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Otto mesi di arretrati – 1

Heilà,

presa dagli impegni babbani non ho più avuto tempo per aggiornare il blog e questo è un bene perché ora, alla vigilia di Ferragosto, mi trovo con un sacco di cose da postare e poco tempo.

Così finalmente, gli articoli saranno brevi e si andrà al sodo (sì, in effetti, una bella ricettina con l’uovo ci vorrebbe proprio).

Poche chiacchiere, più ricette.

La prima, in realtà, non è nemmeno una ricetta ma uno dei soliti esperimenti demenziali sulla pasta MMF. Finendo dritta dritta dentro un cespuglio di rose!

Torta di rose

La torta è semplicissima: due dischi al cioccolato, intercalati da uno di pan di spagna impregnato di salsa di fragole e crema chantilly.

Roselline bianche e copertura di pasta di zucchero, roselline lilla e rosa di MMF.

Ancora una volta, auguri Franci 🙂

Che poi, tanto per fare del sano gossip, tutti si sposano tranne me. E non chiedetevi perché 😀

CioccoGuinness

Torta CioccoGuinness

Ci sono alcune cose che mi piacciono dello stare in cucina a pasticciare: la magia chimica che si sviluppa unendo gli ingredienti ma, soprattutto, la fusione dei gusti.

Il gusto finale non è dato dall’addizione dei singoli sapori quanto piuttosto dal prodotto, dalla potenza, dall’interpolazione di questi.

Per questa ragione, ogni qualvolta, leggendo una ricetta vedo degli ingredienti apparentemente incompatibili, non riesco a resistere alla tentazione di provarla: è capitato così con il cavolfiore al miele, il salmone con le pere caramellate e presto sarà il turno della sogliola con le banane.

Ora è il turno del cacao con la birra scura: due gusti amarognoli che si sposano alla perfezione, esaltandosi a vicenda. Un matrimonio perfetto, simbiotico.

E tanto per cambiare, siamo di fronte ad una ricetta della serie “poco lavoro, massimo risultato”.

Ingredienti:

200 ml di Guinness

100 g di zucchero

75 g di zucchero di canna

112 g di farina

112 g di burro a temperatura ambiente

2 uova

50 g di cacao amaro

1 cucchiaino di bicarbonato

Mezza bustina di lievito vanigliato

Per servire:

Panna montata

Zucchero a velo

Cacao

Frutti di bosco assortiti (io ho usato lamponi, mirtilli e ribes rossi)

Passaggi:

1. Lavorare a crema il burro con lo zucchero. Unire quello di canna solo quando sarà tutto ben amalgamato.

2. Montare le uova con una frusta finché saranno molto spumose e quasi bianche.

3. Unire i due composti.

4. A parte, emulsionare la birra con il cacao.

5. Aggiungere al composto di burro, zucchero e uova, alternandoli la farina e la miscela di birra, amalgamando bene fino ad ottenere un impasto liscio e morbido.

6. Imburrare e infarinare uno stampo, versare il composto.

7. Cuocere nel forno preriscaldato a 180° per 40 minuti.

8. Lasciar raffreddare e sformare la torta.

9. Servire spolverata di zucchero a velo, una quenelle di panna montata spolverata di cacao amaro e i frutti di bosco.

Strudel sì ma di tacchino!

Come accennato nel post precedente, ecco il menù della cena pre-natalizia di ieri sera.

Della maggior parte delle pietanze servite, trovo sia inutile proporre la ricetta e il procedimento, chiunque abbia cucinato qualcosa di più di un etto di pasta da condire con un sugo pronto sarebbe in grado di rifarle! Trovate però la lista degli ingredienti.

Aperitivo:

Spritz (rigorosamente Campari, vino bianco fermo, acqua frizzante, tanto ghiaccio e fetta d’arancia)

Cornetti alla pere (sfoglia ripiena di cubetti di pera e dadini di brie)

Bignè alla mousse di prosciutto (prosciutto cotto tritato, formaggio spalmabile, poco brandy)

Niente antipasto!

Primo:

Lasagne agli spinaci (pasta all’uovo, spinaci lessati e tritati, besciamella, panna, formaggio grattugiato – quello che vi piace – io ho usato il grana).

Secondo (stavolta niente foto, appena l’ho tagliato è finito! Il che non mi dispiace affatto):

Strudel di tacchino

Ingredienti:

Fesa di Tacchino a fette larghe + una piccola quantità a dadini

2 mele (ho usato le Golden), pelate e tagliate a cubetti.

Rosmarino

Salvia

Pancetta affumicata a dadini

Pangrattato

Uova

Parmigiano grattugiato

Rete di maiale (quella che si usa per avvolgere il fegato prima di farlo arrosto, non vi chiedete cosa sia perché non la mangereste e, soprattutto, non lo dite ai vostri commensali! Non è fondamentale, va bene anche lo spago da cucina ma fa sì che la carne di tacchino, tendenzialmente asciutta, risulti invece abbastanza succulenta)

Anice stellato

Cannella

Sidro – 2 bottigliette

Olio

Sale

Pepe

Passaggi:

1. Stendete un foglio di pellicola e distribuite le fette di fesa di tacchino in modo da ottenere un rettangolo il più regolare possibile. Uniformate lo spessore della carne con l’aiuto di un batticarne.

