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Emozioni dal Fano Jazz by the sea 2018

Emozioni dal Fano Jazz by the sea 2018 – Intermezzi delle mie pseudo-vacanze

Cari lettori,

oggi, come da diversi anni a questa parte, vorrei raccontarvi il Fano Jazz by the sea 2018 dal mio punto di vista, ovvero quello di una autoctona con la passione per la musica che vive e vede la propria città ormai con gli occhi del turista. Il Fano Jazz by the sea è una spumeggiante kermesse giunta ormai alla sua XXVI edizione sotto la direzione dell’instancabile Adriano Pedini e ricca di appuntamenti sul mainstage e in giro per la città. Numerose le location che hanno accolto artisti da tutto il mondo, a cominciare dalla Rocca Malatestiana e la sua “rocchetta”, suggestiva e merlata cornice di gran parte dei concerti e delle performance, passando per la Pinacoteca San Domenico con Exodusstage, l’Ex Chiesa di San Leonardo con Arte&jazz performing, e lo Youngstage adiacente al Jazz Village che ogni anno offre la possibilità di rilassarsi degustando birre, vini e food km0 in un ottica Green, continuando la serata a ritmo di jazz.

Il programma, decisamente vario e articolato, con in grafica i due simboli della città in luglio – la musica e i ciottoli di mare – è stato introdotto da un preview a inizio mese presso il Castello di Gradara, dove si sono esibiti Marialy Pacheco e Joo Kraus e il Tingvall Trio. Un Jazzinonda a bordo della Queen Elisabeth ha regalato ai partecipanti e, in diretta web, ai follower del Fano Jazz Network attimi di intensa poesia, offrendo un’escursione in mare aperto, al tramonto, comprensiva di cena a base di pesce e concerto di Nico Gori Standard trio. Esperienza assolutamente consigliata e imperdibile (per me sarebbe stato il quarto anno consecutivo! Info Tuquitour, per la prossima volta!).

Ho avuto, invece, il piacere di assistere a due dei più applauditi e richiesti concerti di tutta la rassegna, sold out già da diverso tempo: quello di  Paolo Fresu Devil Quartet con Carpe Diem, brani dall’ultimo album, e quello di Dee Dee Bridgewater Memphis. Yes, I’m ready. L’emozione che a tratti si traduceva in vera e propria commozione, mista a puro divertimento, per la performance della ormai “di casa” Dee Dee, non è cosa facile a dirsi. Le foto ufficiali di Maurizio Tagliatesta parlano da sole (le mie sono qualcuna in meno, quest’anno, rispettando la volontà dell’artista dettata a inizio concerto).

Sulla voce e sul talento di Dee Dee cos’altro si può aggiungere che non sia stato già strameritatamente affermato? Potrei rimarcare la sua autenticità, la verità di chi ha sempre fatto tutto mettendoci il cuore, con il monito di emulare quella sua stessa verità così come lei ce la spiattella, senza troppi fronzoli, con un sorriso d’intesa, ammiccando, o di sfida, interrogandosi su chi si trova di fronte, magari seduto in prima fila, o con un urlo liberatorio dai toni sì acuti, ma squisitamente black, che sovrasta e riempie con tutta la sua potenza. Vi parlerò, ancora, del raffinato intervento delle coriste, verosimilmente sorelle – la loro somiglianza vocale, prima ancora di quella fisica, e lo stesso cognome trascritto sul flyer mi inducono a pensarlo – e del dialogo musicale fatto di intese dai risvolti sensuali, ma mai volgari, e note improvvisate tra la cantante e gli strumentisti: prima il sax tenore, poi il basso elettrico, la chitarra elettrica, la tromba e l’immancabile, nostalgico Hammond che tanto avrebbe apprezzato il mio babbo Gigi.

Tutto questo fino al momento del “party”, come ha più volte ribadito Dee Dee stessa: “This is not a concert, this is a partyyyyy!!!” Ecco perché noi del pubblico siamo stati invitati a rispondere coralmente alle sue improvvisazioni vocali e persino a danzare seguendo il ritmo dei suoi brani più celebri. La cantante di Memphis ha congedato infine la platea con una struggente Killing me soflty richiesta come secondo bis dal pubblico stesso – dopo il primo bis dedicato alla madre recentemente scomparsa –  e con un’uscita di scena decisamente fuori pentagramma, con in braccio  la sua inseparabile, candida e riccioluta cagnolina Daisy, star ormai del profilo Instagram dell’artista, e con un ironico “Go home now” 😉

Con la nostalgia di quel che è stato, restiamo in attesa di conoscere i progetti futuri di Mr Pedini per non lasciarci scappare i biglietti per la prossima edizione del Fano Jazz!

Con un particolare ringraziamento al direttore del Festival Adriano Pedini e all’organizzazione, in special modo ad Alessandro Eusebi per lo splendido lavoro di accoglienza e coordinazione.

*gelso*

 

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