Quando la tradizione fa da re’ il peposo

  • muscolo di manzo o altra carne compatta, 500 gr.
  • vino rosso se possibile Chianti in abbondanza
  • 6 spicchi di aglio
  • 3 pomodori maturi o un barattolo di pelati o  conserva
  • un mazzetto di odori salvia, rosmarino, alloro
  • pepe nero, un cucchiaio almeno
  • sale,
  • pane  toscano
  • olio  ex verginTaglia la carne a pezzi non troppo piccoli. Trita l’aglio, spella i pomodori e tagliali a pezzi grandi scartando i semi, per eliminare l’acidità. Riunisci tutti gli ingredienti in un tegame, meglio se di coccio. Aggiungi il mazzetto di erbe, il sale ed il pepe. Copri con il vino e fai cuocere a fuoco lento per due o tre ore(ma anche più a lungo, se la fame lo consente, durante le quali occorrerà girare gli ingredienti ogni tanto ed aggiungere altro vino se il peposo si asciuga eccessivamente. Per chi non teme i sapori forti, a cottura quasi ultimata si può aggiungere ancora un po’ di pepe.
    Il peposo può essere accompagnato   con del    pane  toscano  arrostito  in  griglia, passato  con aglio  disporlo nel coccio  e mettere sopra  il peposo  servire con  un  chianti  corposo  sentire il profumo  del peposo in  cucina  ..
  • Difficoltà:
    Media
  • Costo:
    Medio

Preparazione

Sapori di Toscana la schiacciata all’ olio

  • 500g farina 0.
  • 200g acqua  di  acqua tiepida
  • 1 cucchiaio sale.
  • 1 cucchiaio zucchero.
  • olio d’oliva in abbondanza.
  • 30g lievito di birra.
  • munitivi di ciotola abbasta capiente per fa lievitare l’impasto  dopo di che  ci ricordiamo la nonna  quando impastava la schiacciata per la domenica ,profumi  di cipolla in casa  , si mette la farina al interno della ciotola  ,lievito sbriciolato con le mani acqua birra  dopo di che si inizia a impastare  rendendo l impasto omogeneo lo lasciamo lievitare bene aiutandoci con pellicola  chiudendo la ciotola in modo che non entra aria  cosi la magia del lievito inizia ,il suo percorso  .
  • una volta lievitata  teglia  olio con le mani si stende nella teglia , sale pepe olio i sapori della  toscana forno caldo e via  si lascia cuocere bene in modo di renderla  croccante  una volta cotta vi consiglio di  assaggiarla con della buona mortadella o soprassata questi sono i sapori della mia  terra  il vostro chef
  • Difficoltà:
    Media
  • Costo:
    Molto Basso

Preparazione

La polenta nascosta

Piatto povero ma una ricetta fantastica intanto vi lascio  con la presentazione a breve la ricetta

 

  • Difficoltà:
    Media
  • Costo:
    Medio

Preparazione

Soba di grano saraceno alle verdure

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La pasta che tutti oggi consideriamo simbolo indiscusso del nostro paese, ha in realtà avuto origine in Estremo Oriente. Ebbene sì, cari miei lettori, gli spaghetti sono stati gustati prima nella provincia di Liaoning e successivamente in Italia. Si parla di più di 4000 anni fa! Nel nostro percorso culinario, con Sonia di Cose Buone D’italia , abbiamo deciso di condurvi su sentieri orientali con un piatto originario del Giappone, I Soba.

I soba sono spaghetti Giapponesi, simili ai nostri pizzoccheri ( tagliatelle di grano saraceno tipiche della Valtellina, le cui testimonianze sulla loro origine risalgono al 1500), le loro origini sono legate al XVII secolo e sono preparadi con solo grano saraceno, quindi gluten free.

Oggi vi proponiamo una ricetta semplicissima, gustosa, ottima anche per i vostri banchetti estivi, e ideale per vegani e celiaci.

300 gr di Soba, 100 gr di germogli di soia freschi, zenzero qb, 1 carota, 100 gr di piselli mangiatutto, un porro, 100 gr di edamame (la trovate anche surgelata), 200 ml circa di salsa di soia, olio di semi di girasole, sale.

