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Pan soffice con yogurt di bufala e cocco

 

Cari foodlovers,

con questa ultima ricetta la mia rubrica 100% Made in Italy va in vacanza. Questi quattro appuntamenti mi hanno ridato una nuova linfa e fatto scoprire nuove eccellenze che vi farò conoscere prossimamente. Per chiudere il cerchio dei prodotti del territorio, essendo io una campana orgogliosa della sua regione e della mozzarella, ho pensato di creare una ricetta con un derivato del latte di bufala: lo yogurt.  Lo yogurt di bufala ha un sapore ricco e intenso, decisamente grasso, su questo non ci piove. Il pan soffice è un  dolce  senza burro, olio e uova, proprio per  non aggiungere ulteriori grassi e per far esaltare quel particolare sapore vellutato di questo corposo yogurt molto più cremoso rispetto a tutti gli altri.  Con l’aggiunta del cocco rendiamo poi, tutto più fresco e esitvo. La ricetta è semplicissima, vi servirà solo una tazza per misurare gli ingredienti ,una ciotola e una frusta; in soli cinque minuti preparerete un dolce goloso che vi assicuro viene spazzolato anche in meno di un ‘ora! Non mi resta che augurarvi una buona estate e tante buonissime colazioni con questo mio dolcetto di una sofficità e bontà incredibile.

Ingredienti:

  • una tazza di farina
  • una tazza di zucchero
  • una tazza e mezza di cocco
  • una tazza di latte
  • una tazza di yougurt di bufala
  • una bustina di lievito pane angeli

Procedimento:

In una ciotola versate la tazza di farina, di zucchero , cocco e la bustina di lievito, mescolate e infine versate il latte, lo yogurt e amalgamate bene il tutto creando un composto liscio ed omogeneo. Foderate una teglia con della carta forno versate il composto e cuocete per 40 minuti a 180°.

Bon Appetit

 

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Fave di Carpino con cicoria

 

Per il secondo appuntamento della rubrica 100% Made in Italy, vi presento una ricetta che sa finalmente di primavera. La protagonista principale è la Fava di Carpino, presidio Slow Food, coltivata nel Gargano che di sicuro rappresenta la varietà più apprezzata in tutta la Puglia. Le fave di Carpino sono effettivamente tra le più buone, tenere e saporite, dalle piccole e medie dimensioni meritano una nota d’interesse e di ricerca attenta per questo piccolo legume ottimo sia crudo, accompagnato con del formaggio e una profumata fetta di pane oppure impiegato in una buonissima ricetta contadina come fave e cicoria. Questo piatto ha per me un ricordo particolare, tutte le volte che andavo in Puglia dai miei parenti e ancora oggi, è in assoluto uno dei miei piatti preferiti. Di fave e cicoria potrei mangiarne in quantità industriali. I piatti della tradizione rappresentano per me la mia visione di cucina dove al centro c’è sempre la valorizzazione dei prodotti e delle loro qualità, rilegate al territorio per rafforzarne l’identità e il carattere. La cicoria, dona un contrasto amaro alle favette dolci, un semplice gioco di equilibri come ben direbbe qualcuno, mentre le fette di pane croccante chiudono il piatto e lo rendono perfetto, unico. In questo piatto la parola d’ordine è semplicità e genuinità, un valore per pochi, forse per quelli decisi che hanno trovato la propria strada.

 

Ingredienti

  • 400 g di Fave
  • 2 Patate
  • 1 kg di cicoria
  •  1 Spicchio d’aglio
  • 5 cucchiai di Olio Evo
  • peperoncino e sale qb

 

Procedimento:

Sgranate le fave, lavatele e lessatele per circa 30 minuti. Pulite la cicoria, scottatela  per qualche minuto, scolatela e versatela in una ciotola con dell’acqua fredda. Sbucciate  le patate fatele a dadini sbollentatele per qualche minuto. In una padella aggiungete l’olio, lo spicchio d’aglio e fatelo soffriggere un pò, aggiungete le fave e le patate, aggiustate di  sale, unite un pizzico di peperoncino. Cuocete a fiamma bassa per circa 10 minuti con il coperchio. Quando le fave saranno ben cotte trasferite il tutto nel mini pimer, frullate fino a far diventare il composto una crema liscia e omogenea. Nella stessa padella dove avete cotto le fave, aggiungete un cucchiaio d’olio e saltate la cicoria scolata e ben strizzata precedentemente.  Servite in un piatto fondo adagiando la cicoria sulla crema di fave.