2. In una padella antiaderente calda, fate sfrigolare i cubetti di pancetta finché saranno croccanti e avranno rilasciato il loro grasso.

3. Aggiungere i dadini di tacchino e condite con salvia, rosmarino e un pizzico di sale.

4. Unite anche i cubetti di mela, fate rosolare per 5 minuti, poi mettete il coperchio e portate a metà cottura gli ingredienti. Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.

6. Trasferite in una ciotola, unite le uova, un paio di cucchiai di parmigiano e pangrattato in quantità sufficiente ad ottenere un impasto simile a quello del polpettone ma leggermente più morbido.

7. Ammollate la rete in acqua tiepida per 3 minuti.

8. Distribuite il ripieno sulle fette di tacchino e , con l’aiuto della pellicola, arrotolatelo ben stretto. Chiudete la pellicola e tenetelo da parte una decina di minuti, in modo che si assesti e capisca che deve stare chiuso!

9. Allargate la rete sul piano di lavoro. Adagiatevi sopra il rotolo di tacchino (senza la pellicola, ovviamente) e fate aderire bene la rete, è abbastanza elastica ma attenzione a non strapparla.

10. Mettetelo in una casseruola con un po’ d’olio extravergine e fatelo rosolare bene, su tutti i lati.

11. Trasferitelo su una teglia, irroratelo con una bottiglia di sidro e mettetelo in forno a 180° fintanto che il sidro non è evaporato. Non lavate la casseruola, vi serve dopo!

12. Rimettete il rotolo nella casseruola, con il sughetto che si sarà formato nella teglia, aggiungete l’altra bottiglia di sidro, un anice stellato, mezza stecca di cannella, salate e, se volete, pepate. Quando il sidro inizia a sobbollire, coprire, mettete la fiamma al minimo e lasciate cuocere per circa un’ora, girando un paio di volte.

13. Lo strudel è pronto quando il fondo di cottura si è addensato ed ha un aspetto leggermente gelatinoso e lucido.

Nota: non fate come me, aspettate un po’ prima di affettarlo in modo che vi vengano delle belle fette rotonde!

Contorno:

insalata di rucola e valeriana in parti uguali, una pera tagliata a dadini (o una mela), chicchi di melograna e gherigli di noce spezzettati.

Dolce:

Red Velvet cake versione Hello Kitty

http://blog.giallozafferano.it/picci/red-velvet-cake-ciak-2/

Red Velvet cake: ciak 2

Ieri sera, seconda cena di Natale: casa mia non ha una sala da pranzo, la mia cucina è lunga e stretta quindi per stare comodi a tavola è necessario essere al massimo in 4. Risultato: ho nascosto la bilancia e mi son lanciata in turni di cene natalizie!

Ho rifatto la Red Velvet (Buddy Valastro perché mi fai vedere le tue torte???).

La prima versione era carina, buona e quant’altro ma non era come volevo che fosse; soprattutto, il colore non era “red”, era piuttosto un terra di Siena.

La ricetta la trovate qui

http://blog.giallozafferano.it/picci/viper-cake/

Rispetto a questa versione non ho fatto il latticello (sostituito da parti uguali di yogurt e latte, mescolati insieme), ho ridotto il cacao a 10 g (per evitare il sottotono marroncino) e, soprattutto, come diceva la ricetta originale “aiutato il colore”: stavolta ho ceduto e ho preso il colorante in polvere.

Devo dire che, rispetto a tutte le ricette che ho trovato in giro, specie quelle in lingua inglese, la quantità di rosso che ho addizionato all’impasto è infinitesimale. Come consigliatomi dal negoziante (proprietario di un fantastico e magico posto che vende veramente di tutto), ho unito il colorante aiutandomi con la punta di uno stecchino: per ottenere il medesimo colore della mia, sono bastate tre punte.

Devo ammettere che ho esagerato comunque! La torta era fucsia!

Come ovviare?

Be’, il giorno prima mi ero lanciata nell’esperimento del MMF (googlate la ricetta, ci sono talmente tante pagine in giro che mi pare superfluo aggiungerla anche qui: gli ingredienti necessari sono pochi, marshmallow, acqua, quantità industriali di zucchero a velo e pari quantità di pazienza).

I marshmallow che ho trovato erano tricolori, giallo, rosa e bianco.Dopo un lavoro certosino di ritaglio, ho diviso il bianco dai colori e ho preparato due panetti, uno bello bianco e uno che, dall’unione di giallo e rosa, è risultato essere rosa pesca.

Avendo anche il colorante rosso in polvere (avanzato dall’impasto della Red Velvet), ho pensato di preparare questa torta, intitolata Hello Xmas Velvet Cake.