Preparazione:

Preparate le verdure, lavatele accuratamente e mondatele. Tagliate le carote a fettine, il porro a listarelle, eliminate il picciolo dei piselli mangiatutto e consevateli interi. In un Wok fate scaldare circa abbondante olio a fiamma vivace e aggiungete lo zenzero. Incorporate il porro successivamente i piselli mangiatutto, la carota, l’edamame e i germogli di soia, abbassate il fuoco leggermente e fate cuocere per circa 8/10 minuti, mescolando si tanto in tanto. Irrorate con metà della salsa di soia e regolate di sale, continuate la cottura per circa 2/5 minuti le verdure dovranno rimanere croccanti. A questo punto cuocete i soba in acqua bollente salata seguendo le indicazioni sulla vostra confezione ( circa 2/3 minuti) scolateli al dente, incorporateli alle verdure e saltateli nel wok a fiamma vivace, aggiungendo la salsa di soia rimasta. Impiattate, decorate a piacere e servite.

 

 

Tartare Di Fassona: Un piatto tutto da gustare

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Un piatto seppur semplice, deve sapere catturare l’attenzione per la sua composizione, per la sua bellezza, per l’accostamento di colori ed ingredienti. Oggi io e Sonia vi proponiamo la ricetta della tartare, un piatto davvero facile da preparare, che richiede come accorgimento fondamentale quello della scelta della carne, dev’essere freschissima, e come diceva una nota pubblicità “tenera che si taglia con un grissino“. Il taglio che abbiamo scelto è un filetto di fassona che dovrete tagliare rigorosamente a coltello, il vostro chef, Re non solo degli intagli, ma anche dei tagli può consigliarvi diversamente?!

Veniamo a questa deliziosa ricetta elegante, raffinata che potrete servire anche in occasioni importanti.

Cinquecento gr di filetto di fassona, 2 peperoni gialli, 200 gr di robiola, 2/3 rametti di menta fresca, un pizzico di zafferano, il succo di un limone, sale, pepe, 2/3 cucchiai di olio extravergine d’oliva.

Pulite e tagliate i peperoni in piccoli pezzi e metteteli a marinare con sale, olio e 2 foglie di menta, lasciate riposare in frigo per circa un ora. In un recipiente preparate una citronette con l’olio, il succo di limone, un pizzico di zafferano, sale, pepe e le 1 o 2 foglioline di menta, mescolate energicamente. Tagliate la carne in piccoli pezzi con un apposito coltello ben affilato e conditela con la citronette. Lavorate la robiola con 2 foglie di menta, ottenendo una crema. Con l’aiuto di un coppapasta preparate le vostre porzioni di tartare, prendete con l’aiuto di un cucchiaio una parte di carne e fatene uno strato, proseguite con la robiola e per ultimo la dadolata di peperoni sgocciolati dalla loro marinatura. Per un tocco in più decorate ogni piatto con una cialda di parmigiano reggiano.

 

Panzanella e Fattoush due piatti che parlano di tradizioni che si intrecciano e di amicizia

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Oggi celebriamo la tradizione e l’amicizia! Due ricette molto simili che uniscono la tradizione culinaria toscana ad una ricetta tipica del medio oriente. Io e il mio caro amico e chef Shady Hasbun ci siamo ritrovati nel corso di una trasmissione televisiva a cucinare due piatti che accomunano la Toscana alla Palestina ( le sue radici paterne lo legano a questa terra) . Parliamo della panzanella toscana e del fattoush due pietanze a base di pane condito con verdure ed erbe aromatiche, ricette colorate, estive , saporite, molto fresche, un asso nella manica per tutti coloro che d’estate hanno voglia di saziarsi con ricette stuzzicanti, ma leggere, allegre e soprattutto rapide.
Due insalate semplici che si tramandano e arrivano ai giorni nostri, che fanno storia.
La panzanella è un piatto di “recupero” e povero, i contadini bagnavano il pane secco con acqua e poi lo condivano con le verdure fresche dell’orto, olio extravergine d’oliva, aceto, basilico fresco e sale.

Anche il Fattoush (letteralmente insalata estiva) è un’insalata di pane e verdure, qui il pane viene non ammollato in acqua, ma tostato, vengono utilizzate spezie tipiche del medio oriente, la melassa di melograno, il cumino, la menta e noi l’abbiamo accompagnata con una salsa a base di yogurt greco, cetrioli, aglio e sumac (spezia dal colore rosso, aspra e molto profumata).

