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L’ordine della fenice – Capitolo 1

La fenice

Carlo era un ragazzo di 13 anni, a cui piacevano la matematica e l’antologia.
Non aveva molti amici, ma quanto basta per uscire a mangiare una pizza: 3 inseparabili amici.
Carlo, quel giorno, stava con tutta la comitiva in biblioteca, a cercare il libro “I tre cicloni”,
di cui aveva sentito parlare molto.
Il frequente scampanellio del portone d’ingresso non taceva: dopotutto quella era la biblioteca
comunale e non poteva nonn avere tanti visitatori.
E c’erano tanti visitatori, d’ogni tipo.
Carlo ne notò un in particolare che se ne stava seduto su una panca a leggere un libro.
Ogni tanto girava la testa, nascosta da un cappuccio, come se cercasse qualcosa o qualcuno.
Carlo lasciò la ricerca e si avvicinò all’uomo misterioso, restando indifferente.
– Posso sedermi quì?
L’uomo annuì e si spostò.
Non staccava gli occhi dal libro e Carlo, incuriosito, gli chiese il titolo.

– “I tre cicloni”.
Quando carlo sentì pronunciare quel nome, si sentì al settimo cielo.
– Dove l’avete preso?
– Non l’ho comprato. È un regalo da parte di un mio amico.
Carlo scesse di almeno venti cieli e fece per alzarsi e notò uno strano anello che portava il tizio.
L’uomo gli chiese il suo nome, sempre tenendo la testa china sulle pagine 145 e 146.
Carlo rispose con cortesia, non capendone il motivo.
L’uomo chiuse il libro e lo porse a Carlo.
– Il mio è Claudio Bonni. Tienilo con cura.
L’uomo se ne andò senza lasciare a Carlo di capire perché gliel’avesse regalato: dopotutto
era già un regalo da parte del suo amico.
Ma era solo un pensiero passeggero, dato che aveva trovato quel fatidico libro.
La compagnia gli accorse quasi subito, dicendo di aver trovato il libro ma Carlo gli sventolò il
regalo del tizio misterioso.
– Phoenix Fencti e Kat Kenahi? Il libro che abbiamo trovato noi ha autori diversi..
– Ne sei proprio sicuro? Forse è un edizione nuova.. Vediamo l’anno di pubblicazione.
Carlo andò alle prime pagine e ebbe un dubbio sulla data: 12/ 03/ 1120.
La copertina sembrava combaciare con la data, dato che era un po’ consumata e le pagine gialle.
Ma era impossibile: il libro che cercava Carlo era recente, del 2009.
– Prendo questo vecchio: Magari è l’originale..
Carlo uscì dalla biblioteca con gli amici e si diresse a casa, curioso dello strano libro.
Una volta in camera, fu Giorgio, a parlare per primo.
– È sicuramerte uno scherzo.
Carlo non fece caso al commento e aprì la prima pagina.
C’era un simbolo strano, che ricordava di aver visto sull’anello dell’uomo misterioso.
Era disegnato in giallo e rosso (un po’ sfuocati per l’età del libro), una specie di uccello con cresta e tre lunghe piume che pendevano dalla coda.
– Io so cos’è quello – disse Giorgio – Ma non ne sono sicuro.
Carlo gli chiese di non creare suspence, come di solito faceva quando conosceva una risposta a un quesito.
– È una fenice. Uccello mitologico che, secondo gli Egizi, aveva il potere di curare ferite con le lacrime, portare carichi molto pesanti, malgrado fossero piccoli volatili, controllare il fuoco e se non sbaglio, di resuscitare dalle proprie ceneri quando muore.
– È una cavolata..
Carlo li fece smettere, dopotutto era solo un disegno.
Sfogliò la seconda pagina e cominciò a leggere.
– “Un uomo incappucciato entrò in una biblioteca e si sedette a leggere un libro intitolato “I tre cicloni”.
L’uomo si girava ogni tanto per cercare qualcuno o qualcosa, poi un ragazzo di 13 anni, gli si avvicinò e gli chiese il permesso di sedersi..”.
Carlo, perplesso, fece per chiudere il libro.
Giorgio gliene chiese il motivo.
– Io mi sono veramente avvicinato a un tizio incappucciato e mi ci sono seduto vicino!
– Dai, sarà una coincidenza.. – disse Ciro.
Carlo continuò a leggere, diventando sempre più perplesso a ogni lettera.
– “L’uomo annuì e il ragazzo gli chiese il titolo del libro e l’uomo rispose.
Il ragazzo stava per alzarsi, quando l’uomo gli chiese il nome e il ragazzo,
prontamente disse: – Carlo Coppola”.
Carlo chiuse il libro e aprì la finestra.
– Che vuoi fare? – Chiese Ciro.
– Mandare all’inferno il tizio e questo libro.
– Avanti, riaprilo.
– Giorgio, per piacere..
– No. Aprilo e basta, leggiamo noi.
Carlo gli porse il libro e lo aprì.
Dal libro, ne uscì una luce biancastra accecante, che durò per qualche minuto.
Quando la luce scomparve, il libro non aveva più il simbolo della fenice sulla prima pagina.
Ciro si guardò intorno, poi disse a Carlo, ancora a terra, mezzo stordito:
– T’avevo detto di prendere l’altro e invece hai voluto combinarci questo pasticcio.
Carlo si alzò traballando e con lui Giorgio.
Restava da capire come, il simbolo sia scomparso dal libro.
Carlo chiuse il libro e lo riaprì, ma la pagina era ancora vuota.
A un certo punto, una vocina proveniente da chissadove, cominciò a recitare una specie di filastrocca d’altri tempi.
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– Cosa diavolo era?
Guardarono intorno, finché un uccello giallo e rosso, con piume dorate e blu, gli si presentò di fronte.
– Salve! – disse il volatile.
– AH! -, sobbalzarono tutti e tre nel sentirlo parlare, e per poco non cadevano.
Carlo non sapeva come iniziare a discutere, perciò iniziò Giorgio.
– Chi.. Chi sei?
Il volatile, appollaiato sul letto di Ciro, rispose quasi subito, dando agli altri la credenza che a parlare
fosse stato qualcun altro.
– Io mi chiamo Phoenix. -, disse facendo arrivare le piume dell’ala sinistra al petto, – E sarò con voi, finché
l’ordine non vi avrà assegnato un insegnate.
– I-Insegnante?
Carlo stava per svenire.
– Sì. Facciamo subito le presentazioni.
Phoenix svolazzò fino alla finestra della camera, poi, fece cenno a Carlo di cominciare per primo.
Carlo non si sentiva a suo agio e aveva un po’ di paura.
– I-io mi c-chiamo Carlo..
Phoenix lo interruppe: – Sei balbuziente?
Carlo rispose di no e Phoenix dedusse che avesse un po’ di fifa.
– Perché hai paura? Non hai mai visto una fenice prima?
– Veramente… no… E poi, quì gli animali non parlano…
– Beh, allora capisco. Ma vi assicuro che all’ordine non è raro che avvenga.
Ciro, prontamente disse: – Io mi chiamo Ciro.. Di che ordine parli?
– Calma, calma. Manca una presentazione all’appello. Giorgio, giusto?
Giorgio si accigliò.
– Le tue osservazioni sulle fenici sono ottime.
In ogni caso, l’ordine della Fenice è una confraternita di solo coloro che riescono a vederle.
Ciro si unì all’espressione di Giorgio.
– Vuoi dire che solo noi quì, possiamo vederti?
– Vedo che sei intelligente.
Ora, fate i bagagli: partiamo per l’ordine.
– Come, i bagagli?
– Beh.. non vi prepariamo mica noi i pigiami o i vestiti.

