Pastine a ferro di cavallo

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Stasera ho fatto i ferri di cavallo dolci, delle pastine al burro delicate e profumate che sposano la burrosita della pasta con la scioglievolezza del cioccolato e il croccante del pistacchio, che in Sicilia non può mancare con la sua brillante nota di colore.

Ingredienti: 150gr di farina 00 100 gr di fecola di patate 50 gr di mandorle tritate finemente Un uovo intero 150 gr di burro ammorbidito 80 gr di zucchero a velo Un cucchiaino di lievito per dolci Una bustina di vanillina

Per guarnire 120 gr di cioccolato fondente Poca marmellata Granella di pistacchi.

Le nuvolette

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Oggi mi sono cimentata con una vecchia ricetta che cercavo da tempo, le nuvolette, un dolce caratteristico della Pasqua nel messinese. Le avevo assaggiate a Randazzo , prodotte da un panificio che con questi dolci semplici ha fatto la sua fortuna, per acquistarle bisogna fare la fila! Le nuvolette sono leggere e la loro forma si delinea naturalmente, infatti l’impasto appena messo sulla teglia a cucchiaiate prende questa forma ovaleggiante simile a una nuvola. La preparazione si comincia sbattendo a lungo le uova con lo zucchero fino a farle diventare spumose, si incorpora la farina e la buccia grattugiata del limone fino ad avere un composto morbido, ma non troppo che si adagia a cucchiaiate sulla teglia con carta forno. Si cuociono in 20 minuti a forno preriscaldato, moderato e ventilato, sono buone al mattino nel latte, ma anche a tutte le ore. Con questa dose vengono dodici nuvolette grandi, ma si possono fare anche più piccine per averne di più:

300 zucchero 365 farina 00 3 uova intere limone grattugiato 

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I crispeddi ricotta e alici

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Ieri sera ho fatto” i crispeddi “con le acciughe e la ricotta, ma le ho fatte col lievito madre, la pasta è venuta bellissima, elastica al punto giusto. In cucina si è creata un’aria di allegria, tutti hanno voluto farne una, con grandi impiastricciamenti di farina nelle mani, non mi hanno dato il tempo di metterle in un piatto per la foto, se le sono mangiate bollenti, man mano che le uscivo dall’olio. Cucina sottosopra, ma non mi importa, è stato bello e tutti hanno approvato la riuscita della ricetta. Quando faccio le cose nuove mi amano tantissimo. Devo dire che curare il lievito madre stimola la mia creatività e mi sta dando tante belle soddisfazioni! la foto è presa dal web!

600gr di farina 00

200gr lievito madre o 30 gr di lievito di birra

1 cucchiaino di sale

4 dl di acqua tiepida se si usa lievito madre liquido mettere meno acqua

100gr di ricotta

3 acciughe salate

Setacciare la farina in una ampia ciotola,aggiungere il lievito sciolto in un pò d’acqua, impastare bene, aggiungere il sale sciolto in un po d’acqua e lavorare l’impasto per un quarto d’ora energicamente fino ad ottenere una pasta liscia ed elastica piuttosto molle che deve lievitare per quattro ore almeno (io la metto a lievitare nel forno spento con la luce accesa) se si usa il lievito madre, due ore se si usa il lievito di birra. Friggere i crispeddi in olio di semi alto, a piacere si può aggiungere anche un poco di strutto, prendendo la pasta con un  cucchiaio unto d’olio e inserendovi dentro pezzetti d’acciuga o ricotta molto asciutta di almeno due giorni, coprendo bene il ripieno. L’olio deve essere caldo, ma non caldissimo, perchè altrimenti i  crispeddi si cuocerebbero all’esterno restando crude all’interno.

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La “scacciata” catanese.

 

La scacciata catanese è una profumatissima focaccia fatta con la pasta di pane ripiena con carne di maiale, formaggio pecorino fresco, olive nere, acciughe, cipolla tenera e pomodoro, un filo d’olio , sale e pepe. A piacere si possono aggiungere broccoletti e patate dolci, cuoce in forno preriscaldato per un’ora a 180°/200° e si lascia intiepidire coperta . Si mangia tiepida ma è buonissima anche fredda il giorno dopo.

Con gli ingredienti vado a occhio, per quattro persone come piatto unico occorre un chilo di pasta 300gr di carne 300gr di tuma o pepato fresco, dieci cipolle fresche, dieci olive nere, due acciughe dissalate a pezzettini, 10 pomodorini, olio sale e pepe q.b. Mescolo tutti gli ingredienti in una ciotola, tranne l’olio che passo a filo dopo aver adagiato gli ingredienti su un disco di pasta tirata non molto spessa e chiudo con un altro disco di pasta. Faccio al centro un buco che fa da camino per i vapori della cottura e fa uscire l’olio che ammorbidisce la superficie.

