La tradizione che ti fa innamorare, in cucina e non solo

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Rutigliano: piccolo centro situato a pochi chilometri da Bari, rappresenta ogni anno a gennaio tappa obbligata per tutti. Il 17 gennaio si celebra la festa liturgica di s. Antonio Abate, protettore degli animali domestici.

La piccola chiesetta aperta al culto in occasione di questa festa, si trova sulla via che porta alla vicina Noicattaro.

La leggenda narra che in epoca di carestia gli abitanti della vicina Noicattaro avrebbero barattato una tela di loro proprietà raffigurante sant’Antonio Abate con una manciata (letteralmente un pugno) di fichi secchi (“na m’n d chiacoun”). I rutiglianesi, a loro volta, per natura più astuti, avrebbero affidato ai cugini nojani il quadro di S. Lorenzo probabilmente un tempo custodito nella quattrocentesca chiesa dedicata all’omonimo santo appena fuori dal centro abitato. Da qui forse videro la luce gli atavici asti fra gli abitanti dei due piccoli centri, ancora oggi in competizione, in una diatriba che si perde – per così dire – quasi nel mito di uno scambio agreste in nome della fame, impellente un tempo fra queste contrade.

In questa occasione il 17 gennaio, c’è la “Fiera del fischietto in terracotta Città di Rutigliano”.

Il fischietto in terracotta è un variopinto manufatto sibilante d’argilla.

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Dire Rutigliano, significa dire argilla. Il manto argilloso del territorio infatti, ha rappresentato la quintessenza di questa zona. La fortuna del luogo deriva dalla presenza di acqua già in epoche antiche, che scorreva nei due torrenti oggi in secca (lame) e Rutigliano ne è al centro. Grazie alla fertilità della terra, dovuta anche dalla presenza di argilla, gli artigiani hanno avuto la possibilità di usare questo materiale che spazia dalla cucina al gioco!

Mescolare la terra, con acqua, aiutandosi con il potere delle alte temperature delle antiche fornaci, ha dato la possibilità di immortalare la forma data al manufatto: contenitore, pentola, pignata, Tie’dd, piccole statue per i bimbi, animali, tra cui il famigerato “galletto” .

Il galletto è il simbolo tra l’altro, di fertilità e di virilità. Ancora oggi rimane la tradizione, di un regalo speciale da parte del fidanzato alla sua promessa sposa: regalare un cesto di frutta secca con al centro il fischietto in terracotta rigorosamente a forma di gallo.

Non a caso il primo “galletto”, antenato del fischietto, rinvenuto a Rutigliano in contrada Castiello è datato al IV secolo a.C..

Con il 17 gennaio e con la fiera del fischietto in terracotta, si danno inizio ufficialmente a tutte le feste, le celebrazioni, le tradizioni (anche culinarie) del periodo più bello dell’anno: il carnevale.

E quindi a prendere il sopravvento è il motivo comico e la satira politica. Fischietti che rappresentano il sindaco del paese e gli assessori, la donna con l’ombrello spesso prosperosa, il carabiniere (un po’ di umorismo anche alle forze dell’ordine), personaggi locali e della politica nazionale, dello spettacolo e dello sport, tutti raffigurati in pose caricaturali…nessuno è risparmiato.

Il celebre detto “Sand’Anduaen frisc’k e suaen” (Sant’Antonio fischi e suoni) costituisce il filo conduttore fra il santo abate e questa fiera.

Questa fiera non ha nulla a che vedere con la commercializzazione delle ceramiche di altri centri pugliesi. Rappresenta un tassello importante nella storia del rutiglianese, rendendolo geloso delle proprie tradizioni.

E poi la tradizione si sposta in cucina.

Le donne che forgiano, col solo ausilio di una grattugia proprio i prciedd d sand’Anduen , i porcellini di sant’Antonio…..

Marilena

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