 

Ricetta Panzanella:

400 gr di pane toscano raffermo , 2 pomodori maturi qui abbiamo utilizzato i meringa, 15 foglie di basilico fresco,sale q.b., pepe nero, 1 cetriolo, 1 cucchiaino di vino bianco, 1 cipolla rossa di tropea fresca , olio extravergine d’oliva

Mondate e lavate le verdure separatamente e tenetele da parte. Private i pomodori dai semi e tagliateli a dadi abbastanza consistenti. Private della buccia i cetrioli e tagliateli prima in 4 nel senso della lunghezza, poi a dadini. Pulite le cipolle di Tropea, separate il bulbo dalla parte verde, tagliate il bulbo a fette sottilissime e le cime tenere verdi a rondelline.

Ora private il pane dalla crosta e bagnatelo con l’acqua e un cucchiaino di aceto di vino bianco, quando si sarà ammorbidito strizzatelo e sbriciolatelo in una insalatiera. Aggiungete le verdure, le foglie di basilico spezzettate a mano condite con olio extravergine d’oliva, sale, pepe, mescolate e servite.

Ricetta Fattoush:

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400 gr di pane noi abbiamo utilizzato quello toscano ma molto buono e tipico anche con la pitta araba , 2 pomodori maturi qui abbiamo utilizzato i meringa, 7 foglie di menta fresca ,sale q.b., pepe nero, 1 cetriolo, il succo di un limone, 1 cipolla rossa di Tropea fresca , olio extravergine d’oliva, mezzo cucchiaino di semi di cumino, melassa di melograno, .

Per la salsa allo yogurt: 150 gr di yogurt greco, 1 cetriolo, sumac secco qb, 1 spicchio d’aglio, sale qb, un cucchiaio d’olio extravergine d’oliva.

Prepariamo la salsa allo yogurt: tagliate a julienne il cetriolo conditelo con del sale e lasciate colare l’acqua di vegetazione per almeno un’ora. Strizzatelo e ponetelo in una ciotola. Pestate al mortaio lo spicchio d’aglio. Emulsionate lo yogurt con l’olio,il sale, l’aglio, il cetriolo, e il sumac. Ponete in frigo.

Mondate le verdure come avete fatto per la panzanella. Tagliate il vostro pane a dadini e preparate i crostini o in padella con dell’olio extravergine d’oliva o in forno. In un’insalatiera unite tutti gli ortaggi e condite con un’emulsione di olio, succo di limone, menta spezzettata, melassa di melograno e semi di cumino, aggiungete i crostini, mescolate e servite con la salsa allo yogurt.

Con Sonia abbiamo deciso di proporvi anche questa versione che unisce entrambe le ricette, includendo ingredienti importanti per le tradizioni culinarie delle due terre e vi piacerà per la sua leggerezza e freschezza

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Per 4 Persone: 200 gr di ceci lessati, 2 cetrioli, 4 pomodori maturi, un peperone giallo, una cipolla fresca di Tropea, 80 gr di valeriana, menta, olio extravergine d’oliva, limone, sale.

Preparazione: prendete 4 bicchieri trasparenti. Preparate un’emulsione di olio, sale, limone, foglie di menta spezzettate a mano.

Lavate e tagliate i pomodori privandoli dei semi. Private della buccia i cetrioli e tagliateli a dadini. Lavate e tagliate a dadini il peperone privandolo dei semi. Lavate e tagliate sottilmente il bulbo della cipolla di Tropea. Condite a parte tutte le verdure e i ceci con l’emulsione precedentemente preparata. Prendete i vostri bicchieri e ponete sulla base i ceci, proseguite con il cetriolo, i danini di pomodoro, i dadini di peperone e terminate con le foglie di valeriana, irrorate con un pochino di emulsione e servite con pane azimo di kamut.

 

Ricette Chef Luca Borghini

Testi e Foto Sonia Burzì

 

Il Peposo: sulla tavola dei poveri e dei Re

peposo-2Il mio amore per la carne è viscerale! Lo conoscete tutti voi se mi seguite da un po’. Pochi giorni fa durante una diretta Tv, tra Chefs partecipanti alla trasmissione ci siamo scattati un selfie in cui io annusavo del gommasio, una miscela di semi di sesamo e sale marino usato spesso come insaporitore nelle ricette vegetariane e vegane! Mi veniva da sorridere, io il Re della carne con in mano un ingrediente vegano. Da chef  sono pronto a prepararvi ogni piatto che vi soddisfi, ma se proprio devo scegliere rimango legato alla mia passione per le ricette a base di carne, non per altro il nome del mio blog richiama proprio questo mio”amore”.

