Parliamo ancora di prodotti delattosati e intolleranza al lattosio

Sì, parliamo ancora di prodotti delattosati e intolleranza al lattosio, perché è un argomento spinoso, non così leggero e naturale come potremmo pensare. Per un intollerante al lattosio i prodotti “senza lattosio” sono una manna dal cielo, nel caso in cui si voglia preparare un piatto, un dolce o uno stuzzichino nella maniera tradizionale. Permettono di gustare una torta tradizionale o un semifreddo come quello che vi presenterò nei prossimi giorni, o tra quelli presenti già in questo blog, senza grandi sensi di colpa, ma come vi ho già raccontato QUI  agiscono per accumulo e non sono esenti da rischi.

Se mi chiedete COME VENGONO PREPARATI dalle case produttrici, vi rispondo quello che è scritto nelle schede tecniche: al latte vengono aggiunti enzimi ( gli stessi che assumiamo nei casi di emergenza-pranzo-fuori )  per scindere il lattosio nei due zuccheri che lo compongono, glucosio e galattosio. I prodotti che ne derivano sono quindi parzialmente digeriti dagli enzimi, ma COME AGISCONO NEL NOSTRO ORGANISMO? Questa è la domanda chiave.

Nei casi di intolleranza leggera e nei casi in cui si assumano raramente, il lattosio rimanente dal processo di scissione è così poco che viene tranquillamente digerito e non dà molti problemi. Nel caso in cui l’intolleranza sia davvero grave o nel caso in cui se ne assumano troppi e a distanza ravvicinata, l’ individuo intollerante può mostrare gli stessi sintomi che ha nel caso in cui assuma latticini freschi, quindi meteorismo, flatulenza, distensione addominale e/o diarrea , oppure coliche e stipsi. Una mozzarella sulla pizza la sera ( con lattosio inferiore allo 0,01% ) e un dolce con mascarpone il giorno dopo ( con lattosio inferiore allo 0,01% ) possono provocare un gonfiore addominale alquanto fastidioso, che rimarrà per alcuni giorni.

Spesso i medici e i nutrizionisti parlano per studi clinici, io vi parlo di vita vissuta ( oltre agli studi approfonditi nel corso degli anni ) e dalla mia esperienza posso dirvi che dall’intolleranza purtroppo non si guarisce, ma si può stare meglio, che mangiare delattosati va benissimo, a patto che il lattosio sia inferiore allo 0,01% e non si sommino per più giorni. Magari posso dire che i sintomi possono attenuarsi, ma non ne siamo esenti.  E ogni tanto, se volete, cedete alla tentazione sapendo che qualche rischio lo correte ugualmente, non si può stare tutta la vita in punizione! Per ogni evenienza, portatevi sempre dietro delle compressine di finocarbo o carbone vegetale, per me una salvezza in caso di ingestione del lattosio ( nel mio caso anche poco provoca gas e fermentazione ) e di enzimi, perché si sa, è meglio prevenire, che combattere. E poi arrendersi all’evidenza che non tutti siamo uguali e quello che fa bene a una persona, può non andare bene per un’altra, al di là di norme e suggerimenti nazionali ed europei.

 

Se volete documentarvi meglio per quello che riguarda le normative europee e gli adattamenti delle definioni ” a basso contenuto di lattosio” o “senza lattosio ” vi rimando a questo articolo: http://www.associazioneaili.it/wp-content/uploads/2016/09/Normativa-senza-lattosio_Ecoideare.pdf

E voi, come vi trovate con i delattosati? Volete parlarmi della vostra esperienza?

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