Il Peposo: sulla tavola dei poveri e dei Re

peposo-2Il mio amore per la carne è viscerale! Lo conoscete tutti voi se mi seguite da un po’. Pochi giorni fa durante una diretta Tv, tra Chefs partecipanti alla trasmissione ci siamo scattati un selfie in cui io annusavo del gommasio, una miscela di semi di sesamo e sale marino usato spesso come insaporitore nelle ricette vegetariane e vegane! Mi veniva da sorridere, io il Re della carne con in mano un ingrediente vegano. Da chef  sono pronto a prepararvi ogni piatto che vi soddisfi, ma se proprio devo scegliere rimango legato alla mia passione per le ricette a base di carne, non per altro il nome del mio blog richiama proprio questo mio”amore”.

Oggi in collaborazione con Sonia  di Cose Buone D’italia vi raccontiamo una ricetta antica, saporita, nutriente, ma magra.

Chi da buon amante dei piatti della tradizione toscana non ha mai assaggiato del buon Peposo?! Un tempo preparato con ingredienti semplici e poveri, oggi Re nei menù dei ristoranti fedeli alla tradizione.

Questo piatto nasce nel ‘400 all’epoca in cui furono commissionati a Filippo Brunelleschi i lavori di costruzione per la cupola del Duomo di Firenze. Costui fece costruire nel comune dell’Impruneta dei forni per la cottura dei laterizi necessari alla costruzione della cupola; materiali che dovevano essere presenti in grandi quantità, per questo i “fornacini”dovevano assicurare una fornitura costante quotidiana. Brunelleschi decise di assicurare il vitalizio agli operai, sottoposti a dure ore di lavoro. Il piatto doveva essere economico e molto nutriente. La pietanza che ristorava gli artigiani nel loro lungo e faticoso lavoro era un piatto a base di carne di manzo (parti meno nobili come il muscolo, lo zampetto e le guance), condita con spicchi d’aglio interi, grani di pepe, erbe aromatiche (timo, alloro) e ricoperto di vino rosso, non il Chianti che usiamo noi oggi, sia ben chiaro, ma quello che veniva chiamato Acquarello, il vino dei poveri, poi il tutto veniva posto in una pentola di coccio e cotto per ore in un angolo delle fornaci.

Così nacque il peposo, una ricetta che vanta secoli di storia e che affascina per il suo sapore gustoso e per la tenerezza della carne garantita da una cottura lenta tra i tannini del chianti che gli conferiscono una coltre succosa in cui intingere del buon pane toscano!

Veniamo alla ricetta seguitemi è semplicissimo e il risultato è garantito dal vostro Chef!

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1 kg muscolo di Chianina, 1 litro di Chianti, una manciata di pepe nero, 5 spicchi d’aglio vestito, un mazzetto di erbe rosmarino, salvia, alloro, timo, 3 cucchiai di passata di pomodoro densa (nella ricetta originale non c’era), 3 cucchiai d’olio, sale.

Preparazione:

Tagliate la carne a bocconci, aggiungete i grani di pepe  presenti in gran quantità da qui deriva nome peposo.  A questo punto aggiungete l’olio, il pomodoro, il sale, le erbe aromatiche e del buon Chianti, coprire il tutto e lasciare cuocere a fiamma moderata per 3/4 ore. La carne assumerà l’aroma del vino dei profumi e risulterà saporita, gustosa e tenerissima. Il vostro peposo sarà così pronto per essere servito ben caldo accompagnato da pane toscano tostato o delle fette di polenta fritta e insaporita con rami di rosmarino.

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Informazioni su inpuntadcoltello

Medaglia d'oro presso il ristorante il faro. Premio biennale, premio accademico eno gastronimico il gusto del mediterraneo . Riconoscimento prestigioso ,come premio qualita della citta di arezzo per 7 anni consecutivi. Riconoscimento prestigioso come miglior chef della toscana rilasciato da Carlo Re. Diploma come miglior intagliatore rilasciato dal maestro docente Momo Hasbun. Risconoscimento e recensione rilasciata dal giornalista Marco bellettani di chefilandia. Recensione del giornalista marco botti sul settimanale di Arezzo.

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