Bon Appetit

Ragù napoletano 2.0

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Ragù Napoletano 2.0

Ritorno a scrivere di cucina. Riprendo la mia rubrica su Fuudly, il mio marchio 100% Made in Italy  che  rappresenta non solo la mia passione per il cibo ma un vero viaggio attraverso i sapori della tradizione con al centro sempre le sue  vere protagoniste come le materie prime, autentiche e del territorio che danno vita a piatti spettacolari. Il ragù napoletano che ho intitolato 2.0 è la versione del mio ragù, cotto si lentamente, ma in  solo tre ore circa rispetto alle sette ore di quello tradizionale, questo per renderlo accessibile a tutti in tempi sempre più frenetici. Una caratteristica fondamentale del ragù è il suo libero stile che il suo autore vuole donargli, come ad esempio la scelta dei tagli di carne. Così tra salsicce, braciole, puntine e costine di maiale e cotenne ognuno crea il suo personale capolavoro. . Per  la mia ricetta 2.0  i tipi di carne impiegati sono la  pancetta, una classica braciola e la coperta di vitello che si presenta a strati di carne e grasso alternati come una millefoglie. La meraviglia è che  questa carne così messa  insieme crea un effetto di gusto avvolgente e  spettacolare.  Se  per la carne abbiamo campo libero, ci sono due regole che non possono, però, proprio essere infrante. La prima è che  il pomodoro da  utilizzare per il ragù deve essere solo quello di San Marzano che cresce ai piedi del Vesuvio con una  polpa succosa, compatta  e con pochissimi semi, abbraccia e penetra la carne come se fosse una lava incandescente. La seconda regola  è la pasta di Gragnano, gli ziti a trafila di bronzo, ottenuti dall’impasto con acqua e semola di grano duro. La specialità di questa pasta è che  trattiene il sugo e non lo asciuga, creando un unione perfetta dove le due  anime si valorizzano l’uno con l’altra. Il ragù napoletano non è solo un’antica ricetta è proprio la storia del un popolo napoletano un fatto ancestrale qui il folklore non è tutto, questa specialità è un simbolo quasi sacro e lo sanno bene poeti e artisti che passati per la bella Napoli nel decantare le sue bellezze una tra queste era proprio il ragù.

         Ingredienti:

  • 300 g di manzo ( il pezzo ideale è la coperta )

    la carne per il ragù
  • 300 g di pancetta di maiale
  • 1 involtino ( la classica braciola di vitello)
  • 2 l di passata di pomodoro San Marzano
  • mezza cipolla
  • 4 cucchiai d’olio Evo
  • mezzo bicchiere di vino bianco
  • basilico
  • 500 g di ziti trafila di bronzo   – sale e pepe qb

    Ziti trafila di bronzo

 

 

Procedimento:

In una pentola di ghisa versate 4 cucchiai d’olio e iniziate a rosolare la pancetta , i bocconcini di vitello e l’involtino. Rosolate la carne da entrambi i lati , sfumate con il vino bianco. Una volta evaporato il vino aggiungete la cipolla, continuate a rosolare il tutto e versate la passata di pomodoro, aggiustate di sale e pepe e lasciate cuocere per circa 3 ore lentamente e a fiamma bassa girando di tanto in tanto. Controllate il sugo che mano mano diventerà sempre più denso e la carne morbidissa. Per la pasta preparate gli ziti spezzandoli grossolanamente in più parti. Cuocete la pasta scolatela e unitela al sugo. Servite gli ziti con un abbondante mestolo di ragù e i pezzetti di carne morbidissimi, una spolverata di pecorino romano e gustate questo gran piatto assaporando tutta la vera essenza del sud, del Vesuvio e della città più bella del mondo: Napoli.

