Finocchietto selvatico: raccolta, essiccazione e uso in cucina

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Finocchietto selvatico: raccolta, essiccazione e uso in cucina | Le Mani Di ManuSiete andati a raccogliere il finocchietto selvatico? Ancora no? Bè, sappiate che non è troppo tardi e che ci saranno ancora dei meravigliosi fiori da prendere almeno per un altro paio di settimane. Vi consiglio di farlo perché il finocchietto selvatico è un’ottima pianta da usare in cucina sia per le proprietà benefiche sia per l’aroma che conferisce alle pietanze. E’ preferibile raccoglierlo in campagna lontano dalle strade trafficate e l’ideale sarebbe coglierlo asciutto dopo una bella pioggia estiva. Tra le sue principali caratteristiche benefiche ci sono quella diuretica, antispasmodica, anti-infiammatoria, depurativa e rinfrescante. In cucina vengono usate tanto le foglie tenere quanto i frutti (semi).

Raccolta: Le foglie si raccolgono in primavera quando sono molto tenere e vengono utilizzate fresche, mentre i fiori si raccolgono nel periodo compreso tra agosto e la prima metà di settembre quando sono ben aperti. Io quest’anno ho fatto due raccolti: il primo nella settimana a ridosso di ferragosto mentre il secondo ieri, così sono sicura di averne abbastanza per tutto l’anno fino alla prossima fioritura. Bisogna munirsi di forbici e recidere l’ombrello per poi riporlo delicatamente in un cesto o una busta facendo attenzione a non far cadere i semi.

Essiccazione e conservazione: Io fodero il fondo di un grande cesto di paglia con un panno bianco di cotone (potete anche usare una cassetta e della carta gialla) e vi dispongo le ombrelle ben aperte evitando di sovrapporle. Il metodo migliore per essiccarlo è quello di esporre il finocchietto selvatico all’aperto e alla luce ma non ai raggi diretti del sole poiché questo provocherebbe la volatilizzazione degli olii essenziali. Abbiate sempre cura di ritirare il cesto tutte le sere per preservare il finocchietto dall’umidità e di girarlo tutti i giorni di modo che si essicchi in modo uniforme. I puntini neri che vedrete sul panno dopo il primo giorno saranno i minuscoli insetti che abitavano i fiori. Quando, strofinandoli, i semi cadranno facilmente vorrà dire che i fiori saranno pronti per essere sgranati (questione di pochi giorni). Io stacco piccole manciate di fiori dalle ombrelle, le metto in un passino e le strofino con le dita di modo che i semi si stacchino e cadano nella ciotola sottostante. Poi opero un’ulteriore selezione eliminando gli eventuali rametti passati dalla maglia. I semi vanno poi raccolti e conservati in un contenitore ermetico e vedrete che manterranno intatto il loro aroma per un anno intero e anche di più.

Uso in cucina: Le foglie del finocchietto selvatico sono molto fresche e dall’aroma meno deciso dei semi. Le trovo particolarmente adatte per profumare sia piatti di pasta (in Sicilia si usano per la pasta con le sarde) che di carne bianca, come il petto di pollo. E mi piace molto mischiarlo ad altre erbe tipicamente primaverili anche con piatti a base di uova. I semi essiccati, invece, sono ottimi da usare per le preparazioni al forno, alla brace o alla griglia come le patate o la carne di maiale, ma io lo uso anche in alcuni tipi di stufato perché adoro il loro profumo. I semi più grandi sono usati nelle tisane e hanno la funzione di combattere il gonfiore ventrale, di disintossicare il fegato e sono un favoloso antinfiammatorio per l’intestino.

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    18 thoughts on “Finocchietto selvatico: raccolta, essiccazione e uso in cucina

    1. Per evitare di scambiare i fischi con i fiaschi,sarebbe opportuno che nelle ricette venisse indicato se trattasi del “Foeniculum vulgare”,che io chiamo finocchio imbastardito,oppure il “Foeniculum vulgare varietà Piperitum”,che,nel mio paese, si chiama “finocchio bastardo” quello che raramente raggiunge l’altezza di 50-60 cm e che ha 6-7 ombrellette,contrariamente a quello selvatico,che ne ha più di 10, e che puo’ raggiungere anche l’altezza di 2-3 metri.

      • Grazie per la precisazione. Dal canto mio non sono un botanico ma un’ispanista e ammetto la mia lacuna nell’individuazione del nome scientifico esatto di questa pianta e delle sue varietà. In tutti i casi in cucina si utilizzano allo stesso modo. Ciononostante Lino se volessi erudirci (me e i lettori) attraverso notizie aggiuntive ne saremmo felici. Grazie.

      • Ciao Roby, lascia essiccare i semi per bene e poi conservali in un barattolo ermetico. Poi usali come una normale tisana lasciandoli in infusione nell’acqua calda per cinque minuti. Ciao

    2. Salve a tutti : queste sommità fiorite si utilizzano anche per la preparazione della famosa Fügascia de Fiorét dolce tipico di Chiavenna…
      ottimo da provare assolutamente !!

    3. E co le salsicce di maiale? E con le bistecchine (naturalmente di maiale)? Provare x credere! E nelle cime di rapa saltate in padella con l’aglio (magari co l’aggiunta di…… salsicce)? Occhio al “polistirolo”(?).

      • No! Col polistirolo no, dai…io quello lo insaporisco col cumino, mi piace di più! ahhahahah scherzi a parte, con la carne di maiale alla brace o alla griglia è veramente la morta sua… e con le olive nere? Provato? Urge ricetta? 🙂 Ciao Duilio 🙂

    4. Io uso da tanto tempo la tisana di finocchio perchè mamma ha sempre usato in cucina il finocchio, in tutte le sue forme! ma mi chiedevo se anche gli steli con un po di fiore insieme, facendo un mazzettino, andrebbe bene nell’infusione..però senza averlo fatto seccare…Mi togli questo dubbio?

    5. Pingback: Che cosa fare in autunno | lastradamaestra

    6. Ad Assisi ho visto che usano gli steli,quelli piu’ sottili essicati e tagliati a pezzetti.. li
      adoperano in tante pietanze, arrosti stufati ecc.

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