Stria modenese

Il contest a cui ho deciso di partecipare ha un nome che è tutto un programma!
“I lievitati della nonna”, indetto da GMI in collaborazione con Cucina Semplicemente, ha lo scopo di riunire e raccogliere ricette e sapori antichi, quelle appunto della nonna.
Ormai chi mi segue sa che sono emiliana e in particolare sono nata e vivo (non mi sono mai spostata dalla mia casetta natale, in cui abito ancora con le mie bimbe) nella provincia di Modena, a Sassuolo.
Qui la stria la fa da padrona, nel senso che ti svezzano con questa. Negli altri paesi, quando vai al forno con i bimbi nel passeggino, le commesse offrono un crostino di pane.
A Sassuolo no, ai bimbi gli si dà un bel pezzetto di stria modenese.
Altro non è che una focaccia condita con olio e strutto (e più è unta e più è buona) particolarmente bassa e dal caratteristico colore giallino.
Il nome stria deriva dal modo con cui si chiamano le streghe in dialetto e che si sa hanno la pelle giallina.
Io l’adoro, è buona da sola o accompagnata con i salumi che qui a Modena sono divini. In particolare la sua morte è con il salame felino. Da provare assolutamente.

stria modenese

Ingredienti
500 g di farina tipo 1 Frumenta
1 cucchiaino colmo di lievito di birra
40 g di strutto
250 ml di acqua
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaio raso di sale fino
Olio di semi di girasole q.b.

Preparazione
Sciogliete il lievito nell’acqua tiepida, aggiungendo il cucchiaino di zucchero.
Lasciate riposare per alcuni minuti.
Mettete la farina in una ciotola capiente e aggiungete lo strutto e il sale.
Iniziate a amalgamare lo strutto con la farina, in modo da distribuirlo perfettamente, otterrete un composto formato da tantissime bricioline fini. A questo punto aggiungete l’acqua e impastate fino a ottenere un impasto omogeneo e liscio. Otterrete un impasto morbido al tatto e lucido, perchè è condito con lo strutto.

stria modenese
Lasciate lievitare nella ciotola per almeno un’ora in un luogo caldo e lontano dalle correnti d’aria. Io lo lascio anche più tempo, non c’è fretta.
Trascorso il tempo di lievitazione prendete l’impasto, sgonfiatelo leggermente e tiratelo con il mattarello ad una altezza di circa 1,5 cm. Spennellate la superficie con l’olio di semi di girasole (se preferite potete usare l’olio extra vergine di oliva, ma il suo sapore più deciso non è quello che si ritrova nella ricetta originale, a Modena l’olio extra vergine di oliva non esisteva).
Poi ripiegate l’impasto come si fa per preparare la pastasfoglia. Stendete di nuovo l’impasto con il mattarello e mettetelo in una teglia rettangolare (con questa dose si può utilizzare una teglia di circa 35 cm di lunghezza), spennellate con l’olio di semi e formate delle fossette con le dita.
Cospargete con un po’ di sale fino e lasciate lievitare per mezz’ora.
Cuocete in forno caldo a 180° per circa 20 minuti.
Lasciate raffreddare e servite la stria modenese tagliata a pezzi.

stria modenese

Con questa ricetta partecipo al contest “I lievitati della nonna” indetto da Grandi Mulini Italiani e Cucina Semplicemente.

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6 thoughts on “Stria modenese

    • lericettedimichi il said:

      E’ vero! Sono ricordi e abitudini magnifiche, anche se dal punto di vista nutrizionale non proprio perfette al 100%.
      Ogni tanto un piccolo strappo alla regola si può fare!

  1. Anonimo il said:

    Da sassolese ti posso dire che solo un forno faceva una versione fantastica di questa stria, ma purtroppo dopo tanti anni ha chiuso, adesso si trovano versioni decenti ma neanche lontanamente paragonabili.

    • lericettedimichi il said:

      Io trovo buonissima la stria del forno Reverberi, anche se un tantino troppo unta. Sono curiosa di sapere quale sia il forno di cui parli.
      Grazie per la visita.

      • Anonimo il said:

        Il forno era in Via Mazzini di fronte alle scuole Giovanni Pascoli, mi ricordo le immense file la mattina per un pezzo di stria da comperare per merenda, ma li meritava tutti,
        Purtroppo nessun altro ha rilevato l’attività.

        • lericettedimichi il said:

          Io non lo ricordo, ma non andavo a scuola alle Pascoli, quindi in parte sono scusata. Ma il forno GS c’era già o lo hanno aperto dopo?

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