Hello Kitty in MMF: io sono vicino all’inettitudine nel modellare; il pongo non mi è mai piaciuto (forse perché non sono mai riuscita ad andare oltre l’impastare i colori per vedere il risultato) e con il das ho sempre utilizzato gli stampini dozzinali che c’erano nelle confezioni, ottenendo comunque degli oggetti pieni di piccole crepe che non ho mai avuto voglia di dipingere!

Inetta sì, ma con tanta pazienza e curiosità.

Così, armata di vari attrezzini, ho tentato di creare una Kitty vestita da Babbo Natale (lo so da sola, la domanda sarebbe: ma iniziare da qualcosa di più semplice, no?).

Gli occhi e i baffetti non ci sono, non avevo nessun colorante nero a disposizione e non mi è venuto in mente niente per sostituirlo (a parte, ovviamente il nero di seppia, ma non ho osato, per fortuna).

La stellina – ottenuta con l’orrido MMF color pesca che però è molto HelloKitty – che vedete sul retro è attaccata ad uno stecchino e serve per puntellare la sbilanciatissima Kitty che proprio non ne voleva sapere di stare in piedi.

Le stelline sono molto più facili, ovviamente: basta stendere il MMF e ritagliarlo con uno stampino piccino per i biscotti.

Il risultato è abbastanza carino

ma io preferisco le versioni monoporzione, con le sole stelline.

Nel prossimo post: il menù della cena che ha preceduto la Xmas Kitty.

Cavolo diavolo

Cannelloni al cavolfiore: Il cavolo diavolo!

Il palazzo nel quale vivo ha uno strano aspetto: lascia presumere fasti passati e qualche mistero e prima o poi scoprirò cosa nascondono le mura della mia cantina.
La cosa che lo rende più particolare è il fatto che sia popolato da strani personaggi ma questo, in linea di massima, capita in ogni condominio.
Però i miei strani personaggi fanno pullulare il palazzo di altrettanto inusitati odori. I quali sono, la maggior parte delle volte, spiacevoli e incompatibili con gli orari.
Non di rado mi sveglio molto prima di quel che dovrei (e soprattutto vorrei) perché la mia casa si impregna di odori di fritto, ragù, arrosto…
Normalmente le scale odorano di formaggi, più o meno stagionati, caci che rilasciano i loro afrori in maniera più violenta durante la stagione calda; e non sbagliamoci, a me il formaggio piace, con tutto il suo odore(che topo sarei…), ma ancora non posso annoverarlo tra le fragranze che sceglierei come deodorante ambientale.
In questi giorni, finalmente, fa più freddo. La nebbia è tornata e lo stancantissimo cambio dell’armadio è stato portato a termine.
Il condominio sta, lentamente e faticosamente, perdendo il suo aroma formaggioso per lasciare il passo ad aromi più autunnali. E con essi, è tornato pure lui, il grato, delicato odore di cavolo lesso, un sottofondo aromatico ideale a qualunque ora del giorno.

Il cavolo è legato a tantissimi ricordi.
Il cavolo lessato e condito con olio, sale e aceto a casa dei miei continua a chiamarsi “il cavolo di Pinocchio” perché era questa la pietanza che la Fatina Turchina serviva all’incommentabile burattino (so che è impopolare ma ammetto che Pinocchio l’ho sempre odiato).
L’odore insistente per le scale però mi fa venire sempre in mente la zuppa di cavolo-diavolo blandita senza troppe smancerie dai frati ai ragazzini della Compagnia dei Celestini. Sarà la componente solforosa, sarà la persistenza invidiatagli da qualunque casa profumiera ma sono convinta che i miei casigliani coltivino e mettano a bollire intere piantagioni di cavolo-diavolo soltanto per segnare il territorio.

Ma veniamo a noi.
I cavoli, tutti, sono esteticamente la verdura migliore in circolazione, non c’è nulla di più grazioso degli alberelli che si ricavano dalle cimette di broccolo, le nuvolette compatte del cavolfiore, le forme quasi cristalline del cavolo romano, le biglie verde brillante dei cavoletti, il color rubino del cavolo rosso. Appagano il mio occhio. E devo dire anche il mio palato. E ad orari adeguati, non disturbano l’olfatto.

Per farla breve, l’odore di cavolo-diavolo, con abile cortocircuito sinaptico, mi ha rammentato la ricetta di questo primo piatto che abbina, direi magistralmente, il cavolfiore al miele.

Ingredienti:
Le quantità non sono pesate, dipende da quanta fame avete!

