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Archive for Parole a Vanvera

Meglio tardi che “mais”

Benvenuti!

Innanzitutto, un piccolo avviso: se amate chi possiede il dono della sintesi, se cercate ricette carine, veloci e sane, non continuate a leggere 😉

Non sono in grado di essere concisa, neppure quando cucino.

Mi piacciono le parole e, quindi, spesso (lo ammetto, quasi sempre) mi dilungherò in pedisseque divagazioni soltanto per il piacere di mettere in fila frasi che abbiano un suono che mi piaccia.

Lo stesso avviene per le ricette: una lista di ingredienti che ha nel procedimento l’unico passaggio di mescolare e infornare non fa parte delle cose che amo cucinare.

Mettermi il grembiule (orrendo e turistico, con un giglio gigante in pieno petto) significa dedicarci almeno un intero pomeriggio.

Far bene le cose richiede tempo.

E cucinare sublima tutti i miei difetti: sono pignola, puntigliosa, forse saccente; amo la precisione. E sono disordinatissima. Così, mentre peso le cose con la bilancia elettronica per non sforare la ricetta di un grammo, impilo le stoviglie sporche fin tanto che il lavello riesce a contenerle.

Nel blog non appariranno ricette leggere, non ci saranno pasti bilanciati che rispettino la piramide nutrizionale; questo fa parte del quotidiano, e il quotidiano significa perlopiù routine. E la routine è noia.

Annoiarmi non mi piace, ovvio non piace a nessuno, e così mi dedico soltanto a ricette che richiedano concentrazione, fatica (anche fisica), attenzione nei passaggi e tempo.

Non cucino per me, quasi mai. La maggior parte dei miei pasti “normali” son costellati di panini, toast, cibi cotti al microonde e avanzi riscaldati fornitimi da chi, più saggiamente di me, cucina tutti i giorni.

Amo, invece, coccolare i miei ospiti e le rare volte che vinco l’ignavia che permea le mie giornate e apro le porte della mia casa, mi piace pensare che da me si mangi bene, che le pietanze siano ben cucinate, ben presentate e che i vini siano debitamente scelti.

Questo è quello che amo pensare.

A volte capitano disastri. Sbagliando s’impara? No! Se la ricetta non riesce come pretendo al primo tentativo, semplicemente desisto.

Esattamente come farei con un libro che non riesce a creare una melodia dalle parole.

Quindi, se siete arrivati fin qui, e cucinate soltanto in occasioni particolari (vuoi che siano cene speciali o congiunzioni astrali), la mia cucina (blu!) è aperta.

Sudicia e sovente col frigo semivuoto, abitato soltanto da cartoni di latte ed attrezzatura per aperitivi d’emergenza.

Capita, però che magicamente, si riempia di mille colori e profumi quando qualcuno deve varcare quella soglia. È il modo più semplice, e ruffiano, di dimostrare ai miei amici che voglio loro bene.

Nonostante l’apatia e la pigrizia. E l’essere prolissi e pedanti.

Picci

Doverosa postilla: questo blog appare su invito di una delle mie migliori amiche, la colpa è sua!

Agevolo link, perché lei sì che sa cucinare 🙂

http://blog.giallozafferano.it/drolmakyd/

E subito con una richiesta:

Potete vedere l’immagine di come sarebbe dovuto apparire il mio post; qualche anima dotata di pazienza mi spiega se (come) è possibile cambiare il font?