Bon Appetit

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Pasticelle con marroni di Roccadaspide igp

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Pasticelle con marroni di Roccadaspide igp

Uno degli aspetti più caratteristici del Natale sono le ricette tipiche che ogni regione, di questo bel Paese, custodisce gelosamente. Si va in scena con piatti unici e irrinunciabili, attesi con grande trepidazione, tramandati di generazione in generazione. Non potevo, dunque, non presentarvi un dolce tipico cilentano: le pasticelle, dei gustosi dolci fritti con un morbido ripieno di castagne e cioccolato, ai sentori di caffé ed anice, racchiuso in una sfoglia sottile e friabile. Da Salerno, passando per Battipaglia fino alla parte più estrema del cilento. A Natale questi dolcetti sono il vanto di ogni brava massaia che le prepara usando piccoli segreti e variazioni, rimanendo, però, fedele alla ricetta classica. Così nonne, suocere, mamme, zie, cognate, si sfidano a colpi di pasticelle, se le scambiano portandole in dono e con un sorriso sicuro e orgoglioso, hanno la certezza matematica che la loro ricetta sia la più buona in assoluto. Non c’è storia ragazzi! Al sud siamo fatti così, tutto ciò che ci rappresenta passa per buona parte dalla cucina alla tavola, è il modo più sincero che conosciamo per sentirci figli di questa terra meravilgiosa ricca di prodotti . Ciò che rende le pasticelle così buone e speciali, è il ripieno che viene preparato solo con i Marroni di Roccadaspide igp. Questi frutti pregiati sono un vero vanto per la produzione agricola campana del Parco del cilento e  Vallo di Diano; caratteristica predominante è la loro polpa consistente, croccante e poco farinosa con un sapore per lo più zuccherino, che le rendono ideali per la riuscita eccellente di questi golosi peccati di gola.

Ingredienti:

Per la sfoglia:
– 500 gr di farina
– 2 uova
– 80 gr di burro
– 2 cucchiai di zucchero a velo
– una tazzina di spumante
– un pizzico di sale
– un cucchiaino di lievito pan degli angeli

Per il ripieno:
– 400 g di castagne pesate da crude private della buccia dura
– 250 g di cioccolato fondente
– 250 g di zucchero
– 3 tazze di caffè bollente forte
– 2 cucchiai di anice
– 50 g di pinoli
– 2L di olio di arachide
– zucchero a velo o miele e zuccherini colorati

Procedimento: Sbucciate le castagne, e lessatele per circa due ore. Quando saranno cotte passatele nello schiacciapatate e otterrete una purea a cui andrete ad aggiungere il cioccolato sciolto a bagnomaria precedentemente, il caffè, i pinoli, l’anice e lo zucchero, amalgamate per bene il composto, copritelo con della pellicola per alimenti e lasciate riposare in frigo per una notte. Preparate la sfoglia impastando la farina, le uova, il burro a pezzetti, zucchero, un pizzico di sale, lievito e lo spumante. Impastate fino a quando non otterrete una pasta liscia ed omogenea. Lasciate risposare l’impasto per un’ora. Successivamente stendete la sfoglia sottile ricavate dei cerchi con un coppapasta, disponete un cucchiaio di ripieno al centro coprite con un altro dischetto di sfoglia e chiudete per bene premendo con forza sui bordi. Con un coltello fate sul bordo della pasta quattro tagli di circa 1 cm di larghezza e piegate i lembi verso il centro uno si e l’altro no. Friggete in abbondante olio le pasticelle in una pentola alta e capiente. Potete decorare le pasticelle o con il miele, o con dello zucchero a velo o con dei colorati zuccherini.

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