Nzuddi e rame di Napoli, i dolci dei morti!

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Stasera ho preparato gIi ‘nZuddi, dolci tipici del catanese che si preparano nel periodo dei morti. Anticamente venivano preparati dalle Suore Vincenziane di Catania e infatti prendono il loro nome da Vincenzo ( ‘nZuddu è il diminuitivo di Vincenzo, nel dialetto siciliano). Qualcuno dice che erano i biscotti preferiti di Vincenzo Bellini, che la madre chiamava affettuosamente N’zuddu. Ma qualunque sia la loro origine, sono molto buoni e la mia cucina stasera profuma di garofano e cannella. Per prepararli occorrono:

*100 farina 00

*100 zucchero

*100 mandorle tritate e tostate

*1 cucchiaino di miele

*scorza di mandarino tritata

*6 chiodi di garofano pestati ( I chiodi di garofano possono essere aumentati o diminuiti a preferenza)

*mezzo cucchiaino di cannella

*5 gr di ammoniaca per dolci

*1 uovo intero

Ho impastato gli ingredienti ottenendo un impasto colloso, ma modellabile e poi ho formato dei mucchietti col cucchiaio e li ho appiattiti leggermente distanziandoli sulla leccarda, perchè si allargano in cottura. Ho guarnito i biscotti con una mandorla intera e li ho fatti cuocere 10/12 minuti in forno preriscaldato a 180°.  Li ho fatti raffreddare e li ho spolverizzati di zucchero a velo e cannella.

Insieme agli nzuddi ho preparato le rame di Napoli , che nonostante il loro nome, sono dolci catanesi cioccolattosi e squisiti. Il giorno d’Ognissanti a tavola non mancano mai insieme agli nzuddi, profumati e coi loro colori contrastanti. Entrambe le ricette le ho prese dalla rete, variandole leggermente secondo il mio gusto e devo dire che il risultato è stato soddisfacente a detta di mio marito, che si sottopone volentieri all’assaggio. Per prepararli occorrono:

*280gr farina oo

*100gr zucchero

*1 cucchiaio di miele

*8 chiodi di garofano pestati ( I chiodi di garofano possono essere aumentati o diminuiti a preferenza)

*1 cucchiaino di cannella

*1 scorza d’arancia tritata

*50gr di burro ammorbidito

*50gr di cacao amaro

*150gr di latte

*10 gr. di ammoniaca per dolci

per la copertura:

200gr cioccolato fondente cui ho aggiunto dopo averlo sciolto, un poco di burro e dell’olio di semi per renderlo più liquido

Pistacchi in polvere

Ho impastato tutti gli ingredienti in una terrina e con l’impasto ho formato delle palline aiutandomi con dei cucchiai e schiacciandole leggermente sulla carta forno, ho infornato a 180° in forno preriscaldato e una volta freddi li ho intinti nel cioccolato fuso, decorandoli coi pistacchi. Li ho appoggiati sulla carta forno e per far solidificare il cioccolato più in fretta li ho messi un pò in frigo.

Le frittatine di strigoli

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Silene vulgaris

Gli strigoli sono una pianta denominata in dialetto siciliano ’a cannatedda”, e’ chiamata così per la forma dei suoi fiori che somigliano a una piccola brocca (cannata). Forma voluminosi agglomerati sui muri dei vigneti e nelle “sciare”. Nel mio giardino ne crescono dei bellissimi cespi da cui spuntano ciuffi di foglie di consistenza carnosetta che hanno un sapore dolce e sono commestibili.

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Io li raccolgo pazientemente e poi li cucino a frittelle: dopo averli scottati in un dito d’acqua con poco sale, li faccio raffreddare, li strizzo un pò e poi li condisco con uova, parmigiano, pecorino, pepe, aggiusto di sale e li friggo a cucchiaiate. Sono un bontà da gustare fredda o tiepida, come antipasto, ma anche come un buon secondo, economico e sostanzioso.

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Carciofi ripieni

I carciofi ripieni sono un piatto che presenta diverse alternative, ma io li preparo come li faceva la mia mamma, riempiendoli con una panura a base di pane raffermo grattugiato, uova, parmigiano, pecorino, sale, pepe, aglio e prezzemolo.

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La panura deve risultare morbida e saporita e va posizionata all’interno delle foglie dei carciofi con l’aiuto di una forchetta. I carciofi una volta ripieni vanno cotti in una pentola che li contenga in piedi, immergendoli in poca acqua bollente non molto salata perchè il brodo alla fine si restringe e diventa saporito.Una volta immersi aggiungere olio e pepe e far cuocere coperti a fuoco moderato.