Oggi in collaborazione con Sonia  di Cose Buone D’italia vi raccontiamo una ricetta antica, saporita, nutriente, ma magra.

Chi da buon amante dei piatti della tradizione toscana non ha mai assaggiato del buon Peposo?! Un tempo preparato con ingredienti semplici e poveri, oggi Re nei menù dei ristoranti fedeli alla tradizione.

Questo piatto nasce nel ‘400 all’epoca in cui furono commissionati a Filippo Brunelleschi i lavori di costruzione per la cupola del Duomo di Firenze. Costui fece costruire nel comune dell’Impruneta dei forni per la cottura dei laterizi necessari alla costruzione della cupola; materiali che dovevano essere presenti in grandi quantità, per questo i “fornacini”dovevano assicurare una fornitura costante quotidiana. Brunelleschi decise di assicurare il vitalizio agli operai, sottoposti a dure ore di lavoro. Il piatto doveva essere economico e molto nutriente. La pietanza che ristorava gli artigiani nel loro lungo e faticoso lavoro era un piatto a base di carne di manzo (parti meno nobili come il muscolo, lo zampetto e le guance), condita con spicchi d’aglio interi, grani di pepe, erbe aromatiche (timo, alloro) e ricoperto di vino rosso, non il Chianti che usiamo noi oggi, sia ben chiaro, ma quello che veniva chiamato Acquarello, il vino dei poveri, poi il tutto veniva posto in una pentola di coccio e cotto per ore in un angolo delle fornaci.

Così nacque il peposo, una ricetta che vanta secoli di storia e che affascina per il suo sapore gustoso e per la tenerezza della carne garantita da una cottura lenta tra i tannini del chianti che gli conferiscono una coltre succosa in cui intingere del buon pane toscano!

Veniamo alla ricetta seguitemi è semplicissimo e il risultato è garantito dal vostro Chef!

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1 kg muscolo di Chianina, 1 litro di Chianti, una manciata di pepe nero, 5 spicchi d’aglio vestito, un mazzetto di erbe rosmarino, salvia, alloro, timo, 3 cucchiai di passata di pomodoro densa (nella ricetta originale non c’era), 3 cucchiai d’olio, sale.

Preparazione:

Tagliate la carne a bocconci, aggiungete i grani di pepe  presenti in gran quantità da qui deriva nome peposo.  A questo punto aggiungete l’olio, il pomodoro, il sale, le erbe aromatiche e del buon Chianti, coprire il tutto e lasciare cuocere a fiamma moderata per 3/4 ore. La carne assumerà l’aroma del vino dei profumi e risulterà saporita, gustosa e tenerissima. Il vostro peposo sarà così pronto per essere servito ben caldo accompagnato da pane toscano tostato o delle fette di polenta fritta e insaporita con rami di rosmarino.

Qui trovate l’intera gallery di foto

Pardulas a Cheese cake: una golosità da leccarsi i baffi!

Pardulas nel campidanese, formaggelle a sassari, casatinas (da casu che significa formaggio ) a Nuoro, con le varie sfumature linguistiche a seconda della zona e con piccole variazioni negli ingredienti stiamo parlando dei dolci sardi per eccellenza. Le antiche massaie preparavano questi dolci con ricotta di pecora freschissima o formaggio non salato e non pressato, aromi d’agrumi (scorza d’arancia e limone grattugiati) e zafferano in alcune ricette troviamo anche la presenza delle uvette. La ricetta che è arrivata fino a noi è strettamente legata alla tradizione, molto semplice e con la regola fondamentale dell’utilizzo del formaggio fresco in dialetto matula o di ricotta di pecora. Is Pardulas sono dolci legati alle festività, in particolare alla Pasqua. Noi ve le proponiamo in una versione davvero squisita e particolare, abbiamo sostituito la pasta violata con la base tipica che si utilizza per la preparazione dei cheese cake, una rivisitazione raffinata e gustosa che conquisterà i palati di grandi e piccini. Ingredienti per la base: 250 gr di biscotti tipo sablè, 20 gr di zucchero di canna,80 gr di burro fuso, scorza di limone grattugiata Ingredienti per il ripieno: 500 gr di ricotta freschissima di pecora, 3 uova, acqua di fiori d’arancio (o la scorza di due limoni e anrance non trattate), una bustina di zafferano, 125 gr di zucchero. Preparazione: tritate finemente al mixer i biscotti con lo zucchero di canna, trasferite il composto in una ciotola e amalgamatelo con il burro fuso e la scorza di limone grattugiata. Imburrate una teglia a cerniera, 24 cm di diametro, rivestitela con la carta da forno, poi con i biscotti formate una base, pressando leggermente sulla superficie e ai bordi. In un recipiente mescolate la ricotta con lo zucchero, le uova, lo zafferano, l’acqua di fiori d’arancio o le scorze degli agrumi grattugiate, mescolate accuratamente ottenendo una crema liscia e omogenea. Versare il composto sulla base di biscotti e cuocete in forno a 160 per circa 45 minuti. In ultimo spalmate la superficie di miele d’acacia o di fiori d’arancio e decorate a vostro piacere, quando il dolce sarà freddo, con fiori freschi commestibili o codette colorate.11148888_10206383754897782_842806745_n