Besciamella (preparatela voi, è facilissima e non c’è paragone con quelle comprate, servono solo latte, burro, farina, sale e noce moscata, non ci sono scuse!)
pasta per lasagne (qui le scuse ci sono, io la compro già fatta)
Cavolfiore lessato
Prosciutto crudo a fette sottili, tagliato a listarelle
Pangrattato
Burro
Formaggio grattugiato
Melata d’abete (provata anche con miele di castagno; ergo qualunque miele aromatico e non troppo dolce va benissimo)
Olio
Sale
Pepe

Tenete da parte alcune cimette di cavolfiore per impiattare.
Passate il resto, poi unite il miele, il pangrattato, 3 cucchiaiate abbondanti di besciamella, sale (poco) e pepe.
Solito procedimento per le lasagne: se usate quelle fresche andate al passaggio successivo, se usate quelle secche sbollentatele in acqua bollente salata con un goccino d’olio e stendetele su un canovaccio pulito.
Tagliatele a strisce di circa 10 cm x 4.
Disponete al centro un cucchiaio di ripieno e formate i cannelloni.
Intanto scaldate il forno a 180°.
Imburrate e spolverate di pangrattato degli stampini monoporzione.
Versateci un cucchiaio di besciamella e riempite lo stampino con i rotolini in verticale (devono essere ben stretti), copriteli con besciamella e formaggio grattugiato.
Infornate per 15 minuti circa, fintanto che si forma la crosticina dorata.
Nel frattempo, rendete il prosciutto croccante in padella (diventa più salato, quindi poco sale nel ripieno) e fate saltare le cimette messe da parte nel burro.
Mettete lo sformatino al centro del piatto, disponete accanto le cimette di cavolfiore e coronatelo con il prosciutto.
Decorate con qualche goccia di miele.


Sono stata brava o no?
Non a preparare la ricetta quanto a trattenermi sulla lunghezza del post 😀

 

Viper Cake

Lo ammetto subito: io adoro il Natale.

E, come sempre, mettiamo in chiaro una cosa: se siete di quelli che pensano che sia una festa commerciale, fatta apposta per farci desiderare oggetti che non sono necessari, smettete di leggere perché avete perso lo spirito natalizio e quella parte infantile che, invece, rende me praticamente un elfo di Babbo Natale.

Qualunque cosa richiami il Natale, a me piace: fiocchi di neve, alberi, lucine, addobbi, pacchettini.

Insomma, io i regali li ho già pronti e impacchettati per tutti.

Ed il fatto che la gente sia tanto impegnata che la prima cena di Natale sia stata fatta ieri, mi riempie di gioia!

Quindi, non c’è da stupirsi che, vista l’occasione (è Natale, ci vuole un dolce speciale :D), mi sia ritirata in cucina – ahimè senza fotocamera – per circa cinque ore per ottenere un risultato soddisfacente (certo, nella mia testa doveva essere ben altro, ma io sono una patetica perfezionista però è Natale e ci si può accontentare: basta il pensiero).

La reazione degli invitati alla cena ha pienamente ripagato l’acido lattico al tricipite causato dall’aver impastato, come sempre, tutto a mano.

E il commento migliore della serata ha fatto il resto: “Io, alla Viper, non avrei dato due lire, vedendola non si direbbe”.

Tralasciamo il sottotesto del commento e anche le ragioni per le quali mi si chiama Viper… Anche perché, tra l’altro, la spiegazione si evince facilmente.

Il punto di partenza è stato questo:

Buddy Valastro è un professionista da più di vent’anni, ha anche un suo reality show (il Boss delle Torte), io sono praticamente alla mia prima torta decorata.

Sempre dal suo programma, è nata anche l’idea dell’impasto: chiunque lo abbia anche solo intravisto ha sentito nominare la Red Velvet Cake.

Il colore è favoloso, proprio rosso, così mi sono decisa, essendo Natale 😉

Nella mia testa sarebbe dovuta venire una torta bianca come la neve, con le perline d’argento come le palline dell’albero, che nascondeva un impasto color babbo Natale.

La mia non era così, purtoppo.

Partiamo dall’impasto: letta la ricetta mi è presa la frenesia.

Finito di leggere che il colore era dato dalla reazione chimica sviluppata dagli ingredienti, sono uscita a far la spesa.

Fantastico, uno dei miei esperimenti casalinghi, insieme ad una ricetta, cosa potrei desiderare di più?!

A parte i soliti esercizi di conversione con le unità di misura (che noia, le equivalenze…), che cavolo è il “buttermilk” che deve scatenare la reazione chimica? Il latticello, questo sconosciuto.

Allora, scartando in partenza di trovarlo pronto nel banco frigo (forse in un caseificio?), leggo che è la parte sierosa che rimane dopo la preparazione del burro.

Trovo tanti suggerimenti alternativi: mischiare latte e yogurt, far inacidire della panna col limone, etc.

Quello che mi ha convinto di più è di montare la panna fino a farla separare dalla sua componente acquosa, vale a dire tentare di fare il burro in casa.

Devo dire che, a parte il vibromassaggio al braccio derivato dall’uso delle fruste ad immersione (Babbo Natale, quest’anno sono stata più buona del solito, portami un robot da cucina con gli accessori, per favore, grazie), il procedimento funziona.

Le alternative probabilmente non mutano il sapore della torta ma la reazione chimica dove andrebbe a finire? Forse rimane pure lei, ma io non sono così abile in chimica organica da poterlo dire, quindi ho cercato di attenermi il più possibile alla ricetta originale.

Poi, arnesi della ricetta:

sì, è anche l’ora di Art Attack, ho usato la squadretta!!!

Ed, infine, la copertura è di fondent ma quello proprio non ho avuto voglia di farlo: 24 ore di attesa sono sembrate troppe pure a me.