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I carciofi ripieni vanno mangiati caldi , ma sono buoni anche freddi, sono un buon secondo, adatti anche per la cena come piatto unico.

Oggi cucino il “maccu”

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l “maccu” di fave col finocchio selvatico, un piatto tradizionale della cucina povera siciliana a base di fave secche sgusciate, cotte e ridotte in purea. Il nome “maccu” viene dal latino “maccare” che significa frantumare. Il …maccu si può mangiare con gli spaghetti spezzettati, i tubetti o gli straccetti di pasta fresca, ma è buono anche da solo. Se ne avanza è ottimo fritto a striscioline. Questo è un piatto che i giovani non cucinano più, ci vuole tempo e pazienza per sgusciare le fave, però lo apprezzano e i ristoranti di cucina tipica lo propongono come una prelibatezza..

per quattro persone :

250 gr. di fave secche

due scalogni,

del finocchio selvatico

sale, olio, pepe

Mettete a bagno le fave in acqua calda ad ammollare, dopo due ore togliete loro la buccia e cuocetele in una nuova acqua insieme al finocchietto e ai cipollotti per circa un’ora e mezza, rimestandole spesso per sfrantumarle fino a ridurle quasi una purea.

Se volete mangiarle così aggiungete del pepe nero e dell’olio di oliva, altrimenti allungate con dell’acqua e metteteci della pasta minuta, portate a cottura aggiustate di sale,mettete l’olio e una presa di pepe nero e il vostro “maccu” è pronto.

 

Oggi involtini in bianco.

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Oggi ho cucinato degli involtini di vitello con una ricetta che ho elaborato traendo spunto da altre ricette, ma rendendola molto personale. Devo dire che ne è venuto fuori qualcosa di succulento che i miei assaggiatori gradiscono molto. E’ una buona ricetta che evita l’operazione fastidiosa di affettare i grossi arrotolati, i quali danno spesso qualche problema. Io ne preparo due a testa e ne aggiungo qualcuno in più per i più golosi. Se volete provare la mia ricetta vi dico che non è difficile, basta avere gli ingredienti e un pò di manualità.
Ingredienti:
per sei persone
Dodici fette di carne dal retrocoscia non molto spessa
due puntine di maiale
tre uova sode
degli asparagi selvatici
dei pistacchi
dei tocchetti di auricchio o simile
parmigiano grattugiato
sale e pepe
per la cottura:
un tocchetto di burro e un pò d’olio(per alleggerire i trigliceridi)
due foglie di alloro
uno spichio d’aglio in camicia,
un rametto di rosmarino
dei piselli scottati leggermente con un pò di sale e la loro acqua di cottura
esecuzione:
Stendete le fette di carne sul piano di lavoro e conditele col sale e il pepe, su ognuna distribuite tutti gli ingredienti in parti uguali e arrotolate delicatamente, ma in modo che nulla fuoriesca. Chiudete gli involtini con degli stuzzicadenti, passateli nella farina di semola e friggete per siggillare la carne.
Prendete la vostra pentola bassa, sciogliete il burro, aggiungete l’olio e gli aromi, fate soffriggere appena e aggiungete gli involtini. Sfumate con del vino bianco, fatelo evaporare e aggiungete i piselli con un mestolo della loro acqua e se volete anche dei funghi affettati sottilmente e fatti appassire in padella. Non aggiungete sale perchè l’acqua dei piselli è gia salata. Abbiate cura di cuocere a fuoco lento e a pentola coperta  per un’ora e un quarto circa, agitando spesso senza mescolare e aggiungete l’acqua di cottura dei piselli per stemperare il sughetto se si asciuga troppo. Serviteli con il loro contorno, o aggiungete delle patate fritte a fiammiferino e  buon appetito!!!!!
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I miei peperoni ripieni

Oggi  ho cucinato i peperoni ripieni, un piatto gustoso, di facile preparazione e di costo contenuto. Io scelgo sempre dei peperoni non molto grandi di forma piuttosto regolare e dopo averli lavati, tolgo la calottina e i semi  e usando un cucchiaino, li riempio con del ragù di maiale e vitello che ho preparato precedentemente, mollica di pane secca, parmigiano, formaggio a pezzettini(tipo galbanino)e uova sode, alternando i vari ingredienti e finisco sempre con mollica e parmigiano. Rimetto a posto la calottina dandole un mezzo giro per incastrarla , metto i peperoni nella teglia sulla cartaforno, aggiungo un po di sale e dell’olio e li inforno a duecento gradi circa per una ventina di minuti. I peperoni ripieni sono un secondo piatto delizioso, ma può essere anche un piatto unico, io preferisco mangiarli freddi e tolgo sempre la pelle. Provateli!