Quando i fagioli entrano dentro un fiasco ecco cosa succede

Ogni volta che vi posto una ricetta della tradizione mi sembra di avere a disposizione una macchina del tempo virtuale e di riuscire a viaggiare con voi attraverso gli anni passati, di vivere un suggestivo percorso fatto di semplicità, tanto sapore ed emozioni di gusto. Oggi vi racconto di una ricetta della tradizione culinaria Toscana povera, i Fagioli al Fiasco, che vantano una curiosa e importante storia legata al contenitore nel quale sono cucinati. Il fiasco vede la sua origine con la nascita dell’attività vetraria in Toscana a fine Duecento, si distingueva per la sua forma caratteristica di bottiglia con la “pancia”. Nei primi anni del Trecento i fiaschi cominciarono ad essere rivestiti con erbe di palude intrecciata, come li ricorda nel 1887 l’Accademia della Crusca il fiasco era “un vaso di vetro, rotondo e corpacciuto, senza piede, con una copertura di erba palustre che cinge il corpo e forma a piè di questo la base…”. Fin da subito venne concepito come recipiente per conservare vino di buona qualità. Inizialmente i fiaschi avevano varie misure, poi con il diffondersi dell’attività dei falsari, attività tra l’altro molto redditizia per l’epoca, venne decretato nel 1629 che sul collo fosse impresso il simbolo del Giglio di Firenze. Da qui in avanti il rivestimento assunse la forma odierna che tende a coprire solo la parte bombata del fiasco, lasciando scoperta la spalla e il collo. Dal 1700 l’impagliatura divenne più resistente, a fasce verticali con una “ciambella” intrecciata alla base per rendere i fiaschi più idonei al trasporto. Nel 1930 con il diffondersi delle esportazioni internazionali dei vini toscani, venne emanata una legge che impediva di esportare fiaschi vuoti. Questo perchè si stava diffondendo la pratica di riempire i fiaschi con vino di scarsa qualità. Purtroppo questa pratica non venne emarginata e non impedì il dilagare delle “frodi” di vino scarso contenuto nei fiaschi. In anni più recenti è nato un Consorzio a tutela del Fiasco Toscano con lo scopo di riportare il recipiente all’antica grandezza! Oggi vediamo il fiasco impiegato nella preparazione di una ricetta molto particolare e gustosa, lo utilizzeremo come recipiente per la cottura di fagioli cannellini toscani. I fagioli al fiasco sono ottimi come contorno di un fantastico Peposo o accompagnati con delle bruschette all’aglio di pane toscano tostato

Ingredienti: 500 g di fagioli cannellini secchi, 6 foglie di salvia fresca, uno spicchio d’aglio, un bicchiere e mezzo di olio extravergine rigorosamente toscano, acqua un bicchiere circa, sale, pepe. Sciacquate i fagioli sotto acqua corrente e successivamente poneteli in una bacinella in ammollo per circa 14 ore in acqua fredda. Successivamente quando sarà trascorso il tempo togliete i fagioli che galleggiano sulla superficie dell’acqua, tenete da parte l’acqua d’ammollo, trasferite i fagioli in uno scolapasta e sciacquateli sotto acqua corrente. Ora veniamo al protagonista di questa ricetta, prendete il vostro fiasco privato del rivestimento in paglia, riempitelo con i cannellini, poi aggiungete un bicchiere e mezzo di acqua di ammollo dei fagioli e un bicchiere e mezzo di olio, le foglie di salvia, lo spicchio d’aglio privato della buccia, 20 gr di sale circa,una bella macinata di pepe. Chiudete la bocca del fiasco con carta per alimenti. Disponete un canovaccio piegato sul fondo di una pentola e riempitela d’acqua, adagiarvi a bagno maria il fiasco. Fate cuocere per circa 4/5 ore. Fate riposare per 15 minuti, rovesciate i fagioli in un piatto da portata e servite.

