Polpo lesso con le patate… pughèpe pi li paténe …

un po’ di storia…

Il polpo è molto diffuso nelle scogliere del Mediterraneo. Si pesca con la lenza, l’amo o con la polpara: attrezzo con 4 ami con dei granchi come esca. E’ anche certo che il polpo è attratto dal colore bianco (sono frequenti i casi in cui si attacca alle piante dei piedi di innocenti bagnanti) tant’è che, una delle tradizioni del golfo di Napoli, è di pescarlo con la tecnica dell’anfora ponendo nel fondale vasi terracotta con sassi bianchi sul fondale e andandoli a recuperare la mattina colmi di polpi pronti per essere cucinati. E’ una di Santa Lucia, borgo marinaro (oggi rione) di Napoli noto per il contributo che i suoi aitanti hanno dato alla storia della città.

 

Dai membri dei Borbone fino a Matilde Serao molti personaggi sono stati residenti a Santa Lucia le cui vie si estendono fino a Castel dell’Ovo. Santa Lucia è anche nota per le sue tradizioni, la ricetta del posto è il polpo alla Luciana di origini molto antiche: Il polpo veniva messo a cuocere con uno spicchio d’aglio, prezzemolo, olive e capperi tutti inseriti nella testa e lo si metteva in pentola insieme al pomodoro che doveva cuocere nella stessa acqua.

 

Da sfatare poi la credenza che il tappo di sughero nell’acqua di cottura renda il polpo più tenero. La storia ha origine nella vecchia Bari quando i “polpari” vendevano il polpo in piazza e, molto spesso, lo vendevano già cotto. Il mollusco veniva bollito in grossi pentoloni e quindi per evitare il rischio che i polpi si perdessero alla vista del loro rispettivo pescatore, gli veniva legato il sughero (tipicamente usato per la pesca) che ogni pescatore riconosceva.

 

Dall’insalata di polpo fino al polpo con le patate sono molte le ricette che lo hanno come protagonista. Molto frequenti anche il polpo alla piastra e quello in insalata con le verdure.

Il termine polpo ha origine dal latino pōlypus, da una forma greca dorica πώλυπους (pṓlypous) o πωλύπους (pōlýpous), in attico πολύπους (polýpous), probabilmente da πολύς (polýs), “molto”, e πούς, (póus), “piede”, quindi “dai molti piedi”

È un mollusco cefalopode molto diffuso nei bassi fondali, non oltre i 200 metri. Preferisce i substrati aspri, rocciosi, perché ricchi di nascondigli, fessure e piccole caverne in cui nascondersi: l’assenza di endo- ed esoscheletro gli permette di prendere qualsiasi forma, e di passare attraverso cunicoli molto stretti. Presente in tutti i mari e gli oceani, è molto diffuso anche nel Mar Mediterraneo. Nel Mediterraneo viene pescato principalmente in due diversi periodi dell’anno: da settembre a dicembre (in buone quantità, seppur ancora di piccola taglia) e da maggio a luglio (periodo nel quale è di taglia più grossa)

l polpo possiede 3 cuori e ha la capacità di cambiare colore molto velocemente e con grande precisione nel dettaglio. Sfrutta questa abilità sia per mimetizzarsi che per comunicare con i suoi simili. Caratteristica principale è la presenza di una doppia fila di ventose su ognuno degli otto tentacoli, il che lo distingue dal moscardino che ha una sola fila di ventose. Al centro degli otto tentacoli, sulla parte inferiore dell’animale, si trova la bocca che termina con un becco corneo utilizzato per rompere gusci di conchiglie e il carapace dei crostacei dei quali si nutre. Il manto è lungo 8–25 cm[7], i tentacoli invece sono lunghi in media 40–100 cm, il peso varia da 500 grammi fino a 7–8 kg degli esemplari più grandi. In genere i maschi sono più grandi delle femmine.

L’Octopus vulgaris vive mediamente un anno, massimo un anno e mezzo. Altre specie, come la piovra gigante del Pacifico (Enteroctopus dofleinii) hanno aspettativa di vita maggiore, sopravvivendo anche 5-6 anni.

Può spostarsi rapidamente espellendo con forza l’acqua attraverso un sifone, che viene utilizzato anche per l’emissione dell’inchiostro nero usato in funzione difensiva per confondere possibili predatori.

È considerato uno degli invertebrati più intelligenti; è stato, per esempio, dimostrato che il polpo comune ha la capacità di apprendere se sottoposto a test di apprendimento per associazione e osservando gli altri della sua specie, capacità che era stata dimostrata solo in alcuni mammiferi. Quest’ultima evidenza è alquanto sorprendente, poiché, essendo il polpo un animale fortemente solitario, sembrerebbe inspiegabile un comportamento simile, tipico di animali con rapporti sociali.

Una volta pescato, è in grado di riguadagnare la libertà uscendo attraverso i boccaporti delle navi. Sottoposto a test durante i quali gli è stata somministrata una preda rinchiusa in un barattolo, il polpo ha dimostrato di essere in grado di aprire il barattolo per raggiungere il cibo.

Talora usa acquattarsi sotto gli anfratti rocciosi del fondo marino, talora invece vive in tane preparate con pietre disposte in circolo.

Dal punto di vista nutrizionale, il polpo può essere considerato un animale nobile, grazie alla sua ricchezza in proteine e al basso contenuto di grassi.

Ma non sono solo le sue proteine ad essere nobili: stiamo infatti parlando di un animale dal sangue blu, nel senso letterale del termine.

Il polpo, infatti, come la maggior parte dei molluschi, possiede un sangue ricco di emocianina. Si tratta di un pigmento respiratorio simile alla nostra emoglobina, ma che al posto del ferro contiene rame. Quando l’emocianina si lega all’ossigeno diventa blu, conferendo al sangue del polpo la tipica colorazione.

Tornando a noi, per il polpo lesso con le patate… pughèpe pi li paténe … utilizzo, come da tradizione:

  • Polpo
  • pepe
  • sale
  • prezzemolo
  • patate
  • origano

Per la sua preparazione vi allego la mia videoricetta che vi sarà di aiuto in tutti i passaggi…

Come sempre vi auguro buona preparazione e buon appetito!

Per eventuali chiarimenti non esitate a contattarmi dal blog!

 

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