!

Quando mi metto all’opera creo un pezzo di me stessa ogni volta e tutte le volte è come se fosse la prima.
Non importa se si tratta di un piatto veloce da giornata lavorativa serrata o di un pranzo gran gourmet per ospiti importanti o di una cenetta intima o del “grigliatone del secolo” tra amici…Non mi stufo mai. Ed è un mettersi in discussione, un ricercare cose nuove e perfezionare le vecchie.. Al primo assaggio poi, c’è sempre quell’adrenalinica suspence, quell’idea di esame da superare che ti tiene sul filo di lama.

L’arte culinaria coinvolge tutti e 5 i sensi…
La vista: per lo chef dall’immaginario di quello che deve creare, al posizionamento degli ingredienti sul piano di lavoro ed ancor prima nella fase di acquisto della materia prima, alle fasi di lavorazione per finire con la fase dell’impiatto e del prodotto finito. E per il degustatore il primo colpo d’occhio e poi lo sguardo attento ai dettagli.
L’olfatto: per lo chef in ogni fase creativa accompagna la lenta costruzione dell’opera finale, i locali che s’inebriano di profumi invitanti ed accompagnano chi crea step by step fino alla conclusione armonica del piatto. Per il degustatore è il biglietto da visita, anzi ancor di più è ció che si coglie prima ancora di veder arrivare la pietanza sapientemente preparata sulla tavola imbandita.
Il tatto: per lo chef è il prolungamento del proprio io nelle varie fasi di lavorazione e il tocco finale prima di veder partire il piatto.  Per chi ha l’ardua sentenza del giudizio è rilevante se si tratta di un alimento da manipolare per essere gustato, come per esempio un crostaceo o anche più semplicemente una bruschetta o una cialda.
L’udito: per lo chef è il suono ritmico degli strumenti del mestiere che armonici compongono la sinfonia della pura creazione; per l’assaggiatore crea curiosità ed utilizzato congiuntamente alle altre percezioni sensoriali crea l’immaginario di ciò che a breve andrà a degustare.
Ultimo ma non ultimo lui, il gusto, la spada di Damocle del piatto… Per lo chef la prova del nove, per il commensale fondamentale prova di aver scelto ciò che voleva gustare e di averla ottenuta proprio secondo aspettative.
Ma un risultato di riguardo si ottiene solamente dall’armonia di tutti e 5.
Amo la cucina perché coinvolge tutte le percezioni e funge da catalizzatore di idee. È appagante ed è incredibilmente rilassante, anche quando va incontro a serrati ritmi di lavorazione o durante le fasi critiche e delicate del procedimento.
E la amo anche quando il risultato ottenuto non è proprio quello sperato, perché non tarpa le ali, ma sprona a migliorarsi, sempre… Senza secondi fini.