Cresce l’enoturismo in Italia

Cresce l’enoturismo in Italia

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Cresce l’enoturismo in Italia

anche se non sfrutta ancora tutto il suo potenziale.

Nel 2017 14 milioni di presenze per un fatturato di 2,5 miliardi di euro

E’ stata presentata alla Bit di Milano l’anteprima del XIV Rapporto di Città del Vino e Università di Salerno. il Rapporto evidenzia quanto l’enoturismo sia un’occasione preziosa per la promozione, l’occupazione, le economie locali e per la tutela dell’ambiente. La politica deve farne tesoro, ci aspettiamo un impegno serio durante la prossima legislatura per mettere finalmente a sistema un settore dal grande potenziale che ha bisogno però d’essere guidato. Parola del presidente di Città del Vino Floriano Zambon, in occasione della presentazione alla Bit di Milano dell’anteprima del XIV Rapporto sul Turismo del Vino in Italia, curato in collaborazione con l’Università di Salerno.

Quella che emerge è la fotografia di un settore in buona salute, ma che non sfrutta tutto il suo potenziale economico e occupazionale per la mancanza di forti strategie pubblico-private che mettano a sistema le risorse di un Paese in cui il vino e il buon cibo sono fortemente interconnessi con le bellezze artistiche e paesaggistiche di tanti territori.

Proprio nei giorni scorsi le Città del Vino hanno inviato alle segreterie dei partiti un documento programmatico che affronta alcuni temi chiave rappresentati dai sindaci dell’associazione, che mette in rete oltre 420 Comuni italiani a vocazione vitivinicola. Tra i punti messi all’attenzione della politica: il piano regolatore delle Città del Vino, lo sfruttamento delle nuove tecnologie a livello turistico, il sostegno alle Città d’Identità e al Terzo settore e lo sviluppo dell’enoturismo, anche con il contributo delle Strade del Vino, il punto d’incontro naturale tra cantine, operatori privati e strategie pubbliche delle istituzioni locali.

D’altro canto, è anche il XIV Osservatorio a evidenziare già nel titolo – Attualità e prospettive nell’evoluzione dell’enoturismo – Le reti di collaborazione tra enti pubblici (soprattutto “Piccoli Comuni”) e operatori del comparto- la necessità di rafforzare la collaborazione sui territori tra istituzioni e operatori privati.

Se, infatti, come emerge dal XIV Rapporto il livello medio dei servizi degli operatori enoturistici (cantine, ristoratori, albergatori, etc) sul territorio comunale è giudicato discreto (7,05 in media, con quasi il 40% delle risposte che riconosce un voto pari o superiore a 8), ben 2 Comuni su 3 hanno già buoni rapporti di collaborazione con la Strada dei Vini o dei sapori del territorio, il cui funzionamento però è ritenuto poco più che sufficiente (6,12 in media); ma per lo più per mancanza di risorse economiche a sostegno della programmazione di attività. Tuttavia quasi 6 Comuni su 10 hanno realizzato negli ultimi 5 anni uno o più progetti per migliorare i servizi agli enoturisti, con grande vantaggio anche per le cantine e gli altri operatori privati. Infatti, gli enoturisti che arrivano nel territorio comunale, in termini di percentuale sul fatturato delle aziende vitivinicole, sembrano incidere in media per il 31,35% e per il 37,44% sul fatturato della filiera (ristoranti, alberghi, altri produttori tipici).

E ancora, più di 2 Comuni su 3 (69,41%) non prevedono la tassa di soggiorno e circa il 40% dei Comuni non ha un ufficio turistico; quando c’è, non si procede a stime ragionate delle presenze enoturistiche. Secondo i Comuni l’attività su cui dovrebbero investire gli operatori per migliorare i servizi agli enoturisti è al primo posto la formazione del personale (35,81%), seguita dalla pubblicità (27,16%).

Infine le stime: per quasi il 90% dei rispondenti il flusso di arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo sono aumentati o almeno rimasti stabili rispetto ai dati del precedente Osservatorio, con circa 14 milioni di accessi enoturistici nel 2017 per un fatturato di almeno 2,5 miliardi euro.

Roberto Rabachino
Fonte CIA – Confederazione italiana agricoltori

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