Il trio tornò in camera di Carlo con tre valigie piene, ma Phoenix si era polverizzato.
Gli amici ne conclusero che avevano sognato, ma si sentirono dei colpi arrivare dall’armadio.
Carlo lo aprì e ne uscì Phoenix.
– Che ci facevi nel mio armadio?
Phoenix non rispose subito, poi disse: – Hai dimenticato il pigiama..
Carlo rovistò nella valigia e prese il pigiama nell’armadio.
– Come facciamo a partire?
– Col teletrasporto, ovvio.
Questa volta le sopracciglia degli amici sembravano un’ unica.
– Toccate le mie piume, solo quelle pendenti.
Uno per volta, i tre sfiorarono appena la piuma scelta ma furono come bloccati e tutto cominciava a distorcersi
in una spirale, poi immagini sfuocate cominciarono a prendere forma e si accorsero di trovarsi in una caverna.
I loro corpi riebbero la capacità di muoversi e le labbra di Giorgio scandirono queste parole: – Dove ci troviamo?
Phoenix svolazzò sopra un tavolino in pietra.
– Nella sede dell’ordine, in Abruzzo.
Il sopracciglio non si staccò e Phoenix disse di rimandare le spiegazioni al giorno dopo, quando avrebbe saputo che
insegnante sarebbe stato affidato loro.
– Una curiosità. Tu hai scritto quel libro assieme a un certo Kat Kenahi. È lui il nostro insegnante, e di cosa?
– Quante domande! Il libro non l’ho scritto io. L’ho generato assieme a Kat con la magia.
In ogni caso, se lui è il vostro insegnante, tanto di guadagnato. È il vostro insegnante di magia.
– Perché noi?
Phoenix spiegò che secondo una leggenda, un trio inseparabile di eroi avrebbe salvato l’ordine e la Terra.
Il sopracciglio si divise in 6, riprendendo la solita forma arcuata.
Phoenix si assentò, <>, disse.
I ragazzi ne approfittarono per sedersi e parlare, e mettere in ordine le valigie.
La stanza non era un granché, ma dopotutto, era stata scavata nella roccia.
Aveva 5 letti con materassi morbidi, 5 cuscini, un bagno chiuso da una porta di legno, una lampada elettrica e un tavolino con 5 sedie di legno.
I vestiti non sapevano come sistemarli, ma ecco che appaiono tre mobili accanto a ognuno dei letti, con un messaggio.
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Una volta riordinato tutto, Giorgio aprì bocca per parlare, ma fu preceduto da Ciro.
– Che si fa?
– Gli diciamo che è tutto un equivoco. – disse Carlo.
– Figuriamoci. Ormai abbiamo anche già sistemato i bagagli.
Carlo propose di lasciare che le cose vadano come devono.
Accolta la proposta, Phoenix tornò e disse che la tavola era pronta.
Ma sul tavolino di legno non c’era nulla.
Phoenix disse di farsi seguire, in una galleria scura della caverna.
A distanza di un paio di metri c’erano delle torce accese che illuminavano (seppur debolmente) la galleria.
Era Phoenix ad accenderle con un colpo d’ala; non ci stupimmo affatto, dopo quello che era successo.
Ormai, mobili che compaiono all’improvviso e teletrasporti erano cose normalissime.

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