L’ho sostituito con la pasta di mandorle: non marzapane, non pasta reale, la pasta di mandorle che faceva mia nonna, non so che sia, ma è facilissima, e il sapore è quello del marzapane.

Premessa finita, finalmente.

Primo passaggio. PASTA DI MANDORLE.

Ingredienti:

pari quantità di MANDORLE e ZUCCHERO A VELO

ACQUA.

Procedimento:

ridurre le mandorle in farina (io ho dovuto comprare quelle a scaglie, se trovate la farina, meglio per voi); se avete il tritatutto dei Puffi, come me, aggiungete un cucchiaino di zucchero a velo perché le mandorle tendono a rilasciare l’olio e invece di sfarinarsi, si impastano sulle lame.

Far sciogliere il resto dello zucchero a velo con un po’ d’acqua.

Unire la miscela di zucchero e acqua alla farina di mandorle e impastare.

Se serve, unire altro zucchero a velo o altra acqua, la consistenza dev’essere quella della pasta da modellare.

Lasciar raffreddare, avvolgere nella pellicola e far riposare in frigo.

Secondo passaggio. Torta Red Velvet (da adesso, VIPER CAKE).

Ingredienti:

250 g FARINA

una punta di cucchiaino SALE

10 g CACAO

1 cucchiaino LIEVITO per dolci

113 g BURRO a temperatura ambiente

300 g ZUCCHERO

2 UOVA

1 fiala AROMA VANIGLIA

240 g LATTICELLO (oppure metà latte e metà yogurt intero)

1 cucchiaino ACETO BIANCO

1 cucchiaino BICARBONATO

Nota: gli ingredienti che dovrebbero sviluppare la reazione sono il cacao, il latticello, l’aceto e il bicarbonato; so che è strano vederli nell’impasto di una torta ma sono necessari.

Nota seconda: molte ricette americane, dicevano di aiutare il colore con del succo di barbabietola, le varianti italiane dicevano di metterci il colorante; cavare il sugo da una rapa è proverbialmente impossibile (e dove la trovo una barbabietola?), unire il colorante non fa parte dell’esperimento di chimica. Passaggi omessi ma devo dire che la mia torta non è rossa rossa sicché la prossima volta, aiuterò il colore 😀

Procedimento:

In una ciotola, mescolare farina, cacao, sale e lievito.

In un’altra, montare il burro con lo zucchero. Aggiungere le uova, una alla volta, e continuare a montare. Unire la fiala di vaniglia ed amalgamare bene.

Unire, alternando, una cucchiaiata di latticello e una del composto di farina; mescolare molto bene, ad ogni aggiunta.

In un bicchierino, unire aceto e bicarbonato, mescolare velocemente ed aggiungerlo all’impasto mentre è ancora frizzante (questo passaggio è inquietante ma divertente, l’impasto cambia leggermente colore; ben inteso, non che muti da beige a rosso, ma un cambiamento c’è).

Infornare a 180° per 25′ (io ho usato tre teglie di alluminio da 17 centimetri di diametro).

Come sempre, regolatevi sul vostro forno, la prova stecchino vale anche qui.

Sfornate, lasciate raffreddare a temperatura ambiente e poi spostate la torta in frigorifero per almeno due ore (questo aiuta le lavorazioni successive).

Terzo Passaggio. CHANTILLY AL FORMAGGIO.

Nota terza: la Chantilly vera è semplicemente panna montata aromatizzata alla vaniglia e addolcita con lo zucchero a velo. Però, appena dici Chantilly, tutti pensano alla crema pasticcera mischiata con la panna montata (termine “pasticceroso”: crema diplomatica). Anche perché tutti ti vendono una per l’altra. Sarà che in francese sembra più chic?

Che confusione!

E per citare un mitico episodio di Friends: uovo? Buono! Panna? Buooona! Zucchero? Buooono!

Ingredienti:

250 ml PANNA FRESCA

120 g PHILADELPHIA (un panetto e mezzo)

120 g MASCARPONE

80 g ZUCCHERO A VELO

Procedimento:

Incorporare philadelphia e mascarpone, mescolarli finché non sono cremosi. Amalgamare lo zucchero a velo.

Montare la panna e unirla al composto. Solita cosa che ormai sanno anche i miei cucchiaini: la panna si incorpora sempre mescolando dal basso verso l’alto sennò tende a smontarsi e il composto perde di sofficità.

Mettere in frigo a riposare per almeno un’ora.

E visto che la pasta di mandorle si riposa, la torta si riposa, la crema si riposa, riposatevi anche voi!

Quarto Passaggio. ASSEMBLAGGIO.

Sformate le torte.

Controllate la forma, quella meno regolare usatela per la parte intermedia.

Mettete la prima torta su un piatto, spalmatela di crema, in uno strato spesso: è un facile lavoro di stuccaggio, la crema si spatola come il gesso sui muri!

Sovrapponete il secondo strato, spalmate di crema.

Ultima torta, stuccate di crema tutto quanto, anche le pareti.

Rimettete in frigo.

