A LETTO CON LE FICHE

Oggi voglio fare un omaggio ad un mio amico e presentarvi le sue fiche 🙂

Detto così sembra un pò…diciamo osé,ma quando leggerete, capirete quanto  titolo fu più azzeccato.

Cristian è  laureato in scienze agrarie, e questo la dice tutta, perché non ho mai incontrato in vita mia una persona innamorata della sua terra e della tradizione contadina come lui,la sua passione pervade ogni sua iniziativa,tramite i suo racconti ho imparato ad amare il salento ancor più,una terra magnifica molto vicina alla nostra per storia e tradizioni,ma che,passatemelo,forse sente più forte l’attaccamento alle sue radici…le sue parole sono una poesia…parole che solo chi ama la propria terra può pronunciare…leggendo il suo racconto posso sentire l’odore dei fichi in cottura,vedere mia nonna seduta al banchetto accanto al camino mentre li riempie…e poi vederci correre alla dispensa(la stanza delle galline) dove conservava i boccacci pieni di fichi.10629769_10205100361292442_7452693737810720508_n

 

Quante cose abbiamo perso con il progresso? Se progresso è quello che viviamo…ma ora basta.
A lui la parola:
Mancano poche ore all’ingresso della stagione autunnale. Le temperature per ora sono alquanto anomale, c’è uno scirocco subtropicale che ti bagna continuamente, che ti fiacca e ti rallenta. E’ tempo di mettere a letto le mie fiche.
Facciamo un passo indietro. La selezione delle fiche è cosa alquanto importante e da essa dipende il risultato dei futuri godimenti nell’assaporarle sia fresche che secche. Bisogna stare attenti alle fiche “ifare” (acerbe), alle “cacate” (in fase avanzata di maturazione) e alle “mpitruddhate” ( quando a causa di condizioni ambientali avverse la maturazione non è completa). Poi si passa alla morfologia, a seconda delle varietà e dei propri gusti, consiglio sempre di assaggiarle tutte. La mia preferita è la fica longa (fica lunga), con una pelle dura e bianca e sapore mellifluo. Altra bellissima fica è la fica te la signura (fica della signora), molto grossa e polposa, con pelle delicata, da non sprecare certo essiccata e, quindi, da assaggiare fresca. Altra buonissima fica, è la fica milungiana o marangiana, simile ad una piccola melanzana, da utilizzare sia secca che fresca. Poi abbiamo le fiche pilose, le fiche pacce, le fiche napulitane, le fiche ti lu papa, le fiche cascitieddhe, le fiche fracazzane, ianche, russe, niure e rigate, le fiche purgissotte, le fiche uttare, le fiche chiangimuertu. Insomma gli ecotipi salentini della fica sono tanti e sufficienti per appagare tutti i gusti. In pochi però oggi sono disposti a “rallentare” per poterle assaggiare tutte.10620598_10204777395858508_8094165446079425656_n

Si è, invece, costantemente centrifugati in una vita frenetica, così veloce, omologante, che non ti permette di godere le differenze, le sfumature di un viaggio complesso che ti porta nel vero piacere, quello dei cinque sensi. Abbiamo abbandonato il piacere di stare nei giardini coltivati e ci siamo impoveriti nel cemento, nelle amenità di una vita industriale legata al piacere di scambiarsi beni “senza piacere”. Non ci sono più le percezioni. Non c’è poesia. Un mondo triste, dove non si sorride più. Non si assapora più. Stiamo annichilendo i nostri sensi. Ma torniamo alle fiche, cerchiamo di salvarci. A questo punto dopo averle selezionate per bene, quelle che non sono destinate al consumo fresco, vengono essiccate al sole. Di questo ve ne avevo già parlato. Dopo circa dieci giorni di sole le fiche vengono accuratamente lavate e riesposte di nuovo al sole per farle asciugare. A questo punto vengono delicatamente aperte e all’ interno ci si infila una mandorla tostata, buccette di limone e cannella .10703849_10205100360852431_4391036835070669645_n

Riposte in degli stanati vengono così infornate a 160 C° per circa 25 minuti dopo averle condite con foglie di alloro e semi di finocchio. L’apertura del forno, a cottura ultimata, sarà un tripudio di profumi che a lenzuolate si distribuiranno in tutta la casa e nel circondario. A questo punto, ancora calde si invasano premendole e lasciando aperto il vasetto fino al raffreddamento.

10690214_10205100430854181_6772060216499722956_nvenivano cotti nel forno e sistemati nelle capase e capaseddhe di argilla.Poi si chiudono ermeticamente e si conservano per l’inverno.10636094_10205100361932458_8194754086937211754_n

Un tempo I fichi in passato hanno rappresentato alimento di sopravvivenza. Il grado zuccherino e le componenti organolettiche ne fanno uno dei frutti più completi ed energetici al mondo. Il detto si lavora “pe na poscia te fiche” ( si lavora per una tasca di fichi) è evocativo dell’importanza alimentare di questo frutto. Un tempo per chi aveva il pane, i fichi costituivano un grande companatico, altrimenti il pane erano i soli fichi. Era usanza per le massaie riempire le tasche di “fiche secche” dei propri mariti per farli affrontare la giornata di lavoro nei campi. Personalmente adoro la pianta di Fico, Ficus carica. Essa non richiede alcuna cura nella coltivazione, se non piccole potature di allevamento, nessun trattamento con fitofarmaci, e può essere coltivata in aridocoltura cioè senza acqua. Una pianta che sa essere autosostenibile. Anche per quest’anno la mia provvista invernale è quasi completata. Mancano pochi vasetti. Mentre ripeto le operazioni di cottura, dopo ogni passaggio nel forno e nella guarnitura dei vasetti, penso che i gesti che sto compiendo fanno parte di una tradizione antichissima che sto portando avanti perché lì a pochi passi c’è la mia bambina di due anni che mi scruta, che sta già sentendo quegli odori che probabilmente come è successo a me rimarranno indelebili nei suoi ricordi. Cosa c’è più rivoluzionario di questo? Ditemelo voi.”


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