Ricetta in Collaborazione con Sonia Burzì Foto di ( http://www.cosebuoneditalia.it/ricetta/Fagioli-al-fiasco-ricetta-con-lo-Chef-Luca-Borghini)

 

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Continua il nostro iter lungo i sentieri della tradizione oggi parliamo di un’altra zuppa ‘popolare’ toscana

Continua il nostro iter lungo i sentieri della tradizione oggi parliamo di un’altra zuppa ‘popolare’ toscana: La zuppa di cipolle. Anticamente veniva chiamata Carabaccia dal nome della zuppiera che la conteneva e veniva preparata con l’aggiunta di spezie e zucchero creando un aroma agrodolce molto particolare. C’è da sottolineare, e di questo ne vado fiero, che la zuppa di cipolle francese altro non è che una derivazione della nostra carabaccia, portata Oltralpe da Caterina de’ Medici. Nel corso del tempo e a seconda delle zone della Toscana la ricetta ha subito alcune modifiche, mantenendo gli ingredienti di base ( pane e cipolle) si può giocare su accostamenti, semplici che creano un gusto sublime. Quando con Sonia (http://www.cosebuoneditalia.it/ricetta/zuppa-di-cipolle-con-luca-borghini/) ho deciso di realizzare quasta ricetta, lei mi ha chiesto di raccontarle un mio ricordo legato a questo piatto. Spesso quando ci troviamo a parlare delle ricette della tradizione, mi piace far riaffiorare alla memoria sensazioni e racconti legati al mio passato, è un po’ come riviverli e caricarli, arricchirli di nuovo valore. Oggi voglio condividere anche con voi questo racconto perchè ci fa capire come un piatto, povero e semplice possa sorprendere! Succede spesso, con il mio lavoro, di incontrare gente importante dello spettacolo, cantanti, attori, Vips. Quando lavoravo all’Hotel Etrusco, qualche anno fa, in occasione della manifestazione canora Vota la Voce, capitò tra i clienti il noto cantante Mino Reitano, persona di grande umiltà e genuinità, venne in cucina e mi chiese di preparargli una ricetta della tradizione Toscana e gli proposi la zuppa di cipolle. In quel frangente lui rimase un po’, forse perchè si aspettava qualcosa di meno semplice, di più complesso ed elaborato, lo rassicurai dicendogli di aver fiducia che sarebbe rimasto meravigliato. Così fu! Quando mi disse che era una ricetta che faceva sognare, il mio cuore esultò! Mino rimase talmente ammaliato che lui e la moglie chiesero il bis!! Questa è una delle più grandi soddisfazioni per uno chef, fare innamorare i clienti delle proprie creazioni ed è con questo scopo che ogni giorno svolgo il mio lavoro: attraverso le mie mani che donano forma al cibo, trasferisco il mio amore per la cucina, l’amore che voglio raggiunga il gusto e il cuore dei miei clienti. Veniamo alla ricetta segnatevela bene che questa è la ricetta del vostro Chef Luca Borghini Ingredienti: 6 cipolle dorate, 8 fette di pane toscano, brodo vegetale, 50 gr di pancetta a dadini, 100 gr di Asiago, sale qb, olio extravergine d’oliva qb

Pulite le cipolle e tagliatele a fette. In una padella fate tostare le fette di pane toscano. Soffriggete le cipolle in una casseruola con olio extravergine d’oliva, una foglia d’alloro (donerà alla zuppa un ottimo aroma), unite poi la pancetta precedentemente tagliata a cubetti e fcuocete per qualche minuto. Successivamente adagiarvi sopra al composco le fette di pane. Coprite il pane e le cipolle con il brodo e cuocete lentamente per circa 10/15 minuti, cercando di non spappolare le fette di pane che dovranno rimanere intere. Tagliate l’Asiago a fette. Una volta terminata la cottura, disponete la zuppa in 4 cocci di terracotta mono porzione, disponetevi l’Asiago e fate gratinare in forno sotto il grill fino a quando avrà formato una squidita e dorata crosticina. Provatela! Garantisce il vostro Chef Luca Borghini

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