Scaldate il panetto di pasta di mandorle tra le mani, impastatelo di nuovo brevemente.

Spolverate di zucchero a velo il piano di lavoro, il panetto e il matterello.

Tirate una sfoglia sottile e grande a sufficienza per coprire tutta la torta (io ho usato il metro per controllare la dimensione, ma potete anche evitare di cadere in questo genere di follie).

Trasferite la torta nel piatto da portata, copritela con la sfoglia di pasta di mandorle facendola aderire bene alla crema e drappeggiatela sui lati (io volevo che avesse l’aspetto di una copertina).

Armatevi di squadretta e rotella per tagliare i ravioli.

Tracciate il diametro della torta.

Segnate le parallele (io ne ho fatto una ogni 4 cm circa, mi sono avvalsa dello spessore della squadretta).

Fate un’altra griglia di linee parallele (inclinate a 45° rispetto alla precedente).

Prolungate le linee sui lati della torta (io l’ho fatto ad occhio e con il coltello seghettato per tagliare il pane, soltanto appoggiato per incidere la sfoglia).

Quinto Passaggio. DECORAZIONE.

Ingredienti:

Perline argentate di zucchero.

Palline bianche di glassa.

Zuccherini brillanti.

Caramelle a forma di Babbo Natale e Albero.

Zucchero a velo.

Tutto rigorosamente acquistato!

Se vi è avanzata la pasta di mandorle come è successo a me, tagliate delle striscioline e assemblatele a forma di fiocchetto e mettetelo alla base della torta (a me è servito anche per occultare una parte di drappeggio della quale ero particolarmente insoddisfatta).

Con un pennellino sottile, l’ho sfumato con un po’ di succo di mirtillo per creare un’ombreggiatura rosata (ovviamente, passaggi inutili se la vostra copertura è riuscita a dovere).

Infilzate il Babbo Natale e l’Albero con uno stecchino.

Inseriteli sulla torta (io li ho messi in posizione un po’ decentrata all’interno di uno dei rombi formati dalla griglia incisa sulla copertura).

Inserite una perlina d’argento in ciascuna delle intersezioni della griglia, come se fossero i bottoncini di una trapunta.

Mettete una pallina al centro di ogni rombo (l’idea è che ricordassero le palle di neve).

Sparpagliate gli zuccherini brillanti sulla superficie della torta (questi sarebbero i cristalli di ghiaccio).

Poi, la parte più divertente: vi serve l’asciugacapelli!

Mettete un po’ di zucchero a velo in un piattino e, con il phon alla minima potenza e temperatura, fatelo volare sulle pareti della torta (chiaro: potete soffiare ma a me sembrava davvero troppo antigienico).

Con l’aiuto di un colino, spolverate lo zucchero anche sulla superficie della torta (io mi son fatta prendere la mano e ho fatto nevicare troppo).

Di nuovo in frigorifero, fino al momento di servire.

Ultimo Passaggio. PULIZIA E IGIENE.

Lavate la quantità industriale di cose che avete sporcato, compresi squadretta e pennelli.

Per la cronaca. Prima di usare la squadretta, l’ho lavata con il detersivo per i piatti, sciacquata a lungo e asciugata per bene; il pennello era nuovo ed è stato destinato a questi scopi.

Infine, andate a farvi la doccia, sarete glassati pure voi!

Considerazione ultima:

cinque ore di lavoro, dieci minuti per mangiarla, una settimana di palestra per smaltirla 😉

Ne è valsa la pena, veramente. Soprattutto perché colei che odia i dolci con la crema, i pastrocchi elaborati, la panna e in particolar modo la Chantilly, ha gradito molto.

E questo mi ha reso felice.

Ormai è lei la mia musa! Forse, in suo onore, la dovrei chiamare NEU CAKE 🙂

Buon Natale a tutti!

Sì, le foto fanno pena. Perché la fotocamera del mio cellulofono fa pena 😀

E novità: scaricate la ricetta senza tutto il mio noioso chiacchiericcio, è un blog di cucina o no?

Viper Cake

Biscotti al cioccolato MultiGusto

Eccomi qua.

Il fatto che questo blog parli di cucina mi obbliga a pubblicare subito una ricetta, specie dopo l’inconsulto ciarlare del mio primo post.

Dunque: ieri, colta da insane motivazioni (rispetto alle quali, per vostra fortuna, non mi dilungherò), ho preparato dei buonissimi (insindacabile giudizio di amici, colleghi, capi e vari ed eventuali non meglio categorizzabili) biscotti al cioccolato.

Cioccolato: non cacao! Cioccolato fondente, di quello vero.

In realtà, non sono una gran patita di cioccolato. Ma esistono alcune giornate dell’anno in cui sembra essere l’unico ingrediente che riesca a passarmi attraverso quella camera del vento che, spesso, è la mia testa.

Ieri era una di quelle.

Per amor di sincerità, come ogni presunto cuciniere casalingo, la ricetta non è mia; mi sono limitata a ripeterla; le minime variazioni apportate sono dettate dal mio gusto personale.

