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Ciao Babbo Gigi

E così, un bel giorno di fine novembre, hai deciso di abbassare i flap, spingere la manetta al massimo e di decollare per il tuo ultimo, magnifico viaggio liberatorio. Ci hai lasciati tutti di stucco, ‘sarà uno degli scherzi del Gigi, l’ho visto in piazza qualche giorno fa… non può essere vero, capita sempre ai migliori’, sentivo vociare qua e là.

Con la musica che usciva dal quod sempre, rigorosamente, a tutto volume, quello che inizialmente sarebbe potuto apparire un ronzio fastidioso, si trasformava ben presto in un piacere ineffabile a cui difficilmente si voleva o poteva rinunciare.

Hai saputo riempire le nostre giornate di risate, scherzi goliardici e battute pungenti, che celavano indirettamente preziosi insegnamenti e esempi di rara saggezza, desunti dalla migliore università del mondo: la vita.

Consigliavi a tutti di ridere, perché ridere fa bene, il ruolo del ‘filosofo-giullare di piazza’ ti calzava a pennello, e nella risata si celava il sunto di tutto il tuo essere. Non c’era persona a cui non indirizzassi le tue massime e, se non di tutti conoscevi il nome, di certo, da buon regista, per ognuno di essi avevi individuato un ruolo ben preciso cui affidare il tuo copione, dirigendo sapientemente il tuo tableau vivant.

Il tuo fantastico mondo dai titoli altisonanti, fatto di onorevoli, conti, eminenze,  ‘dutor’ e ‘prufesor’, assumeva via via valenze simboliche e meditative, tra un inciso e l’altro.

E non passava giorno che non dispensassi consigli da tuttologo dalla cattedra di piazza XX Settembre, consigli che andavano dalla musica alla cucina, fino alla conservazione del tuo amato patrimomio culturale fanese a tuo avviso poco valorizzato. Se la vetrina del pasticcere mostrava paste troppo uguali fra loro, di fronte a una ingenua banconista imbarazzata, non esitavi a sostenere fossero come le mattonelle del bagno. Se invece, da levante, tirava un forte vento, non riuscivi a trattenere un ‘ciò, arivne le purass ntel mus!’.

Amavi passeggiare per le vie del centro, come ricorda qualcuno, con addosso l’immancabile giubbotto di pelle scura e i rayban da top gun, mentre, da sotto la facciata, con gli occhi puntati verso l’alto, ricordavi che palazzo Martinozzi, oltre alla progenie della futura sposa di Giacomo II Stuart, diede, soprattutto, i natali al tuo amato padre, Giuliano, a cui oggi serenamente ti ricongiungi.

Amavi fantasticare e interrogarti sulla Fano romana e sulla possibile esistenza della basilica di Vitruvio. E dai sotterranei ti catapultavi a razzo verso il blu infinito del cielo, perscrutabile in tutta la sua vastità solo a bordo di uno yak acrobatico, ma sempre seguendo la regola: ‘muso in basso e velocità di stallo’; per chi ne capisce di aeronautica, un invito, forse, a procedere sempre con la massima modestia e prudenza.

Te ne sei andato velocemente, ma hai scavato un solco indelebile nei cuori di ognuno di noi, regalandoci ogni centimetro di te stesso, per sempre.

E come ogni fiaba che si rispetti, quando l’eroe, contrastato e poi aiutato, supera finalmente ogni peripezia, ecco all’orizzonte sopraggiungere il finale. Finale che possa, anche per te, essere lieto.

Ciao Gigi, ciao babbo.

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Grazie ad ognuno di voi per la vicinanza.

http://www.fanoinforma.it/la-citta-piange-luomo-che-amava-il-centro-ciao-gigi-e-grazie-di-tutto/

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4 comments on Ciao Babbo Gigi

    • Gelso
      25 febbraio 2018 at 12:48 pm (7 mesi ago)

      Grazie… <3

      Rispondi
  1. Mogetta Monica
    7 dicembre 2017 at 5:36 pm (10 mesi ago)

    Non sapevo niente, ho letto solo ora, condoglianze Federica…. hai scritto delle parole, magari ci fossero su questa terra più papà come il tuo, il mondo di tanti figli sarebbe migliore, ciao Gigi anche se non ti conoscevo ….

    Rispondi
    • Gelso
      25 febbraio 2018 at 12:48 pm (7 mesi ago)

      Grazie Monica… <3

      Rispondi

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