Ho bellamente rubato la preparazione ad una graziosa fanciulla tedesca (credo) che si chiama Julia e che è una nota guru di YouTube. Probabilmente, chiederle il permesso sarebbe stata cosa buona e giusta.

Ma ho il ragionevole dubbio che neppure lei abbia inventato la ricetta sicché mi limito a fornire la fonte e ringraziarla pubblicamente.

Vediamo come ho fatto.

 Ingredienti:

 Per i biscotti:

170 g di burro

100 g di zucchero di canna (per patiti dei dolci dolci davvero, la ricetta originale prevedeva 220 g)

30 ml d’acqua

300 g di cioccolato fondente

2 uova

300 g di farina (notare la proporzione 1:1 tra cioccolato e farina!)

6 g di bicarbonato di sodio

3 g di sale

Per la glassatura:

cioccolato fondente

“saporini” a scelta: io ho usato sciroppo di menta, riduzione all’arancia e peperoncino.

Dopo aver sciolto il cioccolato a bagnomaria, basta unire il gusto selezionato, mescolare bene, versare in una teglia (in modo da ottenere una lastrina il più sottile possibile) e metterla in frigo.

Versione “pigrizia assoluta”: molte marche producono cioccolato già insaporito (gli AfterEights alla menta – che in quell’insulso negozio che pretende di essere un supermercato dove sono costretta ad andare non hanno; ma son talmente tante le cose che non hanno che ormai non ci faccio neppure più caso – o le sfoglie all’arancia della Perugina, tanto per fare degli esempi); va benissimo!

Suppellettili:

casseruola

cucchiaio di legno

ciotola

frusta

carta da forno

leccarda o teglia

cucchiaino (io ho usato uno stecchino nella pia illusione di riuscire a creare dei ghirigori)

Mani lavate, grembiule indossato, capelli via dalla faccia, cellulofono spento…

Passaggi:

1. Fondamentale. Lo so che poi si devono lavare i contenitori ma, soprattutto per i dolci, è fondamentale aver preparato e pesato gli ingredienti. Ed essersi assicurati di averli in casa. Ed essere certi di avere tutti gli arnesi necessari.

2. Facoltativo. Preparate la copertura e metterla in frigo.

3. Nella casseruola, mescolate lo zucchero, il burro e l’acqua e fate fondere a fuoco moderato. Non deve bollire. Quando il composto ha l’aspetto che vedete nella foto, che a me ha fatto venire in mente Cornelius Fudge (il ministro Caramell di Harry Potter) o l’immondo dulce de leche tanto amato dai miei ex coinquilini argentini, potete spegnere il fuoco.

Per i curiosi, la mescola possiede quelle mirabolanti caratteristiche che me la fanno definire “carie liquida”… 4. Unite il cioccolato spezzato e farlo fondere.

Lasciate raffreddare circa 10 minuti. A questo punto la mistura ha acquisito un aspetto abbastanza invitante e possiede la quantità di calorie sufficiente per sfamare uno stato dell’Africa relativamente piccolo.

Ma tant’è.  5. Dovendo unire le uova, controllate che il composto abbia raggiunto una temperatura decente, lo scopo non è certo quello di preparare una frittata al cioccolato (si accettano suggerimenti al riguardo).

Unite le uova, meglio una alla volta, e sbattetele (io ho usato una normalissima frusta ma se volete bearvi della tecnologia a vostra disposizione, fate pure, tanto non vi vedo). Meglio una alla volta: come chiaramente illustrato nell’immagine! 6. In una ciotola, miscelate la farina, il bicarbonato e il sale. 7. Armatevi di pazienza e unite la farina poco alla volta, in modo da ottenere un impasto liscio e senza grumi.

Se state montando il composto a mano, vi servirà anche una certa forza perché verso la fine diventa veramente compatto. Ma se ci son riuscita io, non certo nota per i miei potenti bicipiti, non vedo per quale ragione recondita non dobbiate ottenere lo stesso risultato. 8. Coprire la casseruola e mettetela in frigorifero.

L’impasto deve riposare per almeno un’ora.

Consigli su come impiegare questo tempo!

a) Potete dimostrarvi dei bravi topi di casa, e rigovernare tutto quello che avete fin qui sporcato, ivi compresi voi stessi.

b) Potete essere saggi e lungimiranti e recarvi in palestra per smaltire con anticipo l’orgia immonda di calorie che ingerirete a breve (e sopire il senso di colpa che avrete a seguito dell’ingestione).

c) Potete essere pigri fino al midollo e sdraiarvi sul divano a leggere o guardare l’ultimo episodio della vostra serie preferita (accampando la scusa che vi duole il braccio per aver tanto mescolato a mano).

Il mistero su cosa abbia fatto io non è neppure tanto fitto 😀

9. Uscite dal torpore dell’opzione c) e accendete il forno a 180°.

Coprite la leccarda con un foglio di carta da forno.

10. Recuperate l’impasto dal frigo e formate delle sferette. Dimensione? Io ho usato un cucchiaio da minestra non troppo grande per prelevare il composto dalla casseruola e da ciascuna cucchiaiata ho fatto due palline. Con precisione: direi 2/3 di una noce media.

Disponete le sferette sulla carta da forno ben distanziate tra loro e schiacciatele leggermente. 11. Infornate per 10 minuti, circa. Già lo sapete, regolatevi con il vostro forno. I biscotti devono essere leggermente morbidi perché tendono ad indurirsi una volta raffreddati.

12. Nel frattempo, togliete dal frigo la copertura di cioccolato e spezzatela.

Variante pigra: tagliate in due le sfogliette di cioccolato all’arancia e togliete dalle bustine i cioccolatini alla menta.

13. Operazione da fare a tutta velocità.

Appena estraete la teglia dal forno, mettete un pezzetto di cioccolato sopra ciascun biscotto (più siete lesti meglio è, perché deve essere il calore del dolcetto a sciogliere la copertura).

Appena inizia a fondere, con il retro di un cucchiaino leggermente umido, distribuite la glassatura sulla superficie del biscotto. 14. I biscotti sono pronti.

Io li ho messi in frigo per rendere la glassa croccante ma immagino che tutto il lavorio di velocità di distribuzione, fusione, spalmaggio (spalmatura, spalmamento) servisse per creare un piacevole contrasto tra biscotto e copertura cremosa.

E così li ho distribuiti alle inconsapevoli cavie. Ho ritagliato dei quadrati di carta velina e avvolto i biscotti: una volta preparati non c’era più il verso di distinguere un gusto dall’altro – i colori fungono da legenda, onde evitare spiacevoli sorprese palatali.

Grazie per la pazienza e al prossimo CookAttack.

Picci

Non sono responsabile di brufoli, cedimenti della bilancia, repentine visite dal dentista…

E neppure per l’euforia causata dalla teobromina.

Meglio tardi che “mais”

Benvenuti!

Innanzitutto, un piccolo avviso: se amate chi possiede il dono della sintesi, se cercate ricette carine, veloci e sane, non continuate a leggere 😉

Non sono in grado di essere concisa, neppure quando cucino.

Mi piacciono le parole e, quindi, spesso (lo ammetto, quasi sempre) mi dilungherò in pedisseque divagazioni soltanto per il piacere di mettere in fila frasi che abbiano un suono che mi piaccia.

Lo stesso avviene per le ricette: una lista di ingredienti che ha nel procedimento l’unico passaggio di mescolare e infornare non fa parte delle cose che amo cucinare.

Mettermi il grembiule (orrendo e turistico, con un giglio gigante in pieno petto) significa dedicarci almeno un intero pomeriggio.

Far bene le cose richiede tempo.

E cucinare sublima tutti i miei difetti: sono pignola, puntigliosa, forse saccente; amo la precisione. E sono disordinatissima. Così, mentre peso le cose con la bilancia elettronica per non sforare la ricetta di un grammo, impilo le stoviglie sporche fin tanto che il lavello riesce a contenerle.

Nel blog non appariranno ricette leggere, non ci saranno pasti bilanciati che rispettino la piramide nutrizionale; questo fa parte del quotidiano, e il quotidiano significa perlopiù routine. E la routine è noia.

Annoiarmi non mi piace, ovvio non piace a nessuno, e così mi dedico soltanto a ricette che richiedano concentrazione, fatica (anche fisica), attenzione nei passaggi e tempo.

Non cucino per me, quasi mai. La maggior parte dei miei pasti “normali” son costellati di panini, toast, cibi cotti al microonde e avanzi riscaldati fornitimi da chi, più saggiamente di me, cucina tutti i giorni.

Amo, invece, coccolare i miei ospiti e le rare volte che vinco l’ignavia che permea le mie giornate e apro le porte della mia casa, mi piace pensare che da me si mangi bene, che le pietanze siano ben cucinate, ben presentate e che i vini siano debitamente scelti.

Questo è quello che amo pensare.

A volte capitano disastri. Sbagliando s’impara? No! Se la ricetta non riesce come pretendo al primo tentativo, semplicemente desisto.

Esattamente come farei con un libro che non riesce a creare una melodia dalle parole.

Quindi, se siete arrivati fin qui, e cucinate soltanto in occasioni particolari (vuoi che siano cene speciali o congiunzioni astrali), la mia cucina (blu!) è aperta.

Sudicia e sovente col frigo semivuoto, abitato soltanto da cartoni di latte ed attrezzatura per aperitivi d’emergenza.

Capita, però che magicamente, si riempia di mille colori e profumi quando qualcuno deve varcare quella soglia. È il modo più semplice, e ruffiano, di dimostrare ai miei amici che voglio loro bene.

Nonostante l’apatia e la pigrizia. E l’essere prolissi e pedanti.

Picci

Doverosa postilla: questo blog appare su invito di una delle mie migliori amiche, la colpa è sua!

Agevolo link, perché lei sì che sa cucinare 🙂

http://blog.giallozafferano.it/drolmakyd/

E subito con una richiesta:

Potete vedere l’immagine di come sarebbe dovuto apparire il mio post; qualche anima dotata di pazienza mi spiega se (come) è possibile cambiare il font?